ivana pipponzi

Elegante, di bell’aspetto, dai modi gentili, ma dal piglio piuttosto deciso: Ivana Pipponzi sembra incarnare alla perfezione il suo nuovo ruolo di Consigliera Regionale di Parità. Con la sua professione di avvocata, recentemente aveva ottenuto alcune sentenze “storiche” in ambito di mutamento del nome e del sesso anagrafico, nonché notevoli riconoscimenti al suo lavoro in ambito di unioni civili e convivenze di fatto. Con lei abbiamo cercato di capire perché, in una regione come la nostra, c’è quanto mai bisogno di una figura istituzionale che sia di contrasto alle discriminazioni di genere.


Come giustifica la sua esistenza?


Lo scopo della mia vita è divertirmi: non in senso edonistico, ma nel senso di trovare sempre piacevole quello che faccio. Non riesco a fare l’avvocata se non sdrammatizzando tante volte le tragedie che arrivano nel mio studio: attraverso il divertimento, cerco di trovare la forza di andare avanti e di rinnovarmi ogni giorno. Spero di ‘divertirmi’ anche con il nuovo incarico di Consigliera regionale di Parità.


Cosa ci sarà in cima sulla sua scrivania?


Le donne. Occorre rimuovere le discriminazioni di genere che ancora esistono, anche allargate a tutte quelle persone che vengono discriminate per le ragioni del loro orientamento sessuale. Ovviamente, con particolare attenzione al mondo del lavoro.


Qualche informazione pratica sul suo ruolo di Consigliera di Parità.


La mia è una funzione istituzionale, prevista dal codice delle Pari Opportunità, tanto che la nomina finale viene data dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Siccome il compito è proprio quello di verificare che sia data concreta e piena attuazione alle normativa sulle pari opportunità contro la discriminazione, la Consigliera di Parità è pubblico ufficiale, nel senso che è obbligata a denunciare casi di mobbing o discriminazione, laddove ne sia venuta a conoscenza. Peraltro, la Consigliera di Parità può attivare gli Uffici del Lavoro o il Giudice del Lavoro, per eliminare casi di mobbing o discriminazione o autonomamente fare una causa a favore della lavoratrice mobbizzata o della persona discriminata, o fare un’azione ‘ad adiuvandum’ affianco all’interessato.


E’ possibile fare segnalazioni direttamente al suo ufficio?


Si, si segnala direttamente all’ufficio, che ovviamente è sempre disponibile anche per colloqui, informazioni. E’ una sorta di sportello, chiamiamolo così, ed è mia intenzione implementare il sito web per far comprendere meglio cosa è la Consigliera e soprattutto che cosa può fare. Inoltre, occorrerà creare una pagina Facebook, in maniera tale da rendere più fruibile sui social questa figura istituzionale.


In Basilicata in cosa si incarna maggiormente la discriminazione delle donne?


Nel mondo del lavoro a 360° e nella politica, in cui le donne ancora non rivestono ruoli apicali e sono scarsamente rappresentate nei consessi elettivi, anche se la legge Delrio ha consentito l’obbligatorietà del 40% della presenza femminile nelle Giunte. Purtroppo, nei consigli comunali, questa percentuale non è ancora garantita. E’ un problema nazionale e mi ricollego al discorso del Fertility Day che è strettamente legato alla questione lavorativa delle donne: queste a volte rimandano la maternità per problemi lavorativi, senza contare l’odioso fenomeno delle dimissioni in bianco. A volte, invece, si è costretti a rassegnare le dimissioni, perché non si riescono a coniugare la cura della famiglia e dei figli con il lavoro.


In pratica non viene loro consentito?


Non viene consentito perché non ci sono delle politiche di Welfare adeguate, perché gli asili nido sono molto costosi e quasi nessuna azienda ha una nursery o un asilo nido, già inserito sul posto di lavoro, che sicuramente sarebbe una soluzione. Questo per quanto riguarda le lavoratrici dipendenti, ma le stesse donne libere professioniste, purtroppo, sono costrette anche loro a rimandare la maternità: di questi tempi un figlio è ancora “di ostacolo” alla carriera.


Leggevo che la Basilicata è agli ultimi posti in Italia per le quote rose ai vertici delle partecipate: si ovvia con l’escamotage dell’Amministratore unico.


Purtroppo è ancora una piaga: per quanto si dica che le donne abbiano raggiunto la stessa posizione degli uomini, in determinati contesti ancora resiste un certo maschilismo.


Sui giornali in questi giorni si parla di palpeggiamenti, ad opera di capitani d’azienda e di medici...


Credo che questo fenomeno però non sia soltanto italiano. Leggevo su una testata giornalistica che nella Cina comunista, ogni mattina prima di iniziare il lavoro, le dipendenti devono dare un bacio al titolare della loro azienda. La cosa mi ha lasciato alquanto basita e non è una bufala! Il malcostume, insomma, non conosce confini.


Nel corso di alcune di queste interviste a pranzo, nelle parole di alcune donne che in Basilicata ricoprono ruoli importanti, è emersa una riflessione interessante: alcune donne in carriera, una volta raggiunte posizioni apicali, pubbliche o private che siano, acquisiscano i tratti –peggiori- degli uomini di potere.


Sono d’accordo: a volte si mutua dagli uomini questo atteggiamento di aggressività e di mancanza di compartecipazione ai problemi delle altre donne. Ed è un peccato, perché le donne, invece, quando abbandonano questo tipo di approccio -che non è loro- riescono ad ottenere maggiori risultati, diventando più empatiche con le colleghe e le altre dipendenti. Parlo di quella femminilità intesa come sensibilità. Leggevo un’intervista fatta a donne sul perché avrebbero votato altre donne in politica. Ebbene, è emerso che le donne interpellate voterebbero altre donne perché sono le migliori amministratrici. D’altro canto, non occorre andare lontano, basti pensare alla mamma. È una massaia, ma è in grado anche di amministrare la casa e tenere coeso il nucleo familiare, è nel DNA delle donne essere buone amministratrici. Quando, invece, tendono a voler mutuare condotte e atteggiamenti maschili, falliscono. Ritengo che le donne “ai vertici” debbano lavorare anche nell’interesse delle collaboratrici e dipendenti e delle persone discriminate. E’ imperativo cercare di cambiare le cose. Non è detto che ci riusciamo, ma sarà comunque la mia mission.


Lei di professione fa l’avvocato, e il tribunale è una fossa di leoni. Come si fa a sopravvivere o a emergere?


Bisogna lavorare tanto ed essere seri, e le donne devono esserlo ancora di più, perché devono sempre dimostrare di essere al passo con gli uomini. Come dicevo, però, al tempo stesso non devono mai abbandonare quei tratti di femminilità che sono peculiari e preziosissimi. A proposito del tribunale di Potenza, voglio auspicare che prima o poi si riuscirà a fare una nursery, o un locale dove allattare e tenere i minori.


Quando lei fu designata dal presidente del consiglio regionale, ci fu qualche polemica…


Già. Purtroppo da qualcuno io vengo ancora definita come una donna appartenente ad una certa area politica. Sono stata componente del Dipartimento Tutela dei Diritti Umani di Mara Carfagna, è vero, una grandissima palestra per me, politica e di sensibilità verso certe tematiche, non solo riguardanti le donne, ma tutte le persone indifese e discriminate; tuttavia, proprio perché ho un grande senso di responsabilità quando lavoro, al momento della partecipazione al bando per il ruolo di Consigliera di Parità, mi sono dimessa per evitare eventuali conflitti.


Cos’è che la fa arrabbiare quando legge i giornali?


Il qualunquismo e l’approssimazione: a volte i giornali riportano notizie senza fare un minimo di confronto sui dati di realtà. Peggio, a volte si passa con disinvoltura sui sentimenti delle persone, anche dei più indifesi.


Qual è la caratteristica femminile che ritiene sia la sua risorsa migliore?


La determinazione e la caparbietà. Sono molto tenace e quando mi appassiono a qualcosa o a qualcuno -parlo soprattutto dei miei clienti e di quelle persone più indifese che si rivolgono a me e che assisto a volte anche gratuitamente- vado fino in fondo, a testa bassa.


Il difetto che le viene rimproverato più spesso?


Sono una persona impulsiva. Purtroppo l’impulsività è una cattiva consigliera in molte cose.


Quella volta che lei si è sentita discriminata?


Stavo seguendo una causa di divorzio in cui ci si contendeva l’affido di una minore. Un caso “al contrario”, in quanto molto spesso, nelle cause di divorzio come questa, sono i padri a farne le spese. In ogni caso, in una discussione in tribunale, l’avvocato della controparte, maschio, travalicando i toni, mi disse che io non comprendevo cosa significasse per una madre (sua assistita) tutta questa causa, in quanto non essendo madre io stessa, non potevo entrare in contatto empatico con lei. La cosa mi lasciò basita, perché ritengo che la maternità non sia solo una questione procreativa: non è detto che mettere al mondo un figlio, implichi necessariamente essere un buon genitore. La maternità va oltre l’aver procreato o meno.


Sabato lei era presente all’inaugurazione della sede Arcigay di Potenza.


L’attività principale della consigliera di parità è quella di attenzionare la corretta applicazione della normativa delle pari opportunità tra uomo-donna e in generale contrastare le discriminazione, non solo di genere, ma anche sull’orientamento sessuale. Purtroppo, le persone LGBT sono quelle più discriminate nel mondo del lavoro e questo porta le persone LGBT a non manifestarsi per quello che sono. Vengono messe da parte, licenziate e quant’altro. Va da sé che la mia attenzione sarà focalizzata anche su questo settore. Ritengo che la mia storia professionale sia sensibile di suo a queste tematiche, avendo curato lotte controverse per la rimozione delle discriminazioni.


Non trova che, in tv e dal vero, ci sia gente che cavalca l’onda dei diritti, solo per trovarsi ‘un posto al sole’…


Sì, oggi è la sede di ArciGay, domani sarà un altro tema scottante. Fino a qualche mese fa, per esempio, c’erano le unioni civili, altro tema tanto discusso che – a proposito di “stepchild adoption”- ha fatto strappare le vesti a tante persone, causando però anche tanta disinformazione. Una volta diventato un argomento “trendy”, si è tirato dietro tanta gente, ed ora sta succedendo lo stesso per il circolo di ArciGay. Le persone LGBT potentine erano malviste e discriminate, adesso -come è giusto che sia, tra l’altro- improvvisamente sono degne di rispetto, da attenzionare e anche da seguire.


Quella sede quindi attirerà anche chi è in cerca di una passerella?


È diventata e diventerà una passerella di persone che si incuriosiranno o che vorranno essere viste. Ma sa una cosa? Va bene anche questo, perché sarà l’occasione per informarsi e per capire qual è lo scopo di questo circolo, che è un laboratorio di idee, per formare e informare l’opinione pubblica. Una situazione finora inimmaginabile, ma che grazie a Morena (Rapolla – ndr) e Nadia (Girardi – ndr) siamo riusciti a realizzare, dando concretezza a ciò che diventerà un servizio utile per i cittadini.


Che ne pensa di Virginia Raggi? E’ nella bufera o nel pallone?


Io penso che Virginia sia vittima del suo stesso partito, di conseguenza, poverina, si trova nell’impossibilità di operare. Io sarò sempre dalla parte delle donne e da me non sentirete mai dire una parola contro le donne, anche se appartenenti a un orientamento politico diverso dal mio.


Il Film che la rappresenta?


“Thelma e Louise”.


Ma finisce male!

 

Sì, ma con il riscatto delle due protagoniste. E’ un bellissimo film sul femminismo buono.


Perché, esiste anche quello cattivo?


Si perché a volte le donne vogliono ‘somigliare’ agli uomini, e questo non va bene, lo dicevamo prima, e poi il femminismo non deve avere neanche alcun colore politico. Io credo che per essere femminista bisogna essere innanzitutto amante delle libertà, e io sono una praticante delle libertà e dei diritti.


La Canzone?


Amo tutti i generi, ma dico ‘Satisfaction’ dei Rolling Stones.


Qual è il libro che la rappresenta?


“Cent’anni di solitudine”, sarà banale, ma lo amo. Anche “Castelli di rabbia”, di Baricco.


Tra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?


Semplicemente una frase da parte dei miei familiari, qualcosa di molto intimo.