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Tre interrogazioni sui temi ambientali sono state indirizzate dal consigliere regionale del Pd Piero Lacorazza all’assessore regionale all’Ambiente Aldo Berlinguer.

La prima riguarda lo stato di attuazione delle attività di bonifica del sito di interesse nazionale di Tito. “In un convegno che si è svolto a Tito ho colto dall’intervento del sindaco Graziano Scavone la denuncia del rischio concreto di revoca dei finanziamenti destinati alla bonifica dell’area Sin”, afferma Lacorazza che chiede a Berlinguer “di conoscere quali iniziative politiche ed istituzionali intende attivare presso i competenti Ministeri al fine di scongiurare l’eventuale grave perdita dei finanziamenti” e se ritiene “di cogliere la proposta avanzata dal sindaco di Tito circa la ridefinizione immediata di un nuovo cronoprogramma per la sottoscrizione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti e, nel caso di un esito che si spera positivo, di istituire una task force regionale per le bonifiche che coordini gli enti regionali e locali interessati ai procedimenti ‘complessi’ che le bonifiche richiedono e sui quali negli ultimi mesi non poche sono state le difficoltà registrate dal sistema degli enti”.

Le altre due interrogazioni riguardano l’attività dell’Arpab e fanno seguito alla mozione approvata all’unanimità il 10 maggio dal Consiglio regionale su proposta dello stesso Lacorazza. La prima riguarda il finanziamento di 10 milioni di euro previsto dal governo regionale per la dotazione di apparecchiature. Lacorazza chiede a Berlinguer a che punto sono le procedure per dotare l’Agenzia di risorse umane e mezzi necessari per intensificare le attività di monitoraggio e controllo ambientale e suggerisce all’assessore di stilare un preciso cronoprogramma degli interventi. Chiede però di sapere anche come può operare l’Arpab nell’immediato, prima che le nuove risorse umane e le nuove apparecchiature siano rese disponibili. La seconda interrogazione punta invece a conoscere “a che punto è lo stato di rilevazione del ‘punto zero’ a Tempa Rossa e se non si ritenga opportuno allargare la rilevazione sulle matrici ambientali anche al di là del perimetro della concessione, prima che vengano avviati gli impianti del giacimento petrolifero”.

“La grande spinta che viene dal referendum sulle trivelle – afferma Lacorazza – indica una diffusa domanda di trasparenza e di tutela dell’ambiente e della salute da parte dei cittadini lucani. Il Consiglio regionale deve raccogliere questa spinta, esprimendo quel ruolo di garanzia che i cittadini reclamano e collaborando con il governo regionale per migliorare il sistema del monitoraggio e dei controlli ambientali. Da questo dipende anche la possibilità di rafforzare la credibilità dell’istituzione regionale e di riavvicinarla alla società lucana”.