docente

Lo scorso 5 aprile, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione presentata dal consigliere Napoli e sottoscritta dai consiglieri Pace, Mollica, Rosa, Perrino e Leggieri, Benedetto e Cifarelli, che impegna la Giunta regionale “ad attivarsi affinché venga instaurato, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, un proficuo confronto con il Governo finalizzato a rendere stabile e duratura, per il personale docente che ha prestato servizio pluriennale presso le istituzioni scolastiche insistenti sul territorio della Basilicata e che ha differito, in base all’articolo 1 comma 98/99 della legge 107 del 2015 sulla riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, la presa di servizio nella provincia di nomina, la possibilità di poter continuare a lavorare in regione con l’attivazione di posti in deroga utilizzando risorse finanziarie disponibili nel Fesr e nel Fse”.


A partire dal primo settembre prossimo, si legge: “si prevede un esodo rilevante dei docenti lucani verso altre regioni d’Italia, del tutto ingiustificato se si pensa che gli stessi docenti, destinatari di tale provvedimento hanno lavorato ad oggi per lungo tempo nelle province della nostra regione su posti scoperti, quasi tutti attualmente disponibili. Tale circostanza comporta un impoverimento della regione in ordine alle sue risorse economiche, finanziarie, umane e culturali, dal momento che i docenti rientrano nel capitale umano più qualificato sul territorio, costituendone un fondamentale potenziale di crescita”.
A tal proposito, una delegazione di docenti, per il tramite di una delle coordinatrici, la prof.ssa Arcieri, in una dettagliata nota, hanno inteso farci conoscere quanto segue: “Le scrivo a nome dei tanti docenti lucani che, assunti con la fase B della L. 107/2015, hanno potuto differire, come prescritto dall’art. 1 comma 99 della suddetta legge, la presa di servizio nella provincia di nomina. Noi vorremmo rendere partecipe l’opinione pubblica, della drammatica situazione che le nostre famiglie, a partire dal 2 settembre dello scorso anno, stanno vivendo.
Dopo anni di snervante precariato, nella nostra regione, siamo stati catapultati a centinaia di chilometri di distanza dai nostri cari a causa di una “improvvisata legge” che ha creato i miracolosi centomila posti, tanto decantati dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell’Istruzione, a danno, in particolare, dei docenti pluri-specializzati del Sud che, “penalizzati” dall’essere in possesso del titolo di sostegno, si sono visti assegnare l’agognato ruolo su questa specializzazione e su un grado differente di scuola (dalle scuole superiori alle medie) rispetto al quale hanno sempre lavorato. L’ingiustificato puntiglio con cui non si sono volute scindere le fasi B e C del detto piano assunzionale ha leso profondamente i diritti acquisiti e maturati da tali docenti, inseriti da decenni nelle graduatorie ad esaurimento. L’essere in possesso del titolo di specializzazione per insegnare sul sostegno ha, infatti, determinato che, nella fase B, migliaia di docenti al vertice delle graduatorie ad esaurimento, con punteggi molto alti, maturati attraverso gli anni di servizio e i titoli culturali, abbiano ottenuto a centinaia e centinaia di chilometri da casa, il ruolo sul sostegno alle scuole medie, in classe di concorso differente rispetto a quella nella quale avevano sempre lavorato e in grado di istruzione inferiore, con conseguente demansionamento e con ripercussioni economiche negative in busta paga. Per dovere di cronaca, è opportuno sottolineare che il titolo di specializzazione sul sostegno è stato valutato in automatico dal cervellone elettronico che ha gestito il piano assunzionale, senza dare l’opportunità ai docenti di scegliere se presentarlo o meno. Nella fase C, docenti privi del titolo di specializzazione per insegnare sul sostegno e, in moltissimi casi, in fondo alle graduatorie ad esaurimento con punteggi minimi o nulli maturati con gli anni di servizio, hanno ottenuto il ruolo, comodamente a casa nella propria classe di concorso. L’imposizione di far dichiarare il titolo di sostegno si configura come lesiva dei più elementari diritti di libertà individuali sanciti dagli articoli della Costituzione Italiana, dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, e della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.
Il Ministero ha tentato di giustificare la scissione delle due fasi con la presunta necessità di cancellare la piaga del precariato e di far iniziare regolarmente le lezioni, con tutti gli insegnanti neoimmessi in ruolo a ricoprire la cattedra che gli era stata assegnata con il piano assunzionale della Buona Scuola. È una grande falsità! Il comma 99 dell’art.1 di detta Legge, ha consentito, a quanti avessero ricevuto la proposta di contratto a tempo determinato al 30 giugno o al 31 agosto nella propria provincia di differire al 1 luglio o al 1 settembre 2016 la presa di servizio nella città della nomina in ruolo. Vorremmo, inoltre denunciare l’interpretazione, incomprensibilmente restrittiva del concetto di classe di concorso affine contenuto nel D.M. n. 354/1998 subordinandolo all.art. 3 comma 5 lettera c. del D.M. 850/2015, fatta dal Ministero dell’Istruzione con la circolare ministeriale 36167 del 5 novembre 2015 ORIENTAMENTI OPERATIVI PERIODO DI PROVA E FORMAZIONE PERSONALE DOCENTE. Quanto disposto da questa circolare non consente a molti docenti di svolgere l’anno di prova poiché il servizio che si sta effettuando su incarico a tempo determinato è su diverso grado di istruzione rispetto alla classe di concorso di immissione in ruolo”.
E sulla mozione in Consiglio, ha commentato: “Le parole pronunciate dal Consigliere Napoli nel corso dell’intervento, seguito con apprensione e speranza, hanno toccato profondamente le corde dei presenti. Per niente influenzato dalla cattiva informazione dilagante, secondo la quale le lamentele dei docenti della fase B, sarebbero l’inutile piagnisteo di coloro che non vogliono fare sacrifici ma il posto di lavoro sotto casa, il proponente la mozione ha colto in pieno le istanze dei docenti e il dramma degli stessi posti di fronte ad un bivio: preferire la famiglia o il posto di lavoro lontano centinaia di chilometri. Ma ha anche compreso il fatto di avere dinanzi a sé docenti competenti, validi professionalmente, che avevano maturato un’esperienza pluriennale sul territorio, svolgendo con amore e serietà il lavoro più nobile che possa esistere al mondo. È stata, quella vissuta, una esperienza che ha riacceso la fiducia, ormai sopita, nella massima Istituzione politica regionale. Toccherà alla stessa un ulteriore sforzo: tenere fede, in sede di conferenza stato-regioni, agli impegni presi con i docenti lucani e le loro famiglie. Dopo un buon inizio, si tratta di completare l’opera! Noi ci crediamo”.