pittella

Nei giorni scorsi, a Boreano (Venosa), Immah, un migrante ghanese di 25 anni, si è tolto la vita impiccandosi.

«Su quella corda –ha detto Don Marcello Cozzi del Cestrim- ci sono le impronte degli speculatori del pomodoro, di uno spietato caporalato e di quella politica occidentale per la quale questo ragazzo non è mai esistito perché semplicemente un numero in una quota da ripartire».

«Non potevamo restare in silenzio rispetto a posizioni inaccettabili e parole inconciliabili con i valori progressisti espressi dal premier slovacco sui rifugiati».

E’ quanto ha dichiarato –proprio nelle stesse ore- l’Eurodeputato lucano Gianni Pittella, fratello del presidente della regione Basilicata Marcello, al quotidiano “L’Unità”.

La nostra redazione l’ha quindi contattato per approfondire il suo punto di vista sulla situazione, Europea, Italiana e Lucana.

Lei recentemente ha chiesto che il partito del premier slovacco Robert Fico, lo Smer (Direzione socialdemocrazia), venga sospeso dal Partito socialista europeo. Qual è o quale dovrebbe essere, secondo lei, la reale visione “progressista” della questione “migranti”?

Una soluzione di buon senso come abbiamo sempre detto. Una soluzione che coniughi solidarietà obbligatoria tra tutti gli Stati membri e responsabilità. Occorre un meccanismo permanente che superi gli accordi di Dublino e ponga le basi per una politica comune su immigrazione che preveda tra l´altro anche canali legali per l´immigrazione economica di cui l´Europa e l´Italia hanno gran bisogno.

Suo fratello, il Governatore della Basilicata, ha chiesto il raddoppio del numero degli immigrati in ingresso: ne ha discusso anche con lei, immagino?
No, io mi occupo di questioni europee.

C’è chi teme che, al momento, degli arrivi dei migranti -in Basilicata, come in Italia, come anche in Europa- se ne siano avvantaggiati solo i “caporali”, alcune cooperative che ci hanno visto il “business”, e la criminalità. Quando e in che maniera crede che il flusso migratorio potrà avere degli effetti positivi anche per le comunità che li ospitano?

L´annosa questione del caporalato e dello sfruttamento degli extracomunitari nel lavoro agricolo non nasce certamente con l´attuale crisi migratoria. Anzi c´e´ il rischio potenziale che con l´arrivo di nuovi migranti pronti a tutto pur di lavorare si crei una situazione di ´eccesso di offerta lavorativa´, peggiorando ulteriormente le condizioni giá al limite della schiavitú degli irregolari che oggi lavorano nelle serre o nei campi. Contro il caporalato servono controlli, controlli e ancora controlli. Qualcosa in questo senso mi pare si stia muovendo, occorre raddoppiare lo sforzo per sradicare questa forma di schiavitù moderna.

Ritiene che -come è stato detto- gli immigrati in Basilicata possano contribuire al ripopolamento dei paesi in via di abbandono?

E´ un´idea. Quello che peró piú serve non é ripopolare paesi, ma creare le condizioni perché ogni Paese abbia una ragione d´essere economica e culturale che lo tenga in vita. Altrimenti anche i nuovi cittadini immigrati non troveranno ragione di restare. Serve quindi una pianificazione di lungo periodo di concerto tra autoritá locali e regionali.