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Sull’influente portale Openpolis.it è stato pubblicato il nuovo rapporto sullo stato della produttività parlamentare della XVII legislatura

La domanda da un milione di dollari, che da decenni imperversa nella mente dell’elettore (?) lucano è la seguente: ma lì, che ci stanno a fare? Senza volersi richiamare, infatti, a un piglio nostalgico ch sarebbe del tutto fuori luogo, va comunque detto che i tempi di un onnipresente (ma anche assai fattivo) Emilio Colombo sono ormai passati. Certo, è pure vero che i tempi in cui la nostra regione aveva materialmente bisogno di un minimo di strade e di industrie sono passati, ma è altrettanto vero che –passati quegli anni di emergenza in cui non si poteva “non fare”- agli occhi dell’opinione pubblica a volte risulta difficile capire l’utilità effettiva dei deputati e senatori (specie da quando non sono eletti direttamente) lucani che occupano gli scranni del Parlamento a Roma. Solo qualche settimana fa, in una delle sue interviste “culinarie”, il direttore del nostro giornale incalzava lo scrittore Tassinari –autore di un libro/tributo su Antonio Luongo- chiedendogli quale fosse stata la sua utilità per la nostra regione, al di là dei conclamati meriti tutti interni al centrosinistra in cui aveva militato. Risposta: la sottoscrizione degli accordi sul petrolio (insieme a Bubbico e agli altri), che, dritto o storto, i soldi in Basilicata li hanno portati: che poi gli amministratori locali ne abbiamo fatto carne di porco, è un altro paio di maniche. Quella di Tassinari, è una risposta. Ma a osservare le gesta di uno Speranza di oggi, solo per dirne uno, la domanda “ma a che servono” pare più che mai attuale. Paragonato di continuo a Emilio Colombo, ma solamente per l’aplomb, il Nostro –da quando è stato “eletto”- pare infatti impegnato assiduamente alla sua personale scalata di posizioni all’interno del centrosinistra: come annunciato dei giornali, in questi giorni è iniziato il suo “tour” nel Belpaese, una campagna elettorale tutta interna al Pd, per fare le scarpe a Renzi e diventare segretario nazionale: «Voglio riportare il Pd nei luoghi in cui non riesce più ad essere: fabbriche, scuole, università, periferie, aree del disagio sociale e del degrado ambientale. La Sinistra è nata per combattere le diseguaglianze, eppure oggi siamo deboli proprio dove queste sono più insopportabili». Lo scrive il leader della Sinistra Pd, Roberto Speranza su Facebook alla vigilia della prima tappa del viaggio annunciato durante la manifestazione del 17 dicembre scorso “L’Italia prima di tutto” (con “brindisi” a Potenza). Già, “L’Italia”… e la Basilicata? Il discorso, signori, è chiaro e semplice, e naturalmente non riguarda solo Speranza: è giusto che un rappresentante nazionale del popolo, pagato (profumatamente) dal popolo, spenda la maggior parte del suo tempo a curarsi della sua carriera politica all’interno del suo partito? Nel rapporto Openpolis sulla produttività, che discuteremo fra poche righe, proprio Speranza –tra i collegi lucani- si posiziona bene, ma a ben vedere, la sua sembrerebbe una produttività “sterile” in quanto, secondo quanto rilevato dalla Gazzetta, nessuno dei parlamentari lucani (eccezion fatta per la Fattorini, che lucana non è) raggiunge quella quota di attività tale da essere giudicato realmente “influente” sulle scelte del parlamento . Magra consolazione per i parlamentari lucani, è il fatto che, a quanto pare, solo una minima parte dei deputati e senatori italiani (il 5%) risulta realmente influente: il 25% è nella fascia media (dove c’è la sola Fattorini) e il 70% nella fascia bassa
Come si diceva, sull’influente portale Openpolis.it è stato pubblicato il nuovo rapporto sullo stato della produttività parlamentare della XVII legislatura. Attraverso elementi quantitativi e qualitativi è stata valutata l’azione di deputati e senatori per rilevarne l’efficacia. Ecco chi riesce a influire sui lavori dell’aula, e soprattutto perché.
Nel 2011 la pubblicazione dell’indice rispondeva all’esigenza di introdurre elementi qualitativi nella valutazione dell’attività̀ dei rappresentanti dei cittadini italiani. In questa terza edizione gli aggiornamenti apportati mantengono l’impianto originario ma cercano di cogliere le novità, politiche e procedurali, intervenute con il susseguirsi di esecutivi sostenuti da larghe intese.
Nell’analizzare l’attività del parlamento italiano sono molte le considerazioni da fare. La prima è che la produttività non è distribuita in maniera uniforme. Dei 950 parlamentari in carica, la stragrande maggioranza svolge un ruolo minimo nella produzione legislativa delle due camere. Ruolo che spesso si limita a una partecipazione assidua ai lavori dell’aula, elemento che di per sé non basta ad alzare il punteggio nell’indice.
Essere molto presenti in aula non basta ad avere un alto indice di produttività. L’elemento più influente è un altro: il ruolo o l’incarico dei singoli parlamentari. Nel corso degli anni, sviluppando l’indice di produttività parlamentare, è apparso evidente che ricoprire ruoli chiave fa la differenza. Particolarmente influenti risultano i presidenti e vice presidenti di commissione e dei capigruppo di aula e commissione. A queste figure spesso è affidato il ruolo di relatore, figura sempre più centrale in un parlamento in cui l’iniziativa legislativa è principalmente in mano al governo.
Come sempre l’intento non è quello di individuare vinti e vincitori, ma fornire strumenti per capire le dinamiche politiche di camera e senato. In questa edizione dell’indice di produttività parlamentare si è cercato di sottolineare ancora di più l’importanza dei ruoli chiave, non solo dal punto di vista dei singoli deputati e senatori, ma anche dei gruppi parlamentari. Perciò tutte le classifiche del rapporto tengono in considerazione le key position, nel tentativo di individuare le dinamiche che hanno contribuito a un punteggio alto.
Per la stesura di questo rapporto sono stati analizzati gli atti parlamentari da inizio legislatura al 21 novembre 2016. Le classifiche aggiornate quotidianamente sono disponibili online sulla piattaforma openparlamento.it.
In ogni caso, con tutte le attenuanti generiche discusse poc’anzi, sembra molto prematuro, quantomeno, parlare di “nuovi “Emilio Colombo”.