MARIO GALLICCHIO

Mario Domenico Antonio Gallicchio, nome chilometrico e parlata a mitraglia, è il sindaco di un comune, Calvello, che nel suo territorio ospita attualmente ben 7 pozzi petroliferi; il tutto in una regione in cui anche solo l’ipotesi dell’impianto di una sola nuova trivella, genera (comprensibilmente) preoccupazione.


Come giustifica la sua esistenza?
La mia famiglia ha una tradizione nel commercio, anche io ho lavorato nel nostro negozietto di alimentari. Un commerciante è un mediatore nato, e chi fa politica deve esserlo.
Il politico deve sapersi vendere o saper comprare?
Dico sempre ai miei collaboratori, che il Comune è come se fosse una macelleria, ma noi non vendiamo carne, bensì servizi. Il cliente però è lo stesso, il cittadino; l’unica differenza è che il Comune è uno solo. Se i servizi non sono buoni, per il cittadino non c’è altra possibilità.
Ci ha accolto con i confetti azzurri, una nuova nascita?
Sì! Quest’anno sono nati già 11 bambini. In 9 anni da sindaco, la crescita demografica è calata solo del 3%.
Quando si parla di petrolio, sostenibilità e sviluppo, Calvello viene sempre annoverata come un esempio virtuoso. Già entrando nel paese si ha questa visione piacevole del verde, dei lunghi viali, sicuramente fatti con i soldi delle royalties. Ma al di là dell’aspetto coreografico, quali benefici –reali- ha portato il petrolio agli abitanti di Calvello?
L’Eni nel suo statuto ha solo la produzione di gas e petrolio, oltre ai profitti per i soci. Nello statuto dei comuni invece c’è l’obbligo di creare sviluppo. In Basilicata si fa spesso l’errore di credere che debba essere l’Eni a creare lo sviluppo. Da quando sono sindaco, ho sempre avuto questa linea, i soldi delle royalties li ho divisi: 50% per le opere pubbliche, 50% per le famiglie, nel senso che ho aumentato il potere di acquisto e la produttività. Nel mio mandato ho fatto 5 bandi che prevedevano le assunzioni, ed effettivamente grazie ad essi sono state assunte 200 persone circa.
Assunti dove?
In aziende. Per esempio, qui abbiamo 3 aziende di Verona in cui ci sono da qualche anno dei laureati che vi lavorano. Anche il panificio ha 3 dipendenti assunti.
Questo com’è collegato alle royalties?
Dando i contributi alle aziende per assumere personale: ho fatto i bandi per incentivare le assunzioni.
Qui esiste anche una card per gli acquisti.
Esatto. Il principio qual è: se io do un contributo alle aziende per accrescere la produttività, ma poi nel negozio non va nessuno, cade il castello. Nelle casse di banche e poste dei piccoli paesi ci sono sempre un sacco di soldi, il mio progetto era quello di trasformare la cultura dei miei cittadini da “risparmio” a “spesa”.
Concretamente, il cittadino cos’ha in mano?
Calvello, come pochi comuni in Italia ha applicato il “quoziente familiare”: ogni famiglia può arrivare a percepire da un minimo di 300 euro ad un massimo di 1200 annui, sulla base dei requisiti che possiede. Questa card si può utilizzare in uno dei negozi convenzionati ed è divisa per trimestre e per tabella merceologica. Il senso è che un pagamento viene suddiviso in due parti di cui una detraibile dalla card, l’altra pagata dal cittadino.
Per capire: se spende 20 euro in un supermercato locale, 10 li versa il cittadino, 10 si scaricano dalla card?
È così, ma non solo. Infatti su questi 20 euro, maturano anche ulteriori 40 cent di sconto. È un fondo destinato a non estinguersi mai. Sono certo che in questo modo i soldi rimangono qui, a Calvello, e il commerciante può permettersi di tenere assunto il lavoratore, invece che licenziarlo dopo i 3 anni. A questa card si aggiunge anche quella “baby” e quella carburante. E’ un modo per dissuadere le persone dall’andare via.
I calvellesi quindi non la percepiscono come un contentino, come è accaduto invece per la card carburante in regione?
È semplicemente un anello della catena, si crea un circuito in cui la moneta entra ed esce.
A Calvello sono felici che ci sia il petrolio?
Direi di sì. Per fortuna qui non abbiamo il centro oli, ma solo i pozzi.
Quanti ce ne sono?
Sono 7 e vorrebbero farne altri 2. Sono distribuiti su 5 piattaforme oltre i 1000m di altitudine e occupano una superficie pari ad un campo di calcio ciascuno. Qui non esiste impatto ambientale, non ci sono fiamme. Una cosa che ho voluto fare è stata quella di non incentivare l’occupazione petrolifera.
In che senso, scusi?
Il principio è sempre quello di sviluppare le imprese del territorio, perché se poi -come è successo- l’ENI assume tutti o quasi e poi chiude, finisce anche il paese. In quel modo si perderebbero anche tanti mestieri come il meccanico, il parrucchiere, il commercialista, tutto a sfavore dei servizi.
Ho visto un’intervista sul canale Eni Video Channel, in cui lei dichiara che i pozzi di petrolio a Calvello sono anche un’opportunità turistica, perché?
Feci una scommessa sin dall’inizio, perché ho sempre ritenuto che il petrolio è un attrattore a livello didattico. Sto cercando di trasformare l’oro nero in “oro verde”, con centrali a biomasse, edifici con pannelli solari, riscaldamenti con energia geotermica. Soprattutto, abbiamo un centro didattico dell’energia dove chiunque può andare per saperne di più sul petrolio.
Una sorta di turismo scolastico?
Si, negli ultimi due anni sono arrivati circa 2500 ragazzi che si fermano anche qualche notte: una vera e propria gita, noi andiamo a Rimini e loro vengono qui. Il petrolio non ha bisogno di marketing, non serve spendere alcun soldo di pubblicità. Aspiro a far diventare Calvello un borgo energetico.
Ho letto da qualche parte del Museo del petrolio.
Si è nel centro didattico che ho citato prima. Quando vengono i ragazzi poi li portiamo anche a vedere la lavorazione della ceramica, come si fa il provolone... in pratica si inizia a creare un turismo “sistemico”. Le scolaresche si fermano qualche giorno, accrescono l’economia, motivo per cui mi sono inventato i piatti di ceramica o portachiavi con il pozzo. Se vai ad Alberobello ti porti il trullo, a Pisa la torre...e a Calvello il pozzo!
Che ne pensa, dunque, degli ambientalisti?
Come in ogni cosa, ci sono i buoni e i cattivi. Il giorno che avrò la prova scientifica che il petrolio ha ammazzato anche una sola persona, farò di tutto per chiudere. Ma finché non succede, perché io non dovrei sfruttare una risorsa che già ho?
Vuol dire che “morti sospette” a Calvello non ce ne sono state?
Dei 39 morti degli scorsi anni, quasi tutti riconducibili all’età, solo un 50enne è deceduto per tumore, ma è un caso isolato. Inoltre, se un ambiente è inquinato, lo sentono anche gli animali, ma qui nulla è cambiato. Il controllo comunque è fondamentale.
Proprio a proposito di controllo, che idea si è fatto su questa maxi inchiesta che ipotizza maxi- inquinamento, enti preposti che non hanno funzionato? È preoccupato?
Mi sono preoccupato all’inizio, ma ora la Procura ha dato ad Eni la possibilità di fare dei lavori per riprendere e questo è senz’altro un buon segnale: a rigor di logica, vorrebbe dire che se c’è stato inquinamento, probabilmente sarà stato qualcosa di molto circoscritto. Cinque anni fa anche noi abbiamo avuto un problema su una sorgente da cui fuoriusciva una sostanza rossa che sembrava olio, c’è stato un sequestro, ma i risultati poi hanno rilevato che era acqua mista a ferro del sottosuolo. Creare allarmismi non fa bene all’economia di un posto come questo.
A livello regionale, in termini di petrolio e di risultati tangibili, come mai non è stato raggiunto lo stello livello di Calvello?
Quando si devono fare certe cose, si deve perdere molto tempo, e la politica regionale, negli ultimi 15 anni, ha speso il suo tempo solo per fare le nomine. Non ha una visione d’insieme. E la chiusura del Centro Oli –con relative perdite- mostra proprio questa debolezza: bisogna liberarsi dalla monocultura del petrolio, che con la crisi può far sprofondare un territorio. Noi a Calvello non siamo un “cimitero occupazionale”, come dissi nella relazione sul bilancio, poiché siamo in grado di andare vanti comunque. Certo, se le royalties non dovessero arrivare, sarebbe un problema, ma …
… ma quanto incassa il vostro comune all’anno?
Con il prezzo al barile sui 52 dollari, incasseremo 2 milioni e mezzo di euro. In 9 anni che sono sindaco all’incirca abbiamo incassato 20 milioni di euro. Viggiano questa cifra la fa all’anno, ovviamente.
C’è qualcuno a livello regionale che dice che queste royalties dovrebbero essere spartite tra tutti i comuni lucani. È d’accordo?
Non lo ero nemmeno sull’accordo che hanno fatto con il gas a Villa d’Agri, sui 300 euro a famiglia all’anno. Cosa si risolve? Non guadagna il commerciante, e neanche il cittadino ha ricavato nulla. Bisogna sempre inventarsi qualcosa e mirare a creare lavoro, che a sua volta genera potere d’acquisto. Tutto ciò non basandosi esclusivamente sul petrolio, ma sfruttando anche altre risorse presenti, vedi biomasse. Noi abbiamo due centrali, una pubblica e una privata. La nostra è solo per il calore, ed è stata collegata a diverse palestre e alla casa famiglia, che ne hanno constatato l’utilità anche in bolletta.
Anche sulla raccolta differenziata avete avuto diversi riconoscimenti, mi pare.
Abbiamo un sistema innovativo, col quale di spazzatura non ne abbiamo proprio, in pratica. Ogni famiglia possiede un codice a barre posto sul sacchetto, e risparmia 25 cent a sacchetto sulla bolletta della spazzatura. Inoltre siamo riusciti ad avere il 100% di esenzione sulla TARI e il 50% di esenzione sulla TOSAP, a favore dei i locali che hanno tolto slot machines. Stiamo intervenendo molto per il sociale, per esempio c’è il 75% di riduzione sulla spazzatura per chi va a prendere un cane al canile comunale; soprattutto, chi effettua l’auto-compostaggio ottiene il 50% di risparmio, cioè 240 famiglie su 800 non conferiscono proprio l’umido e lo smaltiscono nei loro terreni. In questo modo sono state evitate 100 tonnellate di rifiuti, nel giro di un anno. Nel bilancio comunale abbiamo risparmiato 30 mila euro, e c’è stata anche l’assunzione di due/tre persone che fanno il porta a porta.
Come funziona il vostro, ormai famoso, cimitero virtuale, “copiatovi” addirittura da Sollecito?
E’ come una sorta di Facebook, così anche coloro che stanno fuori Calvello possono dare il giusto tributo ai loro parenti defunti. Persino i parenti dall’America lasciano dei fiori o lumini “virtuali”. In 3 anni abbiamo avuto 22mila contatti, da tutte le parti del mondo, l’ultimo dal Kazakistan.
Se avesse la possibilità di prendere Pittella sotto braccio, cosa gli direbbe?
Pittella mi ha fatto l’onore di venire qui, in un incontro con gli altri sindaci per presentare i risultati del “modello Calvello”. Mi ri-limiterei dunque a dirgli i risultati che abbiamo raggiunto nel nostro piccolo. Io dico, pertanto, “copiamo”…
È al secondo mandato come sindaco. Ha intenzione di fare il salto a livello regionale? La solita “trafila”…?
Non so cosa può succedere nel futuro, ma se devo andare in Regione solo perché devo prendere 5000 euro al mese, non ci vado. Diverso sarebbe se avessero la necessità di usarmi come modello rispetto a qualcosa che io ho già implementato.
Il suo libro preferito?
“Il nome della rosa”, di Umberto Eco
La canzone?
“Terra promessa” di Eros Ramazzotti
Il film?
“Quo Vado”, con Checco Zalone.
Tra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
Le cose che si fanno in vita non sono mai apprezzate, perché chi vive il cambiamento non lo vede.
Spero solo che qualcuno possa scrivere che ho fatto qualcosa di buono per la mia popolazione.