Antonio Grazia Romano e De Stradis al Re Gallo

“E’ ufficiale: gli Italiani in massa querelano il governo” titolava un articolo dell’Huffington Post del marzo 2014.

Fra gli avvocati promotori dell’iniziativa, nata su Internet e volta a chiedere conto dei crescenti suicidi di cittadini disperati, c’era Antonio Grazia Romano. Potentino, avvocato cassazionista e gestore di un negozio d’indumenti, è indubbiamente un personaggio del “folklore” (in senso positivo) locale. Alle presentazioni di libri (che qualcuno definirebbe “complottistici”) è facile vederlo al tavolo dei relatori, ma anche in tribunale, dove, per conto di alcuni movimenti e associazioni ambientaliste, ha presentato delle denunce in ambito petrolio.
Come giustifica la sua esistenza?
Premetto che sono Bilancia.
Cioè non prende mai posizione?
Le prendo, ma cerco sempre un punto di equilibrio, che si ritrova laddove non si prevaricano i diritti degli altri.
Lei si divide tra avvocato cassazionista e la cassa di un negozio.
(Ride) La questione è che in famiglia ci sono attività di commercio al dettaglio, di abbigliamento, che facevano i miei genitori. Mia madre ormai ha 85 anni, papà non c’è più, e dispiace non poter trasferire queste attività a terzi.
Lei non ha figli?
Si, ne ho, ma la regione, la città… non voglio dire che sono a loro ostili… ma per i giovani è un ambiente decisamente invivibile.
Nel senso che non ci sono opportunità?
Non solo. È una questione di vivibilità, rispetto a un’età in cui un giovane si aspetta molto dalla comunità: dai rapporti sociali alla possibilità di partecipare a tutte le attività. Qui c’è, per esempio, un centro storico che non esiste, che non aggrega.
Ma è colpa della politica o dei cittadini?
La colpa è di chi amministra e che purtroppo ha una visione molto materiale della vita e crede che tutto finisca riqualificando delle strade, costruendo nuovi rioni, isolando il centro storico. Mio figlio, che è a Londra, mi descrive opportunità che hanno i ragazzi in queste nazioni più aperte, dove si partecipa. Qui la politica non vuole che nessuno partecipi. Loro sono i padri padroni, devono amministrare secondo il loro principio, meglio, secondo il loro interesse.
Una domanda ricorrente delle nostre interviste: la Rivoluzione di Pittella si è vista o non si è vista?
No, ma quale rivoluzione. Credo che, mai come in questo caso, si sia visto un capovolgimento totale, tra quello che lui aveva promesso in campagna elettorale e quello che poi ha realmente fatto. Questo purtroppo accade perché, e proprio oggi ne ho discusso sull’emittente Br2, persino i sindaci non sono più in rapporto con i cittadini, ma loro sono i padri-padroni di tutto. Questo difetto viene da lontano e credo risalga al maggioritario: manca il giusto contrappeso con il potere del popolo, il potere di revocare senza aspettare i 5 anni.
Tornando a Pittella?
Ha promesso qualcosa in tema di petrolio, “né in mare, né in terra”, e invece si è scoperto che era favorevolissimo alle trivelle e per questo non ha impugnato lo Sblocca Italia, continuando a omettere delle azioni che avrebbe dovuto fare. Per dire l’ultima, a fine luglio si riunisce la giunta Pittella, con il nuovo assessore all’ambiente Pietrantuono e promulga immediatamente una delibera con la quale si ritengono i lavori al COVA di Viggiano non sostanziali, per la qual cosa non soggetti ad Aia o a nuova Via. La stessa viene inviata con urgenza anche alla Procura, e dopo 4-5 giorni il COVA viene dissequestrato.
Cosa vuol dire questo?
Vuol dire che di fronte ai poteri delle multinazionali che erogano questi benedetti soldi, le royalties, senza le quali sembra non possiamo andare avanti, i politici si sottomettono a tutto. Devono far vedere che sono servi ubbidienti.
Esiste la massoneria in Basilicata?
La massoneria esiste, anche in Basilicata. Ma non è quella pericolosa. La vera massoneria è un’organizzazione segreta che non appare, è un trasversalismo di politici, di poteri e delle imprese deviate, con lo scopo di portare avanti affari, non certo in favore della popolazione. In questo senso in Basilicata non c’è spazio per nessuno.
Nel corso della presentazione di un libro dello scrittore massone Gioele Magaldi, organizzata da lei qui a Potenza, questi disse che i massoni lucani conterebbero poco; al contrario, per quanto riguarda il petrolio, si prenderebbero ordini dalla massoneria internazionale, i super massoni. È vero?
Sono le UR Lodges, le logge più pericolose al Mondo. Per questo dicevo che la massoneria lucana esiste, ma non è la più pericolosa. Quella vera deriva dai poteri internazionali che impongono anche alla nostra piccola regione di prendere decisioni che i cittadini non vogliono.
Quindi i politici obbediscono?
Non c’è niente da fare.
Mi risulta che con varie associazioni e gruppi state facendo delle denunce in merito all’affaire petrolio, anche contro l’Eni.
Questo è l’aspetto più tecnico, che però è la conseguenza inevitabile di tutto quello che le associazioni hanno fatto in Basilicata per contrastare le multinazionali e soprattutto i loro comportamenti non alla luce del sole. Noi vorremmo questo, che con un metodo concordato a livello scientifico si facesse un tavolo dove possano partecipare le associazioni che combattono chi inquina.
(A questo punto riceve una telefonata – ndr).
Ecco, questa persona che mi ha telefonato, per esempio, è iscritta alla massoneria, ma è una persona perbene, mai e poi mai penserebbe di fare i suoi affari sulla pelle della gente. Cosa che invece -e non lo dico io, bensì le cronache- certe multinazionali del petrolio fanno in tanti paesi: la chimica è stata la cassaforte della politica. Regione e governi centrali dipendono tutti dal foraggiamento di queste multinazionali.
In che veste sta facendo queste denunce?
Dalla piazza al tribunale, era inevitabile. È il corso naturale delle cose, perché se una società inquina, lo sanno tutti. Se un ristorante non è idoneo, vengono i NAS e chiudono. Perché invece queste attività ad alto impatto ambientale rimangono aperte? Perché c’è un’omissione continuata degli organi che dovrebbero vigilare! Di conseguenza, noi, associazioni e cittadini, intanto abbiamo ritenuto che il processo in atto sia monco, che manchi all’appello il coinvolgimento della classe istituzionale. Loro sono partecipi di questo disastro ambientale. Il procedimento del 6 ottobre è relativo alla “truffa” sulla certificazione dei rifiuti, ma manca tutta la parte relativa ai controlli, a funzionari di vari enti che sono ancora ai loro posti, in violazione di altre leggi. Io sono l’avvocato di queste associazioni e di questi cittadini, che sono qualche centinaio, tutti lucani.
Non temete che qualcuno prenda e vi denunci per calunnia?
E perché? Noi calunnia? Non c’è alcuna calunnia, ci sono i documenti su quello che è accaduto. Quando uno stesso funzionario, che è stato già arrestato per altre faccende ambientali, rimane al suo posto, ma poi viene arrestato nuovamente per reati ambientali, questa è una precisa omissione di atti d’ufficio. Ecco perché pretendiamo che la politica, e quelli che ci amministrano, non siano i nostri carnefici, ma che con i cittadini si apra un dialogo.
Tuttavia nel mondo dell’ambientalismo, di cui lei fa parte, non le sembra che a volte ci sia un certo “divismo” che getta ombra anche sulle intenzioni?
Un po’ sì, innanzitutto dobbiamo parlare di competenza. Ci sono alcune persone nel mondo dell’ambientalismo che sono competenti, altre meno. Ma il divismo fa parte di ogni singolo uomo. Il fatto vero è che di personaggi esposti ce sono anche pochi, così diventa naturale che alcuni di loro diventino “divi”.
A volte però si creano gelosie e scaramucce antipatiche.
Si, è ovvio, in tutti gli ambienti è così. È un neo che nei comitati e nei piccoli movimenti non ci dovrebbe essere.
Ma voi siete per il no totale al petrolio? Perché abbiamo avuto testimonianze positive di convivenza con le estrazioni, come a Calvello.
Se parliamo di ambiente, salute e tutela del territorio, noi siamo totalmente contrari al petrolio.
Le faccio una domanda: ma lei la macchina non la guida?
La uso raramente. E vorrei quella elettrica. Perché la Regione non chiede alla Fiat di produrre macchine elettriche in serie per la Basilicata? Perché non lo si fa? Perché gli interessi che si connettono alla politica e alle multinazionali del petrolio sono quelli, tutto il petrolio del sottosuolo è gratis e ce lo consumiamo alla faccia dei cittadini, provocando anche malattie. Motivo per cui l’alternativa elettrica non parte mai. Nel lontano 2003, abbiamo combattuto le scorie, già allora chiedevo che fosse creato un centro di ricerca per le energie rinnovabili e alternative e che ne facesse parte Fiat, oltre alle istituzioni. Non lo si fa perché conviene tirare gratis il petrolio e venderselo ai prezzi che decidono loro.
Con le associazioni avete presentato anche delle denunce per istigazione al suicidio da parte dello Stato?
Certo, tutte archiviate. Però pende procedimento alla Corte Europea.
Perché questo Stato istigherebbe al suicidio?
Ripeto, le omissioni. Quando scoppiò la crisi economica, noi chiedemmo che si organizzasse una “filiera” -come oggi con gli immigrati- in cui fosse chiaro il quadro di quelli che avevano bisogno e che potevano incorrere in una situazione d’indigenza tale da portarli al suicidio. Piccoli imprenditori, operai che avevano perso il lavoro. Non si doveva fare niente di speciale, solo tutelare i diritti, come quello alla vita che abbiamo acquisito sottoscrivendo la Carta dei Diritti dell’Uomo nel 1950. I suicidi saranno stati sui 4-5 mila in questi anni; aiutare queste persone non sarebbe costato niente. Con piccoli interventi e pochi soldi si potevano aiutare tante famiglie.
Lei è membro dei “Briganti d’Italia”: ma non hanno un po’ stancato questi briganti sempre accostati alla Basilicata?
Io credo di no, anzi, c’è un forte recupero di questi aspetti socio-culturali e politici. I briganti ancora oggi sono visti come cittadini che si opponevano ai soprusi dei signorotti. Poi, ogni momento storico ha le sue peculiarità, quello era un periodo in cui c’erano Garibaldi, i Savoia e i regni. In quel contesto non si poteva parlare di democrazia, ma si usavano le armi e come oggi, mentre molti piegavano la testa, altri rispondevano. Il brigantaggio in chiave moderna va visto non sotto il profilo della violenza, ma di chi vuole far valere i propri diritti nei confronti di chi pretende, ancora oggi, di voler essere il signorotto del caso.
Ma a me risulta che quando fate gli incontri con i “Briganti d’Italia” ci sono delle grandi mangiate.
(Ride) Be certo, alla fine si mangia pure. Dopo un convegno si trova un attimo di relax insieme e si apprezzano i prodotti della terra.
Lei ha fatto qualche esperienza in politica. Se non ricordo male una volta andò a Striscia perché prese zero voti.
No, quella volta chiamai Striscia la Notizia perché in un seggio dove votavano due miei congiunti, risultò che non avevo preso neanche un voto.
Non può essere che i familiari non l’hanno votata?
No, no. Secondo me, se andassimo ad aprire le schede, se ne scoprirebbero delle belle. Erano elezioni comunali, se non sbaglio.
Anche in quel caso ha fatto delle denunce?
No, nessuna. Solo ricordo che, anni prima, quando avevo fatto io parte di un seggio, c’era un rigore che oggi non c’è più. Ci sono casi in cui sui verbali compaiono dei voti che sulle schede non ci sono. La decadenza del Paese e delle regioni dal punto di vista morale è palese. Si è voluto monetizzare tutto e non si premia più l’impegno e il voler fare. Non dobbiamo essere certo tutti dei geni, ma l’impegno dei singoli deve essere valutato, senza guardare sempre alla società come a dei clientes.
Qual è il film che la rappresenta?
Sergio Leone, “C’era una volta in America”.
Il libro?
Paolo Coelho, “Il cammino di Santiago”.
La canzone?
Non essendo un ragazzino, mi viene da pensare a Battisti, “Il mio canto libero”.
Tra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
Il vostro Lucio Tufano scrisse una volta “I morti intanto vivono, perché noi li ricordiamo”. Da qui a cent’anni di me non importerà a nessuno: quello che deve essere d’esempio sono le cose di tutti i giorni. Nessuna parola: credo di aver fatto molto poco per la società, affinché ci fossero meno soprusi.