delibera

E’ certo che adesso qualcuno dirà “ma questo è Lacorazziano”, per il fatto che prendo spunto dalla interrogazione del Lacorazza, mentre in realtà l’argomento dell’interrogazione attizza e, dunque, è solo questione di temi, non di altro.

Nel caso, il Consigliere chiede all’Assessora di sapere se le strutture per il monitoraggio ambientale in Val D’Agri deliberate nel 2014 siano poi state avviate e siano funzionanti e quali esiti, risultati, eventualmente, hanno portato alla luce. In buona sostanza, il Consigliere chiede e dice, implicitamente, “ma non è che abbiamo fatta la legge, avete come Giunta fatta la delibera per la istituzione del Centro di Medicina Ambientale Regionale (presso cui attivare le attività di epidemiologia ambientale per le quali è stata prevista una spesa di 1,5 milioni di euro) presso il presidio ospedaliero in val D’Agri e poi il tempo passa, e all’atto pratico non si quaglia?”.
Ovvio è che l’implicita affermazione contenuta nell’interrogazione è che il Centro di Medicina Ambientale non esiste nella pratica di medicina quotidiana e, dunque, abbiamo fatto anche in questo caso: chiave (della cintura di castità) in cinta (alla cintura del consorte) e Martino dentro (ovvero amante che usa e abusa)? La verità salta all’occhio, anche di un profano come me: il Centro non c’è e se c’è e di spalle, è nascosto dalla piantine di ceci e non si vede per niente. Non serve ripercorrere, come fa pedagocicamente il Lacorazza, tutti i passaggi della iniziativa, tutti i coinvolgimenti necessari e/o politicamente richiesti, perché egli, che gira la Basilicata, continuamente domanda fingendo di non sapere, mentre conosce benissimo la situazione ed ha piena consapevolezza delle carenze che si scontano nell’amministrazione in Lucania. Allora, per fare sintesi e cominciare a entrare nel merito della questione, diciamo che o il Centro non esiste altro che sulla carta con, magari, tutte le convenzioni, sempre sulla carta, con gli incarichi già conferiti e pure pagati, senza però che vi sia stata una qualche attività degna di nota, altrimenti l’interrogazione sarebbe un atto pretestuoso, se solo il centro esistesse sotto forma di segni di vita. Oppure il centro, malgrado la legge, le delibere, le intese, le convenzioni scritte o annunciate, è rimasto nel “cloud” (non vuole essere una mala parola Cloud, ma solo il modo di dire “rimasto in aria allocato in interstizi della rete”) da cui bisognerà, prima o poi, riprendere la cosa per realizzarla o farla realizzzare. Ci si domanda, allora, ma perché ci si è intestato il monitoraggio della salute in Val D’Agri se non si avevano le intenzioni, le voglie e il decisionismo necessario per fare le cose? E’ questa l’ennesima presa in giro di questa popolazione per altro troppo paziente e troppo prudente? Io non voglio credere che vi sia un intento di questo genere e son convinto che i politici Regionali fossero in perfetta buona fede, ma sono altrettanto convinto che le difficoltà nascono da sole quando si crea una struttura nuova e la si crea di già incasinata. E sì, perché il Centro di Medicina Ambientale nasce incardinato nell’Azienda Sanitaria del Potentino, ma viene allocato sul presidio ospedaliero di Villa d’Agri (e questa è una prima complicazione pratica). E’ ovvio che se si deve riutilizzare, su questo Centro, personale già in servizio nelle strutture sanitarie funzionanti, allora lo si è creato morto perché nessuno vorrà trasferirsi da Potenza o Melfi o Policoro (per dire) a lavorare a Villa d’Agri! Se invece si deve assumere personale apposito, è nato doppiamente morto il Centro, perché con i tagli cui la Sanità è obbligata anno dopo anno, non si vede dove prendere i soldi necessari a fare le assunzioni ed aumentare la spesa annua complessiva, invece di ridurla. E poi il Centro, ammesso che riesca a nascere, nasce già paralizzato perché è a valenza interaziendale (significa che copre ed è coperto dal San Carlo di PZ dall’ASPotentino,dall’ASMatera , dal CROB di Rionero in V). Allora, in pratica, quale sarà la modalità di funzionamento? Alcuni medici del San Carlo, dell’ASP, dell’ASM del Crob dedicheranno parte delle proprie prestazioni in favore del Centro e dove le effettueranno le prestazioni? Dovranno recarsi a Villa d’Agri o le faranno alla propria postazione presso l’attuale sede di servizio? E se io vengo mandato in missione mi si deve pagare la diaria? Mi si devono rimborsare le spese di viaggio? E se il centro fosse composto da 10 persone che devono viaggiare con il trattamento di missione, quanto durano i 750.000 euro stanziati per il 2015 e i 300.000 euro stanziati rispettivamente per il 2016, 2017, 2018? E senza contare che serviranno una sede, delle apparecchiature, un programma da realizzare e una struttura organizzativa capace di supportare le azioni. E diversamente se devono essere fatte nuove assunzioni, quante persone puoi assumere con 300.000 euro annui stanziati? Insomma, i 300 mila euro non basterebbero manco per assumere uscieri e autisti, figurarsi medici esperti e figurarsi se poi ci devi fare anche una struttura regionale di coordinamento. Per ora concludo dicendo che in Regione servono, almeno, alcuni ragionieri altrimenti finiscono i soldi stanziati senza che abbiano neanche costituito formalmente l’Organismo.
Alla prossima.