Furone pranzo

Rocco Furone, delegato cittadino di Confcommercio Imprese Italia Potenza, è da sempre uno dei portavoce dei negozianti del centro storico. Oggi può vantare alcuni esercizi commerciali, diciotto dipendenti e una villa con piscina fuori mano.

C’è stato un tempo, però, in cui viveva in una soffitta senza pavimento a Rione Italia, insieme al padre, cagionevole di salute, ai cinque fratelli e alla madre, che per tirare avanti vendeva la candeggina porta a porta e che per l’inverno suolava le scarpe con la fodera dei palloni da calcio. “Mangiavamo un giorno sì e tre no”, racconta Furone, con gli occhi che si fanno lontani.
Come giustifica la sua esistenza’
Da 45 anni opero nel Centro Storico. Ho iniziato nel 1971, venendo da tutt’altro mondo. Nel ’68, quando avevo 18 anni, avevo un laboratorio di riparazione di radio e tv in corso Garibaldi: un giorno andai a fare un impianto elettrico in un negozio in Via del Popolo e insomma il titolare mi vide interessato al settore abbigliamento e mi chiese se volevo lavorare lì. Io accettai, perché mi piace l’abbigliamento e anche vestire bene. Successivamente, nel ’71 si liberò un negozio in Via Pretoria, e a quel punto decidemmo di aprire lì, in società. Mio padre mi diede due milioni, dopo aver venduto un terreno.
Cosa ricorda di quel periodo?
Col mio ex socio, dal quale tempo dopo mi separai pacificamente, avevamo aperto la prima boutique a Potenza! Allora c’erano solo negozi bui, senza illuminazione, in cui le luci si accendevano solo quando entrava il cliente. Noi aprimmo questo negozio tutto illuminato, con la moquette a terra, i mobili nuovi e fece scalpore. Visti i risultati, cominciammo a rilevare altre attività, pagando delle buonuscite da capogiro. Tempo dopo, però, iniziammo ad avere chi ci metteva i bastoni tra le ruote.
In che modo?
Beh, il sindaco di allora, in un Consiglio Comunale ebbe a dire che non era giusto che qualcuno in città facesse il “monopolio”. Questo ci fece capire che c’era qualcosa che non piaceva.
Una domanda un po’ delicata. A Potenza c’è la richiesta del pizzo?
Da quando ho io le attività non c’è mai stata. Assolutamente no.
E con la famosa crisi come vanno gli affari?
Intanto la crisi c’è, dura da almeno 8-9 anni e ha ridotto il volume degli affari del 50%. A Potenza, poi, non ci sono più i giovani, quindi ci stiamo rivolgendo ad un pubblico più adulto, modificando anche le nostre offerte.
Non ci sono i giovani che comprano o proprio non ci sono i giovani?
Non ci sono proprio i giovani! Nel senso che se ne stanno andando. Io, per esempio, ho tre figlie che hanno deciso tutte e tre di andarsene. Perché se ne vanno? Perché qua non c’è qualità della vita. Potenza è diventata una città in cui, anche se un lavoro ce l’hai, tutto si riduce a lavoro-casa o al massimo vai a farti una pizza la sera. Lo Sport è sparito, di attività culturali e sociali non ce ne sono, lo Stabile è quasi sempre chiuso, c’è poca attività al Don Bosco, non c’è una mostra di quadri, non c’è musica.
E quando Santarsiero faceva tutte quelle mostre di quadri, era meglio?
Sicuramente portava un po’ più di gente al Centro, almeno quelle che amano il genere. Ma non basta.
Lei cosa rimprovera alla politica?
Rimprovero il fatto che dormono. Vent’anni fa a Potenza vivevamo decisamente meglio. Da vent’anni a questa parte la politica pensa ai fatti propri.
La colpa è solo dei politici o anche dei cittadini?
Anche noi cittadini abbiamo una mentalità chiusa, parliamoci chiaro, siamo poco imprenditori. La politica oggi è forte, proprio perché ci sono ancora tanti cittadini che si rivolgono al politico di turno per far avere il posto al figlio.
Lei ha mai fatto campagna elettorale per qualche politico?
No, mai. Ma mi è stato chiesto e mi è stato anche chiesto più volte di candidarmi, ma è una cosa che non mi appartiene.
L’ultima volta che si è incazzato con un politico?
Con Santarsiero, quando fece la Ztl, senza neanche consultarci. E invece era una cosa che richiedeva tempo, concertazione e sperimentazione.
I potentini forse sono un po’ pigri, però.
Certamente, ma la scala mobile non è pubblicizzata e i parcheggi della Fondovalle tantomeno. E poi, i potentini, con Fierro erano stati addirittura abituati a parcheggiare in Piazza Prefettura. In Centro ci sono solo 1500 parcheggi, con 800 permessi. Quindi, praticamente, parcheggi non ce ne sono. Quell’ulteriore chiusura ci ha creato molti danni. Anzi, la Ztl lo ha distrutto, il centro storico.
Adesso che non c’è più le cose vanno meglio?
Certo, anche se adesso, in attesa che arrivino gli addetti, c’è il parcheggio selvaggio.
Sono tornate le polemiche sulla bruttezza di Piazza Prefettura: lei che ne pensa?
Che se col Capodanno Rai cogliamo l’occasione per rifare l’illuminazione, non è sbagliato: sì, con quei “pali”, è proprio brutta.
Come Confcommercio avete diramato un comunicato stampa in cui, proprio in merito al Capodanno che si farà a Potenza, avete detto che “qualcosa si sta muovendo”.
Sì, perché ci sarà questo grande evento finale in diretta nazionale, una svolta per Potenza, ma in Centro le iniziative dovrebbero prendere vita a partire dall’otto dicembre.
E quindi?
Abbiamo chiesto all’assessore di darci una brochure con tutti gli appuntamenti previsti per quel periodo, in modo tale da organizzarci, da decidere quando prolungare l’orario d’apertura etc. Ma ad oggi non abbiamo ancora visto nulla.
Il consigliere comunale Galella trova inconcepibile che ancora non si sia riunito un tavolo concertativo.
Eh. Io ho avuto un incontro con l’assessore Celi, la quale ci ha chiesto la disponibilità per le aperture prolungate e tutto quanto; a quel punto noi le abbiamo chiesto di conoscere quali sono i loro intendimenti e la lista dei programmi, per conoscere i giorni nei quali organizzarci.
E lei che ha risposto?
Che anche lei sta attendendo maggiori istruzioni! A quel punto mi sono rivolto all’assessore alla cultura, Falotico, e anche lui, per potersi muovere, ha detto che sta aspettando che arrivino i soldi dalla Regione! Insomma, siamo a un mese da questo grosso evento, e ancora non sappiamo cosa succede.
In primis cosa bisognerebbe fare?
Pubblicizzare al massimo, perché tanta gente ancora non lo sa o se l’è già dimenticato. Occorre pubblicizzarlo in tutta la provincia e anche oltre, perché è un’occasione unica per il rilancio della città, affinché torni ad essere al centro di tutta la regione.
La città è in grado di ospitare tutti quelli che verranno?
Certamente no, la stessa piazza è troppo piccola: ospiterà un palco che ne occuperà almeno metà. Pertanto, credo che sarà necessario installare dei maxischermi, non solo in Centro, ma anche in zone come Piazza don Bosco e Piazza delle Regioni.
Lei come commerciante, ad esempio, cos’ha in programma di fare in quei giorni?
Come ho sempre fatto, cercherò di illuminare al meglio i miei negozi e di organizzare degli orari un po’ più prolungati.
Quindi a Potenza è ancora consistente l’acquisto d’impulso, cioè di colui che passeggiando per il Centro, vede una cosa in vetrina e se la compra?
Sì, tant’è che io, ai piccoli commercianti che stanno nei vicoli o in via del Popolo, ho sempre consigliato di prendere un locale in via Pretoria. L’affitto è più alto, sicuramente, ma anche il profitto: il tizio vede un dolce in vetrina, gli viene l’acquolina in bocca, entra e se lo compra. Funziona così.
Crisi economica: le capita mai che qualcuno acquisti della roba chiedendole di “segnare”?
No, mai, perché da me i prezzi sono bassi e la gente non ha difficoltà a pagare. Mi risulta, invece, che qualcosa del genere accada a chi vende articoli griffati. C’è infatti gente che compra due/tremila euro di roba, dà un anticipo, e poi si pensa. Questo crea grosse difficoltà. A me accadeva quando trattavo gli articoli generici … e sappiamo bene chi sono: alcuni signori dell’ “elite” potentina, che entrano nei negozi, prendono la roba e dicono “poi ti pago”.
Quindi a chiedere “il credito” sono i ricchi, anziché i poveri?
Sono SEMPRE i ricchi. I poveri tirano fuori i soldi dalla tasca e se ne vanno.
A lei capitava che fosse qualche politico a dirle “poi ti pago”?
Non ricordo, ma mi pare di no. Succedeva che veniva qualche “amico degli amici”, ti diceva “tu sai chi sono io” e poi non pagava. Questo sì.
E’ di oggi la notizia dei nuovi rinvii a giudizio per Rimborsopoli. C’è sempre stato chi sminuisce (“C’è di peggio”) e chi invece vi legge una “summa” del malcostume politico locale. Lei come si inserisce?
Sicuramente non sono grandi cose, se sono colpevoli, ma va anche detto che i nostri politici non sono nemmeno in grado di rubare. Forse è vero, sono fesserie, ma alla città comunque non è piaciuto. Non è la cifra, ma il gesto in sé, che è un cattivissimo esempio.
E invece capita mai che qualcuno venga in negozio a chiederle aiuto economico?
Due, tre persone, ma più che altro sono amici che mi hanno chiesto aiuto, ma non mi sono fatto nemmeno restituire i soldi.
Com’è cambiato il centro storico con la presenza degli immigrati?
Tutto sommato a Potenza ce ne sono ancora pochi. Sono anche molto disponibili a darti una mano. Davanti a me, ad esempio, c’è uno del Bangladesh che vende aggeggi per cellulari: mi aiuta a tenere puliti i portici, a tenere in ordine le piante. Io gli do qualcosina, certo, ma è molto gentile di suo. Quelli che chiedono l’elemosina, invece, beh, li vedi lì senza far niente ... e francamente mi dà fastidio.
Se avesse la possibilità di prendere il sindaco sotto braccio, cosa gli direbbe?
E cosa vuoi dirgli a De Luca? So che in questo momento non ha molti soldi a disposizione. L’errore che gli attribuisco è di non essersi dimesso quando poteva: adesso è, come dire, imbrigliato. Non ha le condizioni economiche per fare qualcosa, e comunque non fa niente, perché non può fare niente.
E a Pittella, cosa direbbe?
Di dare un’attenzione in più alla città di Potenza, non solo alla Val D’Agri, o a Matera, come ha fatto qualcuno prima di lui. Sarà pure una brava persona, ma per Potenza non sta facendo niente.
Ai cittadini di Potenza, in particolare a quelli della parte vecchia, cosa chiede?
Una collaborazione più forte con i commercianti. Ognuno di noi deve dare il suo contributo, perché Via Pretoria e dintorni non è dei commercianti, ma di chi vi abita. Anzi, di tutti quanti. Tutti gli uffici che ci sono, avvocati etc., anche loro devono contribuire affinché il Centro riprenda il ruolo di una volta.
Eppure ogni anno, sotto Natale, c’è la querelle con alcuni esercenti che non vogliono mettere i soldi per le luminarie.
Non è così: TUTTI vogliono fare le luminarie, ma queste costano una marea di soldi, e i soli commercianti non possono farcela a mettere tutti i soldi insieme. Per questo chiedo la collaborazione di tutti. Nel passato ognuno di noi cacciava due/trecento euro senza problemi; oggi non è cosa da poco chiedere a un negoziante di tirar fuori simili cifre.
Lei li ha sempre dati i soldi per le luminarie?
Sempre. Anche di più di quello che mi toccava, pur facendomi da solo le mie illuminazioni sotto i portici. Ho sempre dato un piccolo contributo a tutti, alla Croce Rossa, all’Ant, alle varie manifestazioni e così via. Se tutti contribuissero, in Centro si farebbero molte più cose. Le associazioni ci sono, ma poverette, se la Regione non gli dà niente, il Comune non gli dà nulla è chiaro che devono rivolgersi ai privati.
Il difetto peggiore dei potentini?
Il “Lei non sa chi sono io”. Mi riferisco sempre a quel tipo di persone di cui parlavamo prima: vengono con quell’atteggiamento di superiorità, ti guardano come una specie di schiavo, e non come uno che fa il suo lavoro.
E’ vero quel che si dice? Che a Potenza comandano alcune famiglie?
Secondo me sì, e non ti lasciano “entrare” facilmente.
C’è la massoneria?
Non so se è massoneria, ma sicuramente è una casta. Si vedono tra di loro, organizzano le cose come meglio vogliono loro. Non direi massoneria, quanto un gruppo di famiglie che determinano l’andamento, anche economico, della città.
E sono quelli che dicono “lei non sa chi sono io”. Ha mai risposto per le rime a uno di questi?
Io conosco il mio carattere, e pertanto sono più disponibile a relazionarmi con la povera gente. Con quell’altro tipo di persone, invece, lascio che se la vedano le mie dipendenti. E’ meglio.
Il miglior pregio dei potentini?
Siamo persone buone e disponibili. Non ci tiriamo mai indietro se c’è da aiutare qualcuno.
Lei si occupa di abbigliamento. Qual è il politico più elegante?
Vito Santarsiero, anche se da quando non è più sindaco lo vedo poco.
Quello meno elegante?
Direi Margiotta. Come vede, non è questione di tenore di vita.
Il suo libro preferito?
“Harry Potter”, anche se è per bambini.
La canzone?
Dik Dik, “Senza Luce”.
Il film?
“Il miglio verde”.
Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sua lapide?
Vorrei che i miei figli scrivessero che sono stato il padre più affettuoso del mondo.
Ed è così?
E’ così.