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Il consigliere comunale del Pd, “santarsierano” doc che non vuole “apparentarsi” con De Luca: “C’è chi non pensa al bene della città”

Gianpaolo Carretta, consigliere comunale del Pd, di professione avvocato, è da tempo che va urlando “Al voto, al voto”. Nella lunga intervista che segue, ci spiega perché il suo non è un “A lupo, al lupo”.
d: Come giustifica la sua esistenza?
r: Ritengo di essere un Cristiano impegnato nel mondo, cercando la sintesi tra la tutela delle libertà individuali e lo svolgersi delle dinamiche sociali.
d: E questo la rende prima un avvocato o prima un politico?
r: C’è una similitudine fortissima fra le due cose. Fare l’avvocato penalista, in particolare, ti mette di fronte alle esigenze, a volte drammatiche, dei singoli; così come fare il politico ti mette innanzi a quelle, anch’esse spesso drammatiche, della comunità. In me trovo radicata una vena molto altruistica.
d: Spesso si scrive che giudici e avvocati dovrebbero essere dalla stessa parte, cioè quella della tutela della verità. A Potenza c’è stato un periodo di forte contrapposizione fra alcuni esponenti di queste due categorie. Adesso com’è la situazione?
r: E’ oggettivamente migliorata. Io ho sempre fatto mia una frase di Calamandrei: il giudice, oltre a essere imparziale, deve anche apparire come tale.
d: A Potenza non sempre è stato così?
r: Non lo dico io: ci sono state contrapposizioni storiche che hanno anche spinto il Csm a prendere delle iniziative. Però ripeto, la situazione è molto migliorata. Vedo l’attuale Procuratore come una persona molto equilibrata e competente. Per la verità, l’inversione di rotta si ebbe già con la nomina del Procuratore Colangelo.
d: Passiamo alla vicenda del Comune di Potenza. Lei ha spesso dichiarato di non volersi apparentare con quella parte politica che ha dichiarato il dissesto, e che ha rinnegato dieci anni di amministrazione Santarsiero “che hanno fatto crescere la città”. Come la mettiamo con le indagini della Procura sulle cause del dissesto?
r: Innanzitutto, questi ultimi dieci anni non sono stati “dell’amministrazione Santarsiero”, poiché l’ex sindaco ha agito per nome e per conto di tutto il Pd e del centrosinistra. Detto questo, ritengo che Santarsiero una sua idea di città ce l’avesse; ha fatto tante cose positive, e fra queste forse anche qualche errore. Le indagini della Procura, poi, sono sempre un fatto di garanzia: probabilmente ci sono state delle denunce e va considerato che c’è l’obbligatorietà dell’azione penale. Pertanto, ben vengano le indagini, se servono a fare chiarezza su elementi che oggi possono apparire equivoci.
d: Lei ha detto che anche Santarsiero ha commesso degli errori. Quali, in primis?
r: Il suo più grande errore è stato quello di assecondare la volontà del Pd –ma c’era di mezzo anche la sua propensione verso la comunità- e accettare quindi di fare il secondo mandato da sindaco, cosa che storicamente è sempre problematica.
d: E dal punto di vista amministrativo?
r: Alcune cose avrebbe dovuto deciderle prima, perché oggi si ha la sensazione che siano cose decise da questa amministrazione.
d: Tipo?
r: In merito alle gestione dell’Acta, è stata l’amministrazione di centrosinistra a “depauperare” il cda che non funzionava, a ottenere 5 milioni e mezzo per l’avvio della gestione porta a porta. Queste decisioni, dunque, Santarsiero doveva metterle in atto prima. Stessa cosa per quanto riguarda il trasporto pubblico. Però, ripeto, quell’amministrazione un’idea della città ce l’aveva: il Nodo Complesso, quello Ospedaliero, gli impianti meccanizzati, la viabilità, la mobilità. Oggi questa idea non c’è.
d: Lei è sempre stato un fermo sostenitore del ritorno al voto. Il sindaco De Luca ha profilato più volte le dimissioni, ma poi ha sempre preferito andare avanti. Perché, secondo lei?
r: Inizialmente, credo sia stato spinto da un senso di gratificazione personale –l’aver sbaragliato il centrosinistra- e di rispetto verso il voto dei cittadini. Però, una volta resosi conto che non poteva governare- vuoi per l’assenza dei numeri in consiglio, vuoi per la mancanza di cultura ed esperienza politica, vuoi per le carenze del suo staff- avrebbe dovuto dimettersi, richiamando l’elettorato a esprimersi.
d: … e oggi, temono alcuni, sarebbe “ostaggio” del Pd.
r: Assolutamente no, non è così. Le scelte di queste ore –la nomina di due assessori- dimostrano un decisionismo e un’assunzione di responsabilità.
d: Vabè, ma se Luongo avesse trovato l’accordo col sindaco circa la nuova giunta, lei avrebbe avuto da ridire comunque. Lei aveva chiesto che si riunisse prima il congresso cittadino del Pd.
r: Rispetto la decisione di De Luca, ma rimango dell’idea che si dovrebbe andare al voto subito. Mi spiego: il sindaco, in quanto eletto, ha il diritto/dovere di assumersi le sue responsabilità. Quindi, da questo punto di vista, ha fatto bene a integrare la giunta, specie in questa situazione di immobilismo.
d: Però?
r: Però questa sua decisione stride con la volontà - manifestata dal palco della CGIL più di un anno fa- di governare col centrosinistra.
d: Però che immagine dà alla città questo Pd, un partito in cui non si riesce mai a trovare l’accordo?
r: L’ho detto chiaramente. Quelle con De Luca, a venti giorni dal congresso, sono state trattative intempestive. Solo il congresso –che è in ritardo di due anni- può valutare gli ultimi dieci anni di amministrazione cittadina del centrosinistra, e l’opportunità o meno di trattare con questa amministrazione. Quelle trattative, pertanto, sono “fughe in avanti”, dettate da ansie “organigrammatiche” di qualcuno, o dalla paura di una non-rielezione, da parte di qualcun altro.
d: Per la serie: il bene della città non c’entra nulla.
r: Io il bene della città lo identifico con un’assemblea congressuale, il più ampia possibile. Ma credo che, alla fine, Luongo abbia compreso il mio punto di vista.
d: E’ per quello che non si è accordato con De Luca?
r: Sì, e credo che non farà altre interlocuzioni, prima del congresso.
d: Ma adesso, dopo un po’ di maretta, qual è la sua “posizione” all’interno del Pd?
r: Quella di un semplice consigliere comunale, che mi sta benissimo, perché io non ho “ansie” di postazioni. I rapporti interpersonali sono abbastanza buoni: certo, non condivido l’idea di chi vuole entrare in giunta collaborando con questa amministrazione.
d: Ma perché “Mai e poi mai con De Luca”?
r: Glielo spiego. Il dissesto, tanto per cominciare, si DOVEVA evitare, essendoci le condizioni per fare un piano di riequilibrio definito “pre-dissesto”. Questo avviene in tutti i Comuni d’Italia. Oltretutto, il disavanzo non è l’insieme dei debiti fuori bilancio: pertanto, anche la stessa espressione, “buco”, tradisce un’intenzione “politica”.
d: Quindi De Luca ha insistito sul dissesto, per fare –chessò- un dispetto a Santarsiero?
r: No. Più che altro, a causa della sua inesperienza politica mista alla buona fede, non ha capito da subito quali erano i meccanismi per poter mettere in campo il pre-dissesto. L’ha compreso troppo tardi. Poi, sicuramente, è stato spinto –da chi l’aveva sostenuto- a un approccio “ideologico-politico” al dissesto, divenuto a quel punto funzionale per poter esprimere un parere negativo sulle precedenti amministrazioni di centrosinistra. Insomma, un grimaldello da usare pubblicamente, per porre una critica “tombale” sul centrosinistra. Anche qui, a dispetto del bene della città.
d: Lei e la collega Sileo avete fatto ricorso al Tar contro lo schema di bilancio votato dal consiglio comunale, di cui avete invocato anche lo scioglimento. Il ricorso è stato respinto e i maligni hanno detto: “Ma come, un avvocato che non sa nemmeno quali sono le regole?”.
r: Il Tar non è entrato nel merito: ha dichiarato l’improcedibilità per delle motivazioni giuridiche, che non condivido. In particolare, non ha tenuto conto di un orientamento consolidato del Consiglio di Stato, che prevede che un consigliere comunale possa impugnare atti adottati in violazione di legge, in quanto non ha dalla sua gli strumenti politico-amministrativi che invece invocava il Tar. Quell’atto del consiglio era in palese violazione dell’articolo 259 e successivi del TUEL e lo ha stabilito il Ministero degli Interni, dichiarando irricevibile quel bilancio.
d: E quindi farete appello al Consiglio di Stato?
r: Lo stiamo valutando, poiché sono fermamente convinto delle mie valutazioni giuridiche.
d: Ma non era il caso di avvisare prima i colleghi consiglieri? Ci sono state reazioni veementi, anche nei confronti della Sileo.
r: Lo avevamo annunciato in tempi non sospetti che ritenevamo il bilancio illegittimo, in quanto basato su una norma non ancora approvata dal Parlamento e su una mera promessa politica della giunta regionale, anche se poi è stata mantenuta. Tra l’altro, c’era stato il parere sfavorevole del Collegio dei Revisori dei Conti.
d: Tornando al Pd, lei cos’ha da rimproverare a Luongo?
r: Non molto, perché si è speso per trovare la mediazione possibile in questo “mare magnum” del Pd cittadino. Sicuramente, andava celebrato prima il congresso cittadino. Ripeto, occorreva fare un’analisi seria anche sulla sconfitta elettorale.
d: Avrebbe voluto farlo lei, il sindaco?
r: E’ un’eventualità che non dipende dalle ansie soggettive, cosa che tra l’altro non ho. Sicuramente, la prossima volta, se non ci sarà una condivisione totale, andrò avanti con le mie convinzioni.
d: Si spieghi.
r: Alle ultime elezioni, io ero uno di quelli che avrebbe voluto le primarie, ma poi ho derogato a questa mia idea, nell’ottica dell’unità del partito. E’ stato un errore. Me ne assumo la responsabilità, ma le assicuro che è stata l’ultima volta.
d: A Matera la storia si è ripetuta.
r: Sì, perché il Pd ha mancato di fare un’analisi profonda su come viene percepito dalla gente. Probabilmente, si è incrinato il rapporto di “empatia” fra il Pd e la comunità di Basilicata. Il Pd, invece di apparire così arrogante e autoreferenziale, dovrebbe fare vera autocritica.
d: E qual è la critica che lei muove al suo partito?
r: In questi anni ci si è molto concentrati sulla gestione e poco sull’elaborazione: ci si è poco aperti a un confronto con le comunità, per capirne i bisogni. Sanità, petrolio, occupazione giovanile: sono temi che andavano approfonditi.
d: Il Pd era tutto impegnato nella propria autoconservazione?
r: In parte, anche. Io sono per il rinnovamento delle classi dirigenti.
d: Nemici, nel partito, ne ha?
r: Non penso di avere nemici, così come non penso di avere amici. Con le dovute eccezioni.
d: Facciamo il gioco dei nomi. Santarsiero.
r: Generoso.
d: Iudicello.
r: Posso dire “non giudicabile”?
d: Luongo.
r: Intelligente.
d: Marcello Pittella.
r: Lavoratore.
d: Folino.
r: Furbo.
d: De Filippo.
r: Determinato.
d: Speranza.
r: Giovane.
d: Sileo.
r: Buona.
d: Un suo difetto?
r: Specie a chi non mi conosce bene, posso apparire eccessivamente decisionista e con un carattere difficile. E in parte è vero.
d: Una sua qualità?
r: La disponibilità ad aiutare gli altri e la lucidità nelle decisioni.
d: Il suo libro preferito?
r: La Divina Commedia.
d: La canzone?
r: “I Giardini di Marzo” di Lucio Battisti.
d: Il film?
r: La Trilogia di Kieslowski.
d: Cosa vede scritto sulla sua lapide?
r: “C’ha provato fine alla fine”.
d: Una domanda che non le ho fatto.
r: “Come diamo una speranza ai lucani?”.
d: Ebbene?
r: Il popolo lucano deve trovare più coraggio e assumersi la responsabilità delle decisioni. Deve abbandonare il vittimismo e la rassegnazione, che pur comprendo, ma che non servono. Il non-voto è una voglia di cambiamento canalizzata male. Bisogna avere il coraggio, invece, di scegliere i progetti prima degli uomini.