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Il CTR, Centro Terapeutico Riabilitativo, con sede centrale a Senise, nasce nel 1990.


Eroga, in regime di accreditamento con il S.S.N., trattamenti riabilitativi ambulatoriali e domiciliari, curando soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche, sensoriali o miste, dipendenti da qualsiasi causa. Ciò fa del direttore Angelo Alessandro Rosella (che due anni fa ha rilevato anche il centro medico polispecialistico Kos di Potenza) uno dei massimi rappresentanti della sanità privata in Basilicata. Con lui, dopo una serie di rappresentanti del “pubblico”, prosegue la nostra serie di interviste dedicate al tema del “sistema salute”.
D: Come giustifica la sua esistenza?
R: Nella mia permanenza in seminario, da adolescente, mi hanno sempre inculcato che bisogna agire per il prossimo. Il mio obiettivo è impegnarmi a dare il massimo in ogni attività. Non vorrei mai avere rimpianti e mai vorrei pensare che potevo fare di più rispetto a ciò che ho fatto. Anche a costo di grandi sacrifici, devo arrivare all’obiettivo che mi sono posto. Sono nato a Calvello, nel lontano 1953, il 1° Novembre. A 11 anni sono entrato in seminario e da lì comincia la mia vita di spostamenti continui. Mio padre diceva che sembravo Kissinger, il ministro degli Esteri americano di quel tempo, che in tv appariva sempre in giro.
D: Perché ha deciso di fare l’imprenditore nel ramo sanitario?
R: Diciamo che nei miei vari spostamenti, ho visto che nel Senisese e Lagonegrese non esisteva nulla per quanto riguardava la riabilitazione, parlo di 25 anni fa. C’era qualcosa su Potenza e su Melfi, per cui la mia vocazione da fisioterapista mi ha portato ad informarmi sulla situazione di quell’area. Ho iniziato a cercare di mettere su una struttura: nel 1990 abbiamo fatto l’inaugurazione della prima a Francavilla sul Sinni, che è ancora esistente. A distanza di qualche anno, abbiamo spostato la sede centrale a Senise, per questioni di spazio e per venire incontro alle esigenze del territorio. Infatti c’era difficoltà a livello di mezzi pubblici, ed era un problema per le persone raggiungere le sedi. Da qualche anno abbiamo aperto anche un’altra struttura a Latronico, che raggruppa bambini e adulti di quell’area. E poi ci siamo ulteriormente espansi in Val d’Agri.
D: Se la sanità pubblica avesse una malattia, che patologia avrebbe?
R: È una domanda difficile. A mio avviso ci sono troppe strutture che sono sovrapponibili. Il servizio perciò diventa abbastanza scadente, i medici fanno meno interventi e perdono la manualità, per questo spesso i cittadini preferiscono spostarsi al Nord.
D: Invece la sanità privata, di che malattia soffre?
R: La sanità privata è il parente povero di quella regionale. In una regione piccola, la classe politica da sempre ha privilegiato il pubblico trascurando le strutture private. A parte la politica, darei un po’ di colpe al Dipartimento che non dà le risposte che dovrebbe.
D: Le cose sono migliorate con l’assessore tecnico che c’è ora?
R: In realtà non è che sia cambiato granché. I funzionari sono rimasti gli stessi, praticamente al di là dell’assessore, non cambia mai nulla. Ci vorrebbe una rivoluzione vera e propria, un turnover di funzionari. In 26 anni che sono in questo ambiente, assisto ad un ricambio generazionale di assessori e consiglieri, ma i vertici burocratici hanno sempre lo stesso volto.
D: Nei giorni scorsi c’è stata la riunione del Cicas, un’associazione di strutture sanitarie accreditate nella Regione Basilicata: “L’auspicio dei presenti è che la Regione possa presto fornire al settore della specialistica ambulatoriale gli indirizzi necessari per poter programmare le attività e gli investimenti e affinché possano superarsi le logiche di interesse lobbistico che provocano danni e profonde ingiustizie”. Come commenta questa frase?
R: Che la Regione possa fornire gli indirizzi necessari è sicuramente giusto, una cosa che noi rivendichiamo da decenni. Per le “lobby” non entro nel merito, viviamo in periferia e se esistono a livello cittadino non ci riguardano. Noi vorremmo che ci fosse maggiore chiarezza nel programmare e che ci sia maggiore interlocuzione con Regione e ASP, per raggiungere il fine comune di dare servizi al cittadino. In un momento di spending review, con carenza di fondi, abbiamo notato che burocrazia e politica danno risposte con tempi molto lunghi. Non voglio fare il teorico della situazione, ma la richiesta di prestazioni private è in aumento, probabilmente a causa dell’incidenza ambientale, specie in bassa Val d’Agri, ma la contrazione dell’offerta, la limitazione degli accessi, lascia un po’ perplessi. Sarà anche vero che lo Stato eroga meno fondi, ma la Regione dovrebbe incentivare la sanità privata come risposta al cittadino. La prerogativa della struttura privata è la velocità: il cittadino prenota e in tempi brevi si accede.
D: A questo proposito, si è espresso Antonio Flovilla, dell’Ansap (Federazione delle Associazioni Regionali Istituzioni Sanitarie Ambulatoriali Private) dicendo: “per il superamento delle liste di attesa abbiamo ampiamente dimostrato che senza il nostro lavoro i tempi di attesa si allungherebbero ulteriormente”. È vero?
R: Penso di si. Essendo sul territorio, siamo più a contatto con l’utente e siamo per vocazione pronti a dare la risposta che il cittadino attende.
D: Sempre Flovilla si è soffermato sui risparmi annunciati dalla Giunta, ritenendo che “gli sprechi, come sostenevano da tempo, si annidano nel sistema della sanità pubblica. Inoltre, il privato è stato più volte penalizzato da contrazioni di budget e consistenti riduzioni tariffarie che, in molti casi, ne hanno compromesso la sopravvivenza”. C’è il rischio che qualche struttura privata chiuda?
R: Probabilmente sì. Ecco perché dicevo che la contrazione economica è stata fatta su un discorso di taglio a linea d’orizzonte. Su un totale de 2% -l’incidenza sulla spesa sanitaria regionale del privato accreditato- una cosa minima rispetto alle altre Regioni, se andassimo a fare un ulteriore taglio saremmo completamente fuori. Per non parlare dei ritardi nei pagamenti. Oggi è 31 marzo: l’Asp, a noi, deve ancora pagarci dicembre. Ogni fine del mese noi dobbiamo pagare gli stipendi e gli F24, e lì non sono ammessi ritardi. Noi abbiamo difficoltà ad andare avanti solo con i nostri mezzi. È questo il motivo per cui mi lamento dei funzionari e in particolare della burocrazia, che deve essere più celere.
D: Abbiamo prima parlato di risparmio, la Regione oggi fa vanto della stazione unica appaltante. Come avete accolto questa cosa definita “rivoluzionaria”?
R: Le novità sono sempre ben accette, fermo restando che bisogna vedere a lungo termine come procederà. Ho letto la vostra intervista a Rinaldi, persona che stimo moltissimo, mi ha colpito quando dice che c’è bisogno di circa 60 dipendenti per far sì che le cose vadano bene, ma la mia sensazione è che si rischi di creare un carrozzone. Penso che un dipartimento con tutte queste persone sia un po’ troppo esagerato rispetto a quella che è la situazione demografica lucana.
D: Quanti dipendenti ha nelle due strutture, considerando che ha rilevato due anni fa anche il centro KOS?
R: Diciamo che ad oggi siamo un centinaio come CTR, come KOS invece una decina tra dipendenti e collaboratori. Poi ci sono i medici, sono una quarantina tra locali ed esterni.
D: Che rapporto ha con i suoi dipendenti?
R: Prima di mettermi in gioco come imprenditore, ho fatto il dipendente. È una cosa che non dimentico, quotidianamente sto a contatto con tutti i miei dipendenti come forma di collaborazione per capire le loro necessità. Se il dipendente capisce di far parte di una famiglia, tutto funziona meglio, senza problemi. Avendo a che fare con le persone, il nostro poi è un lavoro delicato, fatto da professionisti che continuamente vengono formati, per avere risultati migliori. Due anni fa, ho rilevato il KOS pur sapendo che i problemi c’erano. Ho fatto lo sforzo di investire in nuovi macchinari e professionisti, ma ho vinto la sfida: siamo in grado di dare risposte celeri ai pazienti. Ovviamente, dobbiamo migliorare ancora, per essere in condizione di dare risposte all’utente sotto ogni profilo.
D: Abbiamo un presidente della Regione che è medico. Questo ha giovato alla Sanità o no?
R: Credo che nel suo mandato il Presidente abbia fatto il politico e non il medico.
D: Anche lei, però, in Politica ci ha “provato”…
R: Mi sono candidato alle regionali con l’Italia dei Valori, perché pensavo che potessi dare un minimo contributo di esperienza. Nel giro di 25 giorni, in un partito in fase calante, ho avuto una performance di circa 2000 voti, che sono stati dati alla persona. Una cosa che mi ha riempito d’orgoglio, perché ho capito che le persone hanno fiducia in me. La gente ha necessità di punti di riferimento seri e concreti, che dimostrano con i fatti e non con le chiacchiere di essere all’altezza. Per questo motivo varrà la pena riprovarci.
D: In merito alla situazione del Don Uva, lei è stato l’unico lucano a partecipare al bando. Come riorganizzerebbe la struttura?
R: Io ho partecipato alla manifestazione di interesse indetta qualche tempo fa, senza grandi clamori, a differenza di qualcuno. Solo all’atto concreto della partecipazione, con grande meraviglia, ho visto che di lucani non vi era traccia. Ero io l’unico. Se la mia offerta sarà ritenuta all’altezza dal commissario, io farò di tutto per rilanciare questa struttura storica; credo che sia decaduta col tempo sotto tutti gli aspetti, ha solo bisogno di essere rilanciata. Nella mia proposta ho esplicitato con chiarezza che bisogna fare una grande operazione di rilancio pur tenendo gli stessi standard di operatori. Se gestita bene, può ancora essere un grande patrimonio per la città.
D: Il film preferito?
R: Non sono appassionato di sale cinematografiche, non ne ho neanche il tempo. La sera a casa vedo volentieri film gialli, tipo Hitchcock.
D: Il suo libro preferito?
R: Sempre gialli, che mi impegnano mentalmente.
D: La canzone preferita?
R: Azzurro, di Celentano.
D: Tra 100 anni cosa vorrebbe che ci fosse scritto sulla sua lapide?
R: “Qui giace papà”. Sì, perché, nell’intervista ci siamo soffermati sul profilo lavorativo, ma io ho due splendide figlie.