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Dino Quaratino, invidiabile, folta zazzera di capelli bianchi, ha un taglio da giovanotto: probabilmente un irrinunciabile aspetto del DJ che fu e che rimane in lui. Da tempo, però, è il massimo esponente nell’organizzazione di eventi teatrali in regione: presidente del Consorzio Teatri Uniti di Basilicata, vice-presidente dell’Agis Puglia-Basilicata, amministratore unico di Cose di Teatro e Musica.

Come giustifica la sua esistenza?
Questa è una domanda quasi … alla Marzullo.
In senso negativo?
(Ride). No, assolutamente. Direi che, in questa vita … evidentemente c’era posto affinché io facessi quello che sto facendo per il teatro. Già a quindici anni, a metà degli anni Settanta, decisi che lo spettacolo sarebbe stato il mio lavoro. Iniziai a frequentare le discoteche, che qui si chiamavano ancora le “sale da ballo”: conobbi a Roma il famoso dj Gianni Naso, che organizzò uno dei primi corsi per disc jockey, da cui nacquero i Cecchetto e via discorrendo.
Mi ricorda alcuni dei dj potentini dell’epoca?
E’ più corretto parlare di speaker radiofonici: Pino Mazzarella, Emilio Vinciguerra, Tommy Polese e, naturalmente, Nino Postiglione, il più lungimirante di tutti.
Ma il primo, vero, dj da discoteca è stato lei?
Non tocca a me dirlo, anche se qualcuno dice che è così. Poi seguirono Toni Riskio e –col proliferare delle discoteche- Carletto Rosa e altri. Ma all’inizio erano più che altro persone che facevano la radio, e poi la sera andavano in discoteca. Io stesso ho iniziato con Radio Potenza Centrale.
Poi ci fu il passaggio al teatro, grazie a Giovanni De Blasiis.
Sì, e anche se io nutrivo già interesse, lui mi trasportò –letteralmente- dal mondo della musica a quello teatrale.
Da uomo di spettacolo, vorrei una sua opinione sul megavento del Capodanno Rai che si è tenuto a Potenza.
Se devo giudicare esclusivamente da potentino, svestendomi del mio ruolo, devo dire che sono contentissimo: da bambino un evento del genere potevo solo sognarlo. Oggi è diventato realtà, un’opportunità che è stata sfruttata al meglio. Ho sentito gente che è stata molto contenta dell’ospitalità, dell’organizzazione e della CIVILTA’ dei potentini, anche dei più giovani.
Io però le ho chiesto un parere da operatore del settore.
Senza un’ombra di polemica: io avrei lasciato che l’evento si tenesse a Matera, riservando a Potenza un “concertone”, con cui collegarsi in diretta. Vanno bene le cartoline sulle cittadine lucane, ma l’evento principale io non l’avrei spostato da Matera.
Perché?
Perché Matera è Capitale della Cultura 2019, un traguardo raggiunto col supporto di tutto il territorio regionale. E’ una questione di coerenza: la sinergia fra i due capoluoghi, seconde me, dovrebbe essere quella che le ho descritto. Matera oggi è la città che traina e Potenza quella di supporto. Non c’è da fare campanilismi di sorta, esiste una “regione Basilicata” che include tutti e che ha motivo di esistere solo se si è tutti uniti. La nostra regione come densità è un quartiere di Napoli, ma come risorse, culturali e non, non ha nulla da invidiare agli altri. Ma, ripeto, dobbiamo essere uniti. Col nuovo anno vorrei che finissero una volte per tutte le stupide contrapposizioni Potenza-Matera, e ci vorrebbe maggior dialogo fra le due città.
De Ruggieri, sindaco di Matera, è stato criticato per essere venuto a Potenza alla conferenza stampa di presentazione del Capodanno Rai.
E invece ha fatto benissimo.
Le prossime tre edizioni è quindi giusto farle a Matera?
Sì, ma con collegamenti da Potenza e da altre cittadine turistiche che possono dare un contributo serio. E poi, una cosa…
Dica.
Dobbiamo smetterla di dire che Potenza è brutta. Nel post-terremoto è stato fatto un gran lavoro di ristrutturazione del centro storico: prima, quelle facciate a “pietra viva” non c’erano.
Quindi il post del regista Marco Albano…
… mi ha molto deluso. A mio avviso, non era né una battuta, né una provocazione, ma una vera cattiveria: una cosa che chi vive di arte non dovrebbe mai fare.
Dal punto di vista prettamente “artistico”, il concerto le è piaciuto?
Beh, quello è un format televisivo tarato per le famiglie, principalmente. Comunque, a parte qualcuno che si è esibito in playback, si è visto che quelli che reggono meglio sono i vecchietti: Edoardo Bennato e Renzo Arbore. I giovani, invece…
Abbiamo visto anche qualcuno, e mi riferisco a qualche ospite straniero, che è apparso con un po’ troppo …“spirito”…
Beh, io fatto l’esperienza con Tony Hadley l’anno scorso… e qui mi fermo.
Cosa deve succedere, da oggi in poi, affinché l’evento dia dei frutti e non rimanga un costoso episodio estemporaneo?
La Regione ha pagato molto, ma il giusto per me, e la Rai ha fatto il suo. Ma diventerà un investimento costruttivo se Potenza continuerà nel promuovere se stessa. Se tutto si è fermato al 1 gennaio, sono soldi buttati.
E quindi, cosa fare, da subito?
Mettere attorno a un tavolo le associazioni di categoria -commerciali, produttive, turistiche- i rappresentanti delle attività culturali, l’Apt, il Comune e la Regione e decidere il da farsi. Magari, per dirne una, iniziare a tenere i negozi aperti la domenica: la mattina del 1 gennaio a Potenza c’erano i turisti, e io li ho visti, ma molti negozi erano chiusi. E questo è sbagliato. Offrire all’eventuale turista una città spenta la domenica, è un autogol clamoroso. E poi, va innalzato il livello culturale delle attività da promuovere: in questo “mese di eventi” tanto pubblicizzato, e finanziato dalla Regione, io ho visto solo manifestazioni culinarie, sui prodotti tipici. Io invece avrei ospitato, ad esempio, scrittori di fama nazionale.
E’ molto probabile che, l’anno prossimo, il Capodanno Rai non si farà a Potenza. Come dovrà organizzarsi la città in sua assenza?
A prescindere dalla Rai, la Regione, se non erro, ha dato dei contributi al comune di Potenza per le attività culturali. L’anno prossimo, se ci saranno ancora quei soldi, si potrebbe fare un concertone, con un grosso nome, per richiamare quantomeno i turisti dalle regioni limitrofe.
E se la Regione quei soldi non dovesse darli?
Il privato, se coinvolto nei tempi giusti e non dieci giorni prima, potrebbe intervenire. Proprio per questo, come dicevo -già da oggi- allestirei un tavolo di concertazione.
Nella sua lunga carriera, qual è il personaggio che, a tu per tu, l’ha maggiormente delusa?
Enrico Brignano. Artisticamente non lo discuto, ma mi ha molto deluso sul piano umano.
Perché?
Disse che la città era sporca, denigrò l’albergo in cui era alloggiato, il teatro che lo ospitava… eppure il pubblico potentino lo aveva accolto in maniera molto calorosa. Dopo lo spettacolo, dissi al suo manager che, finché ci sarò io, qui in Basilicata non verrà più. Almeno nelle cose mie.
Chi invece l’ha colpita a livello umano?
Flavio Bucci –il primo grande attore a calcare un palcoscenico lucano- e Luca De Filippo, che ricordava sempre con amore la città e la regione.
Si dice speso che un buon politico debba anche essere un buon attore. Quelli lucani sono meglio come politici o come attori?
(Ride). Sanno fare i politici.
E di Arisa cosa ne pensa? E’ lucana, ma è un personaggio che divide il pubblico locale.
Bisogna riconoscerle una certa caparbietà, una volontà forte di fare questo mestiere, che l’ha portata ad andarsene da Potenza, come fece anche Mango. Tuttavia, prima di dire che Arisa è il personaggio “centrale” di questa regione, beh, aspetterei un attimino.
E chi è allora il personaggio “centrale”?
Mango, anche se in vita, magari, non è stato sfruttato appieno…
C’è chi ha detto, invece, che è stato “sfruttato” troppo…
Forse, ma io mi riferivo al suo carattere schivo. Io sono stato uno dei primi a chiedere che qui a Potenza gli fosse intitolata una piazza –o anche un vicoletto- ma mi è stato risposto che ci vogliono dieci anni. A Napoli, invece, con Pino Daniele, sono andati in deroga il giorno dopo. Qui da noi è una questione di provincialismo.
Quali altri personaggi meriterebbero una visibilità e “riconoscenza” maggiore?
In ambito musicale, direi Agostino Gerardi, o Graziano Accinni. Ma anche gruppi nuovi, come Renanera e Musicamanovella: dovrebbero avere un migliore supporto. In ambito teatrale, beh, c’è Ulderico Pesce che è ormai storico, forse il nostro migliore punto di riferimento, ma occorrerebbe tenere presente tutte queste giovani compagnie di produzioni che con mille sacrifici cercano di uscire dal limbo.
Ma in Basilicata, vivere di teatro, significa vivere pericolosamente?
Eh, si vive “pericolosamente”, sia di teatro che di musica. Oggi siamo un pochino più tranquilli, perché riusciamo a stabilizzare la nostra precarietà lavorativa grazie a una legge regionale, la 37, che mette ordine nel regolamentare le attività dello spettacolo. Tuttavia, è chiaro che il grande handicap di questa regione è rappresentato dai piccoli numeri: qualsiasi attività, teatrale o musicale, ha bisogno del supporto del pubblico, non solo economico, e di maggior raccordo, fra la Regione e il privato, associazioni e imprese. Attraverso il dialogo, l’ente Regione capisce meglio quali sono i problemi dello spettacolo, e noi capiremmo meglio i problemi burocratici che attanagliano la Regione.
Forse la politica, alla fine della fiera, ritiene la Cultura una spesa doverosa, ma tutto sommato inutile?
No. La politica, fortunatamente, ha cambiato mentalità: negli anni 90 –è vero- la Cultura era intesa come una “spesa”, portatrice -al più- di voti; dal 2000 in poi, è stato capito che è una forma d’investimento, perché è in sintonia col turismo. Per quel che è la mia esperienza, la Basilicata potrebbe diventare una delle prime regioni ad attrarre turismo per mezzo della cultura. Abbiamo una legge –anche se siamo stati gli ultimi a emanarla ed è migliorabile- che ci porta sulla strada giusta. Con la programmazione triennale, i risultati arrivano.
Ci sono politici che vengono spesso a teatro?
Sì, ma non mi faccia fare i nomi, se è quello che cerca.
Mica è una cosa brutta.
No, ma potrei non ricordarli tutti, perché c’è un grande ritorno, devo dire. Attenzione, però: non è un ritorno al’insegna dei biglietti omaggio.
Cioè pagano?
Pagano, e qualcuno si offende pure, se lo inviti gratis.
Beh, questa è una notizia. Ma quale categoria, invece, è lo “zoccolo duro” del biglietto omaggio?
(Ride). Esisteva, ma io l’ho eliminata.
E chi erano? I notabili?
I notabili e qualcuno che si vestiva d’autorità, approfittandosene. Oggi non più. La mentalità è cambiata.
Invece quale tipo di persone ancora non riesce a portare a teatro?
I giovani, distratti dalla tv e magari dai concerti di nicchia. Fino alla fine degli anni 80, invece, i giovani erano affamati, di teatro.
E quindi quelli che resistono …
… sono quelli dai 40 anni in su.
Il libro che la rappresenta?
Non per piaggeria, ma direi “A proposito di Giovanni”, il libro che ha scritto lei su De Blasiis. In quella storia ci sono i miei migliori anni professionali.
Il film?
“Il negoziatore”. E’ un po’ il mio ruolo.
La canzone?
Una qualsiasi dei Pink Floyd.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Vorrei solo che, durante il mio funerale, scorressero le immagini dei film di Totò.