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Le polemiche campanilistiche sul capodanno Rai a Potenza hanno distolto l’attenzione, in questi ultimi giorni, dall’immobilismo culturale della città di Matera e dall’immobilismo della Fondazione Matera 2019 che stenta ad attuare il programma del dossier di candidatura.

Salutiamo il 2016 e diamo il benvenuto al 2017. Come di consueto speriamo che l’anno nuovo sia migliore del precedente! Sarà così? Una cosa è certa: parte il countdown per l’appuntamento con il fatidico anno in cui Matera dovrà ricoprire, si spera in maniera degna, il prestigioso ruolo di Capitale Europea della Cultura nel 2019. I presupposti non appaiono tali da coltivare buone speranze. Appare più evidente, invece, che si continua a piangersi addosso. Si è già a metà percorso e non s’intravede alcuna prospettiva per una sorta di sprint almeno necessario per recuperare il tempo già perduto. “Intanto - sostiene il giornalista Nino Grilli, attento osservatore delle dinamiche cittadine - si continua a farsi del male. Politica e masochismo intellettuale possono andare di pari passo? Forse sì! Occorre avere molta fantasia per far conciliare queste due definizioni, seppure in maniera distinta. Se le caliamo nell’attuale gestione della futura Capitale Europea della Cultura nel 2019, la difficoltà maggiore sta nel definire il ruolo della Politica nell’attuale momento storico che caratterizza l’amministrazione comunale materana. Parlare di Politica nel suo significato più nobile nella Città dei Sassi è in concreto impossibile. La Politica è frutto di coerente ideologia, di pubblico interesse, di ricerca del bene comune, di condivisione d’intenti». Segnali che si fatica a trovare nelle varie rappresentanze politiche alle quali i cittadini materani hanno demandato l’oneroso compito di traghettare la millenaria città verso quel prestigioso traguardo del 2019. Le questioni “politiche” che si vanno affrontando nell’epoca recente peccano sicuramente di coerenza ideologica, poiché scaturiscono non già da un’idea comune, bensì da una variegata serie di liste, definite per lo più come civiche, che risulta quasi impossibile collocare in uno schieramento tradizionale e ancor meno di stampo politico. “Del resto - continua Grilli- è già complicato (e non solo a livello locale) capire nel nostro stesso Belpaese dove risiedano oramai la cosiddetta destra o sinistra o ancora centrodestra o centrosinistra. L’interesse verso il bene comune? Un particolare su cui è bene stendere un velo pietoso perché sembra appartenere ad altri tempi, quando il bene comune non era ancora vittima sacrificata ad alti tipi di interesse, al becero protagonismo, all’annullamento della verità, alla esaltazione della menzogna. Quello che invece appare in tutta la sua evidenza è l’aspetto del masochismo intellettuale, sia sul piano personale che in quello pur difficoltoso da definire come politico. Le aggressioni verbali oramai si sprecano e assumono sempre più il colorito di una becera politica populistica, senza senso e senza alcun sostanziale significato”. La conseguenza logica si tramuta così in una perdita di tempo prezioso, rimandando alle calende greche problematiche essenziali da utilizzare al meglio per le opportunità che il delicato compito ci ha assegnato a livello europeo. “La difficoltà estrema - conclude Grilli- pare essere di non aver ancora compreso il significato di CULTURA per la futura Capitale Europea. Ognuno sembra convinto di avere la soluzione più consona alla bisogna! In breve per cultura s’intende il «sapere» generale di ogni individuo. “Saperi” da convogliare e sfruttare al fine di offrirli al servizio del bene comune per raggiungere obiettivi utili alla comunità e da distribuire in maniera omogenea all’interno della società. Lo sforzo deve essere quello di non favorire una cultura di massa che tende esclusivamente ad ottenere un profitto economico, soggiogato da capitalismo, mass media e dall’anticonformismo, ma a rivolgere l’attenzione verso l’alta cultura, unica speranza che ci può condurre all’onorevole raggiungimento del ruolo di Capitale Europea della Cultura nel 2019, includendo in essa anche aspetti non certo irrilevanti come le necessarie infrastrutture che contribuiscono al miglioramento della qualità della vita dell’intera comunità. Bisognerebbe avere il coraggio di eliminare quell’angoscioso coacervo d’idee, di interessi, di proposte e tirare fuori l›idea giusta per ottimizzare il progetto europeo e non vanificare le speranze in esso riposte. Ma questa, come accade oramai di sovente nella Città dei Sassi, è un’altra storia”.