PranzoPapaleo

Da circa trent’anni a questa parte, di tanto in tanto, succede che qualcuno lo chiami e gli dia un incarico, una carica, un’onorificenza, una targa, una medaglia o una laurea honoris causa.

Antonio Papaleo, settantacinque anni, fra le mille cose è stato: segretario generale della Cisl di Basilicata, segretario regionale Pensionati Cisl, Presidente Nazionale dell’Ente Turismo Sociale, Presidente del CREL di Basilicata, presidente dell’Ardsu di Basilicata, presidente di Acqua Spa; attualmente è Console regionale dell’Associazione “Maestri del lavoro” e Presidente regionale dell’Alad-Fand, l’associazione lucana assistenza diabetici. E’, per dirne solo alcune, Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, Stella al Merito del Lavoro. E’ iscritto al Pd (che, amaramente, «non è più un partito, ma uno stato d’animo»), e, in quanto Lauriota, considera Marcello Pittella «un fratello minore».


Come giustifica la sua esistenza?
Mi ricordo uno schiaffone che mio padre mi diede nel 1948. Avevo sette e anni e lui ci mise sul balcone a urlare “Ammazzeremo i preti!”. Lui era comunista, e io, che mi volevo fare proprio prete, facevo finta di gridare. Lui se ne accorse e mi diede quel ceffone. Visto che non fu possibile diventare sacerdote, decisi allora di dedicarmi al sociale, prima col sindacato e oggi col volontariato.

 

Nel corso di queste interviste, con sindacalisti ed ex sindacalisti, a volte sono emersi gli aspetti controversi del settore: troppo elefantiaco e spesso lontano dalle vere istanze dei lavoratori. Cosa ne pensa?
Come sa, si dice che una volta finita una certa esperienza, si diventa fatalmente critici. Io lo sono, ma non perché ne sono fuori: semplicemente, il sindacato ha smesso di difendere i lavoratori. Non si è capito, o voluto capire, che dal sindacato “della protesta”, bisognava ormai passare a quello “della proposta”. Si è persa la logica di “unitarietà” che ci apparteneva, e si è cominciato a scimmiottare i partiti, o quello che ne rimane. Ne hanno mutuato la parte più negativa. Ai miei tempi, a volte, è stato necessario “sostituirsi” alla politica, ma nel senso buono, cioè con lo scopo di dare un input. Oggi lo spirito è un altro.


Mi sta dicendo che certi sindacalisti sono “avatar” dei Politici?
Diciamo che guardano a quell’approdo, al passaggio dal sindacato alla politica. E quindi si predispongono a questo. Cos’ha fatto il sindacato, mi chiedo, per prevenire questi momenti difficili?


Alcuni hanno lavorato al Reddito Minimo d’Inserimento.
E’ uno strumento positivo, ma bisogna pensare a “quale” inserimento: non può diventare un mezzo per amplificare la gamma degli strumenti assistenzialistici, ma deve mirare al “dopo”. Esiste un Coordinamento per le politiche del lavoro? Bene, io mi chiedo: cosa sta facendo? Io sono stato il primo Presidente del CREL (Consiglio regionale per l’Economia e il Lavoro – ndr): ebbene, è stato superato a piè pari, senza che potesse svolgere per intero le sue funzioni.


Lei di incarichi apicali ne ha avuti tanti: Crel, Ardsu, Acqua Spa. Spesso e volentieri si sente parlare di “carrozzoni”…
Che ci siano dei carrozzoni è sotto gli occhi di tutti. In alcuni casi, però, se sono stati creati, vuol dire che avevano un ruolo, ma non hanno consentito loro di svolgerlo appieno. Pensi ad Acqua Spa: un’ottima intuizione di Bubbico, nata per superare i tanti organismi “pretorici” che c’erano, dai consorzi di bonifica, a quelli industriali, all’Eipli e pure un pezzo di Acquedotto. Purtroppo tutti questi enti sono ancora in piedi. Perché questo?


Già, perché?
Perché spesso sono serviti come strumento a persone trombate dalla politica.


Qualcuno potrebbe dire lo stesso di lei, però!
Vero. Però io, dopo Ardsu e Acqua Spa, me ne sono andato. C’è invece chi rimane, “finchè morte non ci separi”. E poi, mi lasci dire, contano anche i risultati. Quando arrivai all’Ardsu, venivano concesse borse di studio agli aventi diritto per poco più del 60%; sotto la mia gestione ho fatto in modo che venissero date a tutti quelli a cui spettavano. Inoltre sono state realizzate la casa dello studente e la mensa a Macchia Romana. Quando sono stato presidente di Acqua Spa, ho fatto realizzare degli studi nella prospettiva delle energie alternative, oggi non si sa che fine abbiano fatto. Inoltre realizzai un progetto di “Conturizzazione”, per poter misurare l’acqua per le grandi utenze.


Oggi c’è l’Egrib.
Ma il punto è proprio questo: accorperà davvero tutti quegli enti, o fra dieci anni saremo sempre al punto di partenza?


Insomma, gattopardescamente, “Cambiare tutto per non cambiare niente”?
Una chiave di lettura potrebbe essere anche questa, ma è sbagliato dare tutte le colpe alla politica. E’ anche colpa di chi è chiamato a ricoprire quei ruoli. Dice il cinese: “Se ognuno pulisse davanti al proprio giardino, tutta la città sarebbe pulita”. Insomma, non vorrei che si fosse avverata la profezia di Don Milani.


Sarebbe?
“Quando i nani allungano le ombre, siamo al tramonto”. Vale per chi ha ruoli di comando, ma anche per i membri della società.


Che idea si è fatto quando ha letto, in ambito “scandalo petrolio”, che un ente come l’Arpab non avrebbe svolto appieno il suo compito?
Io non credo che chi è chiamato a operare poi non operi. Il problema è più generale. Sul petrolio ci siamo distratti tutti. Quando “arrivò” il petrolio in Val D’Agri, fummo tutti contenti: ben altro discorso è capire se è servito allo sviluppo, o, com’è stato, solo a costruire i marciapiedi in determinati comuni. Certo, sulla questione ambientale forse occorreva stare più attenti. Non è un caso che come Associazione Diabetici abbiamo recentemente completato un progetto sugli stili di vita, presso i due istituti comprensivi di Albano e Laurenzana.


Perché proprio lì?
Lo scopo è sempre quello, inculcare negli studenti la sana mentalità della quattro “M”, “Muoversi Molto, Mangiare Meglio”, onde evitare di incappare nel diabete. Tenga presente che in Basilicata il fenomeno è purtroppo in ascesa. Tuttavia, siamo andati proprio in quei posti, perché lì c’è la questione ambiente, e si sta valutando se il diabete possa avere connessioni, come complicanze, con il cancro. Si sta valutando, insomma, se i fattori ambientali possano influire su determinate patologie. È importante, pertanto, salvaguardare l’ambiente. Il petrolio va estratto, certo, ma non spremuto: noi oggi siamo qui a pranzo, ma se ci abbuffiamo, di certo non ci facciamo un favore.


Dall’inizio, su tutto, aleggia una domanda. Lei è di Lauria. “Immagino” sia in buoni rapporti con la famiglia Pittella.
Immagina bene. Pur essendo venuto via da Lauria molto giovane, posso dire lo stesso che i fratelli Pittella li ho visti crescere. Sono due persone molto valide, che possono dare molto. Anzi, le voglio dire che, in un certo senso, ho contribuito io stesso alle fasi iniziali dell’ascesa di Marcello Pittella.


???
Beh, mi candidai alle regionali e non fui eletto, per una manciata di voti. Alla tornata elettorale successiva, nel 2005 mi pare, avrei dovuto ricandidarmi. Marcello mi stimava e sapeva che la prima volta avevo comunque raccolto un buon numero di consensi, pertanto mi contattò e serenamente mi disse: “Delle due l’una: o ti candidi tu o mi candido io”. Avevo problemi in famiglia, all’epoca, e quindi gli dissi “Vai tranquillo, adesso non ho la serenità e poi: non mi hanno eletto la prima volta, perché dovrebbero eleggermi adesso?!”. Sapevo, inoltre, che Marcello -avendo più esperienza in politica- avrebbe fatto meglio di me. Dopotutto, come dicevo prima, per un sindacalista non è molto appropriato fare il politico. Quindi, meglio così. Oggi sono nel Volontariato e credo che sia una delle cose più utili all’interno della nostra società.


Lei è coordinatore regionale per la Basilicata e consigliere nazionale della Fand (Associazione Nazionale Diabetici). Quando ha scoperto di avere il diabete?
Una trentina d’anni fa, circa, in seguito a un controllo di routine. Da allora ho cominciato a impegnarmi in questa associazione.


In Basilicata a volte ci si vergogna di avere il diabete, visto come una patologia invalidante. Nei paesi spesso è una cosa che non si dice, poiché c’è il rischio di non contrarre matrimonio.
E’ vero, e ci stiamo lavorando. C’è poi il problema dei genitori: entrano nel panico.


Perché?
Perché ritengono che qui non ci sia un’assistenza adeguata, e non è vero. Alcuni dei nostri diabetologi possono anche avere un caratteraccio, ma sono assolutamente all’altezza. E poi, l’altro problema, specie nei paesi: pur di non dire ad amici e parenti che un figlio ha il diabete, lo allontanano da loro, creando su di lui una pressione e un danno incalcolabili. Da qui alcune nostre iniziative come il protocollo con l’ordine degli psicologi e anche i campi scuola. Mettiamo insieme figli e genitori oltre –ovviamente- a essere molto attivi su tutti gli aspetti che riguardano il diabete, dalla prevenzione alla cura. Certo, anche le istituzioni dovrebbero essere più sensibili.


Quali sono i vostri rapporti con l’assessore regionale alla sanità?
Ottimi.


Eppure, da alcuni esponenti del volontariato locale, la Franconi è stata accusata di scarsa “apertura” alle loro istanze.
Forse perché è una che appare poco, preferendo essere. Trovo che sia abbastanza brava: grazie a lei abbiamo evitato una cosa gravissima, che avrebbe sconvolto l’assistenza diabetologica: l’inserimento del fabbisogno insulinico, per i portatori di microinfusore, negli “Extra Lea” (livelli essenziali di assistenza – ndr). Pertanto, i microinfusori continueranno ad essere dati in modo gratuito a chi rientra agli eventi diritto. Dovrebbe essere più presente? Può essere, ma se ogni settimana le tocca essere a Roma per la conferenza Stato-Regioni, che è fondamentale… faccia lei.


A quali istituzioni si riferiva, allora?
Al governo regionale, comunque. La nostra è stata la prima regione a recepire il piano nazionale sul diabete, nonché a fare una legge regionale – la 9/2015- sulla rete diabetoloigica, e a fare suo il manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete.


Immagino ci sia un “tuttavia”.
Tuttavia, una volta “recepite” le cose, bisogna “implementarle”. Insomma, passare dalle parole ai fatti.


Come dicevamo, ha avuto diversi incarichi. Lei, che è molto cattolico, ha avuto qualche “Santo in Paradiso”?
No, se non ci riferiamo a quelli veri. Io sono venuto a Potenza nel 1958, a poco più di sedici anni. Era febbraio, lì alla salita di “Pisciamorto”, e io avevo i pantaloncini corti e una giacca da donna, poiché venivo da una situazione familiare tristissima: mia mamma era venuta a mancare lasciando nove figli. Ho cominciato da elettricista alla Società Lucana e poi fui inviato a Matera a fare il “verificatore” per quella che era diventata l’Enel. Oggi eccomi qui: mi dica lei se questo significa avere “santi” in paradiso o essere uno che nella vita si è fatto in quattro. I santi, quelli veri, mi hanno aiutato quando mi hanno fatto trovare sulla mia strada una moglie e dei figli meravigliosi.


Se in questo momento potesse prendere il governatore Pittella sotto braccio, quale rimprovero gli farebbe?
Gliene farei diversi. Il primo: quello di essere stato poco attento alla sua salute, impegnandosi troppo, forse esageratamente, nel suo ruolo. Il secondo: quello di non essersi dotato di una vera … diciamo, “cabina di regia”. Io, nel mio piccolo, lo feci, perché gli “yes men” non erano quello di cui avevo bisogno.


Sta dicendo che Pittella si è circondato di “Yes Men”?
Non voglio infierire nei confronti di nessuno. Dico solo questo: se rivede la sua squadra, fa bene a se stesso e al suo ruolo. La nostra regione si sta spopolando, qui rimangono solo gli anziani e i diversamente abili. Pittella deve ripopolare questa terra, ma non con gli immigrati o i “fertility day”. Va ricreato il lavoro, capire perché si sta perdendo. Ben vengano gli extracomunitari, ma mettiamoli a lavorare, magari nei tanti, troppi, terreni demaniali. Noi facemmo lo stesso, quando partimmo per le Americhe. A Marcello Pittella, sia chiaro, io voglio bene, per me è quasi come se fosse un fratello minore.


La canzone che la rappresenta?
Potrà sembrare banale, ma direi “Basilicata”, del mio quasi omonimo e compaesano Rocco Papaleo.


Siete parenti?
Forse.


Il film? Per favore non mi dica “Basilicata coast to coast” di Papaleo, che è una vera ciofeca…
No, le dico “Via col Vento”.


Il libro?
Il “Cuore”.


Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
«Ha fatto bene il padre, il marito e il cittadino»