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Anche in Basilicata è entrata nel vivo la campagna referendaria, come ormai tutti sappiamo gli italiani sono chiamati ad esprimere il loro gradimento alla Legge Costituzionale approvata definitivamente dal Parlamento il 12 aprile di quest’anno che per essere effettivamente adottata deve ottenere l’approvazione degli italiani; se prevarrà il “SI” il 4 dicembre, giorno indicato per la consultazione popolare.

Da qualche giorno i media trattano l’argomento dedicando sempre crescente spazio ai due schieramenti.

Più di qualcuno sostiene che il referendum del 4 dicembre è un’arma per liberarsi del governo guidato da Renzi caricando quindi di una importanza forse spropositata l’esito della consultazione. Gli istituti demoscopici sfornano sondaggi a ripetizione, quasi tutti danno, ad oggi, per certa la vittoria del NO, ma sono ancora tantissimi gli incerti.

Anche in Basilicata c’è fermento per la consultazione, anche qui da noi, specchio fedele delle posizioni a livello nazionale, il fronte del SI vede schierati, per nulla compatti, i partiti che sostengono il governatore Pittella con un PD dilaniato dalle “solite” lotte intestine con tanti esponenti della “cosiddetta” sinistra schierati in modo opposto alla linea ufficiale del partito. Variegato e molto combattivo il fronte del NO che vede schierati soggetti politicamente eterogenei che vanno da Forza Italia al Movimento 5 Stelle e che vede impegnati nella campagna referendaria tutti i movimenti ambientalisti.

Già, perché proprio gli ambientalisti contestano in maniera forte il ritorno alla potestà statale in materia di energia ed in particolar modo per l’accentramento dell’iter autorizzativo in materia di energia, si teme infatti che in nome dell’ interesse nazionale si asservirà la nostra regione alle multinazionali che hanno interesse ad estrarre idrocarburi, a costruire infrastrutture (oleodotti, gasdotti, depositi sotterranei d’ogni genere ecc) provvedendo ad aggravare una già compromessa situazione ambientale.

Nel campagna referendaria interviene un leader storico dell’ambientalismo lucano, Felice Santarcangelo, fondatore di Noscorie Trisaia – Movimento antinucleare pacifista ed attivissimo in tutte le lotte ambientaliste in Basilicata, particolarmente attento al territorio di provenienza, il metapontino, oggetto di “attenzioni” da parte di tante multinazionali e sede di un deposito nucleare alla Trisaia di Rotondella.

L’appello di Felice Santarcangelo a favore del NO è accorato, la riforma costituzionale del Governo Renzi “ …ha lo scopo di accentrare il potere nelle mani del Governo in due modi. Il primo modo prevede di togliere ai cittadini il potere di eleggere in modo diretto i senatori, il secondo modo prevede di espropriare le regioni di alcune le materie quali l’energia, le infrastrutture, l’ecosistema, i beni culturali che precludono alle attività turistiche ed ambientali”. Si contesta in particolare la riforma dell’artico quinto della Costituzione, “se togliamo potere – continua Santarcangelo – nelle materie fondamentali che regolano sviluppo e crescita cosa rimarrà? Abbiamo già l’esperienza del Decreto Sbloccaitalia che assegna al SUD un destino basato sul fossile e gravato di altre servitù”.

Ma non è tutto “nel progetto di riforma il Governo prevede la clausola di supremazia nazionale, in sostanza il Governo può imporre alle regioni, al di la della materia concorrente, determinate azioni, abbiamo l’esempio del 2003 quando il Governo presieduto da Berlusconi impose la realizzazione nella nostra regione del deposito unico nazionale delle scorie nucleari, potrebbero quindi imporre nuovi inceneritori e nuove trivelle”. Il cambiamento di 47 articoli della Costituzione danneggerebbe il Sud, lo afferma Santarcangelo “…. Il futuro del Sud sta nella tutela del territorio e delle ricchezze naturali, è una base economica di continuità generazionale, se negli ultimi anni siamo riusciti a difendere, grazie all’azione dei cittadini e delle Istituzioni locali, la nostra acqua, la nostra terra, il nostro mare, contro pareri di Regione e Governo, lo abbiamo potuto fare perché abbiamo delle leggi democratiche e una Costituzione valida”.

Altre sono le “armi” nelle mani dei cittadini “ se siamo scontenti dei parlamentari o degli amministratori regionali possiamo democraticamente cambiarli, non si può togliere poteri alle autonomie locali per lo sviluppo del meridione d’Italia”.

Le accuse rivolte ai sostenitori del NO al referendum secondo cui essi non vogliono le riforme vengono respinte al mittente “noi abbiamo bisogno di riforme eque e sostenibili e per garantire anche le generazioni future si devono mantenere al massimo le condizioni democrazia per le scelte politiche e sociali.”.