foto cena web

L’invito è di quelli che riscaldano il cuore.
Arriva da un gruppo di ragazzi, Gianluigi, Angela e Micaela, facenti parte del gruppo “Solarmente”, che stanno vivendo una bella esperienza di “residenzialità breve”, denominata “Le chiavi di casa”.

Si tratta di un progetto destinato a persone affette da disabilità e che si sta svolgendo presso un appartamento sito in via Angilla Vecchia a Potenza.
Per una volta, pertanto, trasformiamo volentieri il nostro abituale “pranzo” in cena, e ci rechiamo presso l’indirizzo indicatoci. Qui veniamo accolti dai ragazzi estensori dell’invito, nonché dal collega Francesco Cutro –che si occupa dell’attività di comunicazione relativa al progetto- dal dottor Angelo Laieta, (già consigliere comunale di lungo corso) responsabile della Riabilitazione Psichiatrica presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp –che supervisiona l’iniziativa- e da Alessia e Luana, entrambe “operatrici” dell’Associazione di genitori di utenti psichiatrici “Solarmente Onlus”, che assistono i tre ragazzi in questo importante e innovativo percorso.
Il progetto “Le chiavi di Casa”, fa riferimento anche ad altre associazioni (“Peter Pan”, “Zia Lisa”, “Avisper”, “Aipd”, “Crescere insieme”, “H- Lettera Muta”), che a turno utilizzano l’appartamento per l’esperienza di residenzialità breve riferita ai loro settori. Partner dell’iniziativa sono i comuni di Potenza e Melfi, con il sostegno di Fondazione con il Sud.
Fra le varie attività espletate c’è quindi “A Cena con” –alla quale ci è stato chiesto di presenziare- attraverso la quale i partecipanti al progetto inviteranno diversi esponenti del mondo della politica, dello sport e del giornalismo, per rendersi protagonisti del loro percorso emancipativo.
Per quanto riguarda l’Associazione “Solarmente”, noi di Controsenso (con me c’era Rosa Santarsiero), siamo i primi a essere invitati, e questo non può che riempirci di orgoglio.
Ci sediamo tutti a tavola.
Fuori fa molto freddo, ma dietro i vetri appannati in quella casa di Via Angilla Vecchia, veniamo riscaldati dal tepore e dalla simpatia dei nostri anfitrioni. La cena, per inciso, è stata preparata dai ragazzi, che ci hanno fatto trovare al nostro posto anche un bigliettino rosso in cui si legge: «Spesso le grandi imprese nascono da piccole opportunità. Questa casa è per noi il trampolino di lancio verso la libertà. Vi ringraziamo per averci donato la possibilità di averci ospiti a casa nostra!».
La cena ha inizio e, per prima cosa, mi rivolgo ai ragazzi ospiti di questo progetto. Come giustificate la vostra esistenza?
Micaela: Con lo scopo di essere indipendente e di riuscire a piacere a me stessa.
Angela: Concordo pienamente.
Gianluigi: Il mio scopo è quello di essere altruista, ma il giusto, perché a volte sono rimasto deluso dai cosiddetti “dritti”.
Dr. Laieta: Freud diceva: “La felicità sta nella nostra mente”. Basta utilizzarla bene.
Mi risulta che presto saranno invitati qui a cena anche Marcello Pittella e Piero Lacorazza.
Dr. Laieta: Sono convinto che entrambi, persone sensibili, ci possano dare la sponda per utilizzare quei fondi che tante volte in politica vengono utilizzati in modo improprio. I fondi devono essere recuperati a favore degli utenti del sociale, solo così questi ragazzi potranno adattarsi ed essere liberi. Diversamente, dipenderanno sempre da qualcuno.
Ma la politica ha bisogno che i cittadini abbiano bisogno della politica.
Dr. Laieta: Io faccio un altro passaggio: la Sanità ha finalmente capito che deve essere “umanizzata”, ma io direi che anche la politica deve imparare a essere “umana”. Troppo spesso la politica ha finalità fini a se stesse o dirette ai propri bisogni personali.
E voi ragazzi cosa vi aspettate da questo progetto?
Micaela: Di diventare più indipendente, perché vorrei andare a trovare mia sorella a Bologna. Comunque io ero già stata fuori: ho frequentato l’Università a Urbino, ma non mi sono laureata perché Psicologia non era la facoltà per me. Ho scoperto di avere una propensione artistica.
Di che tipo?
Micaela: Un po’ di tutto, dipingo…
Luana: Abbiamo due artiste a questo tavolo, Micaela e Angela.
Angela: Io ricamo, lavoro all’uncinetto, scrivo poesie.
Luana: Sono entrambe molto brave. La dimostrazione è questa tovaglia su cui stiamo cenando. Micaela inoltre ha scritto un libro di poesie che s’intitola “Pattinare su un cuore di ghiaccio”, è uscito per “Il Calamaio” di Roma ed è stato presentato il mese scorso alla Biblioteca Nazionale di Potenza.
Gianluigi: Anch’io una prima esperienza di indipendenza l’ho già fatta, quando ho svolto il servizio militare in Friuli-Venezia Giulia. Era la prima volta che uscivo “dal seminato” e ricordo che ebbi l’incarico di conduttore di automezzi militari. E’ stata un’esperienza che mi ha forgiato e che ci ho tenuto a fare.
I ragazzi del progetto come sono stati scelti?
Luana: Avendo come partner il Dipartimento dell’Asp, abbiamo fatto una selezione accurata attraverso delle riunioni di equipe. Abbiamo iniziato verso aprile-maggio: la prossima fase del progetto attiene ai pernottamenti dei ragazzi in questa casa.
E adesso durante il giorno cosa fate?
Luana: La nostra “giornata tipo” non esiste, perché sarebbe un discorso “preconfezionato”. Solitamente, però, in quei giorni della settimana in cui ci incontriamo qui, innanzitutto vediamo cosa c’è in frigo, poi si decide cosa mangiare per pranzo e quindi si fa la spesa e si cucina. Il pomeriggio, poi, facciamo diverse attività. Una di queste è compilare un “diario di bordo”, in cui i ragazzi descrivono come hanno trascorso la giornata, cosa hanno imparato di nuovo e quali esperienze porteranno con loro nelle loro case. In “allegato” c’è anche il “diario delle emozioni”, in cui invece vengono descritte le principali sensazioni percepite durante le ore trascorse insieme. Ovviamente, facciamo tutto quello che si fa nel corso di una giornata libera: puliamo casa, guardiamo un film, oppure andiamo al bar o a fare passeggiate. Al netto degli impegni personali di ciascuno di loro, che è giusto che vengano mantenuti, la giornata insieme dura fino a sera inoltrata.
Dr. Laieta: L’organizzazione di una famiglia, insomma.
Luana: In Basilicata è la prima esperienza di “gruppo-appartamento”.
Com’è cambiata la vostra vita da quando vivete questa esperienza?
Gianluigi: Credo in positivo. Mi sento tranquillo e mi piace passare la giornata qui.
Angela: Sì, anche per me è un’esperienza molto piacevole.
Micaela: Io sono molto contenta. Come dicevo, mi piace soprattutto l’idea di potermi rendere autonoma.
Vorrei da voi un giudizio sulla città nella quale vivete.
Gianluigi. Il modo di fare di alcuni potentini non mi piace. Sono cocciuti fino all’inverosimile.
Micalea: Offre poco, Potenza. Ieri sono stata a Salerno, e lì le luminarie, beh … è tutta un’altra cosa. Qui invece ti cascano le braccia. La mentalità sul disagio psichico poi, è sbagliata: non riescono a capire che non si tratta di una malattia, ma di un disagio e basta.
Angela: E’ un pregiudizio...
Micaela: E questo pregiudizio negli altri ci spinge a stare solo fra di noi. Ed è sbagliato, perché dovremmo socializzare.
Luana: Tant’è vero che tra noi c’è la “sospensione del giudizio”, in tutto. Qui non c’è chi è più capace in una cosa e chi meno. In quest’appartamento tutti sono capaci di fare tutto. E questo vale tanto per noi operatori, quanto per loro che usufruiscono di questo progetto.
Dr. Laieta: Dal canto nostro stiamo cercando di dare un seguito a quest’esperienza, tramite un protocollo con l’Ater, volto alla gestione di alcuni mini-appartamenti. Credo infatti che questa esperienza sia la più avanzata e quella meglio in grado di portare benefici a coloro che ne usufruiscono, che in questo modo cominciano a sentirsi “persone”, come tutti gli altri. Il celebre psichiatra israeliano Spivack diceva che se noi riusciamo a recuperare in loro la dimensione del lavoro e dell’abitare, li rendiamo autonomi. A quel punto saranno e si sentiranno come gli altri. A chiusura di questo progetto, che è annuale, presenteremo i risultati ottenuti.
Vedo che nel menù avete voluto dare un nome alle portate.
Luana: Sì, sono le parole chiave che ci accompagnano: “Solarmente” (antipasto all’Italiana –ndr), “La Chiavi di casa” (pangasio all’acqua pazza – ndr), “Indipendenza” (Salsiccia ai ferri e patate – ndr) e “Libertè” (Profitteroles –ndr).
Adesso vorrei conoscere la vostra canzone, film o libro preferiti.
Gianluigi: La canzone, “Siamo chi siamo” di Ligabue; il film “Siamo uomini o Caporali”, con Totò, il mio attore preferito.
Angela: La canzone: “Emozioni” di Lucio Battisti, il film “Love Story” e il libro “Jane Eyre” di Charlotte Brontë.
Micaela: Il mio libro preferito è “L’arte di amare” di Erich Fromm. La canzone è “Grande Amore” de Il Volo, il film invece è “Pride”.
Dr. Laieta: Vorrei farvi io una domanda, adesso: se vi immaginate e come vi immaginate nel futuro.
Angela: Bisogna rispondere per forza? (Sorride). Il mio primo pensiero sarebbe lavorare o quantomeno costruirmi una famiglia.
Gianluigi: Acquisire competenze in varie campi del lavoro. E anche per me la famiglia è fondamentale.
Micaela: Anch’io vedo nel mio futuro una famiglia, ma ho incertezze riguardo il mio futuro lavorativo. Come tutti i lucani.
Il registratore a questo punto si spegne. Di materiale per l’articolo ce n’è abbastanza, e poi il clima che si è creato è teneramente conviviale e i discorsi, i più vari, cominciano a prendere il volo in assoluta libertà. La stessa libertà a cui ambiscono questi bravi ragazzi che ci hanno voluto al loro tavolo questa sera.
Grazie a tutti e non mollate.