DINO BAVUSI

E’ uno degli ultimi autentici rappresentanti della tradizione “folk” potentina, che si tratti di teatro in vernacolo, musica o televisione locale.

Per tutti è “Zì Gerard” -il suo nome di battaglia ma all’anagrafe è Bavusi “Dino” (il padre volle fare un dispetto al suocero, non chiamandolo “Gerardo”) di anni 86. Quest’anno ricorre il 50esimo anniversario della nascita del suo “Centro Artistico Basilicata”.
Come giustifica la sua esistenza?
Sin da ragazzo sono stato amante del teatro, poi ho avuto l’opportunità della televisione, e oggi continuo a fare teatro, radio. Già all’età di 7 anni ero in teatro con Gerardo Crisci, Tonino Larocca. Ho inaugurato proprio in questo locale (ora il ristorante “Il Duomo” – ndr) il CAB99, Centro Artistico Basilicata. Questo accadeva nel ’66, 50 anni fa, perché a quei tempi pensavo che massimo saremmo arrivati al 1999!
E invece esiste ancora.
Si, esiste ancora. Qui facemmo le prime prove per il teatro e c’era come presidente onorario Rocco Brancati, che era assessore al Comune. Poi, con lo sviluppo della televisione locale, registravamo i filmati che poi mandavamo a Tp1 (Tele Pretoria 1 –ndr).
Perché le tv locali in Basilicata hanno sempre avuto vita difficile?
Dopo Tp1 ho fatto la televisione per conto mio (Telestudio –ndr) e ho capito sulla mia pelle perché in Basilicata non si può tenere una tv. Non si può fare per motivi economici, perché qui da noi si ha molta difficoltà a trovare la pubblicità. Un po’ manca la mentalità adeguata.
Se questa stessa televisione l’avesse fatta a Matera, sarebbe stato diverso?
Pensi che con TRM siamo usciti insieme, anche con Telenorba e quelle hanno avuto successo, a Bari e a Matera. Devo dirlo con franchezza, in campo artistico Matera è sicuramente più avanzata. A prescindere adesso dal 2019 –poiché forse la stanno facendo troppo lunga- mi ricordo che in quegli anni venne inaugurato il circolo “La Scaletta” che ancora esiste. Mentre qui a Potenza sono nate tante associazioni… ma poi vanno sempre a morire.
Secondo lei, Potenza ora vive il suo momento peggiore?
Si, in tutte le cose, anche in ambito commerciale. Si assiste alla chiusura di locali e di esercizi commerciali e tutto ciò fa male al cuore. Certo, sono cose che si vedono in tutta Italia, per esempio a Milano, dove sono stato, ma qui fa impressione passeggiare per Via Pretoria e vedere chiusi i negozi.
Perché è adesso il momento peggiore di Potenza?
Perché forse abbiamo subìto troppo la crisi mondiale, e probabilmente la città non ha avuto la forza di reagire come gli altri.
La politica locale ha influito?
Almeno il 70/80% delle colpe è della politica che abbiamo avuto in passato e che continuiamo ad avere.
In merito alla polemica sul dissesto, si rimbalzano le colpe fino alle amministrazioni precedenti. Cosa ne pensa?
Non ho ben capito la posizione di De Luca, di quelle persone che facilmente cambiano alleanza. In merito al teatro però, devo dire che chi ci ha aiutato di più è stato Santarsiero, anzi, era lui che m’invogliava a continuare.
Ma Santarsiero è stato accusato dell’opposto, cioè di aver investito troppo nella Cultura, a discapito di altro.
Non so bene a cosa si riferiscano, perché con noi c’era solo l’impiego del teatro, la struttura in sé. La mia è stata una delle prime associazioni a nascere in Basilicata, ma la Regione mi ha cercato solo in occasioni di presentazioni di libri ecc, non si è mai degnata di dire “facciamo qualcosa per la cultura”. In 50 anni non ho mai avuto un soldo dalla Regione.
Qualche politico le ha chiesto di fargli la campagna elettorale, anche in tv?
Non ne parliamo. Quando c’è campagna elettorale tutti i partiti mi vengono a cercare perché sanno che ho un bel gruppo. La storia è sempre la stessa. Proprio adesso sto scrivendo una commedia sulla mentalità dei populisti, di una volta e di oggi.
Le mancano i tempi della tv?
Io ero antipolitico e con il mio programma “Fatt’ d’ ngasa nostra” ho vinto il Telegatto nazionale a Saint Vincent. La mia quotazione, in proporzione allo share, mi ha portato a stare davanti a Mike Bongiorno! Peccato però che quel Telegatto non lo trovo più, me l’avranno fregato! Con questa cosa sono uscito comunque sui giornali nazionali; si meravigliarono tutti di uno share così alto in una piccolissima emittente. Allora anche i giornalisti locali facevano a gara a scrivere su di noi, o sulle mie commedie, mentre adesso, mi tocca dirlo, c’è un menefreghismo generale. E’ una vergogna!!!
Si può dire che “Fatt’ d’ ngasa nostra” era quasi un’anticipazione di “Striscia la Notizia”?
Un giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, parlando delle tv private, disse proprio che noi avevamo anticipato Striscia la Notizia. “Fatt d’ ngasa nostra” nasce come un programma folkloristico, sulle tradizioni di Potenza, tanto che andavamo in costume a fare le prime trasmissioni. Poi notai che quando mandavo cose sulla politica avevamo più successo, perciò piano piano si è trasformato in satira e critica politica. E fu il grande successo. Eravamo il quartetto: Zi G’rard, Zi Rocc, Zi Carmela e Cocò (nella foto).
Avete mai fatto arrabbiare qualcuno?
Uhhh!!!
Chi è quello che si è arrabbiato di più?
Tra i politici, Rivera. Era assessore al Comune. Avemmo da ridire proprio sulla festa di San Gerardo. Al tempo i telespettatori ci mandavano dei bigliettini, delle “veline”, con cui arrivavano segnalazioni, spesso anonime, su fatti che noi cercavamo comunque di verificare prima. Abbiamo spesso avuto problemi con i politici per questo. Li mettevamo alla gogna.
Ha mai avuto querele?
Uhh si, almeno quattro o cinque.
Come sono andate a finire?
Tutte bene. Il mio avvocato era Marinelli. I carabinieri venivano spesso a casa mia, anche alle 7 di mattina per vedere queste lettere che io leggevo in tv. Le querele si sono comunque tutte risolte, alcune ritirate.
Ce ne racconti qualcuna.
Fummo querelati dal preside di una scuola. In quel caso la segnalazione diceva che la scuola era tenuta male: vetri che cadevano, giardino incustodito. Il preside s’infuriò, mi chiamò e mi annunciò la denuncia, allora noi facemmo una seconda trasmissione, peggio della prima. Se la prese tanto, e si mise addirittura in pensione. Mi dicono che, poveretto, ebbe addirittura un infarto e dopo un po’ morì. Mi spiace molto, il mio intento non era certo fare star male qualcuno, ma segnalare cose che non andavano. Ricordo che anche il direttore del conservatorio mi fece una querela, perché criticammo l’affidamento di alcuni incarichi esterni.
“Fatt’ d’ ‘ngasa nostra” non tornerà più in tv?
A 86 anni, devo dire che sono molto stanco. Quella è una trasmissione impegnativa. Io mi sono fermato ad Aprile con “I picc d la migliera”, ora sto preparando altre due commedie anche per accontentare tutti gli attori.
Col mitico Zi Rocc (Dino Lagrotta –ndr) in passato avete litigato? Si narrava di bisticci “di coppia”, come con Franco e Ciccio, che per diverso tempo non si sono parlati.
Assolutamente no, non abbiamo mai litigato e i rapporti sono sempre buoni.
Dopo 70 anni di carriera, secondo lei, Potenza le ha riconosciuto ciò che ha fatto o lei è in credito con la città?
No, Potenza mi ha sempre voluto bene. Molta gente quando mi vede, ancora oggi mi chiede sempre “quando fai la trasmissione”. È molto faticoso comunque, non perché non voglio farla, pensi che all’epoca mi capitava di fare anche il cameraman. L’ultima esperienza l’ho fatta lo scorso anno con una tv locale, ma ho capito che non era cosa.
Ora è San Gerardo, tornano di moda alcuni personaggi come Michele di Potenza. Quali sono i personaggi della cultura del folk che dovremmo ricordare?
Sicuramente, oltre a lui, Gigino Labella, Tonino Larocca, Gerardo Crisci senior….
Alcune di queste persone però sono state riconosciute solo dopo la loro morte. Perché?
Come si dice, “Nemo propheta in patria”. Michele di Potenza, andò a Napoli, ebbe successo con i dischi anche se a quel tempo erano rudimentali. Io e Gigino Labella facemmo il testo di “Rusina si Dì vol” e Michele di Potenza lo musicò. Forse lui qui non ebbe successo perché poi andò via, ma a Napoli gli andò bene, e anche Milano.
Qualche settimana fa abbiamo intervistato Agostino Gerardi…
… ha iniziato con me, da ragazzo. Infatti io avevo anche “Il Gruppo Folkloristico di Potenza”, e andavamo a Torino, Milano, con la musica nostrana. Ancora adesso, quando ci vediamo, o mi vede tra il pubblico, Agostino mi “addita” sempre, ringraziandomi pubblicamente.
Gerardi ci ha detto sostanzialmente che i potentini amano il folk, la tarantella solo a San Gerardo, poi durante l’anno queste cose le snobbano un po’. E’ d’accordo?
Il fatto è che Potentini non ce ne sono più! In percentuale saranno massimo il 30-40% dei residenti, la maggior parte sono forestieri e non capiscono le nostre tradizioni.
Quindi i potentini veri non esistono più?
Sono pochi, molto pochi. I forestieri non apprezzano queste cose, però devo dire che a teatro vengono.
Abbiamo parlato del momento buio che vive Potenza, ma qual è stato il momento migliore?
Gli anni ‘60-’70 quando si faceva teatro al Due Torri, avevano 5-6 date piene, più due repliche. Oggi se riempiamo 3-4 serate è già tanto.
Ha qualche rimpianto?
Il rammarico di vedere sempre meno pubblico, anche se c’è da dire che quello che viene è entusiasta.
In politica non si è mai candidato?
Ci fu una breve parentesi, alle comunali. Ero socialista, ma a Potenza c’era un trio anzi un quadrumvirato socialista e vincevano sempre loro. Facevano gli “abbinamenti”, ma io volevo andare solo. Mi arrabbiai, e uscii fuori. Era quello che volevano. Il Partito Repubblicano allora mi fece la corte, mi candidai e arrivai primo! Ma rinunciai, perché mi sembrava di aver fatto un torto al Partito Socialista.
Oggi, nel teatro, chi potrebbe essere suo erede?
È difficile dirlo, perché quelli dei miei “cast” stanno con me qualche anno, poi c’è chi va per conto suo, chi si perde. Nessuno fa i testi nostri, però: li prendono da internet e li cambiano in dialetto.
Un augurio alla città di Potenza per questo San Gerardo?
Io sono contrario al Pranzo dei Portatori. Non possono dire che è una tradizione, poiché nasce pochi anni fa. In passato non c’era niente del genere. Poi, io dico, anche se volete farlo, non vi ubriacate! Comunque vorrei che per San Gerardo si pensasse di più alla città e al suo sviluppo.
Qual era il VERO San Gerardo?
I costumi della parata di oggi sono fiorentini e non c’entrano nulla con la nostra storia. I festeggiamenti prima erano davvero popolari, le tradizioni nostre erano più semplici più umili. Ci si tingeva la faccia e si indossava un lenzuolo per fare i Turchi.
Oggi la storia del petrolio la spaventa?
Fino ad un certo punto. Ho letto delle cose dell’America: il petrolio arricchisce se viene sfruttato con criterio. Se ci si accontenta solo dei bonus benzina, o delle accise, “a noi n’accirn”. Il petrolio, gestendolo in una certa maniera, potrebbe anche rimanere: in Alabama e in Texas non sono mica morti, anzi, si sono arricchiti. Ma qui non è accaduto, è una delle tante risorse in una regione che però è povera.
Il turismo a Potenza è possibile?
Non credo. Con i trasporti che ci sono, fare Milano-Salerno è una gioia, fare Salerno-Potenza è un dramma.
Il suo libro preferito?
Mi piacciono i classici: Tolstoj, Dostoevskij…
La canzone?
Lucio Battisti “I giardini di Marzo”
Il film?
Mi piace Checco Zalone.
Tra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
Non ci tengo a queste cose. Che scrivano quello che vogliono.