turismo monticchio

Maratea è considerata, a buone ragioni, la “perla” del Tirreno; Monticchio può e deve essere considerato, per la sua bellezza naturalistica e le attrattive turistiche “il diamante” della Basilicata. Tuttavia dobbiamo fare la nostra parte nell’evidenziare lo stato di abbandono in cui si trova Monticchio e, particolarmente, la zona dei due splendidi laghi. Lo facciamo da anni.


Il lunedì di Pasqua (o dell’Angelo), tradizionalmente inizia la stagione turistica di Monticchio che, di norma termina il 29 settembre, festa di san Michele Arcangelo. Dunque con la famosa “Pasquetta” (lunedì dopo Pasqua) si sono ripetute le immancabili gite o scampagnate fuori porta e la famosa zona dei Laghi di Monticchio è stata letteralmente invasa dai numerosi gitanti provenienti, oltre che dai paesi del Vulture, anche da quelli pugliesi e campani che trovano, proprio nell’amena località vulturina, il luogo ideale per trascorrere una giornata all’insegna dell’allegria e della salubrità del posto, all’ombra dei secolari faggi.
Ma come si è preparato Monticchio a tale appuntamento? Quali possibilità offre per una permanenza più lunga dei tanti turisti? Purtroppo di tale argomento se ne parla da anni; programmi, e anche ambiziosi, se ne sono fatti, ma quasi tutti sono rimasti sulla carta. Gli operatori turistici di Monticchio, alcuni dei quali veri pionieri della valorizzazione turistica della zona, pur tenacemente attaccati alla loro attività, oggi sembrano alquanto scoraggiati. “Qui non cambia quasi niente – ci ha dichiarato uno di essi; inizia un’altra stagione con i problemi di sempre, cioè non aver creato un minimo di attrattiva che spinga i turisti a venire e a fermarsi a Monticchio. Siamo sempre al turismo pendolare, di gente cioè che viene, consuma quello che si porta da casa e va via dopo qualche ora”.
Che cosa manca, dunque, per avere un turismo residenziale? “Mancano le strutture – ha continuato l’operatore turistico -, quelle di sempre”.
Non c’è dubbio: il turista cerca località attrezzate. Ma qui, a Monticchio, le attrezzature mancano. I progetti mai avviati a soluzione si contano a decine; il turismo a Monticchio peggiora di anno in anno. Ma a quali progetti ci riferiamo? Ne vogliamo ricordare alcuni, per sommi capi. Negli anni ’50 del secolo scorso veniva prospettata l’istituzione di un centro termale a Monticchio Bagni; negli anni ’60 veniva inaugurata la funivia per il monte Vulture, ma dopo pochi anni rimase nell’abbandono e non più ripristinata; nel 1975 veniva stilato un progetto per la realizzazione del centro turistico su interessamento dell’assessore regionale al Turismo del tempo, Vincenzo Viti; nel 1977 si era pensato di realizzare un impianto di canottaggio nei due laghi; negli anni ’80 si parlò d’itinerari turistici a piedi nel bosco (in parte realizzati), di ostello della gioventù nella Badia di S. Michele, di villaggio “Abulia” con finanziamento della Regione Puglia. L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma per necessità di spazio, facciamo punto qui. Il turista che viene da lontano, ancora oggi continua a storcere la bocca di fronte a tante mancanze ormai intollerabili. “Si trovasse altrove un posto così bello come questo, vedreste cosa diventerebbe”. E’ il ritornello che ci sentiamo ripetere da una vita e che, francamente, ci lascia tanto amaro in bocca.
A Monticchio le strutture sportive e ricreative di cui si parla da anni restano nei sogni dei più speranzosi. Mancano manifestazioni culturali ed artistiche di alto profilo; mancano spettacoli musicali, folcloristici. Si era pensato tempo fa ad un concorso canoro a Monticchio, ad un premio letterario sull’amena località e tante altre iniziative di sicuro richiamo. Ma è mancato, e purtroppo manca ancora, una progettualità di largo respiro, un programma d’insieme, fattibile e d’immediata realizzazione. Eppure imprenditori coraggiosi che hanno investito ingenti somme per la realizzazione di strutture ricettive di notevole qualità, munite finanche di piscine, per un’accoglienza più che confortevole ce ne sono stati. Dopo alcuni anni di tenace resistenza, sperando in un rilancio turistico di Monticchio, hanno dovuto chiudere baracche e burattini, lasciando le imponenti strutture nell’abbandono più totale. Basti citare il vasto complesso alberghiero “Hotel Parco Heudria”, presso le antiche terme di Monticchio Bagni, realizzato dal melfitano Gaetano Panico, e, ancora, l’elegante e moderna struttura ricettiva “Hotel Rosablu”, nei pressi del lago grande, dei fratelli Di Biase di Atella. Tutte chiuse da anni, tutte in uno stato di grave abbandono. Perché? Che cosa è mancato al loro successo imprenditoriale? E’ mancato quello che manca tuttora!
Oggi l’unica struttura alberghiera di un certo livello che resta a Monticchio Laghi è “l’Hotel Villa Maria”, presso i due laghi, munita di piscina e di ogni confort. Ci auguriamo vivamente che possa resistere e progredire anche per compensare i grandi sacrifici economici fatti dai coraggiosi imprenditori nel corso degli anni.
Siamo stati a Monticchio qualche giorno fa e ce ne siamo tornati, sconfortati, se non proprio amareggiati e allibiti.
Come è stato onestamente riportato nei giorni scorsi in un articolo, corredato da efficaci fotografie, su un quotidiano lucano, a firma della collega Antonella Giacummo con un’intervista ad una delle più intraprendenti operatrice turistica del posto, dal titolo eloquente:” Il turismo a Monticchio si è fermato” (veramente, noi diciamo che non è mai partito), sono state ben evidenziate tutte le carenze che affliggono da anni la località di Monticchio; i progetti (con relativi finanziamenti) mai realizzati e lo stato di deplorevole abbandono in cui si trova tuttora. Basta farsi un giro intorno ai laghi per vedere la segnaletica pendente, illeggibile, tabelle arrugginite (tanto per cominciare), poi alberi cadenti, mancanza di parcheggi, scarsa illuminazione, insufficienti servizi igienici, quasi inesistente raccolta dei rifiuti ecc. E poi, lo scempio della Casina Laghi di proprietà della Provincia di Potenza da anni in grave stato di degrado. Fa male al cuore vedere tutto questo.
Negli ultimi tempi gli operatori turistici di Monticchio (non tutti, purtroppo) si sono uniti in un’associazione con l’obiettivo, fra l’altro, di “smuovere le acque”, ma, a quanto sostengono, con scarsissimi risultati. Certo, anche gli operatori turistici del posto devono fare la loro parte, ad iniziare dall’unione di intenti e dalla sincera collaborazione fra di essi, presentare proposte comuni per attività promozionali, a incominciare dall’allestimento di una brochure di larga diffusione agile e di facile consultazione sulle eccezionali ed invidiabili potenzialità paesaggistiche storiche, artistiche e di servizi che offre la località (come avviene per tutte le più rinomate località turistiche). Poi, essere ancora più incisivi nei confronti delle varie istituzioni locali, provinciali e regionali. Certo, non è cosa facile perché la località di Monticchio, oltretutto, ricade nei territori di tre comuni: Atella, Melfi e Rionero e Dio sa come è difficile “dialogare” con Enti diversi. Occorre, per esempio, operare per promuovere il “Turismo religioso”, magari costituendo una comunità monastica nel convento, ottenere la maggiore
valorizzazione dell’importante “Museo naturalistico del Vulture” con sede dei locali inferiori della Badia di San Michele, agevolandone l’accesso.
Sono alcune idee. Ma, naturalmente, chi più ne ha, più ne metta.