somma francesco

Francesco Somma, 48 anni, già presidente dei Giovani Industriali, ha la “responsabilità” di aver fondato Forza Italia in Basilicata (insieme a Viceconte e a Garramone).


Attualmente è il presidente della IMPES Service Spa, che da 40 anni “Progetta, costruisce e manutenziona impianti elettro-strumentali industriali”. Tra le altre cose -apprendiamo dal sito- “garantisce anche la costruzione di off-shore per l’estrazione di idrocarburi in ogni parte del mondo”. E’ una fiorente struttura nata in Valbasento (i suoi soci sono la famiglia Calciano di Ferrandina), che presto si è adeguata alle esigenze della internazionalizzazione. Francesco, fra le altre cose, è il fratello di Michele Somma, presidente della Camera di Commercio e di Confindustria Basilicata.
D: Come giustifica la sua esistenza?
R: Cercando di seguire l’esempio, fulgido, di mio padre. Mi ritengo un imprenditore molto impegnato nel sociale, nel senso che ogni mia azione cerco di condizionarla a regole morali e alla disponibilità verso il prossimo.
D: E l’azienda di cui è presidente come giustifica la propria esistenza?
R: Adottando, da tempo, un codice etico e delle regole, certificate, di responsabilità sociale d’impresa. Sulla carta si chiama “SA 8000”, nel concreto –anticipo la sua domanda- significa porsi come priorità la tutela e la salute dei lavoratori. Mi creda, per chi va a lavorare nei cantieri, è un valore altissimo.
D: In Basilicata che fase vive il mondo dell’impresa?
R: Complessa. Acquisita la consapevolezza che oggi il mito del posto fisso al catasto è sfatato, la pulsione verso l’auto-impresa è diffusa. Tuttavia, gli strumenti che diamo a questi giovani, sono ancora lontani dall’essere efficaci. Bisogna creare delle “economie esterne”, in contrasto alle “diseconomie esterne” che abbiamo qui.
D: Quali sono queste “diseconomie esterne”?
R: La lontananza dai mercati e un sistema scolastico che spesso non crea il ponte fra i luoghi del sapere e i luoghi del fare. Ragazzi che a scuola erano brillantissimi, spesso arrivano nel mondo del lavoro come pulcini bagnati. Occorre seminare, subito, e i risultati arriveranno fra qualche anno.
D: Le istituzioni, dal canto loro, cosa dovrebbero mettere sul piatto?
R: La politica non può creare le imprese a tavolino. Chi l’ha fatto, in passato, è fallito miseramente. Ci vuole un brodo culturale, nel quale i giovani possano ritenere appetibile -a Potenza come a Milano - un proprio progetto di imprenditorialità individuale,. Questo da noi ancora non succede; qualcosa si sta facendo, ma occorre “vendere bene” il nostro territorio, creare le condizioni con un’operazione di “marketing” che non si limiti al turismo, che comunque rimane fondamentale.
D: L’assessore Berlinguer ha pensato a una “zona franca”, un’area di fiscalità compensativa.
R: E’ un’idea che condivido. In generale ho sempre trovato interessante la fiscalità di vantaggio. Si potrebbero creare condizioni accattivanti per l’investimento da parte delle imprese tecnologiche –non quelle già “decotte”, ovvio- in una regione come la nostra, che ha già tanti vantaggi. Fra queste l’assenza di criminalità.
D: Ma c’è anche l’assenza di infrastrutture.
R: Questo è un “vulnus” che la Basilicata si porta dietro da sempre. Il fatto che a Matera non ci sia la ferrovia è roba da matti. Io mi chiedo: quarant’anni fa, quando i soldi c’erano –al contrario di oggi- perché non è stata fatta? Questa è la domanda delle domande. Io stesso ho difficoltà a darmi una risposta.
D: La Valbasento, sede della sua azienda, è storicamente la terra del “boom” economico, ma anche delle frotte di lucani “sistemati” dalla DC nelle industrie che nascevano. Un’altra epoca?
R: Un’altra epoca, sì. Io sono per la meritocrazia, ma guardando quel periodo con gli occhi di ieri, si evince che i politici si comportavano a quel modo perché erano le famiglie a chiederlo. La politica è sempre lo specchio della società.
D: Oggi le famiglie forse chiedono la stessa cosa, ma i politici non rispondono più.
R: Perché non ne hanno la possibilità. Oggi, se un politico alza il telefono per fare una raccomandazione, il giorno dopo va in galera. Ieri, invece, un politico veniva valutato anche per il numero di persone che riusciva a sistemare. Ripeto, i valori da trasmettere ai nostri figli sono quelli del familismo “morale”; tuttavia, condannare in maniera tranchant la politica di ieri, è grossolano dal punto di vista storico e anche un po’ ipocrita. Detto questo, la meritocrazia, oggi più che mai, deve essere un valore assoluto.
D: I “cervelli”, i talenti lucani, fanno bene ad andarsene, o dovrebbero fare di tutto per rimanere in loco e far progredire la loro regione di appartenenza?
R: Io sono per una via di mezzo. In assenza di centri di eccellenza, è bene che le nuove generazioni vadano a confrontarsi fuori. Ma poi devono tornare. E per creare le condizioni, le istituzioni devono avvalersi di “armi” convenzionali e non convenzionali: per intenderci, io li pagherei pure, darei loro borse di studio o persino la casa.
D: Si dice spesso che in primis occorre “svecchiare” la classe dirigente.
R: Sì, c’è la necessità di uno svecchiamento, ma le persone vanno giudicate nel merito, delle idee e dei fatti. E ci sono decine di giovani senza idee, e altrettanti “vecchi” con le idee. “Svecchiare”, “rottamare”: a volte si ragiona solo per slogan, al solo scopo di attaccare chi occupa una poltrona. Non è bellissimo dirlo, ma la faccenda delle “quote rosa” è dello stesso tenore. La trovo una cosa da terzo mondo. Le persone andrebbero votate per la loro capacità, a prescindere dal sesso. E, tra l’altro, è indubbio che nella media la donna è più affidabile. Ricordate Nilde Iotti? Pertanto, non vedo la necessità di una legge del genere, che trovo ipocrita. Ripeto: il parametro deve essere solo il merito.
D: Lei sta usando spesso il concetto di “ipocrisia”. Anche sulla faccenda petrolio registra un atteggiamento di protesta ipocrita e “per slogan”?
R: Il petrolio è una ricchezza assoluta, al pari dell’acqua, dell’ambiente, del turismo e della cultura. Ognuno, però, deve fare bene il proprio mestiere. Il legislatore deve autorizzare quello che è corretto autorizzare, deve essere ferocemente –dico ferocemente- attivo sui controlli ambientali, ma non deve assecondare quella cultura del sospetto secondo la quale, chi si occupa di rifiuti –a mo’ di esempio- è sicuramente un intrallazzatore e un delinquente.
D: Lei –presumo- è per l’OK alle trivelle nello Jonio.
R: Nella comunità scientifica c’è una prevalenza nell’affermare che le trivelle in mare non comportano nessun danno per l’ambiente. Tuttavia, non essendo uno scienziato, voglio essere più laico, e non mi voglio far condizionare dal fatto che opero in un settore che ha a che fare col petrolio. Dico solo questo: pochissimi saNno che nell’Adriatico ci sono una sessantina di piattaforme petrolifere, da quarant’anni. E proprio in quelle coste ci sono Rimini e Riccione, con un turismo fiorente e una itticoltura florida. C’è un libro dell’ex ministro Alberto Clò che dimostra –dati alla mano- che la coesistenza fra ricerca di idrocarburi, pesca e agricoltura è un fattore di assoluto sviluppo per quelle aree. Poi, ripeto, è ovvio che io devo tenere occhi apertissimi e monitorare –ferocemente- i comportamenti di tutti: quelli del petroliere, ma anche quelli del meccanico che butta l’olio nel tombino, del contadino, eccetera.
D: Ma secondo lei, la gente lucana, ha avuto le adeguate contropartite dal petrolio?

R: La royalties, negli anni, hanno consentito di superare tantissimi problemi sociali. La Sanità, l’Università, in buona parte sono state pagate con le royalties. Di nuovo: basta ipocrisie. Insomma, se questa attività economica non è nociva alla salute –e finora non si hanno prove reali che dicano il contrario- si deve sviluppare. Signori, noi abbiamo delle risorse, nel sottosuolo, che altri non hanno.
D: Ci sono comuni che hanno le casse piene dei soldi derivanti dalle royalties, e non sanno che farsene, mentre altri, al contrario, languono nelle ristrettezze.
R: E’ questo è un macro-errore. Tuttavia, non è realistico pensare che un sindaco dia a un suo collega i soldi che gli avanzano; quel che si può fare, però, è monitorare la qualità della spesa dei comuni beneficiari delle royalties, istillando la cultura e la consapevolezza del controllo. Certo, su tutto grava la follia del patto si stabilità, ma quella è una cosa europea.
D: Che voto diamo alla politica energetica dell’attuale governo regionale?
R: Ha ereditato i buoni accordi dei governi precedenti. Dal canto suo, ha avuto il merito di affrontare due situazioni illogiche: per prima, il discorso relativo al superamento del patto di stabilità, e per seconda, la destinazione delle royalites allo sviluppo e alla lotta alla povertà e alla disoccupazione. Anche qui, però, occorre monitorare.
D: In tema energetico, sta tornando in auge lo spauracchio del cimitero unico delle scorie radioattive.
R: Viviamo in un Paese in cui occorre assumersi delle responsabilità. Dal punto di vista scientifico, io non so se le cave di salgemma lucane siano le meglio vocate a ospitare le scorie. Ma queste scorie, prima o poi, da qualche parte, in Italia, le dobbiamo pur mettere.
D: E quindi?
R: Su questi temi occorre avere approcci poco ideologici e molto pratici, altrimenti il problema non lo si risolverà mai. Quindi, occorre una concertazione tra le parti sociali, coinvolgendo le popolazioni interessante, per capire –una volta per tutte- se questo deposito è dannoso per la salute oppure no. Quel che è certo, è che non possiamo fare come con i rifiuti campani: li mandiamo in Germania, e loro, oltre a farsi pagare da noi, li trasformano pure in energia. Roba da matti!
D: Lei, insieme a Guido Viceconte e a Nino Garramone, fu uno dei fondatori di Forza Italia in Basilicata. Che responsabilità ha l’opposizione nel non-raggiungimento di certi obiettivi in regione?
R: Nel ’94 Forza Italia perse perché ci fu una capacità di Antonio Luongo che convinse Emilio Colombo a passare a sinistra. Luongo è il vero padre del centro sinistra in Basilicata. Oggi, invece, fa un po’ tenerezza.
D: E negli anni successivi?
R: L’opposizione è stata un po’ sfilacciata. Oggi, con i recenti risultati elettorali, le cose sembrano un po’ cambiate. Il sindaco De Luca, però, deve essere più chiaro: o si va a votare, oppure faccia un governo di salute pubblica. E lo dichiari.
D: Ci racconti un aneddoto sul Berlusca.
R: Nel ’94 andai a casa sua, insieme ai coordinatori regionali. Ci andai con Antonino Garramone. Quello era il periodo in cui si credeva che Berlusconi fosse un gradino sotto il Padreterno. Beh, ricordo che nelle riunioni politiche nessuno lo poteva interrompere. L’unica che poteva era la madre, che ci portava queste crostate preparate da lei.
D: Cos’è quella spilla che indossa sulla giacca?
R: E’ il simbolo dei circolo canottieri “Aniene” di Roma, di cui sono socio.
D: E’ socio anche del Rotary?
R: Beh, sì.
D: C’è chi sostiene che questi circoli esclusivi siano un po’ l’“anticamera” della Massoneria.
R: E’ la più grande boiata che a volte si pensa. I nostri sono circoli di benpensanti, che spessissimo sono impegnati nel volontariato e nel sociale.
D: Con suo fratello, Michele Somma, litiga spesso?
R: Siamo caratterialmente affini, e nostro padre ci ha insegnato il valore della famiglia su tutto.
D: Il libro della sua vita?
R: “Siddharta”, di Herman Hesse. Io sono anche un grande appassionato di fumetti. “Ken Parker” è il mio preferito.
D: Il film?
R: “Blade Runner”, di Ridley Scott.
D: La canzone?
R: “Thunder road” di Springsteen.
D: Cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
R: “Avrebbe voluto fare di più, per la sua famiglia e per il prossimo”.