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Si è tenuto lo scorso sabato 14 gennaio presso la sala convegni dell’Ordine degli Psicologi di Basilicata, il seminario Ecm sul Coimap: un modello di attività di prevenzione e intervento nei processi giudiziali e stragiudiziali di separazioni coniugali e affidamento dei minorenni. All’importante iniziativa, hanno preso parte la presidente dell’Ordine lucano degli Psicologi, la dott.ssa Luisa Langone, tre membri della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine, la dott.ssa Fausta Mangone, la dott.ssa Maria Rosaria Labecca, la dott.ssa Maria Amoroso, la Consigliera Regionale di Parità, l’avvocata Ivana Pipponzi, la pedagogista Loretta Ubaldi, l’avv. matrimonialista e direttore scientifico del Coimap, la dott.ssa Maria Masella, e in collegamento Skype, infine, l’avv. Stefania Ciocchetti della Fondazione Aiga “T. Bucciarelli”. Così la dott.ssa Langone: “La separazione è un avvenimento doloroso e stressante nella vita personale e familiare, spesso preceduta da elevata conflittualità coniugale che si protrae anche dopo la sua ratificazione o addirittura dopo il divorzio. È fondamentale tener presente, altresì, che la separazione coniugale non è la separazione della coppia genitoriale. Il Coimap, come metodo multidisciplinare integrato, rappresenta una valida traccia da seguire, avendo come obiettivo comune, la tutela e l’interesse del minore”. Le dott.sse Mangone, La Becca e Amoroso hanno sottolineato: “Prima all’avvocato, poi al giudice, si rivolge un disperato appello a ripristinare l’ordine della relazione perduta, reintroducendo quegli aspetti idealizzati della relazione, condivisi con il partner e poi perduti. Obiettivi generali dell’intervento sono quelli di proteggere l’esercizio genitoriale, tutelare il passaggio generazionale e affrontare il lutto. Il metodo Coimap, sperimentato da 10 anni a Roma, viene ufficialmente presentato qui a Potenza e offre un adeguato strumentario, con ausili prognostici e indicatori di percorso”. La Consigliera regionale di Parità, l’avvocata Ivana Pipponzi ha concluso: “La multidisciplinarità riveste un’importanza fondante sulle tematiche che attengono i minori; i professionisti gli avvocati, gli psicologi e i pedagogisti si dispongono nella salvaguardia del loro interesse. L’incontro odierno risulta particolarmente calzante, in un momento come quello attuale, in cui tutti abbiamo appreso del caso di Venezia; un bambino è stato allontanato dalla famiglia perché si è considerato avesse atteggiamenti troppo femminili. Caso per il quale si è registrata però una falsa veicolazione della notizia e per cui si è strumentalizzato un unico passaggio del decreto del Tribunale per i Minori veneto. Ciò per dire che l’istituzione ha verificato un’inadeguatezza dei genitori a prendersi cura del figlio, divenuto, purtroppo, il centro di un conflitto aspro della coppia coniugale e non già della coppia genitoriale. Avendo letto e studiato con attenzione il decreto, devo rilanciare la problematica della “cattiva” informazione in merito e ribadire che il bambino (perché di bambino si tratta) a partire dai sei anni abbia sofferto l’indicibile e non abbia sviluppato alcuna maturità, figurarsi un’identità di genere. L’ulteriore aggravante è che la madre abbia deciso di fargli leggere anche il decreto, continuando a ledere il figlio, noncurante del danno già perpetuato. Ben vengano, quindi, momenti di riflessione congiunta, come quello proposto oggi”.