grillo scontornato

Io lo temevo da tempo, anzi me l’aspettavo, perché le maldicenze e le accuse che le avevano colpite da tempo su vari fronti erano tante , gravi ed insostenibili oltre che immotivate.

Ed ecco che ormai in quasi tutte le Regioni italiane le Bufale sono scese in sciopero per rivendicare una serie di diritti e di riconoscimenti. In primo luogo e non a caso i soggetti in agitazione denunciano atteggiamenti diffamatori e sessisti di quanti, indicandole con il sostantivo Bufale, fanno riferimento solo alle unità di sesso femminile, dimenticando totalmente il contributo significativo fornito alla riproduzione ed al rinnovamento della razza da parte dei Bufali, maschi che pure pascolano numerosi sia nelle sterminate campagne del sud che in alcuni palazzi del potere romani.
Ma quello che i nostri amici lamentano con particolare premura è l’iniziativa di parlare continuamente di loro ed a sproposito, adottata negli ultimi tempi da non pochi Mas- media, che hanno intrapreso una spietata campagna denigratoria contro le bufale e chi le alimenta, auspicando la creazione di barriere e di filtri diretti ad evitare il loro passaggio sui tanti siti destinati alla diffusione ed allo scambio di notizie e di informazioni. Queste nostre simpatiche e tranquille amiche non riescono assolutamente a spiegarsi per quali esecrandi motivi il loro nome, declinato selettivamente al femminile, sia divenuto il mezzo e il modo di indicare e segnalare tutto ciò che sia falso ed artefatto e come tale da perseguire e sanzionare. E infatti è proprio di queste ore l’allarme lanciato dal garante della privacy, tale Pitruzzella, che ha lamentato il dovere di reprimere ogni condotta informativa che costituisca per le eventuali falsificazioni insite una palese violazione del dovere di fornire all’opinione pubblica una corretta informazione. Le bufale, quasi all’unanimità, ritengono di potere condividere in linea di massima le motivazioni di questa iniziativa, ma non capiscono perché il suo autore abbia fatto diventare il loro nome-puro, vergine e immacolato, come il latte che producono da secoli, per essere trasformato in gustose e saporite mozzarelle -un sinonimo di falso e di contraffazione della realtà.
Qualcuno, al solo fine di giustificare questa vera e propria persecuzione in atto, si è dato da fare per ricordare che la parola bufala sarebbe un anagramma della parola fabula, con la quale si indicano fatti fantasiosi ed irreali, che hanno il pregio di attirare l’attenzione dei bambini.
Come tali le condotte rientranti nel novero delle “fabulae” sarebbero destinate inevitabilmente a rientrare in una sorta di vera e propria lista di proscrizione adopera del pubblico potere. Si dimentica però che non sempre la verità, quella assoluta, è un piacere per coloro che la ascoltano o per i tanti che ne vengono colpiti, e che spesso, solo rifugiandosi nel mondo della fantasia, il nostro spirito trova nuova linfa e nuova forza per affrontare e superare le avversità quotidiane. Certo è però che alcune fantasie spesso morbose e cattive non meritano di assurgere al rango di notizie di stampa o di internet, ma occorrerà trovare per le stesse un nome più adeguato di quello di bufale, che a conoscerle bene sono animali dolcissimi, buoni ed utili all’uomo e non meritevoli di essere accomunate a concetti di negatività. Meno male che in mezzo tante indifferenze per il problema rappresentato e segnalato da questi soggetti tanto utili all’uomo qualcuno si è deciso ad intervenire per denunziare come le bufale siano destinate ad essere tutelate e protette e non ad essere isolate ed emarginate. Mi riferisco al garante delle five stars, il signor Grillo, il quale ha vituperato pubblicamente l’iniziativa del Pitruzzella, qualificandola come attentato alla libertà di informazione ed invocando l’assoluta libertà di pensiero e di esternazione. Sicuramente tale intervento farà guadagnare al suo autore tanti voti in più da parte delle migliaia di bufale italiane.

 

di Gaetano Bonomi