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Le scorie son quelle nucleari e sono alla ricerca di ameno luogo ove riposare e le storie son quelle che fanno gli uomini cercando, ciascuno, di trarre vantaggio personale e/o politico.

Da qui bisogna partire da Lucani perché il Consigliere Regionale Benedetto pare sostenga che la decisione sulla localizzazione del sito unico delle scorie sia stata assunta e lo afferma come se la destinazione certa, che lui avrebbe verificato, di questi graziosi doni sia la Basilicata. E da qui si parte perché l’Eurodeputato M5S Pedicini ha interrogato l’EU e ci informa che la Commissione è in attesa dei dati richiesti all’Italia e, solo, dopo potrà pronunciarsi circa il rispetto o la violazione delle direttive europee sulle strutture di trattamento di queste scorie. Inutile aggiungere che l’assenza di risposte dell’Italia comporterà l’avvio di due procedure di infrazione a carico del Bel Paese ArRENZato. Ad oggi, però con buona pace di Benedetto, le dimissioni dell’amministratore di Sogin, per come motivate, adombrano o confermano sospetti circa modalità gestionali non proprio trasparenti relative alle attività della società che, per quel che ci riguarda, possono essere quelle relative alla gestione del sito di Rotondella ovvero quelle relative alla individuazione del deposito unico delle scorie. Tocca constatare che il Benedetto ha facile gioco a fare l’allarmista perché la Basilicata è stata già, una volta, individuata come sede del sito Unico e ricorre in questi giorni l’anniversario delle 15 giornate di Scanzano che portarono 100 000 Lucani a opporre il proprio petto, si fa per dire, alle pretese del Governo di Berlusca… del 2003. La confrontation durò fintanto che il Silvio, vuoi perché era uomo di pace e di amori, benché prezzolati, vuoi perché la protesta si allargava invece di esaurirsi, pensò che convenisse, forse, trovare un altro sito per fare migliore affare …, e fece il gran rinculo con la conseguenza che i Lucani richiamano ad ogni passo le giornate di Scanzano come corposo, pugnace pedigrée. C’è chi a Scanzano era presente e si glorifica quasi a battersi il petto per intimorire l’avversario al modo dei gorilla, c’è chi lo fa cercando di esorcizzare le nuove minacce , certo che poi i Lucani re-imbracceranno la protesta e scacceranno il nuovo barbaro Renzi come fecero con il vecchio barbaro Berlusconi e c’è chi lo fa perché altrimenti …di che parla? Ma, e soprattutto, si richiamano le giornate di Scanzano in modalità minaccia quando si sogna di bloccare le estrazioni petrolifere in terra come in mare. Insomma, quelle giornate nell’immaginifico dei Lucani sono la “rivergination”, il riscatto di un popolo altrimenti da tempo e da troppi bastonato e sono anche, se vogliamo essere onesti, la scusa, con la quale la classe politica si è autoriciclata e continua a SGovernare ancora oggi a destra come a manca. Chi di loro ha fatto Scanzano, insomma, è uno dei centomila “valorosi” e non te ne liberi con le buone e non si toglie dalle scatole di suo, penso io e constatiamo io e voi. Tornando alle scorie la SOGIN ha il compito di individuare i siti Nazionali idonei ad ospitare le scorie nucleari e deve farlo entro certi termini e secondo certe modalità, partendo dalla obbligatoria analisi della situazione di rischio sismico come individuata dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia su quell’elenco poi il Governo sceglierà. La mappa di rischio sismico predisposta dall’Istituto individua l’area Ionica della Basilicata come una delle meno a rischio terremoti nei prossimi cinquant’anni, il che ne fa una zona quasi ideale. Il deposito, infatti, non può essere fatto su aree a forte presenza di insediamenti umani -e da questo punto di vista la Basilicata conta quattro gatti- non deve essere su aree oltre i 700 metri, deve trovarsi ad almeno 5 km dalla spiaggia e non deve essere su aree alluvionali –azz- e poi deve essere ad almeno 1 km da strade statali e autostrade (cito a muzzo, senza sottilizzare, insomma). Facile profezia, dunque, se consideriamo che in questi anni la popolazione lucana è diminuita ancora, che ad andarsene sono i giovani e che questo è ormai un paese di soli vecchi. In val d’Agri, poi, sono bastati quattro posti di lavoro, più o meno precari, per far digerire il presunto inquinamento da estrazioni petrolifere, allo stesso modo hanno fatto i quattrocento posti di lavoro di fenice inceneritore in quel di Melfi – Lavello. Oggi qui nessuno può dire che le estrazioni e fenice e le re iniezioni hanno prodotto tumori solo perché, “saggiamente”, il registro dei tumori lo stanno facendo adesso a guasti fatti. E il medico Bradascio, Consigliere Regionale pur’egli, può bellamente affermare che il problema è che qui non si muore, altro che “tumori in Lucania”! E poi a difenderci, manco a dirlo, teniamo un Governatore Renziano e stare tranquilli è d’obbligo perché Renzi non verrà mai a casa dell’amico Gladiatore Marcello a fare il deposito delle scorie come non avrebbe mai mandato a fare i “pertusi” per il petrolio in cielo, in terra e in mare. Meditare gente, meditare.