unioni civili potenza

Un passaggio epocale, in termini di ri-conoscimento e garanzia dei diritti di civiltà, quello legato all’approvazione della cosiddetta Legge Cirinnà, dal titolo “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, quanto discussa e tuttavia poco conosciuta.


Lo scorso mercoledì, presso il circolo Potenza Partecipa, lo Zonta Club del capoluogo, presieduto dalla dott.ssa Dina Russiello, ha promosso un dibattito, coordinato dalla giornalista Lorenza Colicigno, nel quale ha ospitato le avvocate del foro cittadino, Morena Rapolla e Ivana Pipponzi.
“Il nostro obiettivo è quello di far riflettere e informare. Occorre fare chiarezza, perché non tutti sanno che la nuova legge non riguarda esclusivamente le coppie gay, cui si riferisce la prima parte della normativa, con l’introduzione del nuovo istituto delle Unioni Civili che possono essere attivate esclusivamente da persone dello stesso sesso; la seconda parte disciplina le convivenze di fatto registrate, che possono essere attivate sia da due persone dello stesso sesso, che non siano unite civilmente, sia da due persone eterosessuali (legate da vincoli affettivi stabili) che abbiano deciso di non sposarsi”. - ha esordito la Russiello.
L’avvocata Morena Rapolla: “La legge 76/2016 va sfrondata da un’etichetta. Essa, infatti, introduce un nuovo istituto di diritto pubblico: l’Unione Civile, che può avvenire tra persone same sex (dello stesso sesso). Unire per rendere normato un legame sentimentale e per dare quindi un nucleo di diritti. La seconda parte della legge, certamente meno conosciuta, riguarda la creazione delle convivenze di fatto. Queste ultime possono avvenire tanto tra persone dello stesso sesso, quanto tra eterosessuali che a loro volta non siano unite civilmente oppure sposate. Le convivenze di fatto si possono registrare all’anagrafe (oppure no) e dovranno avvenire tra soggetti che abbiano un legame affettivo stabile, né amici, né parenti, bensì partner. I soggetti potranno persino regolare il proprio stato patrimoniale. Questa è la vera rivoluzione. D’altronde il Legislatore ha fotografato un quadro sociale nel quale emerge chiaramente che il matrimonio sia in calo, per motivi svariati. A mio avviso, si tratta di un atto di grande civiltà che però è stato compiuto con un ritardo talmente elevato, da essere imperdonabile. Sono trascorsi 30 anni, e in più occasioni i detrattori ci hanno sottoposti a spettacoli indecenti in Parlamento. Il motivo è semplice. Si è costituito un dibattito di natura ideologica, dimenticando che il Diritto regola i rapporti umani, in quanto istituto Laico; ergo, va incontro alle esigenze di Tutti. Attendiamo di assistere emozionati proprio al conferimento di un’Unione civile, in primis, nella nostra Potenza, perché no. In ultimo, ritengo che ora più che mai sia necessario ri-disegnare i provvedimenti sulla cosiddetta Stepchild adoption, perché non ci si può permettere di non considerare gli attuali 100.000 bimbi, che a oggi vivono nelle ‘famiglie arcobaleno’”.
L’avvocata e neo designata Consigliera di Parità della Regione Basilicata, Ivana Pipponzi: “Data la delicatezza della Legge, riteniamo che incontri come quello odierno, siano una preziosa opportunità divulgativa. Si parla non più solo di Diritto di Famiglia ma di Diritto delle Famiglie. Accanto al matrimonio, sono state istituite le unioni civili e le convivenze di fatto registrate. Bisogna, inoltre, evitare di creare una discussione di tipo politico e peggio ancora ideologico; è opportuno informare sui Diritti. D’altronde, negli ultimi dieci anni, l’Istat ha registrato un calo dei matrimoni in favore del rialzo del numero di convivenze che in percentuale è passato dal 5,3% al 10%. Un dato rilevante. Il matrimonio ha fallito, soprattutto per il profilo patologico: si attendono tre anni per sciogliere il vincolo matrimoniale, e molto complessa è la questione degli assegni di mantenimento, dell’assegnazione della casa e dell’affido dei figli. È chiaro che così si disincentivano le coppie. Il fattore innovativo è che si è venuto a determinare un tessuto unico di norme (finora v’erano singole leggi a tutela delle convivenze), portandone alla sistematicità”.