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Nel 2016 i soci di Confartigianato Basilicata sono arrivati a quota 6.272, un dato in crescita, rispetto all’anno precedente. Il Presidente Antonio Miele è un tizio che parla piano; con un passato da meccanico che poi lo ha portato, nella sua organizzazione, a diventare presidente nazionale del settore autoriparazioni, sa bene su quali parti della “macchina” andrebbero messe le mani.


Come giustifica la sua esistenza?
Con i valori familiari, e l’impegno nel quotidiano. La vita è un dono, e dobbiamo metterla a frutto. La mia esperienza in Confartigianato parte da lontano, da quando avevo 28 anni; sono diventato presidente dell’associazione di Pescopagano, il mio paese, e poi ho avuto un ruolo a livello provinciale. Oggi sono Presidente regionale di Confartigianato, a cui è legata anche la presidenza di Confidi Fidi Imprese, che è l’organismo finanziario che supporta le imprese, appunto.
Al di là dei soldi, di cui c’è sempre bisogno, oggi di cosa hanno maggiormente necessità le imprese artigiane della Basilicata?
Ha ragione, dei soldi c’è sempre bisogno. Ma oggi più di ieri all’impresa servono le informazioni, perché le norme cambiano di continuo, e il ruolo delle confederazioni è proprio quello di assistere i propri associati in ambito di informazioni, servizi e formazione. Senza dimenticare, ovviamente, il discorso credito. Noi siamo componenti della giunta a livello nazionale, siamo la quarta carta sul tavolo della concertazione con il Governo. A livello locale, stiamo ragionando con la Regione Basilicata allo scopo di portare a casa quei risultati che ci premono. Già 14 mesi fa, dopo un lungo iter, siamo riusciti ottenere la legge quadro sull’artigianato; oggi la stiamo riempiendo di contenuti, ottenendo dalla Regione le risorse necessarie per far sviluppare le imprese. Tutte queste opportunità emerse, ovviamente, vanno trasmesse ai nostri associati.
I tre recenti bandi della Regione, “Creopportunità”, sembrano andare in questa direzione?
Sì, per quanto attiene l’artigianato, si può dire che noi siamo stati gli estensori. Abbiamo collaborato con la Regione. Sono tre bandi, e anche se la soglia è un po’ alta per le imprese artigiane, è una buon risultato: ci sono dei finanziamenti a tasso agevolato e a fondo a perduto. In più, siamo riusciti a ottenere, per quanto riguarda i consorzi fidi, anche una buona dote finanziaria, perché come forse sa, il sistema bancario, in Basilicata … io dico che è ancora fermo all’anno zero. I consorzi fidi, nella loro interezza, garantiscono fino all’ottanta percento su alcune pratiche, laddove la banca –pur non rischiando nulla- continua a chiedere firme d’avallo etc.
Come impresa, lei in che settore dell’artigianato opera?
Ho un’officina con un centro di revisione. E’ a Pescopagano e adesso la sta seguendo mio figlio. E’ un’attività di cui sono orgoglioso e che –per sua natura- potrà andare avanti, almeno fin quando in giro ci saranno le auto.
Ricorda la prima auto sulla quale ha messo le mani?
(ride). Sì, era una 850. Parliamo di storia dell’automobile! Chiaramente, oggi il settore dell’autoriparazione è cambiato completamente. L’innovazione tecnologica impone che tu sia costantemente aggiornato e al passo. Tra l’altro, io sono presidente nazionale del settore autoriparazione di Confartigianato. Tengo a dire che in occasione del Gran Premio di Formula 1 di Monza, Confartigianato allestisce il “Premio Motori”, giunto ormai alla 34esima edizione. Per noi è una vetrina importantissima, una bella esperienza e dà un grande lustro al settore autoriparazione. Per me questa Presidenza nazionale significa aver raggiunto il massimo dei traguardi.
Con la politica ha mai flirtato?
Qualche anno fa, mi candidai al consiglio provinciale col movimento “Lucania Viva”, ma è una cosa che non ha mai avuto seguito. Sono stato corteggiato diverse volte, ma ho sempre rifiutato. Ritengo che il presidente di un’associazione di categoria come la nostra non possa stare in politica.
Lei ha parlato di 850 e di Formula Uno. La Basilicata di oggi che tipo di automobile è?
Innanzitutto, direi che ci sono due diverse “Basilicate”. Quella del Nord, in cui insiste tutto il settore dell’automotive, io la paragonerei a un’auto di media cilindrata, a una Giulietta, un’utilitaria. Per quanto riguarda il Sud, la cosa è completamente diversa: forse siamo ancora fermi alla Cinquecento. Il divario è notevole, lo dicono i dati occupazionali: nel Sud della Basilicata la disoccupazione è altissima.
Qual è il settore dell’artigianato maggiormente in salute?
Direi che il settore dell’autoriparazione, sta “tirando”, e poi ci sono le attività storiche, come i panificatori, che hanno un loro mercato, che vivono nella quotidianità, avendo standardizzato le loro risorse. Poi ci sono tante altre attività che rendono, ma non quanto basta per reggersi sul mercato, soprattutto nei piccoli centri. Per cui è stata richiesta alla Regione una forma non di assistenzialismo, ma di detassazione, nei casi in cui gli abitanti non superano le 2000 unità. Bisogna sapere che in Basilicata, così come nella stragrande maggioranza dei comuni in Italia, non ci sono più barbieri, calzolai.
Mi viene in mente, a questo proposito, quando Ilario Ungaro, Sindaco di Trivigno, prese un albanese per fargli fare il barbiere del paese.
È una storia che conosco bene. Quando arrivarono curdi e albanesi, Ilario disse, giustamente: “Se tra queste ci sono calzolai e barbieri, ben vengano a Trivigno”.
E’ un discorso molto attuale: come saprà, il presidente Pittella è propenso ad avvalersi degli immigrati per tappare anche alcuni buchi occupazionali in regione. Specie nei piccoli paesi. C’è una grossa polemica su questo. Lei cosa ne pensa?
Sono favorevole a questo tipo di inclusione sociale, è giusto che sia così. Le indico anche un altro dato: è stato certificato che nel 2050 la stragrande maggioranza dei lavori artigianali saranno appannaggio degli extracomunitari, perché gli italiani non li vogliono più fare. Dico di più, non vale solo per il settore artigianale, guardiamola anche dal punto di vista agricolo: noi oggi abbiamo tante aziende dismesse, perché non pensare agli extracomunitari, mettendole al loro servizio, per rifarle funzionare? Oppure impegniamoli in qualche corso di formazione per avviare attività artigianali. In un paese, se manca il barbiere, se manca il calzolaio, manca una parte essenziale della società, anche dal punto di vista socio-economico. Lo sforzo che dobbiamo fare è quello di aiutare queste persone che arrivano, a formarsi, anche perché molte di queste attività le potrebbero fare i nostri giovani, ma spesso sono consigliati male dalle famiglie che pensano di più allo studio; per carità, è alla base di tutto, ma a volte bisogna anche rendersi conto quando uno non è portato ad arrivare a un titolo di studio prefissato. Nei piccoli centri non ci saranno grandi opportunità di sopravvivenza, ma laddove si resiste ancora, fabbri, calzolai e barbieri, sono attività che servono per mantenere viva la società.
Capita mai che qualcuno venga da lei, che è presidente di Confartigianato, per chiederle una “sistemazione”?
Diciamo che è quasi la normalità. Noi non abbiamo la possibilità di creare posti di lavoro, noi siamo disponibili a supportare i giovani che hanno voglia di lavorare, formarli e magari aiutarli anche dal punto di vista economico. La settimana scorsa, proprio un giovane di un paese lucano ha avviato una sua attività. Il sistema bancario si era rifiutato di accompagnarlo, noi invece gli abbiamo dato un aiuto economico: la soddisfazione ora è stata quella di veder lavorare non uno, bensì tre giovani, per quella stessa attività. Vuol dire che, cambiando la cultura del posto fisso, indirizzando i giovani a prepararsi su altro, forse si può andare avanti tranquillamente. Per i mestieri antichi, invece, dobbiamo ancora trovare il modo di supportarli.
Quale potrebbe essere un modo?
Come dicevo prima, andare a defiscalizzare un po’ quelli che sono gli oneri sociali, con qualche contributo. La nostra proposta alla Regione è stata proprio quella di dare, nei paesi con meno 2000 abitanti, un “bonus” di 10 mila euro all’anno per mantenere vive le imprese. In questi casi però, mi rendo conto che occorre relazionarsi alle norme europee, e diventa difficile. Noi però ci lavoriamo su, e se c’è la volontà politica, certe cose si possono fare. Quello che cerchiamo di ottenere, insomma, è di attutire la desertificazione dei piccoli centri.
La settimana scorsa qui al suo posto c’era Rocco Furone della Confcommercio di Potenza. Nell’intervista è emerso il tema di una certa ‘Potenza bene’ che compra e poi non paga. C’è un fenomeno del genere anche nell’artigianato?
C’è eccome. E’ un dato cronico della Basilicata, non solo di Potenza, ma anche dei piccoli comuni. Il problema è che siamo abituati a vivere al di sopra delle nostre possibilità, non ci vogliamo far mancare niente e corriamo dietro a tutte le novità. Chiaramente, alla fine le famiglie non ce la fanno e subentra questo discorso. Bisognerebbe tornare a essere coscienziosi e a fare le cose che si possono fare, le famiglie dovrebbero educare i figli anche in questo senso.
Veniamo al Capodanno Rai che si farà a Potenza. In settimana Pittella e il sindaco De Luca hanno incontrato gli esercenti e i loro rappresentanti. Come artigiani cosa avete in mente di fare per quel mese di eventi?
Intanto va detto che per Potenza è una grande occasione. Da lucano dico che il capoluogo è un po’ troppo schiacciato sulla posizione di Matera. Tempo fa, con la manifestazione “Arte e Moda”, come artigiani e come commercianti volemmo lanciare un segnale di vitalità proprio al centro storico del capoluogo. E’ chiaro, però, che l’evento prossimo non dovrà essere fine a se stesso: dobbiamo cercare di costruire qualcosa di duraturo. Pertanto è necessario sedersi a un tavolo con quelli del Comune per decidere il da farsi: noi siamo disponibili, come sempre. Con l’assessore alle attività produttive ne parlerò già domani. Potenza non può essere smembrata di tutte le sue attività e potenzialità e questa è un’occasione da non perdere.
E invece com’è cambiato l’artigianato a Matera da quando è entrato in ballo il discorso “2019”?
Stanno vivendo un momento notevole, dal punto di vista economico. Tuttavia, stanno andando oltre il consentito, a tutto c’è un limite. So che, soprattutto nei locali e nei ristoranti, i prezzi sono arrivati alle stelle. E’ un biglietto da visita negativo. Bisogna ragionare in prospettiva: “aggredire” il turista per far subito “i soldi”, è sbagliato. La percentuale delle nuove imprese nel materano, rispetto a Potenza, è in crescita, però, ripeto, bisogna saper andare oltre il momento. Le potenzialità vanno consoliate e l’aumento dei prezzi selvaggio va calmierato.
Il libro preferito?
Mi piacciono i libri di storia lucana. Di recente mi è piaciuto “Il Conte di Montepesco” di Vincenzo Labanca.
Che parla di don Mimì Pittella…
Racconta del Socialismo in Basilicata, e mi appassiona.
Il film?
Da ragazzo mi piacevano i western. Adesso non più.
La canzone?
Adriano Celentano, “Il ragazzo della Via Gluck”.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
Che domanda. Però mi auguro che sia scritto, ovviamente in sintesi, tutto quello che sono riuscito a dare. Anche, se, ovviamente, si poteva fare di più.