reddito di cittadinanza

La Basilicata, secondo le statistiche dell’ISTAT, è fra le ultime regioni in Italia per quanto riguarda il reddito pro capite; secondo l’ultimo rilevamento, dopo la Calabria, siamo noi lucani i più poveri in Italia; il disfacimento dell’economia nella nostra regione è cominciato da almeno una decina di anni, ne risentono tutti i settori, ma sicuramente è quello industriale che ha subito un vero e proprio tracollo.

Non sta meglio l’agricoltura né tantomeno il commercio, ridotto ai minimi termini il settore dei servizi. Migliaia di posti di lavoro andati in fumo e non recuperati con altre iniziative imprenditoriali hanno determinato una crisi sociale senza precedenti con migliaia di famiglie che vivono di stenti; chi ha potuto è andato fuori regione a trovare un nuovo posto di lavoro, ma tale opportunità è riservata per lo più alle persone non molto in avanti con gli anni e ai giovani che hanno ultimato il ciclo di studi.
Rimangono in una sorta di limbo, ma forse è più giusto chiamarlo “ghetto”, quei lavoratori che sono troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per sperare di trovare una nuova occupazione.
C’è il dramma degli ex COPES, letteralmente azione di Contrasto alla Povertà Esclusione Sociale, messa in piedi negli anni scorsi dalla Regione Basilicata per dare una risposta a quanti non avevano un reddito per campare, una platea di persone disperate che vivono ai margini della società da troppo tempo. A costoro si sono aggiunti quei lavoratori a cui sono venuti a mancare i proventi degli ammortizzatori sociali (mobilità, cassa integrazione).
Dopo tante proteste e infinite polemiche, l’estate scorsa la Regione Basilicata ha istituito il cosiddetto “reddito minimo di inserimento” emanando due bandi, uno riservato ai fuoriusciti dalla platea della mobilità in deroga e a coloro che hanno perso il beneficio degli ammortizzatori sociali per effetto del decreto Poletti. Due i requisiti richiesti: maggiore età e reddito certificato da ISEE inferiore a 15.000 euro. L’altro bando è riservato a coloro che oltre alla maggiore età e alla residenza in Basilicata da almeno due anni, risultano disoccupati o inoccupati da non meno di 24 mesi e disoccupati ed inoccupati da almeno 12 mesi, e che siano in possesso di almeno uno dei seguenti criteri: non essere in possesso di un diploma di scuola superiore, aver più di cinquant’anni e appartenere ad un nucleo familiare monoreddito: per essi l’ISEE deve certificare un reddito inferiore a 9.000 euro.
L’indennità mensile da corrispondere sarà di 450 euro al mese per un anno a cui si potranno sommare le eventuali spese di viaggio; in cambio i beneficiari dovranno svolgere lavori socialmente utili presso Enti pubblici.
Alla pubblicazione delle graduatorie ci si accorge che quasi tutti gli ex beneficiari del sostegno COPES sono stati esclusi dal percepire l’assegno in quanto le somme percepite come sostegno al reddito sono state considerate “reddito”, un pastrocchio dovuto a una interpretazione sui generis delle norme. Una grande beffa che si consuma a danno di migliaia di disoccupati che rimette in moto la protesta: si chiede a gran voce di sanare una palese ingiustizia. Una sentenza del Consiglio di Stato chiarisce che le somme pagate dallo Stato a titolo di indennità assistenziali e finalizzate a garantire ai disabili e alle famiglie con forte disagio sociale una vita dignitosa, non possono essere considerate reddito in quanto erogate per attenuare una situazione di svantaggio e realizzare un principio di eguaglianza, ma qualcuno fa notare che questo principio potrebbe valere esclusivamente per le persone disabili.
Intanto il tempo passa e la situazione rimane ingessata, si susseguono prese di posizione di politici e sindacati, ma, come fanno notare molti capifamiglia che non sanno più come tirare avanti, le chiacchiere stanno a zero e c’è bisogno che la matassa si sbrogli.
L’unica cosa certa è che le risorse destinate alla realizzazione del progetto non sono sufficienti, l’aver dirottato il 3% delle somme che viene versato dalla compagnie petrolifere per lo sfruttamento del sottosuolo lucano dalla ricarica della CARD carburanti non è sufficiente a garantire la copertura dell’intero fabbisogno.
Si è pensato di attuare una “misura-ponte” sotto forma di tirocini formativi, in attesa che a livello centrale si decidano a sbloccare il tutto, pare che serva un decreto interministeriale che autorizzi ad utilizzare diversamente i fondi prima destinati alla CARD carburanti, questo decreto tarda ad arrivare e più di qualcuno teme che si voglia “ricattare” la Regione Basilicata: in cambio dello sblocco delle somme si chiede di dare il via a nuove autorizzazioni per altre trivellazioni. Se le cose fossero realmente così la vicenda sarevve davvero raccapricciante, le ultime vicende giudiziarie hanno provocato un autentico terremoto, il presidente Pittella ripete che la Regione Basilicata non rilascerà nuove autorizzazioni e si ha la sensazione di trovarci nella classica situazione del cane che si morde la coda. La conferma che a Roma tengono tutto bloccato è il ritardo per la quarta, ed ultima, ricarica delle CARD carburante, i lucani che hanno diritto a questo ultimo “risarcimento” aspettano da oltre un anno.
Rumors di “palazzo” dicono che entro il 10 maggio coloro che sono ricompresi nelle graduatorie, quindi esclusi gli ex COPES, dovrebbero iniziare a svolgere i tirocini formativi già pianificati da Apofil e Ageforma, voci di corridoio affermano che la Presidenza della Giunta Regionale sta per formalizzare gli atti. Rimane sempre in piedi la vicenda degli ex COPES e la insufficienza dei fondi, in tutti i casi si tratta di provvedimenti tampone, le misure pianificate dureranno un anno, poi ci si ritroverà a dover affrontare le problematiche di un esercito di disperati che si ingrossa sempre di più.