ARLEO

Pasquale Arleo, non certo per i risultati ottenuti sul campo, per alcuni è il vero “Oronzo Canà” (il personaggio intepretato al cinema da Lino Banfi) del calcio lucano: simpatico, sanguigno e dalle parole piuttosto schiette, a volte scomode. Non è Padre Pio, ma di “miracoli” ne ha fatti tanti, col suo Potenza e non solo: da gennaio è a Picerno, ed è riuscito a risollevare le sorti (e il morale) di una squadra (e di una comunità) che sembrava già destinata al baratro. Domani si gioca praticamente tutto, ma, come dicono a Sanremo, “Comunque vada sarà un successo”.


Come giustifica la sua esistenza?
Posso ritenermi una persona abbastanza fortunata, perché oggi posso dire con assoluta certezza che nella mia vita ho fatto quello che meglio credevo e che più mi si addice. Mi sono diplomato come geometra, ma andando a fare i rilevamenti in strada con gli strumenti adatti, mi sono reso conto che non era il mestiere adatto per me. Ho deciso quindi di fare scienze motorie perché mi ritengo prima di tutto un educatore. Dopo aver fatto l’ISEF, ho cercato di fare subito l’insegnante, poi a questo ho aggiunto la passione per il calcio che mi ha portato già a 25 anni a diventare allenatore.
Si ricorda la sua prima panchina?
Diciamo che in maniera ufficiale la prima panchina è stata come allenatore dei ragazzi del Potenza. Siccome vinsi il concorso allenatori, l’allora presidente del Potenza Cuomo mi chiamò come guida delle giovanili e iniziai ad allenare sia la squadra Berretti che gli Allievi, oltre che essere supervisore dei Giovanissimi. Il Potenza era in serie C e fu una bellissima esperienza.
Vinse la prima partita?
Si, però avevo già avuto altre esperienze. Quando giocavo a Pietragalla –ero portiere- allenavo i ragazzini dell’Associazione Italiana Cultura e Sport. Ho allenato anche l’editore del suo giornale, Claudio Rossiello.
A proposito del Potenza, c’erano stati dei contatti quest’anno per un suo ritorno in panchina. Perché non si sono concretizzati?
Questo bisognerebbe chiederlo ai dirigenti della società, che prima mi hanno “sedotto” e poi “abbandonato”, nel senso che ad un certo punto non rispondevano neanche più al telefono e non mi davano segnali. Evidentemente dopo Manfredonia, era sopraggiunto il fattore emotivo perché c’era molto malcontento, ma probabilmente non ero io l’uomo prescelto considerando che poi c’è stato il ritorno di Agovino. Mi sarebbe bastata solo un po’ più di chiarezza, visto che comunque io avevo ricevuto già la chiamata dal Picerno che nella stessa giornata aveva perso ad Aprilia.
Sarebbe stato disposto anche a lavorare gratis?
Questo mai, non perché sono un venale, e chi mi conosce sa che non sono una persona attaccata al denaro: non l’avrei fatto gratis, perché prendere i rimproveri come è successo in passato per pochi soldi e non essere nemmeno apprezzato, dopo aver vinto tre campionati nella tua città, non è una cosa che ti fa stare proprio bene psicologicamente. Certamente sarei costato meno di quello che vale un allenatore che viene da fuori, ma alla fine un compenso per quella che è la mia professionalità credo vada riconosciuto. È pur vero che spesso a Potenza è capitato che persone con curriculum inferiori al mio, siano riuscitie a guadagnare molto di più.
Secondo lei, la tifoseria del Potenza le vuole ancora bene?
Penso che proprio i ragazzi della curva sono quelli che mi apprezzano di più, forse perché mi conoscono anche fuori dal campo in maniera approfondita. Sanno che sono una persona leale e corretta, avendolo dimostrato in tante occasioni. Fin quando sono stato sulla panchina del Potenza, soprattutto sul campo, ho dimostrato di tenere alla maglia rossoblù regalando al pubblico belle domeniche.
Oggi è a Picerno, in questa fase finale del campionato sta affrontando il problema squalifiche. Si è sempre dimostrato come un allenatore dal pugno fermo, come mai oggi succede che un giocatore venga espulso per proteste?
Quello di domenica è solo un episodio. Abbiamo avuto un arbitraggio del quale non discuto neanche la qualità, ma l’atteggiamento arrogante verso i ragazzi che per la seconda settimana hanno subito un rigore contro. Non ci è stato poi assegnato un rigore a favore e per di più il nostro giocatore è stato ammonito per simulazione. Mi sento di dire che nei confronti di Pisani l’arbitro è stato eccessivamente fiscale, poi anche Catalano dalla panchina è stato espulso perché ha imprecato ad alta voce dopo l’ennesimo gesto di arroganza dell’arbitro. Se devo dire però che ho dei ragazzi maleducati, questo no. Sicuramente, dover rincorrere risultati e avversari, ci ha portato a essere non sempre sereni e qualche entrata è stata fatta con più foga agonistica.
Quindi non c’è un problema di temperamento?
No, assolutamente no. Domenica è stato solo un episodio estemporaneo fuori da ogni logica. Ripeto, la nostra è stata una rincorsa, sono partiti con 7 punti in 19 partite, averne fatti 22 in 13 è un buon risultato. Sono arrivato prima della partita con il Potenza, il 17 gennaio. Siamo partiti con l’obiettivo di ridare dignità alla squadra.
Quindi, a prescindere se riuscirete o no ad agganciare i play out, si sente soddisfatto?
Non solo io devo essere soddisfatto, ma tutta la squadra e tutta la comunità. Abbiamo dato il massimo e continueremo, quello che ci riserverà il campo lo accetteremo. Domenica andremo a giocare a San Severo, che è una partita da dentro o fuori, perdendo al 99% siamo fuori. In ogni caso, noi avremo dato il massimo, il mea culpa è riservato a chi prima di noi ha fatto solo 7 punti, e magari è li a “gufare” contro di noi.
Nella prossima stagione rimarrà sempre qui? Come vede il suo futuro?
A Picerno mi sono affezionato a 360°, ci sono persone umili come piacciono a me. Non hanno la puzza sotto il naso, non parlano di storia e hanno un passato molto semplice. Vivono tutto ciò con molta dignità, anche in caso di sconfitta, sono lì pronti ad applaudire i giocatori indipendentemente dal risultato. Questo campionato per loro è stato una grande vetrina. In ottica del futuro, perché no, restare a Picerno mi farebbe molto piacere. Ho trovato un ambiente a misura d’uomo, io non vado alla ricerca delle grandi sensazioni perché non sono più un ragazzino. Se ci dovesse essere qualche chiamata importante, che potrebbe destabilizzarmi psicologicamente, sarei disposto a prenderla in considerazione, ma per ora Picerno resta la mia prima scelta.
Senza togliere nulla a nessuno, qual è il giocatore più forte che ha mai allenato?
Ne ho avuti diversi. Magari in questo momento il fiore all’occhiello potrebbe essere D’Ambrosio, attualmente nell’Inter. Ci sono dei giocatori che però non hanno avuto la carriera che meritavano, posso parlare di Di Bella, di Sarno, anche dello stesso Nolè. Ora qui ho un giocatore, un talento puro, Emanuele Esposito, che nonostante i suoi 25 anni potrebbe avere un futuro eccezionale in qualunque categoria.
Invece qual è il giocatore che l’ha fatta più arrabbiare?
Anche in questo caso ce ne sono tanti. Nolè mi fece arrabbiare perché alcuni insegnamenti non li ha recepiti subito. Mi fece arrabbiare Grillo, e qui Gerardi, come lo stesso Esposito che all’inizio non aveva ben compreso il mio messaggio. Dopo 4 panchine ha capito l’importanza dei miei insegnamenti. Sono contento di essere riuscito nel mio intento, perché ora è un professionista eccezionale.
Mi è rimasto impresso un episodio de “L’allenatore nel pallone”, quando il mister va alla stazione a riprendere un giocatore che vuole andar via. C’è qualche episodio simpatico o qualche aneddoto che vuole raccontarci?
Sulle mie sceneggiate in campo si potrebbe scrivere un libro. Posso ricordare quando mangiai l’erbetta a Rende, in occasione di un rigore sbagliato da Pignalosa, che avrebbe decretato la nostra vittoria. Oppure quando allenavo l’Invicta, diedi un calcio ad una damigiana da 5 litri di acqua, mi feci malissimo ma provavo a far finta di nulla, i ragazzi sulla panchina non ridevano proprio per non piangere dalle risate. Sempre a Rende, sullo 0-1, dal nervoso colpii con un calcio una porta, rimasi con il piede incastrato dopo averla rotta. Insomma, per rabbia mi è capitato di fare diverse cose. Così come mi è capitato di andare a recuperare qualche giocatore in discoteca, avendo avuto il sospetto che non conducesse vita sana. A Melfi invece, avevo un giocatore che dopo cena, andava fisso in pizzeria perché non gli bastava quello che aveva mangiato Dopo un’amichevole lo portai alla stazione, gli pagai il biglietto e lo rispedii a Foggia. Invece a un altro, gli ho teso un bel tranello. Era uno di quelli facili a cedere al fascino femminile, gli facemmo uno scherzo dicendo che c’era una ragazza che voleva conoscerlo: quando si presentò all’appuntamento, si ritrovò con un nostro striscione “Sei su scherzi a parte”.
Quindi qualcosa di Oronzo Canà in lei c’è.
Quando mi arrabbio di più in panchina. O mi mordo le mani, o faccio minacce velate ai calciatori quando non fanno ciò che gli dico io. Vivo la partita in maniera esageratamente partecipata.
Ritornando al passato, ancora vuole bene al Potenza?
Assolutamente si. Per dire, l’anno scorso andai a vedere Taranto – Potenza con il bus degli ultras, rotolavo e srotolavo gli striscioni insieme a loro, ho cantato per tutta la partita come sempre ho fatto nella mia vita.
Il suo ex presidente, Giuseppe Postiglione, poteva essere davvero il futuro calcistico?
È un ragazzo dalle grandissime intuizioni, ma è troppo ambizioso. Ricordo che quando gli feci i complimenti per l’elezione come più giovane consigliere nella Lega, mi rispose “ora devo mirare a fare il presidente”.
Cambiando argomento, la politica è mai venuta a cercarla?
Sono stato candidato una volta nel PDS, allora era segretario Vincenzo Barile. Sinceramente parlando, non chiesi il voto neanche a mia madre. Probabilmente non sarei stato il top sotto quell’aspetto.
Da cittadino, secondo lei che momento vive Potenza?
Penso che siamo arrivati proprio al conto, altro che frutta. Per cui, è necessario che si prendano delle decisioni forti. Fosse per me manderei tutti a casa, perché la politica rovina anche lo sport, che è una delle cose che mi riguardano più da vicino. Hanno dimostrato di non essere all’altezza della situazione, potevamo essere la piccola Svizzera del Sud e siamo diventati una regione con tante risorse e zero profitti. I livelli di disoccupazione sono altissimi mentre dall’alto si arricchiscono alle spalle della povera gente.
Per dirla in termini sportivi, chi metterebbe in panchina?
Tra panchina e tribuna ne metterei tanti, ma tanti. Basti guardare il deficit che ha la città di Potenza per capire chi dovrebbe andare in panchina. Riferendomi alla Regione, probabilmente l’elenco è molto lungo, non giocherebbe nessuno, con interruzione della partita. Come genitore e come educatore ho il rammarico di non aver mai preso iniziative per contrastare questo futuro nebuloso che si prospetta. Gli abbiamo fatto fare quello che hanno voluto senza mai indire qualche forma di protesta. La nostra generazione di genitori forse ha fallito da questo punto di vista, lavorando moglie e marito, non si sono preoccupati di avere un controllo della situazione. Penso che se oggi siamo così, la colpa è la nostra. Non ultima la vicenda del petrolio che ha messo in luce quanti compromessi sono stati accettati per far si che venissimo denigrati pubblicamente a livello nazionale. Il risultato del referendum, da ultimo: nonostante ha segnalato una forte partecipazione, nelle zone maggiormente interessate, non c’è stata grande affluenza.
Cosa un presidente non dovrebbe mai fare con lei?
Non dovrebbe mai venire a dirmi chi deve giocare. Sono per il rispetto dei ruoli. Li rispetto e voglio essere rispettato. Chi l’ha fatto è arrivato allo scontro e in alcuni casi sono stato esonerato.
Cosa si aspetta dalla partita di domenica?
Andremo per vincere è ovvio. Da Picerno si stanno organizzando con gli autobus e saranno un grande supporto per noi.
Il suo libro preferito?
Non sono un grande lettore, ma mi hanno appassionato molto i libri di Grillo degli anni ’80. Ho scoperto con il tempo di avere molto in comune con lui, e non ho difficoltà a dire che sono un grillino convinto da 5 anni. Stimo l’uomo e le sue idee, se per me c’è una speranza di cambiare qualcosa si deve andare verso questa novità.
La sua canzone preferita?
Io Vagabondo dei Nomadi.
Il suo film preferito?
Il bambino con il pigiama a righe.
Tra 100 anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
“Qui giace un allenatore, onesto con la sua città e con la sua famiglia”.