pittella alluvionato

Il governatore Pittella si è recato nei giorni scorsi nel Metapontino e ha seguito il solito schema comunicativo: abbiamo soldi da spendere per il dissesto idrogeologico della Basilicata (circa 500 milioni di euro?), abbiamo intenzione di condividere un processo di sviluppo turistico nel Metapontino (?), conclusione: tutto è a posto, il solito refrain a cui ricorrono i presidenti regionali di turno.

I punti interrogativi sono d’obbligo, sia perché i finanziamenti sono tutti da decifrare e sia perché il diavolo esce nella gestione dei finanziamenti. Non è un caso che la Confapi di Matera abbia messo subito le mani avanti in materia di interventi di dissesto idrogeologico da programmare, paventandone la ennesima distribuzione a pioggia.
Ovviamente il presidente si è guardato bene di fare una analisi di ciò che è successo nel Metapontino nei decenni scorsi, sia sul piano turistico e sia su quello della difesa del suolo.
Per rinfrescargli la memoria occorre osservare che si sono verificate ben tre alluvioni negli ultimi 5 anni e che il modello turistico che si sta affermando è vecchio di almeno 50 anni.
Le alluvioni peraltro così frequenti non sono successe per caso: sono il frutto di una errata quanto sciagurata politica di manutenzione del territorio. La L.R. 42/98 in materia di forestazione, per esempio, è stata completamente stravolta, diventando terra di scorribande clientelari ed assistenziali, in raccordo con le azioni dei consorzi di bonifica,concepiti come strumenti di ottenimento “facile” di consenso creando esuberi di personale e caricando prevalentemente sulla collettività costi che dovrebbero riguardare l’utenza agricola e civile, ricorrendo al commissariamento infinito degli enti in questione.
A proposito, quando si deciderà il commissario attuale a relazionare agli organismi regionale in ordine alla situazione fallimentare in atto? Che fine ha fatto l’affidamento ad una società esterna di caratura internazionale di certificare i bilanci degli enti in esame, una decisione che evidenzia i molti dubbi che l’assessore pro tempore (Ottati) aveva sulla attività degli stessi, dubbi, credo, non solo contabili?
È chiaro che gli interventi di sistemazione idraulico-forestale ed agraria sono stati realizzati con grande approssimazione da organismi che si muovevano e si muovono tutt’ora stravolgendo la loro missione primaria di difesa del territorio. È incredibile che una delle aree più dissestate del Mezzogiorno possa essere governata con una politica e con mezzi così inconsistenti.
Non è questione di finanziamenti, i soldi ci sono sempre stati ed hanno provocato alluvioni (mo’ ci vuole) anche nell’economia e nel sociale, con una spesa improduttiva fuori controllo e senza vincoli nazionali e comunitari.
Sul piano turistico, la Regione Basilicata, assecondando gli obiettivi di una imprenditoria locale e nazionale improbabile, ha avviato un modello ricettivo, fuori da un processo di programmazione, fatto di tanti non- luoghi, di residenze secondarie, dando luogo a vere e proprie enclave dove i turisti vivono protetti ed isolati, villaggi chiusi ed autosufficienti, dove ricreare un ambiente artificiale ed illusorio tipo “paradiso perduto”, che consumano territorio, apportando scarsi effetti all’economia regionale.
Il metapontino è il classico esempio di un territorio di grande potenzialità economiche che la classe dirigente regionale non ha saputo utilizzare razionalmente. La fascia costiera è di proprietà pubblica, un vantaggio straordinario, insiste sul territorio un sistema agricolo cha sa stare sul mercato con nuove generazioni che sono alla ricerca di nuove opportunità di investimento. Sono i due fattori su cui una politica illuminata poteva costruire un modello di sviluppo turistico paragonabile a quello romagnolo, integrando i punti di forza dei due settori di attività, determinando quelle istituzioni inclusive che reggono le aree più avanzate. Niente di tutto questo: si è preferito navigare a vista, dedicando tra l’altro poca attenzione al territorio regionale in materia di difesa del suolo, connettendo con una spesa corrente di corto respiro settori clientelari ed assistenziali con una impresa speculativa di tipo turistico che ha trascurato del tutto gli interessi generali della regione.
È appena il caso di rilevare le gravi responsabilità della politica e dei suoi organismi burocratici e strumentali, di cui si circonda (Ente regione, consorzi di bonifica, ecc.): si è sperperato una grande opportunità di crescita per il solito meschino tornaconto corporativo.
La natura con le alluvioni ha fatto il suo corso di fronte all’incuria dell’uomo che non ha saputo fare altro che utilizzare male le risorse che la stessa natura gli ha fornito.
La famigerata Cassa per il Mezzogiorno in Basilicata negli anni ’50-’70 ha invasato le acque lucane e ha costruito la grande viabilità regionale, assicurando un intervento infrastrutturale veramente aggiuntivo a quello ordinario, grazie all’azione di Donato Menichella, pupillo di Beneduce (Iri) e di Nitti, che convinse Eugene Robert Black,direttore della Banca Mondiale, a finanziare lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, gettando le basi per un contesto infrastrutturale capace di attirate investimenti produttivi.
Oggi non c’è una Cassa per il Mezzogiorno e non c’è un Menichella capace di avere un disegno di sviluppo, abbiamo purtroppo una classe dirigente che contrae prestiti che vanno comunque restituiti, dopo avere sperperato un miliardo e mezzo di royalties del petrolio, con effetti ambientali e di immagine sulla regione nel suo complesso devastanti, così come è successo e succede tutt’ora per i trasferimenti statali e fondi della UE, il tutto per tenere in piedi un carrozzone regionale a proprio uso e consumo: la differenza è tutta qui.