invisibili pittella

«Ci chiediamo dove il nostro governatore Pittella abbia, o chi per lui, preso le informazioni sull’incremento dell’occupazione e la diminuzione della povertà.

Il governatore Pittella ha dichiarato già da qualche mese a questa parte di aver creato, da quando è in carica, oltre 12.000 nuovi posti di lavoro e di aver ridotto la soglia di povertà dal 50% al 30%. Forse noi viviamo in un’altra regione, tuttavia questo miracolo non lo abbiamo vissuto. Farebbe bene a cambiare informatore. Ha sempre sostenuto di essere aperto al confronto e al dialogo ma, in due anni, non è mai venuto a farci visita e nemmeno si è nemmeno degnato di riceverci nei suoi uffici».
In apertura abbiamo riproposto uno stralcio di una lettera inviata in settimana agli organi di stampa da parte del cosiddetto Presidio degli Invisibili. Il presidio, che è tutto fuorché invisibile e silenzioso, è ubicato proprio di fronte alla sede della regione Basilicata e raccoglie intorno a sé una decina di persone che, dal tre settembre del 2014, lottano per far sì che chi di dovere li ascolti e riconosca i loro diritti. Si tratta di lavoratori fuoriusciti dalla mobilità in deroga, un tempo alle dipendenze di aziende lucane ormai chiuse da decenni. Per etichettarli ci si affida all’espressione “over trentacinque”, ciò nonostante si tratta di padri e madri di famiglia che cercano di sbarcare il lunario e di ottenere uno straccio di lavoro che consenta loro di racimolare gli anni contributivi che li separano dalla pensione. A farli infuriare, neanche a dirlo, c’è sempre lui: il reddito minimo d’inserimento “cucito su misura” per loro dalla giunta Pittella e il tormentato e farraginoso iter di applicazione. Il corso di formazione propedeutico di sessanta ore è terminato lo scorso luglio, mentre da agosto sarebbero dovuti iniziare i tirocini formativi. Usiamo il condizionale perché - a quanto ci dicono - dei tirocini non vi è alcuna traccia né notizie dettagliate a riguardo.
Giorgio e Vincenzo Gruosso, Antonio Conte, Gaetano Masotti e Francesco Uras sono solo alcuni dei lavoratori che abbiamo incontrato (mercoledì scorso – ndr) nella tenda/fortino che da due anni li ospita, incuranti del freddo e del sole a picco. È Giorgio Gruosso, portavoce del gruppo, il principale interlocutore.
«Non so se possiamo definirci più arrabbiati o demoralizzati. Il reddito minimo d’inserimento non è la soluzione giusta per noi, senza contare che i corsi e i tirocini dovevano essere già conclusi. A oggi, invece, abbiamo preso parte unicamente a un corso di sessanta ore, spalmato nel mese di luglio. Ci avevano garantito che da agosto sarebbero iniziati i tre mesi di tirocinio, eppure il mese è finito e noi, ancora una volta, non abbiamo alcuna notizia. Le dico di più, questo corso è terminato il ventinove luglio ma la retribuzione ci è giunta solo il venti di agosto. Parliamo di poche centinaia di euro, ma magari qualcuno ci faceva affidamento per un giorno al mare o una mini vacanza il giorno di Ferragosto. In nove mesi abbiamo avuto la “fortuna” di incassare quattrocentocinquanta euro. Per chi non risiede a Potenza ed è costretto a viaggiare questa somma non basta neanche per la benzina. Sabato festeggiamo il nostro anniversario, il presidio compie due anni e la nostra condizione è pressoché invariata. Abbiamo una certa età e altrettanti anni di contribuzione, basterebbe uno straccio di lavoro per arrivare alla pensione, eppure non ci mettono nelle condizioni di farlo. Il reddito minimo d’inserimento, così come è stato progettato, non copre quella parte di contributi. Ci spiegate, dunque, a cosa serve? Si tratta di lavori che non prevedono l’assunzione né la malattia, ma solo l’assicurazione in caso di infortunio. Si parla di ottanta ore lavorative a fronte di un salario che oscilla tra i quattrocentocinquanta e i cinquecento euro. Certo con questi soldi non si campa una famiglia di quattro persone».
Quali sono, dunque, le proposte che più si addicono alla vostra condizione?
«L’agroforestazione. Negli ultimi anni molte persone, operanti nel settore, sono andate in pensione: quattrocento tra il 2015 e il 2016. A conti fatti potevano tranquillamente inserire in quelle liste noi fuoriusciti. In questo caso lo stipendio sarebbe decente e ci verrebbero versati anche i contributi. Perché non se n’è fatto nulla? Chiedetelo ai signori al di là della strada».
Il miracolo economico annunciato dal governatore Pittella e la riduzione della soglia di povertà. Come reagite al cospetto di affermazioni come queste?
«Sono mesi che Pittella, in diverse interviste, sostiene che con la sua gestione ha creato 12.700 nuovi posti di lavoro, dei quali 6000 solo per gli ex lavoratori fuoriusciti dalla mobilità, cioè noi. Il governatore annunciò queste cifre nel corso di una conferenza sull’agroalimentare. Ricordo benissimo la circostanza perché ero presente. Miracolo, dunque, è la parola giusta. Dove sono questi posti di lavoro? Gli unici posti reali che abbiamo visto sono quelli creati da Marchionne e certo non riguardano solamente i lucani. Ci sono persone in mobilità da oltre vent’anni. Perché non si è pensato a una soluzione quando ognuno di noi aveva ancora un’età accettabile? Ora, alla soglia dei sessant’anni, chi ci vuole più. Dove andiamo, qual è il nostro futuro?».
Si legge nella vostra lettera: “Pittella non è mai venuto a farci visita né si è degnato di riceverci nei suoi uffici”. Oltre al presidente, qualcuno dei consiglieri si è attivato concretamente per risolvere il problema?
«Pittella ci ha ricevuto una sola volta, in occasione della presentazione del reddito minimo d’inserimento. L’unica rassicurazione o garanzia che ci offrì riguardava esclusivamente questo progetto. Per quanto riguarda i consiglieri e il resto degli esponenti politici direi che sicuramente sono stati partecipi e cordiali, o almeno si sono degnati di farci visita. Ci hanno offerto il caffè da bravi affabulatori e poi sono spariti anche loro. Tante chiacchiere e pacche sulle spalle, ma di concreto nulla».