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Brevi note a margine delle recenti elezioni.


La prima considerazione che viene facile da fare sui recenti risultati elettorali in Basilicata è la conferma e la crescita della rappresentanza ostile al potere dominante del Pd e dell’ente regione che vive nelle aree cosiddette forti economicamente della regione: Pisticci nel Metapontino e Melfi nel Vulture. Quasi tutti i centri urbani con più di 10mila abitanti sono in mano a forze politiche che hanno poco o niente da spartire col declinante partito-regione (Matera, Policoro e i suddetti comuni citati in precedenza). La città capoluogo di regione, Potenza, va nella stessa linea, anche se la debacle potentina è da attribuirsi più alle faide interne del Pd che a una vera e proprio ansia di rinnovamento.
Man mano che ci si allontana dai centri di potere che si annidano nell’ente regione e nel Pd regionale, si allenta la presa del potere dominante su un elettorato che opera in un contesto in cui l’economia ha una sua vivacità e sollecita risposte nella direzione dello sviluppo, in mancanza delle quali vota contro il Pd lucano.
La seconda attiene al merito delle elezioni: finalmente incomincia a emergere una domanda di cambiamento che si esprime votando rappresentanti del M5S in modo più incisivo, eleggendo come sindaco a Pisticci una giovane grillina e acquisendo un bel successo con una altrettanto giovane grillina a Melfi. L’onda lunga è arrivata anche in Basilicata.
Le donne messe fuori dal consiglio regionale si presentano alla ribalta nei comuni, ponendo con forza una questione femminile che riguarda sia il lavoro che la politica.
Il Pd concentrato nelle sue lotte di potere non ha avvertito finora queste nuove esigenze, incapace di intercettare il nuovo che avanza in Italia e sia pure in modo più lieve per il momento in Basilicata.
E’ presto per dire se il successo grillino saprà trasformare la protesta in proposta, in progetto. Finora ha beneficiato degli effetti della crisi economica, delle difficoltà di avviare politiche riformiste in un Paese in cui piccole e grandi corporazioni mirano storicamente a bloccare ogni cambiamento, partendo dalla “costituzione più bella del mondo” che finora ha assicurato a ogni organismo (dai politici, ai burocrati, ai farmacisti, ai tassisti, ecc.) spazio sterminato per rendite di posizione, particolarismi, interessi di parte irriducibili, con un pluralismo che è sempre stato la riproposizione sistematica del “particulare”, perdendo di vista il bene comune, il senso della nazione e così via.
I grillini non potranno contare su linee generiche quanto velleitarie di portata nazionale, quali l’utopia della democrazia diretta del popolo, l’uscita dall’Ue, il reddito di cittadinanza, piuttosto che le ambiguità sui problemi dei migranti, o delle unioni civili. Dovranno misurarsi con i bisogni dei territori, i tanti problemi irrisolti,con la domanda particolare che emerge dal basso e che non è spesso compatibile con le esigenze finanziarie e gestionali generali.
Il nuovo sindaco di Pisticci che posizione prenderà per l’ospedale di Tinchi? Lo sosterrà, nonostante la su oggettiva insostenibilità? Saprà essere capofila dei comuni del metapontino nella direzione di uno sviluppo turistico che superi i “villaggi chiusi” ed imponga un modello in cui la popolazione locale sia protagonista diretta delle potenzialità del settore in esame, coinvolgendo nella creazione della nuova offerta turistica le seconde e terze generazioni del mondo agricolo che sono alla ricerca di nuove opportunità di investimento e di occupazione? Saprà sempre partendo da questa straordinaria opportunità coinvolgere gli altri comuni della costa per ragionare tutti insieme in termini di città lineare?
Per Melfi, l’altro comune con una certa consistenza demografica in cui si è votato, il tema è più complesso: ha potenzialmente il ruolo di trainare l’intera economia regionale verso una industrializzazione più diffusa, operando per la città comprensorio del Vulture, concependo i singoli centri come quartieri di un’unica città e per un raccordo con il meta pontino, tramite l’asta bradanica come processo di decentramento delle opportunità economiche relative all’area metropolitana di Bari-Barletta.
Restano come macigni il nodo del Pd lucano, la giunta ed il consiglio regionale, i corpi intermedi.
Il compito dei territori, a cui ho fatto riferimento prima, stupidamente definiti border line dall’attuale sistema di potere, dovrebbe essere quello di guidare il processo di rinnovamento e di disegno del futuro della regione, portando il Pd su una linea di crescita complessiva che rivolti come un calzino lo storico e famigerato modello clientelare ed assistenziale lucano, entrando nel merito della composizione della nuova giunta regionale e delle scelte di politica regionale. Oggi non è più tempo di chiudersi nel proprio comune, aspettando qualche elemosina dalla Giunta di Basilicata. Occorre un salto di qualità nella direzione di una visione unitaria dei problemi regionali ed interregionali. La città di Matera si attivi per coinvolgere nei limiti del possibile le aree forti della regione e nel prefigurare infrastrutture dia una dimostrazione di un nuovo modo di progettare e realizzare. Se la ferrovia Ferrandina-Matera si ha da fare, la si vincoli ad un puntuale piano di fattibilità e non ad una generica richiesta campanilistica. E’ veramente prioritaria? Quanto costerà? Quale utenza potrà servire? Non è sufficiente il trasporto su gomma? Sono domande che attendono risposte concrete, per uscire come tante volte è accaduto dalla logica delle opere di regime.
Se veramente si vuole salvare la Basilicata, occorre un’azione corale, che investa territori, nuova classe dirigente, una nuova mentalità dell’intera società, facendo leva sulle forze potenzialmente più orientate al mercato. Bisogna cogliere questi spiragli di cambiamento in atto: il futuro dipende da questo.