raffaele rinaldi

Parla molto, moltissimo, e mangia poco, pochissimo, il dirigente generale del Dipartimento Stazione Unica Appaltante della Regione Basilicata.

Angelo Raffele Rinaldi, curriculum chilometrico, già capo di gabinetto di lungo corso del Governatore, un passato da consigliere comunale (Pd), si siede a tavola e ci mostra con orgoglio la spilletta col logo della Regione appuntata sul bavero della giacca. Si definisce un “soldato” delle istituzioni, ma non “un mercenario”. C’è di che stare in trincea, però, perché il suo è un incarico di un’importanza fondamentale.
D: Come giustifica la sua esistenza?
R: Ciascuno di noi deve pensare di fare il meglio possibile per garantire le successive generazioni.
D: Si è parlato molto di questa “Stazione unica appaltante” della Regione. Ci spieghi con parole semplici.
R: Tutto nasce da una pluralità di leggi nazionali e regionali, ma per spiegarla con parole semplici, direi che un tempo c’era una quantità di amministrazioni pubbliche che potevano procedere autonomamente all’acquisto di beni e forniture, oggi tutto è concentrato nelle mani di un unico soggetto. Bisogna fare attenzione però, ho letto da molte parti di “lotta agli sprechi”, ma quando si riescono ad ottenere prezzi più bassi, si è semplicemente ottenuto un obiettivo che è proprio di un’economia di scala. Un caso che ci ha riguardati ha messo in luce che abbiamo ottenuto il ribasso d’asta di 16,7%, il tutto frutto di uno studio che presentava come possibilità un valore contenuto nel range 15/20%. Inoltre va sottolineato che controllare un unico soggetto pubblico, come nel caso della stazione unica appaltante, è molto più semplice.
D: Non la preoccupa tutta questa responsabilità?
R: Assolutamente no. Non per incoscienza, non perché sottovaluto le responsabilità. Ha paura chi ha degli scheletri nell’armadio, io non ho paura di nulla, solo di Dio che ha il potere di giudicarci.
D: Lei ha definito l’organismo come “un potente strumento contro ogni forma di corruzione”.
R: Lo è, perché se individui la persona giusta e organizzi la stazione unica appaltante in una dinamica in cui nessuno ha il controllo totale di una sola “progettura” di gara, hai garantito oltre alla trasparenza, l’impedimento alla corruzione e alla deviazione del singolo dipendente. Personalmente ho creato un’articolazione che prevede la sinergia continua e imprescindibile tra i 5 uffici che ho organizzato.
D: L’organigramma quindi è completo?
R: No, non è completo. Siamo di fronte ad una rivoluzione copernicana, ma c’è una “prezzo” da pagare: bisogna capire che non si può passare dalla sera alla mattina dall’azzerare le competenze di 300 amministrazioni e trasferire tutto ex lege nelle mani di un singolo. Ci vuole il tempo per organizzare una fase iniziale di start up per individuare in che modo vanno gestite determinate attività con gli uffici, e fare in modo che esista la professione della trasparenza e dell’incorruttibilità. È stato istituito inoltre il sito della stazione unica appaltante dove tutto ciò che facciamo viene riportato ed è a disposizione del cittadino.
D: Quindi adesso a che punto siete?
R: Adesso siamo al punto che se domani mattina, per qualsiasi motivo dovessero sostituirmi, io me ne andrei pienamente soddisfatto e orgoglioso. Sono partito da un articolo di legge del 2014 che ho ricevuto e con due collaboratori; oggi sono con un dipartimento vero che ha una propria sede (5° piano del Palazzo di Presidenza della Giunta), è stata predisposta e concretizzata l’articolazione organizzativa, ho due dirigenti e sei funzionari, più quattro distaccati delle aziende sanitarie. Il lavoro è partito alla grande, abbiamo le idee chiarissime e validi interlocutori a livello del Ministero dell’Economia e delle Finanze, oltre che a livello nazionale, perché siamo anche “centrale di committenza” e “soggetto aggregatore”, entrati pienamente nella dinamica della spending review e della gestione trasparente di tutte le procedure di gara. Ho solo bisogno che aumenti il personale.
D: “Soggetto aggregatore”, “centrale di committenza”. Si spieghi.
R: La centrale unica di committenza, ha come obiettivo il contenimento delle spese e l’economicità della gestione per lavori, servizi e forniture di importo superiore a quelli previsti dalla normativa per le acquisizioni in economia. La differenza tra il soggetto aggregatore e la stazione unica appaltante è che l’aggregatore viene creato per “aggredire” immediatamente quelle che sono state individuate come categorie merceologiche, che da sole producono oltre il 51% di spesa, nell’ambito sanitario in particolare, a partire dai farmaci. Siamo una delle poche regioni in Italia che stanno funzionando realmente come soggetto aggregatore. Il problema personale, che poi riguarda tutto lo Stivale, è un problema strutturale. Io sono un po’ arrabbiato perché sono follemente e lucidamente convinto che questa operazione può andare a 300 all’ora.
D: Ma è arrabbiato con chi?
R: Con il sistema in generale, non con me stesso, perché se ci fosse poco poco più di coraggio e si capisse che questa è un’opportunità civile e sociale, senza se e senza ma, domani stesso dovrebbero arrivare 30 persone nel mio dipartimento, che io ho immaginato fatto di 49 persone.
D: L’interlocuzione col Governatore com’è?
R. Ottima, si sta comportando esattamente in coerenza con il proclama che ha fatto quando mi ha nominato. Era necessario affidare questa sensibilità dipartimentale alla persona più severa, più inavvicinabile possibile.
Pittella inizialmente aveva immaginato un magistrato, ma poi ha scelto lei. Lei è più duro di un giudice?
Io ho un animo militare, a 17 anni volevo entrare nell’Arma dei Carabinieri, non lo feci perché scoprii che mi avrebbero tagliato i capelli e a quel tempo si portavano lunghi. Sembra una sciocchezza, ma è esattamente quello che è stato. Lo spirito militare e lo spirito statalista non li ho mai perduti, io la Regione ce l’ho nel cuore, e farò in modo che ce l’abbiano anche i miei figli.
D: Tempo fa, però, uscirono notizie di screzi col Governatore.
R: Quando ancora non ero stato confermato capo di gabinetto, le notizie erano suggerimenti dati alla stampa da persone che vedevano in me un intralcio verso obiettivi propri. Non erano di provenienza del Presidente, che nei miei confronti è sempre stato leale e corretto. Sono stato riconosciuto come uomo delle istituzioni e non come un mercenario. Inoltre quando mi ha nominato, lo ha fatto senza consultarmi, seguendo quello che era stato il suo pensiero: cioè scegliere qualcuno di cui riconosceva l’inavvicinabilità e la correttezza.
D: L’accusa che viene fatta spesso alle figure apicali degli enti pubblici è che “sono sempre loro”. Lei ha un curriculum notevole. Cosa risponde?
R: La mia carriera non è mai stata polemizzata, sono entrato sempre per concorso pubblico, con il Diploma di Laurea, ho vinto la maggior parte dei concorsi a cui ho partecipato, in caso contrario risultavo sempre idoneo. La mia carriera è cristallina e lineare. Per quanto riguarda il discorso delle “solite persone”, c’è una contraddizione in termini: con le carenze di organico che ci sono alla Regione, diventerà sempre più difficile non riutilizzare quei 30 dirigenti di ruolo che sono rimasti. Oltretutto, anche se si prende un dirigente esterno, poi piovono le solite critiche sulle competenze.
D: Lei è stato consigliere comunale a Potenza…
R: Due consiliature con Santarsiero e una con Fierro. Fui definito il “sergente di Ferro”.
D: A De Luca come sindaco che voto darebbe?
R: Come personalità e come carisma sicuramente 9, come serietà e onestà è altrettanto meritevole di stima, come politica forse poco più della sufficienza, anche se il voto aumenterebbe se lo sommassimo al coraggio. In una situazione come questa di entropia sociale, una persona che si candida a fare il sindaco se non è pazza ha sicuramente molto coraggio. E lui sta dimostrando di averne, lo ammiro molto.
D: Con la sua nomina alla “Stazione Unica” qualche nemico in più se l’è fatto?
R: Se c’è, non si è manifestato. Probabilmente me ne sono creati molti in più quando ero Presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Potenza, quando molte cose, che si sperava passassero, non sono passate. Mi sono chiesto cosa mi sarebbe potuto succedere, se fossi stato in Sicilia o Calabria. Una volta si tentò di offuscare e tentare di far sembrare poco ligio il mio operato con la distribuzione di alcuni volantini in Piazza Prefettura; io mi confrontai in famiglia sulla possibilità di dimettermi o continuare nel mio operato. Mia moglie mi disse che non voleva una persona depressa al suo fianco. Andai in commissione dicendo che non mi sarei fermato al primo tentativo di minacce con il volantinaggio, per fermarmi avrebbero dovuto mettere un candelotto di dinamite nella mia macchina, e diedi anche le informazioni sul modello. Era il 17 Marzo 2007, il giorno del compleanno di mia figlia, dunque io non ho paura. Dalla mia parte più che il coraggio, ho la forza dell’onestà.
D: Ma lei un difetto ce l’ha?
R: Sono inavvicinabile, incorruttibile, intrattabile.
D: Mi sta dicendo dei pregi.
R: Dipende dai punti di vista.
D: Cosa le rimprovera più spesso sua moglie?
R: Le solite cose, che ho un brutto carattere e che sono un po’ dittatore, che voglio sempre che sia tutto in ordine.
D: Qualcuno potrebbe dire che sono caratteristiche “di destra”, mentre lei è di centrosinistra. Come mai?
R: Perché mio padre ha fatto la Guerra, fu fatto prigioniero e fu ferito. Poi dallo Stato -leggi la Dc- ebbe il posto alle Ferrovie. Di conseguenza, io mi sono “catalogato” in quell’area. Guardi l’ironia: lui lavorava alle ferrovie e oggi io sono “Capo Stazione”, anche se “Appaltante”. (ride) Dai miei genitori ho avuto valori e solo valori: le istituzioni, la chiesa, la comunità. Oggi la società ha preso una brutta piega, e quindi non c’è altra soluzione se non leggi chiare, ordine e disciplina.
D: Lei prima ha detto che ha la Regione “nel cuore” e che farà in modo che ce l’abbiano anche i suoi figli. Il maligno di cui sopra, potrebbe concludere che lei ha già intenzione di sistemarli lì.
R: No e non potrebbero, perché mia figlia studia farmacia e l’altro è troppo piccolo. Comunque, la sua domanda -che non è sibillina, ma molto realista- mi fa capire che un giorno i miei figli, pur avendone merito, potrebbero trovarsi preclusa qualche legittima opportunità, proprio perché –se dovessero vincere un concorso pubblico- qualcuno potrebbe dire che sono “figli di”. Mi rendo conto che forse la mia visibilità -dovuta a un lavoro svolto con onestà e rigore- ha procurato un danno ai miei figli. Qui si paga lo scotto dei “numeri piccoli”, l’ambiente è troppo ristretto.
D: Il libro della sua vita?
R: “L’Utopia” di Tommaso Moro. Un testo che mi ha regalato un amico filosofo.
D: Chi, De Filippo?
R: No, un altro. In regione di filosofi ne abbiamo tanti.
D: Il film?
R: “Titanic” di James Cameron: secondo me è una metafora della vulnerabilità dell’uomo.
D: La canzone?
R: Io sono un fan sfegatato di Celentano. Una attualissima è “Dormi amore, la situazione non è buona”.
D: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
R: “Grazie Dio, perché anch’io ho avuto la mia Utopia”.