De Stradis e Lagrotta allArt Restaurant

Sul tavolo (rigorosamente con tovaglia da cucina), dietro il quale lui (Zi Rocc), Dino Bavusi (Zi Gerard), Melina Caggiano (Zi Carmela) e Toni Lora (Cocò) conducevano una sorta di “Striscia la Notizia” Ante-Litteram, non ballavano Veline scosciate né si agitava un qualche panciuto pupazzo rosso: lo stesso a Potenza gli ascolti erano alle stelle. Dino Lagrotta, 73 anni, pensionato delle Poste, è uno dei pochi, autentici, personaggi del folklore cittadino, e a 360 gradi: noto per i suoi fasti nella tv locale e nel teatro in vernacolo, è infatti famoso anche per essere uno dei più “inossidabili” tifosi del Potenza.

Come giustifica la sua esistenza?
Col titolo di un film: “La vita è meravigliosa”. Ho la fortuna di dedicarmi ancora alle cose a cui tengo: la famiglia e il calcio.
Vuol dire il Potenza….Mi pare di capire che fra il postino, l’attore in vernacolo e il tifoso, è nato prima quest’ultimo.
Eh bè, sì.
La sua prima partita?
Nel 1950/51 e fu una trasferta, a Foggia. Ci andai con mio padre, buonanima. Per me fu una specie di “battesimo”: c’era infatti un tifoso locale, in particolare, che voleva attaccar brighe contro noi potentini. Purtroppo per lui, al ritorno qui a Potenza lo aspettavano al varco, e si beccò due schiaffoni. Da quella prima volta, iniziai a girare.
L’inizio di una “leggenda”.
Le dico che molti paesi della Basilicata io li ho conosciuti grazie alle trasferte. Me le facevo tutte. Una volta, di ritorno da un Trani-Potenza, qualcuno mi chiese com’era il mare, e io risposti: “Ma perché, a Trani c’è il mare”? (Risate). Per me c’era solo la partita.
A parte la prima, la trasferta che l’è rimasta più impressa?
Quando andammo a Lecco. Il Potenza era in serie B, e i meridionali emigrati al Nord vennero a vedere i rossoblu, anche perché in classifica eravamo, fra le squadre del Sud, quelli messi meglio. Ricordo in particolare uno striscione: “Potenza, basta la parola”, che faceva il verso a una nota reclame. Indimenticabile.
Il Potenza di oggi è invece da dimenticare?
Non è un granché. Non mi riferisco alla società, perché io non ho mai parlato male dei presidenti: mettersi a capo di una squadra di calcio, significa rimetterci sempre.
Però?
Questi due di adesso, a modo loro stanno andando avanti, ma non c’è chiarezza: vogliono vendere, non vogliono vendere, poi quello che era interessato si tira indietro, l’assegno era così o cosà… insomma, ti fanno passare la voglia di vedere il Potenza.
Troppe “tarantelle”?
Troppe, sì. Se uno vuol fare veramente il presidente, lo deve dire ai quattro venti: “Fino a fine campionato ci sono io e si fa a modo mio”. Così, almeno uno lo sa.
Qualche giorno fa c’è stata l’inaugurazione del nuovo manto del Viviani. Sugli spalti si sono visti alcuni striscioni contro l’amministrazione comunale…
E’ vero che lo stadio è sempre stato dato alla prima squadra della città, ma forse la manutenzione si paga troppo, non so.
Ma è giusto darlo in esclusiva al Potenza?
Nooo, era più giusto com’era prima, quando giocavano anche le altre squadre. Prima, per esempio, c’era anche l’Invicta …
… ma oggi cosa manca al calcio potentino?
E cosa vuoi che manchi: quello che prende in mano il discorso e lo porta avanti fino alla fine!
Ma quale “miracolo” dovrebbe accadere perché il Potenza torni, un giorno, in serie B?
Mi rifaccio a uno striscione che ho visto e che diceva: “Prima r murì, vogl’ verè la serie B”. Io capisco quei ragazzi che l’hanno scritto. Io stesso da giovane, quando eravamo in serie B, una volta dissi: “Si u’ Putenz’ va in serie A, poi pozz pur murì”. E’ chiaro che oggi non lo direi più.
A volte si dà la colpa agli imprenditori del capoluogo, che sarebbero poco propensi a spendersi in prima persona.
In questa città i negozi chiudono e i giovani vanno a vivere fuori perché qui non sanno cosa fare. Il sabato sera ti viene lo squallore, quando vai “Sopra Potenza”, dove ci sono solo i ragazzi di quattordici anni … e gli anziani.
Ma questo cosa c’entra col calcio?
Hai voglia che c’entra! Non c’è lavoro e non c’è niente, e anche gli imprenditori non hanno soldi da spendere. Prima il Potenza si reggeva anche sui tifosi, che oltre a dare il loro contributo, facevano pure dei lavori … oggi se c’è da fare una cosa, fanno venire le ditte da fuori. E’ un abbandono continuo: dei nostri parlamentari non ce n’è uno che si preoccupa di Potenza. L’ultima delusione, per me, è stata la chiusura della Caserma Lucania.
Che adesso va ai Carabinieri.
Sì, vabbuò, ma non è la stessa cosa. Una volta, la caserma portava qui tanti giovani da tutta Italia, che facevano il servizio di leva; non solo, ma come abbiamo fatto tutti noi,chessò, a Poggibonsi, anni dopo magari tornavano qui per far vedere alla moglie o ai figli dove avevano fatto il militare.
Una sorta di turismo di ritorno, insomma.
Esatto, che adesso non ci sarà più.
Immagino che un’altra grande delusione sia stata Matera che diventa Capitale della Cultura 2019.
Ma no, guarda, per me il Campanilismo va bene nel calcio e da ragazzo a me piaceva pure: io, lo ammetto, ero uno di quelli che “contro” il Matera ci andava giù duro…Però mi fa arrabbiare che lì adesso si siano lamentati perché il Capodanno si farà a Potenza. Ho visto gente, anche di una certa età, gì a mett’ i lumini… queste cose io le lascio fare ai giovani, ma agli anziani no.
Quindi, per lei, nel calcio un po’ di sano campanilismo ci vuole?
Ma sì! E’ quello che mette un po’ di pepe, ma senza arrivare alle mani. E questo lo dice uno che ha fatto a botte coi tifosi avversari un sacco di volte.
Le ha più prese o più date?
Ehm (sorride), più date. Qualche volta, per la verità, me ne sono scappato, perché quando si mette male, non conviene fare l’eroe … e te l’hai sol svignà.
Però adesso è pentito di aver alzato le mani.
Sì, perché col passare degli anni, ti rendi conto che è sbagliato.
E allora oggi a uno dei suoi nipoti cosa consiglierebbe di fare, in presenza di una rissa allo stadio? Scappare o buttarcisi dentro?
No, io cerco già in partenza di fargli capire che non bisogna avere quell’odio per il Matera, come ce l’avevo io. Io ho lavorato a Matera e mi hanno trattato benissimo, però, a livello calcistico, non ne volevo sapere.
Il più grande dolore patito a causa del Potenza?
Quando fu fatto sparire la prima volta, per ragioni economiche. Fu subito dopo gli anni della serie B, quando un giocatore mise in mora la società. Quando poi il presidente Ferri lasciò il Potenza, gli subentrò Sarli che, attorniato da altre persone, decise di tornare in serie B. Fallirono, e dopo di allora siamo andati man mano verso il basso.
C’è un presidente che rimpiange?
Ce ne sono molti, come Marino, col quale eravamo molto amici. Tuttavia, le sembrerà strano, ma rimpiango Postiglione, che in un certo modo aveva saputo riportare entusiasmo. Non entro nel merito delle faccende che lo hanno riguardato –tutte da appurare, tra l’altro- ma altrove, in casi simili, la stampa locale ha sempre cercato di salvaguardare la squadra. Qui no.
Quando è diventato famoso grazie alla tv locale e al teatro dialettale, qualche nemico se l’è fatto?
Mah, qualcuno sì, ma gli amici sono molti di più. Ancora oggi, a distanza di tantissimi anni dai tempi d’oro di “Fatt d n’gasa nostra” - la trasmissione con Zi Gerard e Zi Carmela- la gente, specie gli anziani, mi ferma e mi dice “Zi Rocc, ma quando ritorna la trasmissione? Io guardavo solo voi!”. Addirittura in occasione di San Rocco mi fanno gli auguri, ma il mio vero nome è Ferdinando, manco Dino.
Come nasce il personaggio di Zi Rocc?
Dino Bavusi decise che i nostri personaggi sarebbero stati Zi Gerard e Zi Rocc, in omaggio ai santi più importanti della città. Oltre a quella del santo patrono, infatti, anche la festa di san Rocco era molto sentita. Si andava nel quartiere a mangiare il melone, e nei rioni si facevano le famose “cappelle”, con degli altarini, in cui si raccoglievano i soldi per il passaggio della statua del Santo. I rioni facevano a gara a chi preparava l’altarino più bello.
Lei era devoto di san Rocco?
Lo eravamo un po’ tutti.
Zi Rocc nasce in tv o a teatro?
In tv. Anche se io ho iniziato col teatro, al dopo-lavoro delle Poste. All’epoca anche Bavusi lavorava lì. Lui è il classico tipo che ha la capacità di lanciare gente nuova, e a me fece fare una parte in quel primo spettacolo.
Perché scelse proprio lei?
Ripeto, lui ha questa capacità, e forse aveva capito che la mia spontaneità poteva funzionare anche sul palcoscenico.
Quella mitica trasmissione, nata su TP1 nei primi Anni Ottanta, nei decenni successivi l’avete riproposta su varie emittenti, anche recentemente. Ma non ha mai funzionato come prima.
Prima, oltre alla Rai, c’eravamo solo noi tv locali. Adesso c’è di tutto e di più.
Dino Bavusi sostiene che con “Fatt d’ n’gasa nostra” avete anticipato “Striscia”.
Per alcuni aspetti sì. Ma anche col teatro mi sono tolto diverse soddisfazioni: fui chiamato da Gigino La Bella, che mi diede delle parti importanti, poi andai con Condelli e altre compagnie. A me il teatro piace, al pari del calcio. E non ci ho mai guadagnato.
A Potenza, negli anni, sono girate voci di litigi con Zi Gerard.
Io non ci ho mai litigato. Semplicemente, una prima volta me ne andai dalla sua compagnia teatrale, perché Bavusi voleva che quelli che recitavano con lui dovevano stare con lui e basta. Io non lo trovai giusto e glielo dissi: per quale motivo, se mi chiamava un altro, io non ci dovevo andare? Con Bavusi, però, ci siamo sempre rispettati.
Lei, personalmente, ha mai fatto arrabbiare qualcuno?
No, perché in tv le cose le dicevo, ma mai con cattiveria. Se criticavo un politico, lo facevo per il bene della città.
E oggi Zi Rocc cosa direbbe del sindaco De Luca?
Beh, io, veramente … con Dario De Luca ci ho recitato….
Recitato?
Sì, erano gli anni Settanta, mi pare, e andammo a Torino con la compagnia di Gerardo Crisci. C’era De Luca e pure Vincenzo Belmonte.
Belmonte?! Erano già amici allora?
Sì.
Adesso sono come cane e gatto.
Forse perché Belmonte ritiene di aver ricevuto un qualche torto.
De Luca come recitava?
Non era male (sorride), ma eravamo tutti giovani.
E oggi, secondo lei, “recita” ancora?
(Ride) Più che di Dario, io non mi fido del gruppo Pd, che ha sostenuto e sostiene un sindaco eletto nel centrodestra: il fatto è che “destra e sinistra” non esistono più. Ognuno pensa alla propria sopravvivenza.
E a Pittella il suo personaggio cosa direbbe?
«Caro Pittella, tu sei di Lauria e questa regione la vuoi portare verso la Calabria. Ma se proprio si deciderà per la divisione, di cui si parla spesso, Potenza dovrebbe andare con la Campania e Matera con la Puglia». Comunque, spero che questo non accada mai.
Il centro storico sta morendo?
L’unico modo per farlo rinascere è facendo arrivare gli autobus in Piazza Sedile. Persone anziane che, come me, sono nate in Centro, oggi mi fermano e mi dicono che hanno voglia di tornare nei luoghi della loro infanzia e non possono, a causa di tutte quelle scale e quelle salite. Mi dicono che se ci fosse ancora la nostra trasmissione le cose forse cambierebbero. Il fatto è che i vecchi amministratori hanno voluto fare gli “scienziati”, andando a copiare Perugia, ma hanno sbagliato tutto, perché Potenza è un’altra cosa. E poi: tu mi fai il parcheggio a pagamento proprio sotto le feste di Natale? Io non so cos’hanno in testa questi amministratori.
La sua canzone preferita?
“Lu braccial” di Michele di Potenza.
Il film?
“Guardie e Ladri”. La scena finale con Totò e Fabrizi è piena di umanità, che oggi è quello che manca, nelle persone.
Il libro?
Il Libro Cuore, che leggevo da ragazzo, alla biblioteca di XVIII Agosto.
Ecco, cosa le manca della Potenza di una volta?
Mi manca quando “Sopra Potenza” eravamo tutta una famiglia. Io sono nato in via Pretoria, e se tu avevi il mal di denti, lo sapevano tutti quanti. Oggi vedo solo indifferenza. L’altra sera osservavo una coppia al ristorante: uno guardava nel telefonino e l’altra nel tablet. Non una parola.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
“Spero di aver dato tutto quello che potevo”.