fiordelisi

Teresa Fiordelisi è presidente della BCC di Laurenzana e Nova Siri e consigliere nazionale di Federcasse (associazione nazionale della Banche di Credito e Casse Rurali), nonché presidente del fondo pensione nazionale del personale delle BCC.


Sorella del difensore civico regionale (Antonia Fiordelisi), ha il sorriso e i modi gentili, gli occhi grandi e un caschetto sbarazzino che, trattandosi di banche, è quanto mai color “oro”. Quale migliore interlocutrice per parlare del sistema bancario e delle angosce dei risparmiatori, in un Paese, quale il nostro, che non è mai “avaro” di sorprese.
D: Come giustifica la sua esistenza?
R: Con il lavoro e la totale dedizione a ciò che faccio. Anche perché le banche di credito cooperativo sono definite “banche con l’anima”. Per definizione, pertanto, il nostro lavoro è anche quello di stare vicino alla gente, alle comunità, al territorio, con un occhio rivolto allo sviluppo sociale, culturale e morale.
D: Concetti, però, che sembrerebbero stridere con l’immaginario un po’ “arido” che proietta il sistema bancario. La stessa idea di “crisi”, il cittadino la associa spesso e volentieri alle banche.
R: In America la crisi ha avuto un’origine finanziaria, poi sfociata nell’economia reale. In Italia è avvenuto il contrario: la crisi ha avuto origine nell’economia reale, e poi ha trascinato con sé le banche. Fatta questa premessa, anche noi banche di credito cooperativo, avendo mantenuto un’azione “anti-ciclica” -ovvero di sostegno all’economia, anche nel periodo di crisi- ne abbiamo risentito.
D: E per quanto attiene all’impegno sociale?
R: E’ fra i nostri principi statutari. Fra le nostre iniziative non c’è solo l’attività di intermediazione bancaria, ma anche quella di destinare parte degli utili derivanti, a tutte le attività che hanno carattere sociale, culturale e sportivo.
D: In concreto?
R: Per quanto riguarda la mia banca, abbiamo diverse partnership in atto con l’Ant, con l’Associazione Persone Down, abbiamo sponsorizzato pubblicazioni importanti, tra le quali il Dizionario dei Lucani e un altro volume, sempre del professor Larotonda, sulle feste lucane; sponsorizziamo la squadra di rugby e la squadra lucana di calcio femminile. Per quanto riguarda le donne, inoltre, ci siamo fatti promotori della cultura della parità di genere. D’altro canto, siamo l’unica banca in Italia e in Europa con un consiglio a maggioranza femminile.
D: E in che cosa si concretizza questo animo prettamente “femminile”?
R: Stiamo cercando di favorire l’iniziativa imprenditoriale femminile: diverse cooperative “rosa”, infatti, sono nostre clienti.
D: Veniamo alle questioni “scottanti” degli ultimi tempi. Di recente lei ha lanciato un appello per evitare che nel dibattito pubblico “si possa associare, anche solo indirettamente e sulla base del decreto ‘salva banche’, il tema delle crisi e la dimensione degli istituti di credito, nello specifico delle banche del territorio”.
R: Delle famose quattro banche -che hanno determinato la crisi del rapporto di fiducia col risparmiatore, e che sono oggetto del decreto 183- nessuna è una BCC (Banche di Credito Cooperativo Ndr.). Nondimeno, anche noi abbiamo pagato per il salvataggio dei risparmiatori di quelle banche: al sistema è costato circa 130 milioni di euro. Quello che noi temiamo, è che si associ il concetto di “crisi” a quello di “banca locale”, tanto più che quelle citate non erano vere e proprie banche locali. Va poi aggiunto che noi della BCC di Laurenzana e Nova Siri non abbiamo mai emesso obbligazioni subordinate, poiché abbiamo altissimi coefficienti patrimoniali, quasi vicini al 35%; laddove il sistema delle altre banche ce li ha attorno al 12%, e il sistema BCC al 16%. Cioè che non viene chiarito, infatti, è che l’emissione delle obbligazioni subordinate è finalizzata ad accrescere i requisiti patrimoniali delle banche: nel nostro caso non ne abbiamo bisogno. Non è mai capitato che un risparmiatore delle BCC -comprese quelle andate in crisi- abbia perso un solo euro.
D: La crisi delle Banche Popolari (Etruria e non solo) ha messo in luce l’inconsistenza dei controlli della Banca di Italia come della CONSOB, e l’intreccio controverso tra alcuni amministratori di banche e società cui si concedono i fidi. Lei come impedirebbe agli amministratori di finanziare, a perdere, se stessi e gli amici?
R: Questo è un tema importantissimo, quello del conflitto d’interessi. Già da diversi anni, nella mia banca, abbiamo approvato un documento –inviato anche alla Banca d’Italia- che riguarda l’autovalutazione del governo societario. Tra i requisiti che devono avere i soci da eleggere nel consiglio di amministrazione, abbiamo indicato proprio l’assenza di conflitti d’interesse. Vale a dire, non consentiamo a chi ha rilevanti esposizioni bancarie, dirette o indirette, di candidarsi nel cda e nelle cariche della banca.
D: La direttiva europea che impone di far pagare il crac delle banche ad azionisti, obbligazionisti e correntisti con oltre 100 mila euro di deposito, così come modificata dal Governo, ad alcuni è sembrata un modo per rendere impossibile la rivalsa contro gli amministratori colpevoli.
R: Non è così. La direttiva europea sul “bail-in” entrata in vigore il 1 gennaio del 2016, prevede il cosiddetto “salvataggio interno”. Se la banca va in crisi, non possono risponderne lo Stato –e cioè i contribuenti- ma i creditori di quella banca. C’è quindi tutta una griglia che dispone che in primis debbano risponderne gli azionisti, ovvero coloro che hanno sottoscritto azioni in capitale sociale della banca; se non dovesse bastare, poi si passa agli obbligazionisti subordinati (ciò che è successo nelle quattro banche fallite); dopo di che si passa agli obbligazionisti ordinati e via via ai depositanti e ai correntisti: in ogni caso, però, sempre sopra i centomila euro. Quindi, un risparmiatore non potrà mai perdere i depositi al di sotto dei 100mila euro.
D: E gli amministratori?
R: In ogni caso c’è la responsabilità degli amministratori che hanno commesso degli errori, che vengono chiamati a rispondere con le “azioni di responsabilità”. La modifica del Governo a cui lei fa cenno, riguarda le “nuove banche”, le “good bank” –La Nuova Banca Etruria, La Nuova Banca Marche etc.- i cui amministratori non possono certamente rispondere per ciò che è avvenuto nei vecchi istituti. Tutto qui. Ne deriva, comunque, che oggi il risparmiatore deve avere poche, ma fondamentali nozioni di cultura finanziaria. Chi apre un conto corrente, chi fa un investimento in obbligazioni o in azioni, deve conoscere il prodotto nel quale sta investendo e deve sapere bene con quale banca ha che fare.
D: Il risparmiatore, insomma, non può essere più uno sprovveduto.
R: No, perché può essere chiamato a pagare.
D: Il segretario generale della First Cisl Basilicata, Gennarino Macchia, tornando sul decreto salva-banche ha rilanciato la proposta del sindacato bancari della Cisl per rimborsare obbligazionisti e azionisti non professionali. La proposta, che è alternativa a quella degli arbitrati selettivi voluta dal governo, prevede che i risparmiatori non professionali e non istituzionali in possesso di obbligazioni subordinate e azioni di una banca in liquidazione, diventino azionisti della nuova banca, acquisendo un diritto patrimoniale in proporzione all’investimento e in conformità al decreto che recepisce la direttiva europea sulla gestione delle crisi bancarie. La nuova banca provvederebbe poi a rimborsare i risparmiatori titolari del diritto iniziando dagli obbligazionisti fino agli azionisti, sulla base dei benefici derivanti da una riserva del 50 per cento degli utili prodotti e dalle plusvalenze relative alla vendita delle stesse, oltre che dal maggior recupero dei crediti deteriorati della vecchia banca.
R: E’ una buona idea. Nel caso delle BCC, da molti anni esiste un fondo a tutela degli obbligazionisti e che le altre banche non hanno. E’ un investimento fatto ed alimentato dalla categoria BCC, che protegge gli obbligazionisti fino a 100mila euro. Questi vengono quasi equiparati, pertanto, ai depositanti, che invece sono protetti per legge fino ai centomila euro. Il fatto è che noi, avendo un rapporto molto diretto coi territori, i nostri risparmiatori vogliamo guardarli negli occhi.
D: E quando vede in tv il Presidente Pittella che dice che la Basilicata non è più “una Cenerentola”, lei come la prende?
R: Mi fa piacere, certo, ma ritengo che questa regione abbia enormi potenzialità, che non sono state espresse. Finora, ciò che è mancato nella classe dirigente è una visione strategica. Occorrerebbe attuare meno politiche clientelari, volte a destinare contributi a pioggia ad iniziative poco meritevoli, e fare investimenti strategici per la regione, al fine di svilupparne l’economia.
D: Le hanno mai chiesto di entrare in politica?
R: Qualche amico l’ha fatto, ma lo escludo categoricamente, anche perché c’è una incompatibilità, prevista anche nello statuto, con ciò che faccio. Ripeto, se fossi però al posto di chi governa, cercherei di attivare una programmazione più orientata al futuro, individuando iniziative di lungo respiro volte allo sviluppo economico di questa regione.
D: Il libro della sua vita?
R: “La metamorfosi” di Kafka.
D: Il film?
R: “C’era una volta in America”, di Sergio Leone.
D: La canzone?
R: “One” degli U2, soprattutto nella versione di Mary J. Blige.
D: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
R: Nome e cognome: basta così.