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Da fine novembre scorso, Angelo Rosella -63 anni, originario di Calvello, imprenditore nel ramo sanitario- è il novo segretario regionale di Italia dei Valori.

L’Italia dei Valori è un partito che, agli occhi di buona parte dell’opinione pubblica, ha concluso la sua parabola da un pezzo. Come si fa adesso?
Diciamo subito che tutta la vecchia classe dirigente, a partire da Di Pietro, non c’è più. Questo è un partito che -al di là del suo passato- si sta riorganizzando. C’è stato un errore nelle ultime elezioni politiche –il non presentarsi- e questo ha pesato a livello nazionale, e di riflesso a livello locale. In realtà, già dall’anno scorso ci sono stati congressi regionali che sono proseguiti anche quest’anno. Possiamo dire che nel 2017 il partito, in seguito al rinnovamento delle classi dirigenti, prenderà vigore.
Belisario?
Belisario non fa parte più dell’IdV.
Sì, ma … neanche una telefonata?
No, niente. Ripeto, è tutto cambiato. Siamo in fase di rinnovamento e siamo sulla buona strada, perché tanti amici e tante persone della società civile, mai impegnate in politica, si vogliono cimentare in questo percorso che ritengo ci possa portare lontano.
L’Italia dei Valori era un partito strettamente legato al suo fondatore, al suo “guru”, al suo “profeta”, Antonio Di Pietro. Ha senso continuare senza di lui?
Certamente. La prima cosa che abbiamo fatto è stata rimuovere il nome dal logo del partito, per cercare di spersonalizzarlo. Il partito, sia a livello nazionale che locale, ha visto una grande affluenza –anche ai congressi e a gli incontri- di giovani interessati ad entrare in politica, i quali si sono avvicinati proprio per capire se il cambiamento fosse reale. E’ chiaro che noi guardiamo alle giovani generazioni che saranno il futuro della Basilicata.
Quindi tolto Di Pietro, del vecchio partito cosa volete recuperare?
Vogliamo recuperare la filosofia originaria, legata ai valori che ultimamente si sono un po’ persi. Valori che si riferiscono a una giustizia –non giustizialismo- più equa, senza clamori: ognuno deve fare il suo, ma senza mettere l’indagine sotto i riflettori. È chiaro, però, che noi siamo nati e rimaniamo con l’idea di controllare e verificare che le amministrazioni, comunali-regionali-statali, funzionino nella giusta maniera.
Perché lei come imprenditore con la sua attività e molti dipendenti, a un certo punto decide di mettersi in politica?
Me lo sono chiesto più volte, perchè a me in realtà piace fare l‘imprenditore. Mi sono reso conto, però, quando mi candidai alle regionali, che c’è bisogno di persone che diano il loro contributo fatto di esperienza e conoscenza del territorio. La classe politica regionale, anche quella precedente… beh, ho avuto la sensazione che sentisse la necessità di persone con esperienza.
Secondo lei qual è il male principale che affligge la Basilicata?
L’assenza di lavoro. E’ in atto uno spopolamento che tra qualche anno ci porterà a essere quattro gatti. Nella Val Sarmento, nel 2016, c’è stata solo una nascita, questo la dice lunga. Poi, se noi pensiamo di supplire alla partenza dei nostri giovani con l’arrivo dei migranti, non andiamo da nessuna parte. La Basilicata è una regione ricca di tante cose, evidentemente nell’ultimo ventennio, la politica ha pensato più all’assistenzialismo, piuttosto che a creare infrastrutture affinché la gente si sentisse incentivata a creare aziende e lavoro. Questa è una cosa che stiamo pagando, e se non cambia la situazione, tra 20 anni ho il sospetto che la Basilicata sarà desertificata, anche a livello di popolazione.
Ma per esempio la Ferrandina-Matera, il Frecciarossa, sono segnali di ripresa?
Il Frecciarossa era uno dei punti che avevo portato avanti nel congresso. Devo dire che sono stato un buon profeta, perché dopo un mesetto è partito questo tipo di discorso. Il Frecciarossa è un mezzo per avvicinare la Basilicata all’Italia, però se non si fanno lavori sulla ferrovia, da Potenza a Salerno, oltre i 70 orari non si va. Chiaramente siamo contenti, ma ora bisogna lavorare sulla ferrovia per renderla veloce, altrimenti non ha senso chiamarlo “Frecciarossa”.
Lei sembra battere molto sul tema delle infrastrutture
Faccio un esempio banale. La pista Mattei era un altro dei punti che avevo discusso al congresso. Se partisse, sarebbero necessari circa 2 milioni di euro –c’è un imprenditore lucano interessato- e con un minimo di contributo dalla Regione Basilicata, si potrebbero creare non meno di 250 posti di lavoro, con tutto l’indotto per la messa in funzione della pista. Questo è il minimo, perché se si assicurano i voli, si creerebbe un indotto nel materano, oltre che in Basilicata. Questo per far capire che le possibilità ci sono, ma vanno localizzate. Non bisogna pensare a fare cose solo su Potenza o Matera; i 5-6 milioni per il macro-attrattore di Senise… io senza dubbio li avrei utilizzati per incentivare le attività locali e creare più posti di lavoro.
Quindi la politica deve credere di più nell’impresa lucana?
È chiaro. E se noi riusciamo a rendere “fruibile” questo territorio, nulla vieta che imprenditori, locali o meno, possano cimentarsi in diverse attività. Bisogna lavorare sulle infrastrutture, insisto, perché abbiamo strade che viaggiano a livello longitudinale, nessuna trasversale. Abbiamo strade come la Potenza-Melfi, corriera di continue morti: devono essere fatte piccole cose, ma mirate, senza creare troppi cantieri per poi non completarne nessuno.
La Basilicata è anche una terra a vocazione agricola …
Eh, l’agricoltura... Qui praticamente ritorna il discorso della pista Mattei. Nel Metapontino -il punto di maggior vigore nella produzione agricola- abbiamo anche molta richiesta, tra fragole, kiwi, tutti prodotti che devono affrontare viaggi alla volta dei mercati del Nord. Si perde molto tempo ed è molto costoso affrontare un viaggio di migliaia di chilometri su ferrovie ecc. Se avessimo la pista Mattei, questa potrebbe fare anche da scalo merci, e far sì che il prodotto arrivi a destinazione senza perdere il sapore. Gli imprenditori agricoli oggi sono in qualche modo “castrati”, perché queste spese vanno a ricadere su di loro e il prodotto viene pagato poco alla fonte. È chiaro che l’assessore Braia fa il suo mestiere, ma probabilmente ci sono troppe chiacchiere e forse, se si desse meno fiato alle trombe e si facessero più fatti, sarebbe meglio.
Quindi boccerebbe l’assessore Braia?
Diciamo di si, si potrebbe fare meglio.
Questo Capodanno Rai che si è tenuto a Potenza, è stato giusto farlo qui? In molti hanno pensato che sarebbe stato meglio continuare a farlo a Matera. È stato uno spreco o è la strada giusta?
Io penso che sia stata una bella idea quella di farlo il primo anno a Matera così come è stato anche giusto farlo qui; abbiamo corso il rischio che la Basilicata fosse tutta incentrata su Matera, quando in realtà il capoluogo di regione è Potenza. Credo che sia giusto che il prossimo anno si guardi alla zona del Vulture e poi a Maratea, il mondo deve conoscere la Basilicata nella sua pienezza.
Ma cosa fare, per evitare che rimanga solo un evento di una sera?
La Rai è stata molto brava, e qui faccio anche un elogio a Francesca Barra, che ha fatto vedere alcuni luoghi caratteristici della Basilicata. La gente si sarà resa conto, dunque, che non esiste solo Matera, e non solo Potenza, ma che abbiamo luoghi meravigliosi che vanno valorizzati. Il problema è raggiungere la Basilicata, abbiamo bisogno della pista Mattei, per i voli, di migliorare il Frecciarossa, di sistemare le ferrovie, di lavorare sulle rotaie, ma anche sulla Basentana, dove ci sono cantieri aperti da decenni.
Braia lo ha bocciato, e l’assessore alla infrastrutture, Benedetto?
Sta lavorando bene, speriamo che continui su questa strada.
Politicamente l’Italia dei Valori è schierata sul centrosinistra, come giudica l’amministrazione di Marcello Pittella? Ha rapporti con lui?
Fondamentalmente, come partito nasciamo nel centro sinistra. Nelle ultime elezioni abbiamo contribuito con novemila voti alla vittoria della coalizione. Non c’è stato un seguito, però, nel senso che avremmo potuto far parte della maggioranza, cosa che non mi risulta sia avvenuta. Parliamo comunque del periodo antecedente alla mia elezione a segretario regionale, quindi non entro nel merito di cosa è stato fatto.
Che messaggio lancia al presidente Pittella?
Io direi che con novemila voti, noi abbiamo il diritto di rappresentare quelli che ci hanno votato, sentiamo la necessità di far sentire la nostra voce. E, guardi, non è detto che dobbiamo rimanere obbligatoriamente nel centrosinistra.
Cioè?
Cioè secondo me è d’obbligo quantomeno una verifica tra il nostro partito e quelli del centrosinistra. Vogliamo cioè testare la reale volontà del PD di mantenere i rapporti con le altre forze politiche della coalizione, nel rispetto delle caratteristiche di ognuno.
E se questo non accadesse?
Se il Pd e gli altri vogliono andare avanti per la loro strada continuando a ignorare IdV e le istanze provenienti dai suoi elettori, dovremo farci aggregatori di tutte le istanze provenienti da quanti non si riconoscono nelle politiche espresse dalla politica regionale di adesso.
Messa così, però, potrebbe sembrare la richiesta di una qualche “poltrona” o postazione, in cambio dell’appoggio politico a Pittella e soci
No. Potrebbe sembrare, ma non è così. Stiamo semplicemente parlando di portare la nostra voce all’interno della maggioranza. Siamo un partito con una nostra specificità, non ci serve la poltrona, ma abbiamo delle idee e dobbiamo farle valere. Se queste novemila persone ci hanno votato, è perché l’IdV esprime delle idee, delle posizioni che vanno prese in debita considerazione. Noi cercheremo di essere aggregatori, ma questo non significa chiedere poltrone. C’è gente che non si riconosce appieno in questo tipo di politica della maggioranza. Se stiamo facendo una critica, riteniamo che alcune cose vadano modificate, non ultima la riforma sanitaria, argomento sul quale mi riservo di tornare. Il Governo Regionale ha bisogno di un’iniezione di idee da parte di persone che fanno politica, sì, “ma non per la politica”.