PittellaWalterUn veloce incontro di primo mattino col Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella. Pochi minuti per gli auguri di Natale ai lettori e per commentare alcuni titoli dei giornali freschi di stampa.

Partiamo dalle polemica sul Capodanno Rai a Potenza; c’è chi annuncia manifestazioni di protesta perché dice che i politici saliranno sul palco, faranno la passerella, ritenendo sia una campagna elettorale con i soldi dei cittadini. Lei ci sarà?
No! Io mi gusterò questo straordinario evento come ho fatto l’anno scorso: da casa. Ho preteso che nessuno salisse sul palco, perché questa non mè la festa della politica e di chi la rappresenta, ma dei cittadini e della regione, a partire dalla città in cui si tiene il Capodanno. Io quest’anno non sarò sul palco, come l’anno scorso e come sarà nelle prossime due edizioni fino al 2019; così come chiedo e ho già chiesto alla politica -al di là del colore- di non salire sul palco. È la festa della Basilicata, punto.
Questa seconda parte dell’anno, per lei è stata un po’ difficile: la mancata parifica di bilancio, il Referendum che non è andato come si aspettava, la condanna in Corte dei Conti su Rimborsopoli, il suo problema personale di salute.
Devo dire che la somma di più criticità, oggettivamente, fiaccherebbe anche un toro, un soggetto in buona salute, insomma. Ciò che più è emerso in me, è stato il senso di avvilimento, legato alla difficoltà di poter fare tutto ciò che è nel mio desiderio e nel mio amore per questa regione. Perché di imprevisti e di incidenti di percorso, oltre alla salute, possono esserci, anche non di tua diretta responsabilità. Il Referendum o la mancata parifica, non sono sulle mie spalle; ci può essere la responsabilità politica, ma, nell’approfondimento dell’aspetto più tecnico, le responsabilità vanno suddivise. Tuttavia, il Presidente inevitabilmente diventa il crocevia di tutte le tensioni sociali, di tutte le preoccupazioni e anche delle frustrazioni, degli sfoghi e dei malcontenti; in queste circostanze -e io ci sono passato- si deve avere una grande forza d’animo, una grande passione, un grande amore per la terra, perché altrimenti non riesci a reggere sul piano psicologico. L’antidoto a tutto ciò è stato rimettermi subito a lavorare, nonostante avessi ricevuto consigli diversi, perché le criticità vanno superate, i problemi vanno affrontati e piano piano devi accompagnare con le tue azioni una società che in questo momento ha difficoltà e ha bisogno di essere sostenuta.
Lei ha annunciato di volersi ricandidare. Non pensa che sia stato un errore tattico, nel senso che i suoi avversari -ma anche i cittadini possano legittimamente pensare che quello che fa, da quel momento in poi, sia solamente rivolto a ottenere consenso?
C’è sempre il doppio risvolto della medaglia: ha ragione quando parla dell’annuncio, nel senso che ognuno vi vede un aspetto quasi condizionante. Se l’annuncio non lo fai, per contro, pensano invece che tu stia guardando altrove, a Roma, come si dice in questo periodo, e che non lavori più per la Basilicata con lo stesso interessse. Io, che sono molto diretto e franco, in un momento anche complicato, ho pensato che ci fosse bisogno di far sentire un richiamo alla solidarietà, quanto meno alla maggioranza nel Centro Sinistra che governa la Regione e ho provato a dire: “Il mio desiderio è quello di ricandidarmi, se ci sarà un contesto tale da poter garantire questa cosa, io me la gioco, la partita; se non ci sarà, Signori, la politica è come la vita, ogni giorno ti presenta un conto”. Stiamo parlando di desideri e di essi, ognuno di noi, ne può coltivare quanti ne vuole.
La cosa migliore che ritiene di aver fatto in questo 2016 e quella che, forse, poteva fare meglio?
La cosa migliore è il Frecciarossa, come risultato, se volessimo enuclearne solamente uno, perchè si potrebbe parlare anche di scuola digitale e altre questioni. Quella che avremmo potuto fare meglio è evitare che vi fosse il corto circuito con la Corte dei Conti. Parlo della mancata parifica di bilancio.
Si risolve?
Ma sì. Noi andremo entro fine anno ad approvare un bilancio consuntivo modificato secondo le sottolineature -l’assestamento- e manderemo la documentazione, alla Corte dei Conti per chiedere la valutazione; in seguito vedremo cosa accadrà esattamente. Noi, dal canto nostro, dovremo fare “i compiti a casa” e dovremo farli bene.
Facciamo un gioco. Ho appena preso un giornale, non l’ho ancora letto, ma proviamo a commentare al volo qualche titolo, almeno quelli in prima pagina. «Pittella blocchi le nuove trivelle; voto unanime del consiglio regionale alla mozione del M5S sul progetto ricerca della Rochopper su un’area di Brindisi di Montagna».
Abbiamo già espresso una prima volta parere negativo, adesso l’Ufficio del Dipartimento Ambiente sta predisponendo una delibera, che ha un doppio scopo: il primo, per dire che l’intesa noi non la concediamo, per cui a Brindisi di Montagna, la Regione Basilicata si oppone alle trivelle; il secondo: produrremo un ricorso al Tar del Lazio, perché il Ministero consente la proroga dello screening, a valle di un pronunciamento del Tar, senza, -a nostro giudizio- aver messo in campo la valutazione di impatto ambientale. Se questa non c’è, non può dare la proroga, per cui noi agiamo su due fronti: no all’intesa e ricorso su questo atteggiamento avuto dal Ministero. Mi sembra che noi aggrediamo il problema per dire che noi non ci stiamo. E ribadiamo, oltre agli accordi del ’98 e del 2005/2006 noi non andiamo.
C’è poi la notizia sul nuovo sequestro per Manteca, il che ci dà lo spunto per parlare di accoglienza: la si accusa di “sostituzione etnica”, e di voler creare altri “dipendenti” dalla politica, altri poveri cristi, insomma.
Una baggianata. Io non voglio fare nessuna sostituzione etnica, sono contrario al fatto che l’Italia e la Basilicata possano vivere in continua emergenza sulla questione migranti. È una cosa che non tollero, al pari degli altri cittadini. E aggiungo, non è un fenomeno spot, purtroppo; è una questione strutturata, che nel mondo consegnerà nei prossimi venti anni, un flusso migratorio enorme. Noi dobbiamo attrezzarci per guidare questo processo e non per subirlo, questo è il tema. Altrimenti potremmo dire, facciamo un recinto intorno alla Basilicata alto 100 metri, ma alla fine ci arrivano lo stesso.
La partita però si gioca sulle politiche d’integrazione, presidente, non sul fatto di accoglierli e basta…
Sì, lei ha ragione. L’idea che noi abbiamo ci suggerisce di evitare di concentrare 100 persone in un paesino di montagna, proviamo a dire che per i nostri territori molto piccoli, le persone, per numeri sostenibili, vadano in quei comuni; in un comune di 2500 abitanti, ne vadano 15; proviamo a metterli nelle case sfitte, possibilmente nei centri urbani. Nel momento in cui si fa, si può creare con l’alfabetizzazione in italiano, la formazione per mestieri, l’utilizzo delle loro vocazioni… possiamo creare una condizione di integrazione, altrimenti è una bomba esplosiva. Ci sono due atteggiamenti: c’è chi dice, “rispediamoli in mare” (sto brutalizzando), c’è chi dice “tanto arriveranno lo stesso”: proviamo a dire, invece, che bisogna regolamentare per evitare che si crei una situazione disastrosa.
L’augurio che fa ai Lucani come Presidente della Regione e cosa vorrebbe trovare lei sotto l’albero?
Un unico albero non potrebbe contenere tutti i desideri che ho per la Basilicata. Al di là della battuta, il mio augurio è di acquisire un maggiore senso di comunità. Più unità, più solidarietà e più profondità. In una società spezzettata, fatta di tanti micro-egoismi, in cui anche la percezione e la post-verità la fanno da padrone, avere occasioni di approfondimento è sempre più complicato. La società dovrebbe essere più riflessiva ed entrare nel merito delle cose che la riguardano: è questo l’augurio più significativo. Questa regione negli ultimi anni recupera sicuramente uno scatto in avanti, non risolve i suoi problemi totalmente –certo- ma la classe dirigente ha bisogno di tutta la società lucana per risolverli, altrimenti non ce la facciamo e, al contrario, apriamo la porta al pensiero anarchico, alla sregolatezza, un clima in cui ognuno si alza e decide di fare tutto e il contrario di tutto. Anche mettendoci in discussione, sarebbe bello trovare sotto l’albero un senso di comunione.
E alla Befana, a chi lo diamo il carbone?
Le persone che lo meriterebbero sono diverse, ma io dico –volendo essere buoni- teniamolo da parte ed evitiamo di distribuirlo, il carbone.
Perché? In Basilicata c’è chi semina odio?
Chi semina odio merita il carbone, ma ha bisogno di una mano persuasiva perché dall’odio passi alla solidarietà, al bene. La campagna del livore, della cattiveria, della gelosia, delle invidie, serve a qualcuno? Forse a chi vuol recuperare del consenso. Ma non aiuta a costruire comunità e se ognuno si mettesse a sparare sul mucchio diventerebbe una giungla. Il carbone diventa un deterrente per dire: smettetela, deponiamo le armi del livore e prendiamo le armi della discussione, possiamo anche essere diversi, contrapporci, ma l’unità della regione che guarda al futuro è essenziale.
… e il “faccia da culo” a Speranza come lo commentiamo?
Giachetti è sempre stato un radicale, uno spinto. La storia sulla riforma elettorale è un po’ paradossale: c’è chi ci ha lavorato per qualche anno, con la Riforma anche Costituzionale, c’è chi ha votato nel Parlamento più volte, c’è chi poi -a un certo punto, in occasione della battaglia referendaria- ha cambiato posizione. Questa cosa viene letta dal popolo del Partito Democratico come una distonia e Giachetti l’ha tradotta con forma colorita, molto colorita. Al di là della forma colorita, penso che non sia stato un bene dividerci, la nostra divisione apre la porta ad altri e non a noi stessi, per cui, più che accanirci per trovare l’occasione per dividerci e farci male, soprattutto nel Pd e nel centro sinistra, troviamo le occasioni per stare insieme, perché la nostra diaspora di certo non fa bene a noi stessi.