Antonia Girardi cambio sesso

Nella nostra regione, la seconda persona ha ottenuto il cambio di sesso all’anagrafe, senza aver subito l’intervento agli organi genitali primari. Un risultato ancora una volta storico che è costato tre anni di attesa e ha visto dipanarsi un percorso molto complesso e articolato.


“Non posso descrivere pienamente la felicità che ha accompagnato questo riconoscimento”- ha esordito una simpaticissima Presidente dell’Arcigay, Nadia Girardi, ora Antonia.
“Quando l’ho comunicato alla mia famiglia, la gioia è stata condivisa tanto più che Antonio era il nome che i miei genitori hanno scelto per me e ora posso celebrarlo pienamente”.
“Non è stato affatto semplice”-ha continuato: “La battaglia è stata lunga e anche delicatissima. I tecnici hanno accertato che la mia femminilità viene da lontano, che è stata perseguita con le cure ormonali e sono seguiti referti psichiatrici, psicologici e medici, e solo al termine è stato conferito il diritto al passaggio anagrafico. È stato valutato, in sostanza, che non avrei potuto affrontare un intervento agli organi genitali primari, che nel mio caso si sarebbe rivelato devastante. Dopo la mia amica, Antonella Frau, ora il mio orgoglio di vedere un sogno realizzarsi. Attenderò i canonici tempi burocratici e poi procederò ai cambi sui vari documenti”.
Qual è il significato profondo del passaggio al nome Antonia?
“Posso finalmente essere anche per lo Stato ciò che ho sempre sentito di essere. E che sono. Senza maschere, rughe comprese che, come avrebbe detto la splendida Anna Magnani, sono il segno del tempo che passa. E io voglio essere testimone e portatrice”!
Accanto ad Antonia, due amiche e avvocate, Morena Rapolla e Ivana Pipponzi, “senza le quali non avrei avuto la forza di andare avanti”- ha concluso.
All’avvocata Ivana Pipponzi, abbiamo chiesto di spiegarci i dettagli tecnici della vicenda: “Si tratta, come detto, della seconda sentenza in Basilicata. La prima della Corte d’Appello, perché in Primo grado c’era stato un rigetto. Nonostante ciò, Nadia è stata la prima a fare la domanda. L’orientamento acquisito (dalla Corte di Cassazione nel 2015 e dalla Corte Costituzionale) in realtà è già contenuto nella Carta Europea dei Diritti dell’Uomo e prevede oggi solo come “ipotesi eventuale” l’intervento agli organi genitali primari. I giudici non possono imporlo, anche perché, non si tratta di un capriccio della persona e comporta un iter di rara complessità. Con indagini medico-peritali e attraverso una documentazione dettagliata sulla psiche e sul soma, si è accertato un perfetto equilibrio, per cui i Ctu non hanno ritenuto necessario l’intervento. Che in certi casi, come nella fattispecie, è nefasto. Da qui, la piena identità di genere e il cambio del nome all’anagrafe”.
Ciò significa che lo Stato è di un passo più vicino alle esigenze precipue di più cittadini?
“Certo. Lo ribadisco, l’identità di genere è un valore e un diritto prioritario. Il Cedu all’articolo 8 lo aveva già contemplato, riconoscendo di fatto l’autodeterminazione”.
Morena Rapolla ha commentato: “La Lucania grazie al lavoro dei nostri giudici non è più fanalino di coda nella tutela dei diritti LGBT, ma è un solido presidio di alta Civiltà giuridica e culla dei Diritti Umani, perché di questo si tratta: il diritto all’identità personale è un diritto umano fondamentale, come la dignità che non può essere dimidiata, compressa o negoziata! Sono contenta perché Antonia Girardi è come una sorella e merita questo nuovo meraviglioso inizio all’insegna del diritto di essere se stessA”.
Una storia a lieto fine, ancora una volta. Ci giunge, infine, in soccorso, uno dei più grandi pensatori del nostro secolo, Bauman, che sull’identità ha detto: “Si tratta di qualcosa che è necessario costruire o selezionare fra opzioni alternative: «Chi sono io?». Il senso di questa domanda trova il suo fondamento solo se l’individuo sa di poter essere qualcuno di diverso da ciò che è, se egli deve fare qualcosa per consolidare e rendere “reale” una scelta. IDENTITÀ come compito ancora non realizzato, non compiuto, come un appello, come un dovere e un incitamento ad agire”.