tonio boccia

Settant’anni portati in maniera invidiabile (dopo pranzo lo attendeva un incontro di tennis) Tonio Boccia –ex presidente della Regione, pluri-parlamentare (tre mandati) e diverse altre cose- non ha certo bisogno di presentazioni.

Come giustifica la sua esistenza?
Con il mio impegno nel sociale e nel politico, nella famiglia e in tutti i valori essenziali. Sono un cattolico impegnato nel sociale.
Quando ha capito che avrebbe fatto politica nella sua vita?
Subito. Sono stato in collegio al Principe di Piemonte, ho vissuto lì fino alle medie. La mia educazione da sempre si è basata sull’impegno nel sociale. Appena andai al liceo scientifico parificato, fui subito eletto presidente del circolo d’istituto.
Ultimamente c’è stata l’intervista di Mons. Orofino che ha detto “I tempi di Colombo sono finiti”. Cosa ne pensa?
Bisogna leggerla bene. Mons. Orofino lancia tanti messaggi per far risvegliare la Basilicata e i suoi abitanti, oltre che tanti segnali di ordine culturale. Il riferimento a Colombo a mio parere è stato leggermente infelice, poi lo ha precisato. Penso sia impossibile fare paragoni tra il modello lucano fino alla Prima Repubblica, e tutto ciò che è venuto dopo il ‘95, perché finito quel tempo, le cose sono cambiate.
La Basilicata ci ha perso o ci ha guadagnato?
Ovviamente io sono legato al modello democristiano e penso che per stile e metodo si è fatto apprezzare di più. Ma fare paragoni non ha senso ed è del tutto improprio. Colombo esce di scena praticamente nel ‘93/’94, ma anche prima. Dal 1970 inizia una fase già nuova con Verrastro.
In passato lei ha anche detto “quello della politica è un ciclo giunto al capolinea”, riferendosi sia al nazionale che al regionale. Qual è, per lei, l’errore più grande che compie l’attuale classe dirigente a livello regionale?
Metterei al primo posto la mancanza di un progetto e mi riferisco a un progetto ideale. Diceva Moro che “tutto ciò che facciamo ha un’ispirazione etica e morale”. La mancanza di giustizia sociale e del bene comune, il mettere la persona al centro della costruzione sociale, il dialogo, la partecipazione, la trasparenza, sono tutti principi che non animano più la politica. La seconda cosa è la mancanza di un progetto sociale. La Basilicata ha vissuto una grandissima trasformazione nella società, un’evoluzione positiva. Negli anni ’90 facemmo noi un progetto auto-propulsivo ed una serie di azioni per farlo funzionare. Forse oggi c’è bisogno di un nuovo progetto politico amministrativo e programmatico. Sono due fattori che mancano e che hanno portato a questo momento di appannamento. Aggiungerei un terzo, che è la fine dei partiti. Non esistono più come noi li conosciamo e come li prevede la Costituzione.
Lei ha elencato una serie di cose che non ci sono più, ma da cosa sono state sostituite?
Da metà degli anni ’90 stiamo vivendo una fase di transizione. Il “Prodismo”, il “Berlusconismo”, il “Renzismo” non sono delle filosofie di vita, sono gestioni della transizione. In questa fase l’unica missione è cercare nel più breve tempo possibile la Seconda Repubblica, che non è mai stata fatta. Forse adesso con la nuova legge elettorale e con la riforma della Costituzione, forse si può andare avanti.
Venendo sul locale, molti hanno l’impressione che questa classe politica sia dedita più che altro al rinnovo del consenso.
Questa non è una causa, è un effetto di quel decadimento. Senza progetto ideale e programmatico, se non hai una missione, è chiaro che tutto diventa gestione, che si porta avanti grazie al mero consenso.
Quando De Filippo si è dimesso da Governatore, lei mosse delle critiche, adesso molti invocano le sue dimissioni per quello che è apparso sui giornali sulla questione petrolio. Che idea si è fatto?
Innanzitutto si tratta di critiche diverse. Quella di prima era una critica al fatto che senza una motivazione chiara e netta, che lasciava pensare che tutto fosse fatto solo per entrare nel governo nazionale, mi sembrava un po’ poco per far scogliere il consiglio regionale. La situazione attuale è completamente diversa, le sue dimissioni vengono chieste in quanto risulta dai giornali indagato. Ma De Filippo dovrà dimettersi solo nel caso venga condannato con sentenza passata in giudicato, ma se fosse innocente, e condannato dai soli cittadini, sarebbe del tutto incivile.
Lei ha detto tempo fa: “Dobbiamo smetterla di far dare sentenze alle Procure e ai giornalisti”. Ci spiega?
E così è. Anche questo è un effetto del decadimento civico, quando vengono a mancare le leggi dello stare insieme civilmente, noi cittadini siamo all’imbruttimento. Una persona è innocente fin quando non viene condannata con sentenza passata in giudicato. Si è diffusa una cultura invece che qualcuno è colpevole per il solo fatto di ricevere un avviso di garanzia. I responsabili di tale cultura sono quelli che fanno uscire le notizie, quelli che le utilizzano, quelli che leggendole ne danno un peso diverso da quello reale. La mia opinione è che siamo diventati un po’ incivili.
Giustizialisti?
Mah, giustizialisti in realtà potrebbe essere un fatto positivo. Ma se uno condanna a prescindere, non si può parlare di giustizialismo, ma di pettegolezzo.
Cosa ne pensa di Libera, che ha fatto tanti interventi in Basilicata?
Ho sempre avuto un bel rapporto con don Marcello Cozzi. Quando fui eletto Presidente della Regione, nei primi due tre mesi, feci stampare un manifesto della Regione che era un appello ai lucani a impegnarsi a non far entrare nella nostra regione la malavita organizzata. Riuscendo a far vincere l’”effetto tribù”, cioè avere all’interno della società degli elementi di difesa contro agenti esterni. In Basilicata non c’è mafia.
Invece questa questione del petrolio … da lettore di giornali, da ex Presidente della Regione, cosa pensa, che dobbiamo essere preoccupati circa le consorterie prospettate?
Per scelta di vita, ripeto, do un giudizio quando ci sono le sentenze. Per ora noi stiamo ascoltando solo l’accusa, la difesa non c’è. Sarebbe incivile giudicare solo per ciò che afferma l’accusa.
Non è preoccupato per l’ambiente?
Per il caso Fiat in Basilicata, noi abbiamo gestito la trasformazione di quel territorio, e con il Procuratore della Repubblica di Melfi e con il prefetto di Potenza abbiamo fatto un patto di sicurezza. Ci scambiavamo informazioni su tutto ciò che avveniva intorno alla Fiat.
Quindi lei pensa che non sia stato fatto lo stesso per il petrolio?
Non ho idea se sia stata fatto o meno, però la Fiat che in due anni arriva e produce è la gestione di un fenomeno di grandissima portata che ha funzionato bene. Sul petrolio, devo essere sincero, non mi appassiona molto guardare dal “buco della serratura” eventi di cui non sono bene a conoscenza. Piuttosto, se fossi in carica oggi, mi chiederei: tra 50 anni, quando gli altri parleranno di questo periodo, quali grandi opere noi lasceremo alle future generazioni con i soldi del petrolio? Quali interventi strutturali e modificativi della Basilicata sono stati lasciati alle nuove generazioni?
Quali sarebbero le sue risposte oggi?
Vado in giro e non ne vedo, ma può darsi che sia un mio limite.
È stato giusto usare le royalties per la spesa corrente, invece che per lo sviluppo?
Se l’hanno fatto, è stato sicuramente un grandissimo errore. Ricordo che un giorno il presidente Bubbico chiamò noi parlamentari per spiegarci come sarebbero state utilizzate le royalties, in quella sede, io sostenni la tesi che i soldi dovevano essere utilizzati solo per grandi infrastrutture che modificavano l’aspetto della Regione.
Che rapporti ha con Marcello Pittella?
Lo conosco da quando è presidente, prima non avevo grandi rapporti. Conosco bene il padre e il fratello, che fu mio assessore.
Se potesse prenderlo a braccetto, cosa gli direbbe?
Sicuramente batterei sul fatto di avere una giunta regionale di uomini politici della Basilicata, piuttosto che di tecnici da fuori. Ho molta stima della politica e penso che l’assessore debba avere un’attitudine da politico.
Però i maligni dicono che questi assessori tecnici li abbia messi lì proprio il suo “amico” Gianni.
E ha sbagliato, se l’ha fatto, lo dico tranquillamente. Io non l’avrei mai fatto, così come non avrei messo come Direttori Generali persone che non conoscono neanche la locazione dei comuni della Regione. La nostra è una piccola regione e non ci si può permettere di non conoscerla a fondo.
Infatti c’è chi dice che il rinnovamento dovrebbe partire prima dalla burocrazia. È vero?
Bisogna fare una distinzione di ordine concettuale tra “permanente” e “transeunte”. I politici sicuramente sono quelli che introducono il loro stile e la loro missione come transeunte, mentre la burocrazia è il permanente che è svincolato da tutte le missioni. È accaduto che con le nomine politiche dei dirigenti, la funzione propria del permanente è diventata anch’essa politica. Insomma, tutta una grande confusione.
A proposito di dirigenti, come è possibile che l’Arpab –a quanto sostengono in molti- non ha centrato la sua mission e non ha funzionato bene?
La cosa è complessa. Noi non sappiamo se l’Arpab abbia fatto quello che doveva o meno. Ho ragione di credere che l’ha fatto, per cui il ragionamento finirebbe qui. Il problema è piuttosto un altro: l’Arpab ha avuto tutte le competenze specifiche adatte e in linea con i tempi circa i vari settori interessati? Dico questo, per dire che per dare un giudizio, dovremmo sapere tutte queste cose.
Ma fino ad ora i cittadini lucani hanno beneficiato o no di questo petrolio?
Sicuramente ci sono state alcune azioni meritorie, come il finanziamento dell’Università della Basilicata. C’è stato quindi l’investimento in cultura, decisamente positivo. Per il resto, come dicevo, io non vedo molto altro, ma può darsi che sono io che non ne vedo. Adesso faccio il nonno. Ripeto: è il giudizio popolare quello che conta.
Qualche giorno fa, sui giornali, è uscito il suo nome, in riferimento alla Segreteria regionale del Pd. C’è qualcosa di concreto?
Non penso, per come è la situazione nella vita politica lucana, che venga in testa a qualcuno di chiamarmi a fare il Segretario del partito.
Nel caso, accetterebbe?
Un grande amico, Lello Mecca, una volta mi disse che le cariche non si cercano, ma neanche si rifiutano, perché lo spirito di servizio della comunità deve prevalere. Se fosse necessario, ponendo una serie di condizioni, non rifiuterei, vista anche la mia forte storia politica. Ma dovrebbe essere una cosa transitoria.
Pensa che abbia dato di più lei alla Basilicata o che la Basilicata abbia dato di più a lei?
Mi faccio spesso questa domanda. Penso che stiamo alla pari.
Le lancio una provocazione. Quando si fa l’elenco dei “Paperoni” delle pensioni, esce anche il suo nome. Come reagisce alla lettura di queste polemiche? Si sente un privilegiato?
A questo io rispondo con una metafora sui condomini. Prima funzionava che nel palazzo l’amministratore si sceglieva fra chi ci abitava, prima era gratis e poi si pensò di dare un’indennità per l’incarico. Poi ad un certo punto, nessuno volle più avere certe responsabilità, e l’amministrazione dei palazzi passò in mano di esterni. Ma nessuno comunque è soddisfatto dell’operato. Vale questo anche per la gestione della Basilicata. Ci sono persone che vengono da fuori, si scelgono persone senza attitudini e senza preparazione, finiremo come i condomini.
Perciò non si sente un privilegiato?
No. Ci sono cose che mi porterebbero a dire che per alcuni versi ci ho anche rimesso.
Mi dice un errore che ritiene di aver fatto nella sua carriera politica?
Ne ho fatti tanti. Forse il più significativo è di essermi ritirato nel 2008. Ho la presunzione di dire che ancora potevo dare molto.
Il suo libro preferito?
“Il giornale dell’anima” di Papa Giovanni XXIII.
La sua canzone preferita?
“Nel blu dipinto di blu”.
Il suo film preferito?
“C’era una volta il West”.
Fra cent’anni cosa vorrebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?
“Un servitore dei lucani”, basterebbe.