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Nadia “Grey” Girardi (Antonio all’anagrafe, ma ancora per poco) è una persona molto coraggiosa.

In questi giorni in cui si celebra Pier Paolo Pasolini, uno dei massimi intellettuali italiani, ho pensato spesso alla forza che indubbiamente deve aver caratterizzato quell’uomo, gay “dichiarato” in un’Italia di decenni fa, che è diversa sì, ma non troppo, da quella di oggi. Una piccola realtà come Potenza, poi, merita un discorso a parte.
D: Come giustifica la sua esistenza?
R: Se sono qua e se sono così, vuol dire che qualcosa devo pur lasciare. Il mio messaggio è sempre stato quello di non nascondersi mai. E ora posso fare qualcosa per gli altri, approfittando del mio ruolo di presidente di Arcigay Basilicata.
D: La sua nomina ha suscitato anche qualche polemica, poiché lei di lavoro fa l’escort.
R: Ripeto: io non mi nascondo, è il mio lavoro ancora oggi, anche se non è più come prima, quando uscivo per strada. Oggi mi interessa più che altro occuparmi di mia madre, e del resto mi frega poco.
D: In una realtà di provincia come Potenza, di Arcigay c’è più bisogno che altrove?
R: La nostra è una regione dove regnano l’ipocrisia e il perbenismo. Un posto in cui, su argomenti come l’omosessualità, il diverso orientamento sessuale, le diverse identità di genere, si tace. Tacendo, però, si crea tanta confusione e tanta disinformazione. Da quando è nata l’Arcigay, devo dire, un po’ di cose sono cambiate: siamo riusciti a dare voce a chi voce non ne ha mai avuta, non ultime le tante famiglie che chiedono aiuto, perché hanno figli e figlie che spesso non riescono a comprendere.
D: Quali sono gli strumenti che state adottando?
R: L’adesione alla rete “Ready”, approvata dal consiglio regionale e proposta da Arcigay, è un tema importante. Si tratta di una rete nazionale delle pubbliche amministrazioni, volta a combattere la discriminazione di persone Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender – ndr), promuovendo, al contrario, accoglienza, amore e non l’odio. Non va dimenticato, inoltre, il “Telefono Arcobaleno”, attivo ogni mercoledì – dalle 17 alle 20- per dare informazioni e supporto a coloro che ci chiamano, che non sono solo lesbiche, gay e trans, ma anche coloro che magari sono confusi e hanno bisogno di capire un po’ di più su loro stessi. A costoro risponde la nostra psicologa, Chiara Sassano, una persona etero che si è molto prodigata per la creazione di Arcigay in Basilicata.
D: Immagino però che le difficoltà non siano poche.
R: Il nostro cruccio più grande è quello di non avere ancora una sede, senza la quale ci riesce difficile fare aggregazione, formazione, informazione e conoscenza. Poi voglio dire che in Basilicata ci sono molte persone, gay o lesbiche, che pure ci contattano, ma che non vengono fuori, che non fanno “outing”. Prima di diventare una vera associazione, infatti, c’erano molte ragazze lesbiche che venivano da noi, nel garage che allora utilizzavamo. Dopo la nascita vera e propria di Arcigay Basilicata, sono sparite.
D: Hanno avuto paura dell’”ufficialità”?
R: Eh sì, sai, le famiglie …etc.
D: Quanti siete in Arcigay?
R: Il presidente sono io, poi c’è la psicologa Chiara Sassano, il vice-presidente Antonella Giosa –che è una mamma- Morena Rapolla che è il segretario, e poi Marco, Vita, Rosa, Lucia ed Elvio, mio amico da una vita intera. Siamo in nove. Come dicevo, prima eravamo di più, poi alcuni hanno lasciato.
D: Come commenta il velenoso “post” che lo scrittore Gaetano Cappelli ha pubblicato su Facebook a proposito di Pasolini (glielo facciamo vedere su un tablet –ndr)?
R: Non l’avevo letto. Avevo letto qualcos’altro, sempre su “Facebook”, a proposito di “Pier Paola”. Che dire, non parlo degli assenti. In generale, a Potenza c’è molta ipocrisia. Questa è la città del perbenismo. Sono anni che combatto contro certe cose.
D: Da quanto tempo lei è un trans-gender?
R: Già alle elementari pretesi il grembiulino bianco, al posto di quello blu, col fiocchetto rosso.
D: Il maestro glielo fece indossare?
R: Sì, la spuntai. All’epoca i miei genitori mi regalavano le bambole. Ero molto amata e coccolata.
D: Quindi capirono da subito la sua omosessualità?
R: Andiamo per gradi. Dicevo, a scuola mi divertivo a vestirmi da donna: mi facevo il seno con la carta e mi atteggiavo a presentatrice di Sanremo. Avevo sette o otto anni, non concepivo la malizia, ma mi sentivo già femmina. Elvio portava lo specchio, che simulava la telecamera, e io “presentavo” il Festival. All’epoca mi era tutto consentito, ma poi, una volta adolescente, cominciai a confrontarmi col bullismo, spesso pesante, dei ragazzi.
D: Continuava a vestirsi da donna?
R: No, mi truccavo, ma gli abiti erano da uomo. Ero un “gay”. Tuttavia, adottando un look da “dark” –che allora andavano di moda- riuscivo a camuffare la mia omosessualità. Dicevo di esser dark, e non gay. Poi, alle superiori, mi sentii di esplodere e avvertii il bisogno di palesare la mia natura. Mi sentivo donna e volevo dimostrarlo. Iniziai a lavorare anche a Tele Pretoria 1, mi occupavo del montaggio del telegiornale, e lì ci andavo con gonna e tacchi alti. Mi volevano tutti bene, i giornalisti per primi
D: Allora era già un trans?
R: No, ero un travestito, poiché mi cresceva ancora la barba e non avevo ancora il seno. Tuttavia, quando mi dichiarai, coi miei genitori scoppiò un casino.
D: Non l’accettarono?
R: Non me: più che altro, dava loro molto fastidio il chiacchiericcio e le continue “denunce” dei miei coetanei: “Signora, vostro figlio era alla Villa di Santa Maria, è entrato nel bagno vestito da uomo e ne è uscito vestito da donna”. Sa, a D: Potenza la gente non si fa mai i cazzi suoi. E fu così che lasciai Potenza per Ravenna. Lì ho dovuto prostituirmi.
R: Perché “ha dovuto”?
D: Mi occorrevano i soldi per i trattamenti volti a far sparire la barba e per fare le altre cose per sembrare donna. Ce ne andammo in cinque, da Potenza. I soldi servivano, anche per vivere.
R: Ma perché, pur sentendosi tale, non ha mai voluto operarsi e diventare donna a tutti gli effetti?
D: Perché vivo bene col mio organo maschile. Lo scriva, se serve a fare chiarezza. A un trans come me piace godere in virtù dei propri attributi maschili. Tuttavia, presto per la Legge diventerò donna. La Cassazione, come lei sa, ha sentenziato che si può consentire il cambiamento di nome anche a chi non si è operato. Per quanto mi riguarda, sto attendendo un verdetto di Appello.
D. Sogna di sposarsi, un giorno?
R: Macchè. Io in futuro mi vedo come una bellissima donna anziana, che porta a passeggio i suoi cagnolini. Mi creda: poter cambiare il nome, per me è già una grandissima soddisfazione.
D: Potrà entrare nel bagno delle donne senza essere ripresa, come invece accaduto a Vladimir Luxuria.
R: Certo, ma io nel bagno delle donne ci vado sempre già adesso.
D: Passiamo alla politica.
R: Non mi chieda nulla, che io non me ne occupo.
D: No, volevo dire … tempo fa ci fu lo scandalo di Marrazzo…
R: …sapesse quanta pubblicità ci ha fatto! Tante persone etero, che non sarebbero mai andate con un trans, dopo quella notizia hanno voluto provare.
D: …sì, ma io volevo sapere se in camera sua ha mai avuto a che fare con un politico.
R: E io le rispondo soltanto che i politici sono uomini come tutti gli altri.
D: Cosa ne pensa della storia dell’assessore ripreso in webcam, e poi ricattato? C’è chi parla di complotto politico, chi invece di un semplice “ricatto informatico” allo scopo di spillargli dei soldi.
R: Non saprei. Un mio amico, un ragazzo etero, è stato ripreso su Skype da una ragazza che l’ha fatto spogliare, l’ha registrato, e poi ha minacciato di divulgare il video su Youtube, con la dicitura “pedofilo”, per giunta. Voleva dei soldi.
D: Cosa cambierebbe di Potenza?
R: Qui regna la falsità. A Potenza c’è molta gente che addita i gay in pubblico, e poi in cameretta sua fa di tutto di più. E poi, ci sono tantissime case e appartamenti affittati a donne e a trans che si prostituiscono, mentre a me anni fa non vollero affittare un appartamento, solo perché ero Nadia Grey e mi conoscono tutti. Da questo punto di vista, Potenza, già più di Salerno, è diventata un “puttanaio”. C’è un grosso giro di clienti, e le case si affittano volentieri a chi si prostituisce. C’è un giro di sfruttamento della prostituzione ben organizzato, e la Polizia lo sa benissimo.
D: Parliamo anche di minorenni?
R: No, ma ci sono molte universitarie. La case si fittano, e ci si prende anche la percentuale, 50 euro al giorno. Sono venuta a conoscenza di queste cose in quanto Presidente di Arcigay. Alcune trans mi hanno chiamato lamentando di essere sfruttate. Si faccia un’idea andando sui siti con la bacheca degli incontri. Ma mi faccia dire un’altra cosa.
D: Prego.
R: Le voglio dire che amo molto più i cani, che gli uomini. Maledico il giorno che ci ho avuto a che fare. Ho avuto molto più spesso bisogno delle donne, anche se molte di loro poi mi hanno tradito.
D: Un suo difetto?
R: Parlo sempre.
D: Il libro che la rappresenta?
R: “T’innamorerai senza pensare”, di Francesca Vecchioni, figlia di Roberto, che è una mia amica. E’ una storia lesbica.
D: Il film?
R: “Io e Lei”, il recente film con la Ferilli e Margherita Buy. Stessa cosa.
D: La canzone?
R: “Dimmi che non vuoi morire” di Patty Pravo.
D: Fra cent’anni, cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
R: La cosa più bella sarà il mio nome da donna: “Nadia Girardi”.