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Feste di paese, di piazza, di contrada: spesso e volentieri è possibile vederlo nei pressi del palco o dietro le quinte, perché non pochi degli spettacoli che si vedono in giro è lui che li organizza. Mario Bellitti è un volto noto del (piccolo) mondo dello spettacolo lucano, in virtù dei suoi trascorsi di ballerino di serie A e del suo presente di patron del Festival di Potenza, la più longeva kermesse canora del capoluogo.


Come giustifica la sua esistenza?
Dando un servizio alla società: non puoi dare altra giustificazione alla vita.
Un tempo ballerino di successo, poi organizzatore di eventi, infine anche cantante. Oggi Mario Bellitti chi è?
Come ho specificato su un mio cd uscito da poco, Mario Bellitti è “Istrionico”. Nel mio percorso ho fatto anche tanti errori, ma solo facendo le cose si può sbagliare, l’importante è non ledere gli interessi degli altri.
Quale ritiene sia stato l’errore più grande?
Probabilmente quello di aver lasciato la danza, dopo tanti sacrifici. Non potendo studiare musica, avevo ritenuto opportuno usare il mio corpo come strumento per esprimere un’arte liberatoria, indice di espressione di vari sentimenti. Poi tornai qui a Potenza, per motivi familiari.
Lei ha lavorato anche a “Fantastico”, il celebre programma del sabato sera di Rai Uno.
Ho lavorato in diversi programmi televisivi, ho studiato all’Accademia Nazionale di Danza Classica, ho avuto esperienze artistiche con molti coreografi a livello nazionale e internazionale. Tra le varie compagnie ho lavorato con Oreste Lionello, un grande personaggio del piccolo e grande schermo, con Maria Grazia Buccella, attrice degli anni ’60, poi con l’autore di “Frecce Nere”. Ho iniziato all’età di 14 anni, in un periodo in cui fare danza, per un uomo, non era ben visto; ho portato sulle spalle quei pregiudizi che sono la piaga sociale di un territorio piccolo e che spesso si auto-penalizza con queste forme di ignoranza e cattiveria.
Agostino Gerardi ci ha detto che “i potentini si risvegliano solo a San Gerardo, ballano la tarantella e si lasciano andare, mentre tutto il resto dell’anno se ne fregano”. Come commenta questa cosa?
Per certi aspetti la città di Potenza è un po’ pigra, anzi, per meglio dire, è un popolo di “assenteisti”. Qualche sera fa, dopo tanto tempo, ho avuto modo di passeggiare per Via Pretoria e ho riscontrato una grande tristezza nell’ambiente, tante attività chiuse, tutto notevolmente cambiato rispetto a vent’anni fa … e in peggio!
Alcuni dicono sia colpa della politica.
Soprattutto. Però il potentino è assenteista poiché rimanda alla politica, ma poi vive con distrazione. Una volta che sta bene a casa sua, non s’interessa a ciò che accade nella città. Non a caso questa versa nel degrado più totale. A me dispiace, perché io promuovo il “Festival di Potenza”, arrivato alla sua 15a edizione. È programmato per Novembre. È una manifestazione che facciamo per la nostra città con grande spirito d’iniziativa, ma sembra quasi che i potentini non siano per niente interessati. Come se non ci fosse mai stato. Gli rimbalza.
Qual è lo sbaglio più grande che ha fatto la politica nella città di Potenza?
Poteva essere un po’ più attenta alla città capoluogo e invece è stata alquanto menefreghista. Forse perché fra gli assessori non c’erano potentini “veri”, ma provenienti dai paesi limitrofi. Siamo il capoluogo?Beh, in questo periodo rischiamo di perdere anche questo titolo. Da parte mia, onore al merito a Matera per essere stata designata Capitale della Cultura, ma credo che la città di Potenza non vada discriminata. Non ha senso avere una città come Matera all’interno di una Regione che poi se ne va a rotoli e non funziona.
Alcuni dicono che i materani hanno uno spirito diverso.
Sicuramente sono più intraprendenti, l’hanno dimostrato e lo dimostrano. Dimostrano di essere costruttivi e operativi, e Potenza dimostra di fare solo chiacchiere, distruttive. Gli errori si possono fare tornando al discorso iniziale, ma piuttosto che stare a criticare, io dico, rimboccati le maniche e datti da fare!
Il potentino si è rassegnato?
No è solo pigrizia ed individualismo. Ognuno pensa solo per sé.
Tornando al suo Festival: si è mai posta la domanda “chi me lo fa fare?”
Sì, in parecchie occasioni. Ma c’è chi lo desidera, chi lo chiede. A proposito di questo, vorrei dire che è assurdo che dall’ufficio di competenza del Comune arrivi una mail con il solo consenso di usare il loro logo, senza alcun ringraziamento per l’iniziativa. Sembra che tutto sia dovuto; soprattutto dalle locandine potrebbe sembrare che chissà quanti contributi riceviamo dagli enti pubblici, e così non è. Non prendiamo alcun contributo –a parte qualche piccolissima cosa in passato- e ci muoviamo grazie agli sponsor privati. E’ quasi un lavoro di volontariato il nostro. Le delibere sono pubbliche e chiunque può andare a vederle per rendersi conto. Abbiamo sempre fatto iniziative senza ricevere soldi, motivo per cui, se le abbiamo fatte noi, le possono fare tutti. La Basilicata ha la pecca di non aver avuto molti organismi o strutture che davano senso di protezione allo spettacolo, a quelli che fanno il giro delle piazze. Certo, a suo tempo ci sono state delle vacche grasse che alcuni hanno saputo mungere da tutti i lati, ma allo stato attuale mancano i soldi e quindi si cerca di stringere. L’attività imprenditoriale, se credi nel tuo progetto, comunque va avanti, anche se mancano i soldi,.
Lei lavora molto con artisti di fuori, come mai?
Non ho mai disdegnato l’idea di dare spazio a gente locale, ma spesso chi organizza questi eventi, i comitati festa, pro loco etc., fanno delle richieste specifiche e io devo attenermi a queste.
Si sente di ricordare qualche personaggio in particolare?
Ricordo l’amico Wess, scomparso da poco. Uno di quelli che mi ha dato e lasciato tanto, proprio perché ha lavorato spesso gratuitamente, per dare un insegnamento ai giovani. Un altro è Lilli Greco, un produttore degli anni ’70, che ha prodotto Patty Pravo, Antonello Venditti. Una volta stava girando delle musiche per un film Rai della Wertmuller, ricordo che c’era una parte da recitare in napoletano e alla fine la fece fare a me..
Ha un augurio da farsi in occasione di San Gerardo?
Per me come cittadino e per la città, mi auguro che tutto possa migliorarsi sia in termini di estetica che di servizi, come ad esempio i trasporti.
In merito alla politica, lei si è anche candidato una volta.
Una volta, sì, ma è meglio che non la tocchiamo questa nota dolente.
Lei organizza un Festival di voci nuove. I talent show hanno fatto bene o male ai ragazzi che si avvicinano alla musica?
Prima gli artisti facevano la gavetta, giravano con le orchestre spettacolo e facevano un percorso di esperienza con quattro soldi. Partecipavano a piccoli concorsi prima di arrivare a Castrocaro o al Cantagiro. Oggi i talent show servono per fare produzione televisive a spese di povera gente che si illude. Si propongono a migliaia, ne vengono scelti pochissimi che comunque non andranno da nessuna parte, se c’è qualche santo in paradiso qualcuno avrà un minimo futuro. Tutto il resto non porterà nient’altro che una delusione profonda.
Questa cosa poi influisce su quelli che vengono da lei?
Per il Festival di Potenza, la categoria concorso l’abbiamo tolta. Anche il discorso della coppa è inutile. Non è quello che favorisce la crescita di un artista. Ho rinnovato la kermesse, trasformandola in una vetrina televisiva per chiunque voglia venire a esibirsi.
Ma qualche giovane che le chiede qualche consiglio c’è? Cosa gli risponde?
C’è sempre, quello che dico è che bisogna darsi da fare con umiltà, studiare e soprattutto incontrare gente per farsi ascoltare e conoscere.
Se uno le dicesse, “ho la possibilità di andare ad X-Factor”, cosa gli risponderebbe?
Padrone di farlo. Anzi, spesso è proprio la produzione che mi chiama per segnalare qualche nominativo e l’ho fatto anche. In ogni caso, lasciano il tempo che trovano. A questo proposito, il Festival di Potenza quest’anno è diventato partner del Festival degli Autori di Sanremo, che è un’iniziativa che si svolgerà nella città dal 21 al 24 Settembre. Le preselezioni avverranno a luglio, le iscrizioni sono già aperte sul sito del Festival di Potenza. In questa manifestazione sono messe a disposizione diverse borse di studio per autori e interpreti. Non si promette nulla a nessuno, ma chi ci crede può provarci.
Ma è vero che nei Festival come il suo il problema sono i genitori?
Sono SOPRATTUTTO i genitori, infatti il concorso l’ho tolto per questo motivo. A me interessa fare la promozione artistica e dello spettacolo.
La sua esperienza di cantante è una cosa collaterale, come la definisce?
Non si può dire che è un hobby, anche se lo faccio perché mi libera da uno stato di apprensione. Mi capita di fare serate, ma vengono sempre prima i miei altri impegni: il mio lavoro prevalente è l’organizzazione di eventi. Tuttavia quando m’invitano, ci vado volentieri. Ho amici che mi sopportano e mi supportano, come ha fatto il maestro Pizzorno che ha curato le cover del disco “Istrionico”. Lui non si occupa di cover, ma registra brani ex novo, in questo caso l’ha fatto solo per me.
Il suo libro preferito?
Mi è rimastra impressa “La Famiglia Trapp”, un libro che lessi alle medie.
Il film?
“La febbre del sabato sera”, sono rimasto un po’ indietro.
La canzone?
Quella che ho scritto io, “La mia vita”. Me la chiedono spesso.
Tra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
Mi farei cremare e buttare via le ceneri. Quindi nulla, perché magari se qualcuno passa e vede la mia lapide con la foto potrebbe dire “ Vir stu strunz, sta qua!”.(ride)