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Capelli color panna, voce bassa e morbida, Enzo Sarli, 54enne di professione avvocato, arriva al tavolo del ristorante quasi in punta di piedi.

Il nuovo segretario cittadino del Pd è uno tutt’altro che “vistoso”, il che pare piuttosto strano in un partito di primedonne, di personalità ingombranti, di indole un pochino prepotenti e anche di taglie forti. E scusate se è poco.
D: Come giustifica la sua esistenza?
R: Relazionandomi con gli altri e facendo qualcosa per loro, se possibile.
D: E’ stato scritto che, come carattere, lei è simile a Luigi Petrone, già candidato sindaco del Pd.
R: E’ una persona che stimo e ammiro molto. E’ acuto, ironico, anche se ai più magari non sembra. Tuttavia io mi ritengo molto meno pigro di lui. A volte, però, vorrei avere il suo carattere, perché io sono un tipo calmo, ma molto ansioso. Ossessivo, anche.
D: Chi paga per questa sua ossessività?
R: E’ un difetto che si ritorce sulla mia persona. Non sono uno che pesa sugli altri.
D: In un partito di personaggi “coloriti”, un tipo pacato come lei che ci fa?
R: Colorito non sono, certo, ma sono deciso. Cerco di dare un contenuto alle cose. Un incarico di mera rappresentanza non mi interessa.
D: E il Pd, adesso, di quali contenuti ha bisogno?
R: Spendersi per le persone e per i cittadini, cercando di venire incontro ai problemi. Mi rendo conto, però, che esprimersi così potrebbe apparire banale.
D: E difatti io le chiederei: ma perché, il Pd finora non l’ha fatto?
R: Non lo so, magari sì. Anche perché mi rendo conto che ciò che appare ai cittadini è una percentuale molto inferiore al reale. E poi, con tutti i difetti che possono avere i politici –e io non sono un politico- la cosa pubblica non è semplice.
D: E quindi?
R: E quindi, principalmente, ci vorrebbero dei veri professionisti della politica, cosa che richiede molto tempo, la tua intera giornata. E questo sarà un po’ il mio limite, poiché non traggo –nè voglio trarre, per carità- alcun utile né guadagno da questo mio nuovo ruolo. Per me è solo un completamento, perché nella vita è necessario fare tutte le esperienze.
D: Da come parla, sembra già un po’ pentito.
R: Non è che sono pentito, ma io sono uno che sente il peso delle cose. Non faccio le cose con leggerezza, e finché non acquisisco le conoscenze necessarie a rendermi meno oneroso l’impegno assunto, è chiaro che c’è una parte di me che vorrebbe disfarsene. Però, la tenacia è un altro aspetto del mio carattere, e mi porta a concludere ciò che ho iniziato.
D: A una certa ora della sera spegne il telefono, o da quando è segretario non lo spegne più?
R: Il cellulare non lo spengo più da quando mio figlio –ora trentenne- diventò adolescente. Adesso potrei anche spegnerlo, ma l’abitudine ha prevalso.
D: Questo Pd un po’ “bambino” le dà delle preoccupazioni di “padre”?
R: Sì, vorrei che tutti questi dissidi interni non ci fossero. Spero di riuscire a superarli, anche se –devo dire- tutto il discorso attinente ai nomi della nuova giunta comunale, mi riguarderà molto poco.
D: In che senso?
R: Esprimerò il mio giudizio, ma credo che non sarà determinante.
D: E perché?
R: In primis perché sono l’ultimo arrivato. E forse perché non conosco bene tutti i soggetti coinvolti.
D: E forse perché, appena nominato, disse che una giunta comunale con assessori del Pd, lei non ce la vedeva.
R: Sì, per me rimane un ibrido. La giustificazione che le si dà –che può anche essere comprensibile- è che, visto che la legislatura deve continuare, è bene condividerne anche la responsabilità. (Dicendo questo, fa gesti circolari con le braccia - ndr). Messa così, posso anche convenire, insomma, tanto più che il sindaco è una brava persona, e questa giunta sarebbe il male minore.
D: Sì, ma il sindaco mi è parso stanco di questa definizione spesso usata, “brava persona”, che può sembrare quasi un pannicello caldo.
R: Difatti generalmente aggiungo anche altro, ovvero che è una persona intelligente e capace e che conosce la città. Magari non conosceva –come mi ha anche riferito- gli aspetti meno belli dei cittadini e del capoluogo, però è un professionista, uno che ha lavorato molto nella città, e non è che i problemi non li conosca.
D: Ma lei avrebbe preferito che si tornasse a votare.
R: Mi sembrava più logico.
D: E allora cosa vi siete detti, lei e De Luca, dietro la casetta di Babbo Natale? Siete stati immortalati mentre vi stringevate la mano, dietro i mercatini natalizi in piazza Prefettura.
R: Ah ah, no, lì è stato un caso. Il fatto è che lui è impegnatissimo, anzi, se fossi in lui parteciperei a un quarto dei convegni che segue, ma forse è troppo garbato per dire di no a un invito. Per cui, lo inseguo. Una volta ci siamo incontrati a Palazzo di Città, ma per il resto, inseguire una persona -magari mettendogli anche l’ansia- e parlare camminando, non è proprio il massimo.
D: Però quella foto è stata ripresa da tutti i giornali. E’ il simbolo di cosa? Di un accordo…
R: … di una distensione. Anche se l’unico vero motivo di attrito fra noi è stata quest’ordinanza sulla riapertura al traffico di Piazza Matteotti, e che lui ha inopportunamente emanato per far contenti i commercianti. De Luca mi ha pure detto che ha dovuto cedere, tante erano le richieste.
D: Ma la giunta la fanno subito o no?
R: L’intoppo nel PD è su un paio di nomi: potrei essere smentito fra un minuto, quindi meglio non farli. Alla fine credo che estrarrò a sorte.
D: Quindi comunque deciderà lei?
R: No, questa cosa io l’ho delegata. Mi riferiranno lunedì. Comunque, anche dall’altro lato c’era qualche problemino3.
D: La settimana scorsa è morto Luongo. Il presenzialismo “post-mortem” ha dato fastidio anche a lei?
R: Dal canto mio, ho mantenuto un profilo più defilato, perché ritenevo giusto che gli spazi più intimi li avessero coloro che avevano collaborato con lui per 30 anni. Pertanto, non mi sento di giudicare quelli che, sì, magari l’hanno criticato, ma comunque ci sono stati insieme per tanti anni. Sono certo che il dolore fosse vero.
D: C’è qualcosa, secondo lei, che su Luongo non è stata detta?
R: Mah, io ho apprezzato il discorso di Folino, che mi è parso molto completo. Mi è piaciuto persino quello di Renzi, che Luongo lo conosceva poco.
D: Un altro “discorso” di Folino ha fatto però molto arrabbiare Pittella: quello su Petrolio e Sblocca Italia. Fra il Governatore e Lacorazza, chi dei due ha più “meriti” sui recenti “gol” segnati a favore della Basilicata?
R: Non ho proprio il polso della situazione, ma quello che mi è parso più attivo, che ci credeva di più, è stato Lacorazza.
D: Alla Befana a chi regalerebbe il carbone?
R: A molti dei miei clienti, perché sono irrispettosi e irriconoscenti. Questa, purtroppo, a Potenza è una brutta tendenza che molti professionisti, non solo gli avvocati, stanno registrando. Questa diffidenza diffusa sono sicuro che un domani me la ritroverò anche come segretario del Pd. Ma lì me la aspetterei pure, perché fa parte del gioco, ma come avvocato no, perché do tutto.
D: E i dolcetti a chi li diamo?
R: Ai volontari dell’Hospice. Mi piace quest’atteggiamento, nella vita. Quando posso, senza fare grandi cose, anch’io cerco di aiutare le persone, con piccoli gesti, e lo dico senza romanticismi e senza enfasi.
D: Il suo difetto?
R: Non credo molto nella mia persona e mi faccio poca pubblicità. L’umiltà è anche un pregio, ma io mi butto giù spesso.
D: E allora cosa crede che abbiano visto in lei, per nominarla segretario cittadino nel suo partito?
R: Non dovrei dirlo io. E’ già successo. Sono stato presidente dell’ordine degli avvocati, e vi ho fatto il consigliere per vent’anni: avevo sempre un suffragio esteso, anche se non ne ho mai capito il motivo.
D: Insomma, lei piace, anche se non ha ancora capito perché.
R: Proprio così (ride).
D: Ai potentini quale regalo vorrebbe fare?
R: Una città più funzionale, meno intasata dalle macchine, che io personalmente odio. Se domani fossi il sindaco…
D: … rifarebbe la Ztl.
R: Non solo, ma la allargherei a dismisura! Fosse per me, i cittadini li farei camminare tutti a piedi, nei limiti del possibile (ride). Lo snellimento del traffico lo ritengo una battaglia di civiltà. E un’altra cosa: non pensiamo che la città sia solo il “nucleo urbano”. L’altro giorno, per esempio, un portavoce di quartiere mi ha fatto fare il giro delle contrade, e mi si sono aperti gli occhi su una città altra, che solitamente si ignora.
D: Una realtà ghettizzata?
R: A volte sì. Anche se non sempre è tutta colpa degli amministratori. Ci sono anche i cittadini, che magari hanno costruito abusivamente, che hanno condonato e adesso pretendono il gas nelle alture, o il passaggio degli autobus in quelli che erano tratturi comunali. Lo stesso, però, non possiamo fare a meno di pensare a queste realtà.
D: Matera gioisce –milioni in arrivo, il Capodanno su Rai Uno- e Potenza si stringe nel freddo e nelle ristrettezze. Il potentino, in tutto questo, demeriti non ne ha?
R: Il potentino un po’ indolente lo è. Non intende Potenza come la città di tutti, ma preferisce coltivarsi il suo orticello davanti casa. Dobbiamo tutti impegnarci per far risorgere la città, l’ambiente, le attività imprenditoriali virtuose, la cultura. Il cittadino deve darsi da fare.
D: Il film della sua vita?
R: Di film ne vedo a dismisura, ma se dovessi citare uno solo, anche se non ha rapporti con la mia persona, direi “Il Segreto di Vera Drake”, di Mike Leigh.
D: La canzone?
R: Mi piacciono molto Gaber e Jannacci. Solitamente cito “Destra e Sinistra”, di Gaber: il concetto è che non siamo uno meglio dell’altro, ma siamo sicuramente diversi. Poi, se qualcuno non riesce a “distinguersi”, è un problema suo.
D: Il libro?
R: Sono due. “Un Uomo” di Oriana Fallaci, e “Se questo è un Uomo” di Primo Levi.
D: Fra cent’anni cosa vede scritto sulla sua lapide?
R: Niente. Solo nome e cognome, senza “Avvocato”. Perché le persone dovrebbero chiamarsi per nome, e non per titoli. La politica mi piace per questo, perché ci si chiama per nome.