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A vederla, sulle prime, sembra una ragazza timida e silenziosa.

Una volta aperte le valvole però (specie quando, con giusto un pelino di sarcasmo, si riferisce al Governatore, chiamandolo semplicemente “lui”), ben si comprende perché Maria Murante da Ferrandina, coordinatrice regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, a soli trent’anni sia stata candidata alla presidenza della Regione. Una sorta di “Speranza” della politica al femminile? Pare proprio di no. E lei stessa ci spiega perché.
D: Come giustifica la sua esistenza?
R: Ah, impegnativa, questa. Beh, ho sempre pensato che l’esistenza di ognuno abbia un valore se rapportata alla collettività, a un “noi”. Non può essere fine a se stessa.
D: Siamo in Basilicata, nel 2016: è ancora difficile per una donna fare politica?
R: Le condizioni della vita di oggi fanno in modo che non sia facile, per tutti quelli della mia generazione, ma per le donne ancora di più. Viviamo sicuramente in una società patriarcale, ma trovo che ci sia anche un maschilismo delle donne.
D: “Maschilismo delle donne”?
R: Sì. Le donne manifestano chiaramente una subalternità nei confronti del potere maschile, che si manifesta in due modi. Il primo: quando raggiungono il potere, assumono un atteggiamento maschile, spogliandosi dei tratti tipicamente femminili. Il secondo: sempre nel caso di un risultato acquisito, manifestano tutta la loro riconoscenza, e quindi subalternità, nei confronti dell’uomo che glielo ha “concesso”.
D: In Basilicata ci sono e ci sono state donne di potere: Rosa Gentile, le sorelle Antezza, Rosa Mastrosimone e altre. In che maniera sono state rappresentative del potere al femminile?
R: A parte la pagina molto negativa della Mastrosimone, soprattutto per le cose che ha detto proprio su Rimborsopoli, è accaduto proprio quello che dicevo. Nel momento in cui acquisiamo postazioni di potere, le marchiamo al maschile, piuttosto che al femminile, perdendo quella sensibilità. Ne è un esempio proprio la Antezza, almeno secondo la mia percezione. Non credo che questo faccia bene all’immagine della politica al femminile.
D: Argomento povertà: il Governatore Pittella punta molto sul “reddito minimo d’inserimento”. Voi della Sel avevate proposto il “reddito di cittadinanza”. Quali le differenze?
R: La differenza è sostanziale. Io credo che una misura come il “reddito minimo d’inserimento” non debba essere una “graduatoria della disperazione”, e questo è già un suo grande limite, di forma e di sostanza. Il “reddito di cittadinanza”, invece, è una misura universale, rivolta a tutti quelli che sono al di sotto di un certa soglia inerente alla qualità della vita e che qui al Sud è di 600 euro. Di più; la misura da noi proposta è finalizzata al ricollocamento reale nel mondo del lavoro, attraverso il criterio della “congruità”: chiunque fa domanda, indica quali sono le proprie competenze, e di conseguenza viene chiamato a lavorare in base a quello che ha effettivamente studiato. Tutto ciò mi sembra che manchi nella misura della Regione, che invece sembra un “mini-job” con il quale, in pratica, si viene sfruttati per 450 euro al mese.
D: La grana degli ex-Copes. Si dà la colpa a una norma nazionale: la giunta Pittella poteva prevederla?
R: Certo che sì, tant’è vero che era già successa la stessa cosa in Lazio, e quindi c’era anche il tempo di rimediare. Utilizzare il Governo come alibi –e Pittella lo ha già fatto sulla questione petrolio- è troppo comodo. Amministrare una regione significa assumersi la responsabilità anche di quelle cose che si fanno con approssimazione.
Di più: il fatto che su quasi 10mila domande ne siano state accettate 3mila –e mi limitato alla categoria B- ci fa capire quanto sia insufficiente questa misura. In pratica, si lasciano fuori proprio quelle persone a cui dovrebbe essere rivolta. E’ una contraddizione in termini, ed è piuttosto frustrante.
D: Poco fa lei parlava di “graduatoria della disperazione”.
R: Che delle persone, che vogliono rientrare nel mondo del lavoro, si vedano escluse perché hanno preso un sussidio di povertà, è un paradosso gigantesco. In questa Legge di Stabilità mi aspettavo almeno che lui (Pittella –ndr) contemplasse come e dove reperire le risorse atte ad arginare il problema. Non è con le 51 ore di formazione aggiuntive –e mi auguro che siano “aggiuntive” e non “sostitutive”- che si risolve un problema che invece è strutturale.
D: Ci sono state polemiche anche sulla “trasmutazione” della card benzina in social card.
R: Mi scusi, ma già la faccenda della card benzina era una porcata, poiché escludeva dal beneficio proprio le fasce più deboli, ovvero bambini e anziani. La social card è anch’essa una porcata, una forma di elemosina, una maniera di criminalizzare la povertà. Non è un provvedimento realmente atto a contrastare l’indigenza, ma significa mettere la stella al braccio di qualcuno, che da quel momento dirà “sono un povero” e si sentirà diverso.
D: Per cortesia mi dica una cosa buona che ha fatto Pittella.
R: Francamente mi riesce difficile trovarne una. Le grandi aspettative che aveva creato in campagna elettorale sono state disattese; aveva promesso cambiamenti epocali che avrebbero cambiato il volto a questa regione, ma lo hanno cambiato in peggio. I gruppi dirigenti che da sempre hanno vissuto a ridosso della spesa pubblica, non solo continuano a farlo, ma –a causa del clima di austerity- lo fanno nella maniera peggiore, all’insegna del clientelismo più squallido. Tutto ciò vanifica anche quelle spinte positive che potevano esserci.
D: Tipo?
R: Nella questione dell’immigrazione credo che Pittella abbia fatto anche dei passi in avanti, nell’ottica di un’integrazione diffusa, ma alla fine il risultato è stato solo di poco migliore rispetto a quello che già c’era. A parte le percentuali di coefficienti per ogni comune, che sono un buon risultato, alla fine la montagna ha partorito un topolino. Insomma, vedo molta propaganda dietro ogni cosa, ma poca sostanza.
D: Sulla questione petrolio, parlando dei risultati ottenuti, questo governo regionale ha usato spesso e volentieri metafore calcistiche.
R: La questione petrolio ha radici molto antiche, questo va detto. Già con gli accordi del ’98 c’erano dei vizi di forma, ma la politica di allora, anche in maniera lungimirante, aveva provato a governare un processo, quello delle lobby del petrolio, cercando di dare una prospettiva di ricaduta sul territorio, che però non è mai avvenuta. Quel processo lì in realtà è ingovernabile, basti pensare che lo stesso Renzi ha detto che l’Eni è “l’intelligence del governo”. Di conseguenza, quando dice che vince, Pittella mente sapendo di mentire, perché finora non ha vinto un bel nulla.
D: Adesso sta tenendo banco il referendum sulle trivelle in mare.
R: Appunto, in mare. Pertanto io mi chiedo: se il petrolio non va bene in mare, perché va bene in terra? In Regione ci sono tre proposte di legge d’iniziativa popolare, sulle quali abbiamo raccolto oltre tremila firme, e una di queste è la legge sulle emissioni, che fa leva sulla podestà legislativa in materia sanitaria, che ancora non è stata “usurpata” alle regioni. Se lui (sempre Pittella - ndr) volesse veramente mettere in difficoltà le compagnie petrolifere, potrebbe prendere quella legge. Ma non c’è la volontà politica. Il Pd, in generale, certi temi spinosi non vuole proprio affrontarli. Fra questi, la questione morale.
D: Che ne pensa dei giovani esponenti, quasi suoi coetanei, della politica lucana? Cominciamo da Lacorazza.
R: E’ uno molto competente e che studia molto. Ma a volte è troppo autoreferenziale e crede di poter essere autosufficiente.
D: Polese?
R: Si può dire “paraculo”?
D: Spero di sì.
R: Non mi sembra uno che studia molto. Ha detto delle sciocchezze sulla cacca delle mucche.
D: La cacca delle mucche?
R: Sì, quella. Ha detto che inquina più del petrolio. Ma si basava su degli studi non attinenti alla realtà.
D: Speranza?
R: Anche lui è molto competente, ma è eccessivamente diplomatico. A volte gli manca l’audacia e il coraggio per imporre anche una leadership, e credo lo abbia dimostrato nelle trattative per il centrosinistra, quando era segretario regionale del Pd di Basilicata. Condivideva con me la questione morale, ma nei fatti alzava le mani e diceva “però non posso fare niente”. Anche quando annuncia battaglia, puntualmente giunge a più miti consigli.
D: A proposito di questione morale, il Governatore ha voluto rispondere agli “attacchi mediatici” relativi a un’inchiesta giudiziaria che lo coinvolge, tramite un video su Facebook.
R: Quel video non l’ho visto tutto perché sono un po’ allergica ai monologhi. In questo momento, invece, c’è bisogno del confronto, anche spinoso, schietto, e che magari porti anche a uno scontro. Pittella, al contrario, con un piglio molto “renziano”, evita il confronto e dice “Così è e si va avanti”. Questo non è corretto, perché non si trova a casa sua. A me fa piacere che si senta “sereno”, ma dovrebbero sentirsi sereni anche i lucani. La questione giudiziaria di per sé al momento non m’interessa, poiché la magistratura indagherà, ma se dovesse risultare vera la sua ingerenza nella dichiarazione del dissesto a Potenza, ci sarebbe una questione morale grande come una casa.
D: Mi dice un difetto di Sel, il suo partito?
R: Non sempre siamo stati quel contenitore di partecipazione e di contaminazione che volevamo essere alla nascita. In Basilicata, il partito si è perso un po’ troppo nel dibattito interno, si è distratto, e ha voluto recuperare troppo tardi, perdendo anche di credibilità. E’ pur vero che abbiamo avuto delle difficoltà effettive che hanno influito su questo, ma abbiamo dato comunque tutto. Anche la mia candidatura alla presidenza della Regione è servita a dimostrare che non esistono gruppi dirigenti tutelati. I fallimenti si pagano e ci si mette in gioco tutti, a partire dai vertici. Si vince e si perde tutti insieme. Alla fine, credo che comunque abbiamo fatto un buon risultato. Certo, poi è successo che abbiamo perso un pezzo della nostra battaglia politica in consiglio regionale (Giannino Romaniello, allora membro di Sel, aveva approvato la linea del Pd sullo Sblocca Italia, in contrasto con la linea del suo partito – ndr), ma anche in quel caso credo che noi della Sel abbiamo dimostrato coerenza, andando fino in fondo nelle nostre battaglie politiche. Siamo andati avanti: una battaglia politica, infatti, non la si fa per assetti di potere, che interessano molto poco a chi vogliamo rappresentare.
D: Un suo difetto personale?
R: Sono molto testarda e a volte ho peccato di presunzione e di arroganza giovanile. Sono poco incline alle mediazioni, anche quando il mio ruolo dovrebbe prevederlo. Ma credo che la politica sia sempre militanza.
D: La canzone che la rappresenta?
R: “Alle prese con una verde milonga” di Paolo Conte.
D: Il libro?
R: A pari merito, “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera e “Le Intermittenze della morte” di Josè Saramango.
D: Il film?
R: Sempre “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, e poi “Il favoloso mondo di Amelie”.
D: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
R: Niente, a parte nome e cognome e le date. L’importante è essere ricordati dalle persone a cui si vuole bene.