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La Parrocchia di San Giuseppe e don Peppino Nolè, il suo parroco, sono un esempio di simbiosi, la “storia” della parrocchia di Rione Lucania è, infatti, legata in maniera indissolubile alla vita sacerdotale del suo parroco:

entrambi hanno un festeggiamento in comune, don Peppino i suoi primi 50 anni di sacerdozio, la parrocchia ha raggiunto mezzo secolo di attività nell’attuale sede che venne inaugurata dal vescovo Bertazzoni il giorno dell’immacolata del 1965. Don Peppino ci ricorda che egli è stato ordinato sacerdote proprio nell’attuale chiesa tre mesi dopo l’apertura al culto, mentre ne è diventato parroco quattro anni dopo, nel 1969.
Per ricordare entrambi gli eventi è stato pubblicato un libro “Il popolo e la tenda”, edizioni Stes, scritto da vari autori grazie al contributo della Regione Basilicata, la farmacia Trerotola e le cooperative sociali Ecclesìa e Multi Service Sud, la presentazione dell’opera è avvenuta, nei locali parrocchiali, il 16 gennaio scorso con la partecipazione dell’Arcivescovo Ligorio e del Presidente della Regione Pittella.
Un rione difficile quello in cui ha operato don Peppino, prete “progressista” che negli anni delle contestazioni e del “dissenso post-consiliare” , unitamente all’altro prete “progressista” operante a Potenza, don Franco Corbo, ha fatto scuola nel mondo del cattolicesimo in città.
Abbiamo incontrato don Peppino, che compirà 75 anni il prossimo 3 marzo, nel suo ufficio parrocchiale, il peso degli anni non ne hanno scalfito lo spirito di sacerdote impegnatissimo nel coordinare tante attività.

 

Don Peppino lei è la storia del quartiere in cui opera la parrocchia di San Giuseppe, almeno quella degli ultimi 50 anni.
Non sono io la storia di Chianchetta, sono uno dei protagonisti, forse più evidente, il vero protagonista è l’intera comunità.
La comunità del rione in cui opera la parrocchia s’è da sempre distinta per un particolare attivismo. Ci vuole ricordare quali sono le attività messe in campo dalla sua comunità parrocchiale?
Abbiamo lavorato tanto e il libro che abbiamo presentato l’altro giorno illustra in maniera esaustiva il nostro agire negli ulti 50 anni. Mi piace ricordare la nascita dalla Scuola di musica intitolata alla educatrice Luciana Leggieri Buccico, era il 1979 e da allora il quartiere ha avuto a disposizione un centro di aggregazione importante, nel 1982 venne costituita quale Associazione Onluscon atto notarile. L’associazione oltre all’attività musicale spazia nel campo teatrale e organizza corsi di canto, di ballo e di pittura ed affianca la parrocchia anche in altre iniziative.
Per rimanere nel campo culturale, in parrocchia c’è pure una biblioteca.
Si, dopo il terremoto del 1980 sentimmo la necessità di costituire un centro culturale con annessa biblioteca che aggregasse gli abitanti della parte sud della città, il centro culturale è stato intitolato al vescovo sudamericano difensore dei poveri, Hêlder Camarae venne inaugurato nel 1985.
Per anni lei è stato l’animatore della Caritas regionale.
Nel periodo in cui ho ricoperto l’incarico di direttore della Caritas venne inaugurato, nel 1989, il centro dei servizi sociali della parrocchia con cui si intese offrire il servizio mensa sociale, i servizi e l’assistenza sanitaria agli anziani.Grazie al contributo della Regione Basilicata la parrocchia di San Giuseppe divenne un importante centro di erogazione di servizi all’interacittà di Potenza. Con il motto “pace, cooperazione, solidarietà” si intraprese nel 1992 un percorso che portò al dialogo fra Basilicata e Albania, con un progetto promosso dalla Caritas sostenuto dalla Conferenza Episcopale sfociò nel gemellaggio con la cittadina albanese di Girocastro.
A proposito di Caritas qual è la situazione per quanto riguarda l’assistenza erogata dalla Caritas parrocchiale?
La situazione è tragica.
Possiamo indicare quante famiglie assistete con continuità?
Sono almeno 40 le famiglie che ricevono il nostro aiuto, ma diamo una mano anche a tante persone che si rivolgono a noi, anche se non appartengono al nostro quartiere. La perdita del lavoro è la principale causa che riduce in povertà le famiglie di Potenza e oggi non ce la facciamo più ad assistere tutti coloro che vengono a bussare per un aiuto, paradossalmente, di fronte ad un aumento del 100 - 120% delle richieste di aiuto, le risorse a disposizione sono calate del 60%.
I potentini si sono dimostrati una comunità solidale.
Ma oggi i cittadini hanno bisogno, e parlo per la situazione nel nostro rione, di essere sollecitati ed incoraggiati anche se non mancano casi di straordinaria generosità che spingono molti abitanti a donare spontaneamente.
Per anni la parrocchia ha festeggiato il Santo a cui è intitolata, San Giuseppe lavoratore, da qualche tempo la festa che animava ed aggregava tutto il quartiere, non viene più fatta con la solennità di un tempo.
Anche i festeggiamenti del 1° maggio, in cui esaltavamo le problematiche del lavoro, della pace, della solidarietà hanno risentito della crisi economica e siamo stati costretti a sospendere tutte le iniziative portate avanti negli anni.
A proposito di lavoro, ci sono tante famiglie che vivono grazie ad alcune imprese create dalla vostra comunità.
Abbiamo fondato delle cooperative sociali, Ecclesìa e Multi Service Sud, che nel periodo d’oro hanno raggiunto un picco occupazionale di circa 500 lavoratori.
Ai poveri di casa nostra si sono aggiunti i poveri del cosiddetto Terzo Mondo. Com’è la situazione a Rione Lucania a seguito dei fatti accaduti questa estate, che hanno visto protagonisti alcuni rifugiati ospitati in una palazzina del quartiere?
L’accoglienza è un fatto doveroso, ma va attuata con criterio, la gente va integrata, secondo me è mancata una politica di assistenza e promozione, bisogna trovare forme di lavoro per chi da noi cerca rifugio…
Qualcuno però fa notare che è proprio la mancanza di lavoro che ha impoverito l’Italia.
E’ vero, purtroppo devo dire che è una guerra fra poveri, ma questo non vuol dire che ci dobbiamo chiudere all’accoglienza, dobbiamo aprirci con criterio, sapendo quello che possiamo fare per accoglierli.
Papa Francesco più volte è intervenuto a difesa dei migranti.
Pure lui ha detto che l’accoglienza bisogna attuarla con criteri razionali attuando politiche che favoriscano l’integrazione completa, si deve agire non solo con il cuore, ma con atti concreti. Nella nostra comunità abbiamo un esempio concreto di integrazione dove un gruppo di migranti si è perfettamente inserito.
Come affronterete i prossimi anni?
Il filo conduttore di questi primi 50 anni di attività pastorale si possono sintetizzare in pochi semplici concetti: evangelizzazione, promozione e solidarietà umana, concetti che saranno il leitmotiv che ispirerà ancora l’impegno della comunità parrocchiale. Da non sottovalutare l’apporto della cultura e del significativo contributo dell’arte del padre francescano Tarcisio Manta, le cui opere sono in esposizione in parrocchia e che possono essere considerate un Vangelo raffigurato.