rifiuti

Lo scorso gennaio, in una conferenza stampa ufficiale, Governatore, Assessore regionale all’Ambiente e Dirigente generale del medesimo dipartimento, presentavano ai cittadini il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.


Un modo di fare “pulizia” e per sostituire un provvedimento vetusto (quello precedentemente in vigore, risaliva al 2001, ndr).
L’intento era quello di sedersi intorno a un tavolo (con le comunità locali) e concertare. La dilatazione dei tempi si era attribuita alla necessità immancabile di censire lo stato dei fatti, non ignorando la virtù di quei comuni che nel frattempo si sono rivelati virtuosi, nella macchina della raccolta differenziata.
Una questione annosa, concordavano tutti, che si trascinava da troppo tempo ma che non si poteva più tralasciare.
Dalle inadempienze (l’impiantistica prevista dalla legge 2001 mai realizzata, e funzioni di supplenza a quelle ordinarie, mai attuatesi) ai settori che hanno stentato a decollare (non più del 30% di raccolta differenziata, ricordava in quell’occasione il Presidente Pittella, percentuale che a suo stesso dire si doveva portare, con il contributo della comunità, al 70%), il piano prometteva la messa in moto di un meccanismo onnicomprensivo.
Meccanismo che –secondo il consigliere di AN-FDI, Rosa- giace ancora “dimenticato” negli archivi.
“Ci sono dei motivi per i quali esso è importantissimo. In primis, per la questione ambientale: smaltire correttamente i rifiuti ha un minore impatto e consente di salvaguardare l’ecosistema; in secondo luogo, quella dei costi e dei disagi ai cittadini. La Regione ha ignorato deliberatamente il tema fino a esasperarlo. E non importa che sia stato approvato dalla Giunta a gennaio 2016, perché ci sono circa 15 anni di assoluta deregolamentazione della materia”.
Rosa lamenta ancora: “Avevamo chiesto agli uffici regionali la documentazione dell’analisi dei costi attraverso cui è stata determinata la tariffa del sevizio pubblico di gestione integrata dei rifiuti fino a ora, nonché le modalità per la sua riscossione, la destinazione dei proventi e il piano d’ambito previsto della Legge regionale n. 6/2001. La risposta era prevedibile ma ci ha lasciato lo stesso indignati: di tutto quello che le direttive europee, la legge nazionale e quella regionale prevedevano, non è stato fatto assolutamente nulla”. “Il sistema dei rifiuti, in Basilicata, si è svolto in un totale stato di caos autarchico: niente Piano d’Ambito Unico regionale, nessun gestore del Sistema integrato dei rifiuti, nessuna tariffa. I Comuni hanno gestito, in proprio, il sistema, con aggravio di spese per i cittadini e disservizi. 15 anni, in cui tutti hanno potuto fare qualsiasi cosa, senza controllo. 15 anni, in cui la situazione rifiuti, in Basilicata, ha assunto i caratteri di una vera e propria crisi. A chi ha giovato lasciare il sistema rifiuti nel caos?”
Nell’interrogarsi sulle responsabilità di tali lentezze e inattività: “Si è trattato solo di inerzia e di incompetenza da parte della politica di governo? E chi doveva controllare? Cosa ha fatto in 15 anni?” L’auspicio è quello di siglare la parola fine a questo lungo capitolo: “Spero che chi ha sbagliato paghi, questa volta. Ma è una speranza vana. Nella terra del feudatario, ‘chi sbaglia non paga mai; e i cocci sono sempre degli altri. I cittadini”.