di trana

Rassomiglia un po’ al telecronista di Mediaset Piccinini, quello che, quando un portiere sventa un gol sicuro, grida forte nel microfono “Miracolo!”. La Smart Paper, l’azienda che l’ing.Michele Di Trana ha fondato insieme a Pasquale Carrano (con sede a Tito Scalo e a Sant’Angelo le Fratte), se proprio non è un “miracolo”, è sicuramente un esempio di impresa virtuosa, nata e prosperata nella “difficile” Basilicata. Vale la pena capirne di più.


Come giustifica la sua esistenza?
Innanzitutto con la mia famiglia. Una famiglia sana che possa portare avanti quei principi che a nostra volta abbiamo appreso dai nostri genitori.
Che tipo di azienda è la Smart Paper?
È un’azienda che si occupa di informatica e di servizi informatici. Noi produciamo dei software, poi li applichiamo, li facciamo funzionare per dare valore ai nostri clienti. Il cliente che si rivolge a noi, si aspetta di ottenere dei servizi che gli consentano di efficientare il proprio lavoro.
Come mai ha scelto questo settore?
È una storia lunga. La Smart è stata costruita da me dal mio socio, Pasquale Carrano: siamo arrivati a convergere partendo da due punti differenti nel mondo dell’informatica. Il mio socio si occupava di software, io di hardware, poi abbiamo capito che è un settore in grosso movimento, va veloce e bisogna saper cogliere le occasioni al momento giusto, altrimenti diventi obsoleto. Nel mondo dell’impresa, obsolescenza equivale a morte, chiusura. Abbiamo cercato di essere sempre al passo con i tempi, unendoci. L’unione fa la forza.
Quanti dipendenti avete ora?
Solo qui in Basilicata 700 circa. In Veneto abbiamo poi un’altra sede. Complessivamente abbiamo circa 900 dipendenti.
Quale caratteristica deve avere un imprenditore, e in particolare uno che opera in Basilicata?
Ci vuole molta tenacia perché le difficoltà non mancano, poi bisogna essere perseveranti, studiare ed essere preparati. Sentivo un’intervista qualche giorno fa “Vale più la preparazione o la fortuna?”, io penso che vale di più la preparazione. La fortuna pure ci vuole, ma studiare è fondamentale.
La preparazione su cosa?
Tutto ciò che circonda il settore in cui operi. Sicuramente la cosa più complessa è avere un buon rapporto con i collaboratori. Non parlo di rapporto amichevole, mi riferisco alla chiarezza, cioè avere collaboratori che operano al meglio.
Non so se ha mai visto la trasmissione “Boss in incognito”. Se chiedessero a lei di partecipare, in quale settore della sua azienda si intrufolerebbe per vedere se e come funziona?
Devo dire la verità, non mi piace molto questo tipo di format, perché lo vedo un po’ taroccato. Sinceramente non lo farei.
Che rapporto ha con i suoi dipendenti?
Il rapporto con i dipendenti deve essere basato sulle norme, sul contratto. Poi nell’ambito delle norme preferisco il rapporto motivazionale, il dipendente motiva me, e io devo motivare lui. È finito il tempo della contrapposizione capitale/lavoro.
Mi pare di ricordare qualche tempo fa che la Smart fece un progetto innovativo, in ambito sanitario…
Abbiamo fatto un progetto sull’archiviazione e sulla gestione delle cartelle cliniche, con un’altra nostra azienda che si chiama INTEMA. È stato sviluppato molto bene in Veneto. Un progetto, di circa 15 anni fa, che permetteva ai cittadini di poter accedere alle proprie cartelle cliniche in via telematica.
Come si chiama il Gruppo delle vostre aziende?
MPH: Michele e Pasquale, H sta per Holding. Una struttura molto semplice che risponde a una semplice logica di tipo organizzativo e amministrativo.
Oggi si parla di crisi delle aziende lucane, che momento vivete voi alla Smart?
La crisi è mondiale, è chiaro che ha interessato tutte le regioni d’Italia. Anche la Smart è stata toccata, ma non abbiamo avuto problemi di esubero del personale, ci siamo assestati in un processo di crescita. In generale adesso s’intravede un miglioramento, speriamo che ci sia una ripresa vera, ma sarà importante cogliere le sfide innovative dell’Industria “4.0”, come ha anche detto il neo eletto presidente di Confindustria, oltre al ministro Calenda. Bisogna prepararsi alla quarta rivoluzione industriale.
Come riesce a monitorare tutti i cambiamenti dell’informatica, visto che viaggia così veloce?
Bisogna stare sempre sul pezzo, come si suol dire. La tecnologia ha fatto passi da gigante, e non è un luogo comune. Ricordo bene il primo computer, quando cominciai a fare il primo programma, si parlava di computer grandi come stanze. Man mano l’ho visto rimpicciolirsi, ma diventare più potente, poi abbiamo assistito all’avvento di Internet. Una vera e propria rivoluzione ed evoluzione in ogni campo.
Prima ha parlato anche delle difficoltà che un’azienda inevitabilmente incontra. Se ci sono state, che difficoltà ha riscontrato in Basilicata che non ha trovato in Veneto?
Sono due regioni differenti, 40 anni fa erano povere entrambe, ma il Veneto ha avuto una grande opportunità dopo l’alluvione. È iniziata la ricostruzione che poi non si è mai fermata. Alla fine grandi differenze non ci sono, solo che magari lì c’è una maggiore cultura industriale, che fa bene quando si deve organizzare un’azienda.
Tocchiamo per un attimo la politica, lei è stato anche Sindaco del suo Paese, Calvello.
Si sono stato sindaco di Calvello, dal 1992 al 1997. Ero appena laureato, è stata una bellissima esperienza. Eravamo un gruppo di giovani che volevamo cambiare il mondo e nel nostro piccolo l’abbiamo fatto. Ho fatto una sorta di compromesso storico –all’epoca “proibito”- tramite una lista con i 3 simboli PC, DC e partito Socialdemocratico.
Una domanda un po’ cattiva, ha mai fatto anche qualche “compromesso” nella sua azienda?
No, cerco sempre di evitarli. Assolutamente no. Nella vita imprenditoriale bisogna sempre mediare, ma la parola compromesso è forse esagerata.
La politica ha mai provato ad “entrare” nella vostra azienda?
Non c’è dubbio, ma cerchiamo di tenerci lontani da queste logiche, per ovvi motivi. Un imprenditore è sempre “governativo”, con le amministrazioni inevitabilmente ci collaboriamo, per chiedere permessi e autorizzazioni. Ma non ho mai fatto campagna elettorale nella mia azienda, né ho dato indicazioni di voto ad alcuno.
Sulla questione petrolio, come si colloca tra i vari schieramenti?
Non so se lo sa, ma dopo Viggiano, Calvello è il paese con più pozzi, ne ha 10. Questi, in buona parte, li ho autorizzati io quando ero sindaco, mi assumo la totale responsabilità. Oggi i miei concittadini dicono che è stata una buona scelta, io pure continuo a pensarla così. Se c’è una risorsa, bisogna sfruttarla, ma bene. Se la si sfrutta male, si perde tempo e si possono fare danni. Mi permetto di dire che a Calvello l’impatto ambientale oggettivamente è minimo, il pozzo copre un ettaro di terreno da cui esce un tubo. Ovvio, deve essere fatto a regola d’arte per evitare eventuali rischi, ma io sinceramente non posso dimenticare la realtà degli anni ‘70 del mio paese, quando la gente era povera anche culturalmente, si viveva di agricoltura e bestiame. Oggi, con questi pozzi lavorano decine e decine di famiglie. Inoltre alcuni lavorano anche con l’Eni fuori dalla Basilicata accrescendo così la cultura industriale.
Se avesse la possibilità di prendere sottobraccio Pittella, cosa gli direbbe?
Per il bene della Basilicata gli direi di puntare molto sulle attività produttive, perché oggi nell’attuale organizzazione economica, lo sviluppo lo creano le imprese, non lo crea più il pubblico. Gli stabilimenti pubblici sono sempre meno, le imprese investono e lui dovrebbe metterle nella condizione di investire, che siano locali o anche esterne. Avendo tanti collaboratori giovani, posso dire con certezza che qui c’è un bacino di altissimo livello che potrebbe fare la fortuna di tantissime imprese.
Come imprenditore ha qualche rammarico?
Devo dire che sono stato molto fortunato perché sono andato ben oltre quelle che erano le mie previsioni, quando ho cominciato con due dipendenti. Io stesso sono stato prima lavoratore dipendente, ho insegnato e lavorato con un’impresa di costruzione. Come imprenditore devo dire che non ho proprio nessun rammarico, mi è andata già troppo bene.
È severo con i suoi dipendenti?
Molto esigente, sicuramente. Voglio il massimo di quello che uno può offrire.
E se uno dovesse sbagliare?
Nella mia azienda sono passate quasi 2000 persone con vari contratti, i provvedimenti disciplinari si contano sulle dita di una mano.
E licenziamenti in tronco?
Solo uno. Il ragazzo era stato arrestato e non mi aveva detto niente, si era messo in ferie. E’ stata l’unica volta che ho firmato una lettera di licenziamento.
Facciamo il gioco dei nomi. Un politico, un aggettivo. Cominciamo da Pittella
Un bell’uomo, sicuramente.
Lacorazza?
Un bravo ragazzo.
Folino?
È un mio amico, quindi sarei di parte.
De Luca?
Lo conosco come collega, ottimo.
Mollica?
Lo conosco da tempo (sorride), diciamo “simpatico”.
Un difetto che le attribuisce sua moglie?
Mi dice sempre che sono troppo decisionista, che voglio decidere sempre tutto io. Forse è una deformazione professionale.
Com’è il suo rapporto con la famiglia?
Ho due figli splendidi. Appena ho un weekend libero vado a trovare i ragazzi che purtroppo studiano fuori.
Cosa consiglierebbe ai suoi figli, di tornare in Basilicata o di sistemarsi fuori, tralasciando il fatto che possano lavorare con lei?
Io gli direi di tornare in Basilicata perché è una bella regione e ho letto da qualche parte “senza radici non si vola”. Non gli metto comunque limiti, se vogliono vivere il mondo e oggi possono farlo, perché no, lo devono fare. Egoisticamente, a me farebbe piacere che tornassero, ma non glielo chiedo.
Quando legge che qualche imprenditore lucano si toglie la vita, come la prende? C’è chi dà la colpa alla politica, chi la dà alle banche..
Capisco come un imprenditore possa arrivare a questo. In Veneto c’è una grande mentalità di lavoro gomito a gomito tra imprenditore e collaboratori, capisco che quando uno non riesce più a mantenere i suoi impegni, cade in una totale depressione, e che se è una persona debole possa arrivare a un gesto così estremo. Dare la colpa.... non lo so, non sono incline a dare colpe ad altri.
Come si potrebbe uscire dalla crisi secondo lei?
Non c’è sicuramente una ricetta. Con il termine “crisi” si toccano tante sfere: se pensiamo alla crisi finanziaria, quella partita dall’America, è stata solo l’inizio, ma a noi forse non ci ha proprio toccato; qui la crisi è diventata economica perché non si sono potuti più fare investimenti, ora c’è una crisi di fiducia che fa sì che la gente non voglia assolutamente spendere e si crea un circolo vizioso. Poi c’è anche la crisi della Cina, perché ha fatto abbassare il costo del petrolio e ha innescato un ulteriore processo; volendo continuare, c’è poi la crisi tecnologica, perché se l’economia cambia e noi non ci adeguiamo al cambiamento, restiamo fuori. La classe dirigente della Basilicata -e non parlo solo di politici ma anche di imprenditori, giornalisti, sindacati etc-, dovrebbe intercettare cosa c’è nel prossimo futuro a livello di cambiamenti tecnologici. 10 anni fa ad esempio, Nokia e Motorola avevano il massimo profitto nell’industria della telefonia, oggi non esistono più e sono state sostituite dalla Apple che ha racimolato miliari e miliardi di liquidità.
Ha citato la Apple ora, ma lei ha un riferimento di imprenditore modello?
Tanti. Mi piace ricordare Olivetti, che metteva al centro dell’azienda le risorse umane e noi, io e il mio socio, abbiamo impostato la mentalità aziendale basandola su quello. Credo che nella nostra azienda abbiamo una bella rappresentanza di quanto la nostra Basilicata possa valere. Più che sull’efficienza delle macchine, puntiamo sulla motivazione del nostro capitale umano.
Il suo libro preferito?
“L’Era dell’Accesso”, di Rifkin..
Il film?
“Hitch”, con Will Smith.
La canzone?
“Greatest love of all” di Whitney Houston
Tra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
Sinceramente preferisco che lo decidano i miei figli. Do loro carta bianca.