ViggianoPozzi

La riduzione di 40mila barili di petrolio a causa delle temperature rigide degli ultimi giorni, con le conseguenze in termini di royalties in meno per la Regione e per i Comuni della valle, è l’ennesima prova che i bilanci regionale e comunali sono sempre più dipendenti dalla produzione petrolifera.

Un “punto di debolezza” che ripropone anche per il 2017 la definizione del progetto di Distretto energetico Val d’Agri non limitandosi solo agli idrocarburi ma allargando l’attenzione alle energie alternative (eolico, solare, idro-elettrico, biomasse). Ad affermarlo è Vittorio Prinzi, presidente dell’Associazione Bene Comune Viggiano sottolineando che oltre a garantire efficiente ed equilibrata produzione energetica e almeno per i Comuni royalties derivanti dalle altre fonti, la sua istituzione – continua – non è più rinviabile se vogliamo cogliere tutte le grandi opportunità offerte dal Patto di Sistema specie in materia di subfornitura e produzione di materiali per le imprese che saranno impegnate nei lavori di ricerca ed estrazione. Nel distretto infatti devono trovare posto nuove attività, specie per piccole e medie imprese e dell’artigianato di alta tecnologia anche per le fonti energetiche alternative (pannelli solari e impianti eolici) accrescendo e diversificando il tessuto imprenditoriale e quindi l’occupazione”.
Per Prinzi “i primi impegni da richiedere al management dell’Eni e per le sue responsabilità al Ministero dello Sviluppo Economico riguardano la verifica dei livelli occupazionali e dell’affidamento delle commesse tenendo conto delle caratteristiche delle nostre piccole e medie imprese che non sono in condizione di reggere meccanismi di competizione con grandi imprese. Si tratta dunque, di rilanciare l’azione sinergica Regione, Comuni, sindacati e lavoratori – continua – in modo da stanare il management Eni dalla posizione di ambiguità perché assuma la responsabilità che le deriva dall’utilizzo delle nostre risorse energetiche. La politica e le istituzioni – aggiunge Prinzi – sono chiamati ad uno sforzo maggiore del passato per concretizzare insieme alla proposta sindacale quella di Confindustria per il Patto di Sistema per la filiera del petrolio che però non può tagliare fuori il tessuto di pmi da noi essenziale”.
Per l’Associazione Bene Comune Viggiano gli obiettivi prioritari da perseguire: “garantire la continuità dei rapporti di lavoro ai dipendenti delle imprese dell’indotto Eni e petrolio; l’impiego di manodopera locale nelle attività estrattive di petrolio anche attraverso un ‘bonus’ da destinare alle imprese che procedano ad assunzioni di manodopera attraverso i Centri per l’Impiego, tenuto conto che sinora le strutture pubbliche di collocamento sono state bypassate nella quasi totalità dei casi di nuove assunzioni; l’incremento delle commesse e dei servizi a favore delle imprese lucane”. Ma – dice Prinzi - ciò è solo una faccia della medaglia. L’altra: dopo la riduzione della produzione di questi giorni si provi ad immaginare quella malaugurata situazione in cui la Basilicata e il territorio della Val d’Agri verrebbero a trovarsi a seguito di una eventuale moratoria o riduzione più consistente dell’attività estrattiva, oggi a causa del deprezzamento del petrolio e domani, da qui a 15/20 anni, quando il petrolio non ci sarà più, a causa della sua definitiva chiusura! E’ legittimo allertarsi, da parte dell’indotto ENI, sul mantenimento delle commesse e dei posti di lavoro, comunque a termine, ma assolutamente non basta, perché si continua a preoccuparsi solo dell’oggi, cioè a chiedere di estrarre altro petrolio, e di chi direttamente o indirettamente usufruisce dei benefici, a cominciare dall’occupazione nell’ambito estrattivo, ma chi si preoccupa di altri lavoratori che stentano a tirare avanti la propria attività o di quei giovani che vorrebbero lavorare in altri settori e non hanno le condizioni per farlo e non si fa niente per migliorare o creare nuove opportunità?.
L’Associazione infine è in attesa di conoscere le voci di spesa che conterrà la manovra di bilancio di previsione 2017 che la Regione ha in calendario di approvazione il 28 febbraio prossimo per verificare se anche per il 2017 si ripeterà l’operazione di “raschiare” il “barile royalties” per tutte le esigenze di bilancio regionale senza lasciare nulla per progetti da attuare in Val d’Agri.La riduzione di 40mila barili di petrolio a causa delle temperature rigide degli ultimi giorni, con le conseguenze in termini di royalties in meno per la Regione e per i Comuni della valle, è l’ennesima prova che i bilanci regionale e comunali sono sempre più dipendenti dalla produzione petrolifera. Un “punto di debolezza” che ripropone anche per il 2017 la definizione del progetto di Distretto energetico Val d’Agri non limitandosi solo agli idrocarburi ma allargando l’attenzione alle energie alternative (eolico, solare, idro-elettrico, biomasse). Ad affermarlo è Vittorio Prinzi, presidente dell’Associazione Bene Comune Viggiano sottolineando che oltre a garantire efficiente ed equilibrata produzione energetica e almeno per i Comuni royalties derivanti dalle altre fonti, la sua istituzione – continua – non è più rinviabile se vogliamo cogliere tutte le grandi opportunità offerte dal Patto di Sistema specie in materia di subfornitura e produzione di materiali per le imprese che saranno impegnate nei lavori di ricerca ed estrazione. Nel distretto infatti devono trovare posto nuove attività, specie per piccole e medie imprese e dell’artigianato di alta tecnologia anche per le fonti energetiche alternative (pannelli solari e impianti eolici) accrescendo e diversificando il tessuto imprenditoriale e quindi l’occupazione”.
Per Prinzi “i primi impegni da richiedere al management dell’Eni e per le sue responsabilità al Ministero dello Sviluppo Economico riguardano la verifica dei livelli occupazionali e dell’affidamento delle commesse tenendo conto delle caratteristiche delle nostre piccole e medie imprese che non sono in condizione di reggere meccanismi di competizione con grandi imprese. Si tratta dunque, di rilanciare l’azione sinergica Regione, Comuni, sindacati e lavoratori – continua – in modo da stanare il management Eni dalla posizione di ambiguità perché assuma la responsabilità che le deriva dall’utilizzo delle nostre risorse energetiche. La politica e le istituzioni – aggiunge Prinzi – sono chiamati ad uno sforzo maggiore del passato per concretizzare insieme alla proposta sindacale quella di Confindustria per il Patto di Sistema per la filiera del petrolio che però non può tagliare fuori il tessuto di pmi da noi essenziale”.
Per l’Associazione Bene Comune Viggiano gli obiettivi prioritari da perseguire: “garantire la continuità dei rapporti di lavoro ai dipendenti delle imprese dell’indotto Eni e petrolio; l’impiego di manodopera locale nelle attività estrattive di petrolio anche attraverso un ‘bonus’ da destinare alle imprese che procedano ad assunzioni di manodopera attraverso i Centri per l’Impiego, tenuto conto che sinora le strutture pubbliche di collocamento sono state bypassate nella quasi totalità dei casi di nuove assunzioni; l’incremento delle commesse e dei servizi a favore delle imprese lucane”. Ma – dice Prinzi - ciò è solo una faccia della medaglia. L’altra: dopo la riduzione della produzione di questi giorni si provi ad immaginare quella malaugurata situazione in cui la Basilicata e il territorio della Val d’Agri verrebbero a trovarsi a seguito di una eventuale moratoria o riduzione più consistente dell’attività estrattiva, oggi a causa del deprezzamento del petrolio e domani, da qui a 15/20 anni, quando il petrolio non ci sarà più, a causa della sua definitiva chiusura! E’ legittimo allertarsi, da parte dell’indotto ENI, sul mantenimento delle commesse e dei posti di lavoro, comunque a termine, ma assolutamente non basta, perché si continua a preoccuparsi solo dell’oggi, cioè a chiedere di estrarre altro petrolio, e di chi direttamente o indirettamente usufruisce dei benefici, a cominciare dall’occupazione nell’ambito estrattivo, ma chi si preoccupa di altri lavoratori che stentano a tirare avanti la propria attività o di quei giovani che vorrebbero lavorare in altri settori e non hanno le condizioni per farlo e non si fa niente per migliorare o creare nuove opportunità?.
L’Associazione infine è in attesa di conoscere le voci di spesa che conterrà la manovra di bilancio di previsione 2017 che la Regione ha in calendario di approvazione il 28 febbraio prossimo per verificare se anche per il 2017 si ripeterà l’operazione di “raschiare” il “barile royalties” per tutte le esigenze di bilancio regionale senza lasciare nulla per progetti da attuare in Val d’Agri.