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Lo si vede un po’ dappertutto, nei luoghi, negli eventi e soprattutto nei pranzi che contano. E spesso lo si nota armeggiare col telefonino (posa nella quale ama anche farsi fotografare).

Ma non è, il suo, un modo di “darsi un tono”. Pietro Sanchirico, 40 anni, coordinatore regionale di Italia Unica (il partito di Corrado Passera) al telefono ci parla davvero. “Soprattutto coi cittadini –dice- perché noi politici a volte siamo una via di mezzo fra un ufficio informazioni e uno sportello reclami”. Il tutto avviene anche se il buon Pietro, viso pacioccone ed eloquio a mitraglia, non ricopre ancora nessun incarico pubblico. Ma poco importa perché lui, da sempre, per tutti è “Il Governatore”.
D: Come giustifica la sua esistenza?
R: Cercando di essere utile alla gente. Ho tante ambizioni, ma chiedo anche di poter dare tanto.
D: Perché la chiamano “Il Governatore”?
R: E’ una cosa nata nel 1997, circa, quando facevo molte riunioni politiche in Val D’Agri, pur non avendo né titolo e né ruolo. Fu Nicola Manfredelli, allora, a dirmi “Da oggi te lo do io un titolo per gli incontri, da oggi tu sei “Il Governatore della Val D’Agri”». E così nacque la “leggenda”.
D: Quanti “sudditi” ci ha questo “Governatore”?
R: Ho tanti amici.
D: I nemici dicono però che lei è poco più che “l’autista” di Nicola Benedetto e di Rosa Gentile.
R: Io sono un collaboratore del consigliere regionale Nicola Benedetto, un amico di Rosa Gentile e di molti politici lucani. Amo la politica e ho incontrato Corrado Passera, che mi ha dato questa opportunità all’interno di un nuovo soggetto di centro civico. Tanto per intenderci, io mi sono sempre sentito un centrista e non sono mai stato un comunista.
D: Come ha vissuto, da collaboratore di Benedetto (recentemente archiviato in Corte dei Conti), la faccenda di “Rimborsopoli”?
R: Io sono arrivato dopo, ma da quando ci sono io, ho sempre visto un lavoro pulito da parte di Benedetto, che non è un politico “di professione”.
D: Ma leggendo gli articoli di giornale, a proposito della questione in generale, non si è indignato neanche un pochino?
R: Secondo me c’è stato troppo gossip. Prima di dare in pasto all’opinione pubblica il “mostro in prima pagina”, occorreva appurare le cose in un certo modo.
D: Cioè, secondo lei, i giornalisti dovevano attendere le sentenze prima di scrivere qualcosa?
R: Questo no. Comunque io sono sempre per il principio secondo il quale chi sbaglia paga.
D: Lei fu espulso da Centro Democratico, con l’accusa di “opaco trasformismo”.
R: Quell’espulsione è stata una cattiveria. Tutto sommato, però, mi hanno fatto un favore. Centro Democratico era diventato ormai la stampella del Pd, partito da cui io avevo già preso le distanze tempo prima. Pertanto, non mi sentivo più a mio agio in Centro Democratico, progetto nel quale non mi riconoscevo. Mi hanno anticipato, espellendomi prima che me ne andassi io.
D: Non le crea problemi il fatto che lei è un collaboratore di Benedetto, che è un esponente proprio di CD?
R: No, perché io non mi occupo degli aspetti politici del suo lavoro, bensì di quelli tecnici. E poi fra di noi c’è amicizia.
D: Per CD lei era troppo … “di destra”.
R: Per loro, ma Italia Unica è un partito di centro, come la vecchia Democrazia Cristiana. E’ casa mia, la casa dei centristi, dei popolari.
D: Invocare “la vecchia Dc” potrebbe essere letto anche in chiave negativa. Non trova?
R:Non credo. Io sono nato democristiano e per me è stato come tornare a casa. Stavo nel Pd a causa del precedente politico: il percorso Popolari-Margherita che mi ha portato là. Ma ripeto, non mi sento un uomo di sinistra.
D: Lei è un politico emergente. A quale figura si ispira?
R: Io vengo dall’ “Università della Politica”: Decio Scardaccione, Romualdo Coviello e Vito De Filippo sono quelli che mi hanno formato.
D: E Colombo non ce lo mettiamo?
R: Una figura straordinaria. Proprio in questi giorni, insieme al segretario cittadino di Italia Unica, sto redigendo un documento in cui chiediamo al Comune di Potenza di intitolare una strada o una piazza a Emilio Colombo.
D: Lei non si sente di sinistra, ha detto, ma alcuni personaggi che abbiamo intervistato prima di lei, hanno affermato che in Basilicata l’ago della bilancia si spostò a sinistra –e non a destra- proprio quando Emilio Colombo alla fine scelse di schierarsi con il centro-sinistra.
R: Può essere. Forse nel 1995 è cambiata la storia della Basilicata, perché se i centristi si fossero comportati diversamente, la sinistra non sarebbe avanzata così.
D: Corrado Passera, dal canto suo, essendo stato ministro con Monti, è un po’ legato a quell’immagine dei “banchieri/politici” che secondo alcuni hanno finito col paralizzare l’Italia.
R: Secondo me è stato un buon ministro dell’Economia, all’interno di un governo tecnico. Chi conosce Passera sa che non è un politico, ma un manager. Non a caso oggi si candida a sindaco di Milano, proprio per dare una “sterzata” alla classe politica attuale.
D: Che “sterzata”, invece, ci vorrebbe per Potenza?
R: La mia idea è di fermarsi una settimana e azzerare tutto. Il concetto è: o si lavora tutti insieme per mandare avanti il progetto Potenza Città, appoggiando De Luca che è stato legittimamente eletto, oppure si va a votare. Questa fase di transizione innescata dal Pd, all’insegna di “O con me o contro di me”, non funziona.
D: Il maggior difetto di questo Pd, suo ex partito?
R: L’arroganza, e lo sta dimostrando. La crisi al Comune di Potenza non si chiude perché loro si mettono di traverso.
D: A proposito del petrolio, invece, lei ha proposto “una terza via”, fra il fronte del “no” e quello del “sì”.
R: Io dico: il petrolio c’è, occorre quindi un’assunzione di responsabilità da parte della classe politica lucana, me compreso. In Val D’Agri la Regione può decidere di aprire una succursale del Crob di Rionero, e salvare anche l’ospedale, oggi a rischio chiusura. Questo perché, se io Regione do al cittadino la tranquillità di essere monitorato sul rischio petrolio, questi un domani può dire “Ok, il petrolio mi sta bene perché i rischi sono limitati”. I soldi del petrolio si potrebbero investire altresì su un vero campus Universitario, all’Americana. Metterei quelle facoltà adatte al territorio, che oggi incredibilmente non ci sono.
D: E le trivelle in mare?
R: Dico solo che noi magari non le facciamo In Basilicata, ma poi ci sono nel mare della Croazia, a tre chilometri, e non abbiamo risolto niente lo stesso.
D: Conviene quindi che le autorizziamo noi?
R: Sempre con tutte le precauzioni del caso.
D: Per quanto attiene ai rifiuti, lei ha detto che la priorità è sbarazzarsi delle discariche.
R: In Basilicata abbiamo delle bombe ecologiche a cielo aperto, e una soluzione va trovata, che sia un termovalorizzatore o altro.
D: Come giudica la politica in maniera energetica e ambientale della Regione?
R: Va rifatta radicalmente, anche perché oggi manca un’interlocuzione seria. Senza nulla togliere al suo curriculum, ma un assessore come Berlinguer che non conosce il territorio, non sa neanche che danno produce ampliando la discarica a Sant’Arcangelo, a Lauria, o da un’altra parte.
D: Non le piace neanche l’idea di “zona franca” proposta da Berlinguer?
R: Sono anni che se ne parla, ma è una cosa impossibile da realizzare. Per il resto, come dicevo, la gente è stanca, gli ospedali chiudono, l’inquinamento c’è, e allora serve uno scatto di responsabilità da parte della politica. In risposta ai tanti slogan che si sentono, da una parte e dall’altra, il mio è: “Per un giorno, dimentichiamoci i nostri partiti, e pensiamo di essere lucani”.
D: Quindi la politica “petrolifera” di Pittella va bocciata?
R: Pittella, scientemente, è riuscito solo a spaccare in due la Basilicata, fra quelli che dicono sì al petrolio e quelli che dicono no.
D: E che dovrebbe fare, invece?
R: Prendere una posizione netta e dire, una volta per tutte, “Io sono a favore del petrolio, perché c’è e mi serve”, o schierarcisi contro. Dividere la popolazione serve solo alle compagnie.
D. Lei ha puntato il dito anche contro l’Arpab.
R: Ma perché la Regione a tutt’oggi non ha un ente di monitoraggio, e questo va tutto a vantaggio delle compagnie. Il cittadino –e persino lo stesso Schiassi che dirige l’Arpab- dalla Regione non hanno garanzie. Scaricare tutto su l’Arpab è facile, ma la colpa è a monte.
D: Oggi il sistema sanitario è in crisi, per via della nota vicenda della normativa europea. La Regione sembra aver trovato un tampone. Ma…?
R: Ma Pittella, Lacorazza e soci dovrebbero incatenarsi da qualche parte per non far chiudere un presidio ospedaliero come quello di Villa D’Agri, che abbraccia 70mila persone. La struttura funziona, io stesso l’ho provato su di me.
D. Facciamo il gioco dei nomi. Benedetto.
R. Tenace.
D: Scaglione?
R: No comment.
D: Picerno?
R: Simpatico.
D: Pittella?
R: Finto rivoluzionario.
D: Lacorazza?
R: Invecchiato presto.
D. De Filippo?
R: Fratello.
D: Folino?
R: Vero rivoluzionario.
D: Cannizzaro?
R. Una persona per bene.
D: C’è qualcuno che le deve chiedere scusa?
R: Eccome! Chi? Si rilegga i no comment.
D: Che regalo di Natale chiede al Presidente Pittella?
R: Che tranquillizzi i cittadini della Val D’Agri, sia per quanto riguarda l’ospedale, che per quanto riguarda il monitoraggio ambientale inerente al petrolio.
D: Al sindaco De Luca?
R: Anche qui, che si dia serenità alla città, e che decida, una volta per tutte, il da farsi.
D: Al sindaco De Ruggieri?
R: Che non distrugga quanto fatto prima, in merito al 2019, solo per ripicche politiche.
D: In vista della Befana lei a chi porterebbe il carbone?
R: A Lacorazza, che fa troppi spot e che punta troppo poco i piedi quando sarebbe necessario.
D: E a chi regalerebbe lo zucchero, invece?
R: A tutte le famiglie lucane, per spirito di sopportazione.
D: E al cenone di Capodanno, invece, chi inviterebbe?
R: Pittella, Lacorazza e Benedetto. Quei due li farei parlarle con Nicola, perche è una vera voce fuori dal coro. Io sono noto per essere un organizzatore di “pranzi” di pace. Mi piace mettere pace, così come mi piace “accendere il fuoco” a livello politico, quando il momento lo richiede.
D: La canzone della vita?
R: “Mediterraneo” di Mango.
D: Il film?
R: “Il Marchese del Grillo”, con Alberto Sordi.
D: Il libro.
R: Glielo dico con sincerità, l’ultimo libro che ho letto è stato il suo, “Il Racconticida”. Per il resto, non leggo molto, in realtà.
D: Per caso è un po’ paraculo?
R: No, sono un tipo schietto.
D: Quando sua figlia, che è piccola, le chiede il lavoro che fa, lei cosa le risponde?
R: Una volta lo hanno chiesto a lei, a scuola, e lei ha detto “Mio padre fa il Governatore”. (ride) Comunque sa che mi occupo di politica.
D: Ma lei crede che un giorno diventerà un vero Governatore?
R: Mai dire mai.
D: Cosa vorrebbe fosse scritto sua lapide?
R: “Ha provato a fare del bene”.