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La città di Potenza vive il peggior periodo della sua storia moderna, lo spartiacque rappresentato dalla fine della seconda guerra mondiale indica un periodo di costante crescita sia demografica che economica e sociale.

La ricostruzione post bellica cambia l’assetto urbanistico della città, nascono i rioni periferici Verderuolo e S. Maria con criteri urbanistici apprezzabili: palazzine di massimo tre piani, ampi spazi verdi, strade adeguate e sufficienti opere di urbanizzazione primaria. Con l’istituzione delle Regioni, nel 1970, ci fu la consacrazione di città dei “servizi”, migliaia i potentini impiegati negli uffici pubblici e nelle sedi di Enti pubblici e privati, per le famiglie ci fu l’esigenza di farsi una casa e di case ne furono costruite tante, in quel periodo si verificò un vero e proprio saccheggio del territorio che il meridionalista Leonardo Sacco raccontò nel suo libro “Il cemento del potere”, in cui si narrano le vicende legate all’espansione edilizia della città di Potenza e degli intrecci fra politici e costruttori, tanto da evocare la presenza di un “partito del mattone”.
Ci fu poi un altro evento, il Terremoto del 1980, che introdusse un altro spartiacque nella storia della città, ancora oggi si usa “suddividere” eventi ed avvenimenti in due distinte epoche, “prima” e “dopo” il Terremoto. La ricostruzione, con la pioggia di miliardi da spendere calati da Roma, portò nuovo benessere, l’economia trasse giovamento dalle opere riguardanti la ricostruzione e la prosperità aveva quasi del tutto eliminato la disoccupazione; il terremoto portò a Potenza l’Università e un discreto “movimento”. Il periodo di crescita e sviluppo durò fino ai principi del nuovo secolo, con la fine dei fondi statali che per qualche hanno “drogato” il mercato del lavoro è cominciato, ancor prima di quanto poi avvenuto a livello globalizzato, un lento, ma inesorabile declino che ha messo in ginocchio la città e tanti cittadini. Il commercio al minuto ridotto ai minimi termini, il settore industriale, già di per sé trascurabile, vivacchia fra cassa integrazione e mobilità, si è di molto ridimensionato il terziario, svuotati gli uffici delle principali aziende erogatrici di servizi, Enel e Telecom su tutte. Si sono persi migliaia di posti di lavoro e le migliaia di giovani diplomati e laureati hanno dovuto far la valigia per trovarsi un lavoro nel centro nord, molti all’estero; il fenomeno migratorio s’è fatto sempre più massiccio, basta guardarsi intorno fra parenti e conoscenti e fare mente locale per contare quanti figli hanno abbandonato Potenza.
Consultando le tabelle dell’ISTAT che si riferiscono alla demografia per capire quanto è tragica la situazione, il numero di abitanti “ufficiale” non fa testo, siamo molti di meno dei 67.318 abitanti certificati a fine 2014, sono molti i potentini che di fatto vivono lontano dalla loro città, ma che mantengono la residenza nel luogo di origine (per molti è una convenienza economica in quanto la spesa per l’assicurazione delle auto a Potenza è estremamente basso), sono censiti come residenti l’esercito delle badanti, quasi tutte provenienti dai paesi dell’est, che assistono gli anziani non autosufficienti. Non sono incoraggianti i dati relativi al bilancio demografico “naturale” quello che tiene conto delle nascite e dei decessi.
Volendo fare un confronto riferito agli ultimi cinque anni si evidenzia una costante crescita dei decessi ed un rallentamento, anch’esso costante, delle nascite.
Dati più che eloquenti con un’accelerazione spaventosa nel 2015 che hanno visto triplicare il numero dei decessi rispetto all’anno precedente, per quanto concerne le nascite il saldo negativo è più del doppio rispetto all’anno precedente.
Anche il numero medio dei componenti delle famiglie potentine è fra i più bassi in Italia con un misero 2,50.
Volendo fare un raffronto con i cugini materani si evidenzia che dal 2001 al 2014 la città di Potenza ha perso 1.622 residenti, nello stesso periodo a Matera c’è stato un incremento di 2.618 residenti.
A conferma che la popolazione oltre che a diminuire diventa più anziana ce lo dice la tabella blu che raffronta negli anni dal 2012 al 2015 il numero di residenti compresi fra i 14 e i 34 anni.
Il disastro demografico giustifica il tracollo dell’edilizia, decine di imprese che hanno chiuso bottega, centinaia di posti di lavoro persi per sempre, una disponibilità di immobili, residenziali e commerciali-direzionali, impressionante, disperate le agenzie immobiliari che vivacchiano in quanto le compravendite si sono ridotte all’osso nonostante il clamoroso calo dei prezzi degli immobili. Si stima che sono almeno 200 le case che ogni anno si liberano, in parte perché muore l’unico occupante e in parte perchè intere famiglie si trasferiscono nei luoghi ove si trova lavoro.
Quando si potrà rivedere la luce alla fine del tunnel? Non a breve, anche perché il nostro Comune è in dissesto per cui non potrà mettere in campo decisive azioni di contrasto alla crisi che ha investito la città, nemmeno le opere pubbliche già pianificate suddividendo i fondi europei smuoveranno più di tanto l’asfittica economia di Potenza.