verde pubblico

Con la primavera ormai conclamata la natura dà il meglio di sé, il rigoglio di prati e siepi in qualche caso è straripante e sarebbe necessario procedere con la manutenzione, anche gli alberi, dopo la fioritura, presentano le chiome colme di foglie.

A Potenza non si sono placate le polemiche dopo che il Comune ha provveduto ad abbattere alcune piante che rappresentavano un pericolo per la pubblica incolumità e in qualche caso, ci riferiamo a piazza Verdi, l’albero eliminato è stato immediatamente sostituito.
Sui social continuano le proteste, si fanno segnalazioni di pericoli e per tagli che, a loro dire, si potevano evitare, ci si lamenta per come viene fatta la potatura, in qualche caso si interviene senza avere le cognizioni adeguate per farlo. Si ha la sensazione che in molti non siano bene preparati per dibattere della materia.
Per approfondire l’argomento, abbiamo interpellato un giovanissimo lucano, il dr Francesco Pitta, originario di Vietri di Potenza, laureatosi al dipartimento di scienze agrarie dell’università di Pisa, specializzato in Progettazione e Gestione del verde urbano e del paesaggio ed in procinto di diventare agronomo. Egli conosce la situazione di Potenza.
Dottor Pitta qual è la composizione del patrimonio arboreo nella città di Potenza? Quali tipi di alberi sono presenti sul territorio comunale? Si può fare una sorta di classificazione?
E’ utile, prima di tutto, fare una distinzione tra la componente arborea “ornamentale” e quella “spontanea”. Lungo le strade e nei parchi del capoluogo si incontrano principalmente tigli, platani, mirabolano, pini domestici, pini d’Aleppo, cedri e cipressi. Queste, in sostanza, sono tra le specie più comuni delle città italiane. Non mancano ovviamente casi particolari come ad esempio i pini neri di Montereale e gli esemplari di tasso nella villa Santa Maria. Ma nel tempo si è sviluppata, a causa soprattutto di una manutenzione del verde poco efficace, anche una componente arborea spontanea, costituita da piante a rapido accrescimento come la robinia e l’ailanto, che in molti casi è diventata invasiva, provocando danni a manufatti e pavimentazioni esterne.
Le conifere abbondano, non tutte le piante appartenenti a questa “categoria” sono idonee ad essere presenti nelle aree verdi cittadine? Ci spiega perché?
Specie appartenenti al genere Cedrus e soprattutto Pinus sono state utilizzate già ai tempi dei Romani, non solo per fini produttivi, come la raccolta dei pinoli e il recupero di legname per l’edilizia navale, ma anche per il decoro urbano.
Ultimamente si sente spesso parlare della caduta di alberi in città, con maggior imputato il pino domestico. Tralasciando le diverse esigenze ecologiche che ogni specie possiede, non credo ci sia un’oggettiva distinzione tra l’idoneità di una pianta rispetto a un’altra per il contesto urbano. Le cause principali che portano un esemplare a essere un rischio per la sicurezza dei cittadini sono spesso legate alla gestione scorretta delle alberature. Prendendo in considerazione il Pinus pinea (pino domestico), problematiche da un punto di vista della stabilità si riscontrano soprattutto in considerazione di esemplari ormai in fase di senescenza, a cui si aggiungono interventi di potatura inadeguati per la loro particolare conformazione della chioma e l’assenza, nella maggior parte dei casi, del fittone (parte centrale dell’apparato radicale ed elemento importante per l’ancoraggio, che, per le piante nate in vivaio, viene spesso ostacolato nel suo sviluppo verticale a causa della presenza del contenitore ed eliminato al momento del rinvaso in piena terra).
Quali tipi di alberature sarebbero adatti al clima e all’orografia di Potenza? Esistono nel capoluogo di regione alberi monumentali o di particolare pregio che andrebbero tutelati?
Potenza è una delle città più alte d’Italia, con i suoi 820 metri sul livello del mare. Sicuramente è opportuno far riferimento a piante adatte al clima mediterraneo montano, caratterizzato da basse temperature durante l’inverno e da periodi di siccità durante la stagione calda. Le specie sopra citate rispecchiano sostanzialmente tali esigenze, per questo motivo è necessario dare maggiore importanza alla salvaguardia del patrimonio arboreo preesistente e non “riprogettarlo” o incrementarlo.
Sicuramente sono presenti alberi monumentali, soprattutto nelle aree verdi storiche. L’assenza di un censimento del patrimonio arboreo rende però le cose difficili nell’individuare esemplari centenari e di pregio, su cui andrebbero eseguiti interventi manutentivi specifici, assegnandoli alle cure di arboricoltori professionisti, cosa che allo stato attuale raramente viene eseguita.
E’ utile precisare, inoltre, che il Comune di Potenza possiede un Regolamento per il Verde Pubblico e privato nel quale vengono indicate normative sulla corretta gestione e salvaguardia delle aree verdi e delle alberature di pregio e non, specificando le modalità di potatura, i divieti e le procedure legali da seguire per effettuare una pratica di abbattimento.
Come si fa a riconoscere le piante che necessitano di urgenti cure o di essere eliminate? Quale criterio utilizzano gli agronomi per individuare gli alberi che rappresentano pericolo per la pubblica e privata incolumità?
Il VTA (Visual Tree Assessment) è una delle metodologie di indagine più utilizzate per la valutazione delle condizioni biomeccaniche di un albero. Si basa sull’attenta osservazione delle caratteristiche morfologiche e di eventuali sintomi. Le procedure sono standardizzate e consolidate, consentendo di effettuare un’analisi visiva, non invasiva.
Seppur vi siano molti argomenti da trattare a riguardo, il metodo VTA si può riassumere in tre fasi:
1) controllo visivo: l’indagine viene effettuata considerando l’albero nella sua interezza e valutando la sua morfologia, il suo aspetto fisiologico e le sue caratteristiche biomeccaniche e, se non si individuano segnali preoccupanti, l’esame è terminato;
2) identificazione del difetto: se riscontrato, viene esaminato per mezzo di un’indagine approfondita, visuale e strumentale (es. tomografia ad impulsi sonici, analisi dendropenetromentica) per stimare la localizzazione del punto debole e la sua espansione all’interno del legno;
3) conclusioni: in relazione ai dati raccolti, alle osservazioni effettuate dal tecnico e all’esperienza di quest’ultimo, vengono redatte conclusioni inerenti allo stato dell’albero, eventuali interventi da effettuare e l’assegnazione della pianta in esame a una delle 5 classi di propensione al cedimento (CPC) recentemente riconosciute dalla SIA (Società Italiana Arboricoltura).
Le classi sono rappresentate da: Classe A – Trascurabile, Classe B – Bassa, Classe C – Moderata, Classe C-D Elevata, Classe D – Estrema. Per l’ultima si prevede necessariamente l’abbattimento.
Quanto costa rimuovere un albero?
I costi variano in base alle condizioni in cui si opera, alla grandezza dell’albero ecc. Considerando un taglio con l’utilizzo di un cestello credo che il costo vada da un minimo di 500 euro in su.
E quanto costa piantarne uno idoneo per i viali e/o i parchi cittadini?
Anche in questo caso il costo della messa a dimora di una pianta ad alto fusto varia generalmente in base alla sua grandezza, alla specie, trasporto, condizioni operative oltre alle pratiche necessarie. Su un normale viale o parco, considerando un minimo di “pronto effetto” (parliamo quindi di un individuo giovane con una altezza di 2-2,5 metri) il costo può aggirarsi intorno a 100-200 euro/pianta.
Per quanto concerne il verde privato qual è la situazione in città? Si possono obbligare i privati a intervenire su piante ubicate su suoli non pubblici? Si può procedere d’autorità per prevenire danni?
Anche in questo caso, in presenza del Regolamento del Verde Pubblico e Privato, i cittadini dovrebbero attenersi alle normative e agli obblighi indicati. Nonostante questo, a mio parere, credo sia importante migliorare la gestione del verde pubblico per consolidare la collaborazione con i cittadini, valorizzando così un patrimonio del verde potenzialmente utile per il decoro, la cultura e il turismo della città.