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Arriva al ristornate in moto col casco bianco, come Nanni Moretti. Sorride, e ci anticipa che lui è un tipo “piatto piatto”, poiché dice le cose come le pensa.


Raffaele Liberali, 65 anni, assessore regionale “esterno” alle Politiche di Sviluppo, Lavoro, Formazione e Ricerca, ha un curriculum impressionante. E’ romano, ma non sfoggia il tipico accento: il suo è quasi toscano, uno strano “effetto collaterale” dovuto in realtà ai tanti anni passati alla Comunità Europea fra Lussemburgo e Bruxelles

 

D: Come giustifica la sua esistenza?

 

R: Credo di essere una persona attenta al cambiamento dall’interno. La mia storia lo dimostra, ero un Sessantottino…

 

D: Era un capellone?

 

R: Sì, certo, li tenevo fin qui. Dice: “Conosci La Sapienza?” Per forza, ne ho smontato i sampietrini almeno tre volte!

 

D: E quindi cos’è rimasto di quel fricchettone?

 

R: L’essere me stesso. Dire le cose come le penso. La mia generazione -quella del ’68- ha perso, e quindi a quelli come noi rimanevano due scelte: o fare il brigatista –e non era nella mia natura- o cercare di cambiare il sistema dall’interno. E questa è stata la scelta della mia vita.

 

D: Ma lei che ne sa della Basilicata?

 

R: E’ da tempo che la frequento. Io ho fatto una carriera, e una vita, a Bruxelles (sono diventato Dirigente Comunitario a fine anni Ottanta, credo). Lì ho conosciuto Gianni Pittella, al quale mi sono legato. Con lui sono venuto spesso in Basilicata, in occasione di convegni e quant’altro, e così ho conosciuto i maggiori esponenti della politica che mi ritrovo ancora oggi…

 

D: Anche Benedetto? (Il consigliere regionale che l’ha definito “assessore del tutto esterno”, aggiungendo, con poco stile, che “forse non è in grado nemmeno di svolgere funzioni di magazziniere” - ndr)

 

R: No, Benedetto no. Ma, guardi, non mi faccia fare commenti su Benedetto. Avrei potuto denunciarlo per diffamazione ed essere risarcito tranquillamente, ma ho soprasseduto perché sono una persona seria. Comunque, non avevo conosciuto lui, ma De Filippo, Folino, Bubbico, Speranza: insomma, i politici che oggi hanno qualcosa da dire veramente. L’altro legame che ho con la Basilicata è mia moglie, che ho sposato due anni fa. Vive a Roma, ma è praticamente lucana. Mia suocera vive a Potenza. Il mio rapporto con la Basilicata continuerà, a prescindere dalle mie vicende … “assessorili” (sorride).

 

D: Si sente precario?

 

R: Beh, sì! Anche se forse ogni assessore dovrebbe sentirsi precario. Fa parte del gioco. Anzi, è proprio nella mia cultura “europea” da dirigente: lì ti cambiano di incarico ogni 5 anni. Tuttavia, una cosa la voglio dire: tutti questi “toto-giunta” che si leggono sin da gennaio sui giornali, non hanno fatto bene a nessuno. Io, ad esempio, sono abituato a programmare: di più, a lavorare fino all’ultimo giorno come se in un posto ci dovessi rimanere cent’anni. So bene che sono “precario” -e lo dissi anche al Presidente- ma questa aria di “pressing” non fa bene.

 

D: Lei ha citato Gianni Pittella. I maligni dicono che quella giunta di esterni l’ha fatta lui.

 

R: No. Marcello è adulto abbastanza per fare certe cose da solo. E’ vero che io ho conosciuto Gianni, ma venendo in Basilicata ho conosciuto anche Marcello. Ho seguito le vicissitudini delle primarie, della vittoria etc.. E, a un certo punto, a chiamarmi fu Marcello!

 

D: Sì, ma forse il suo numero gliel’ha dato Gianni.

 

R: Ma no, Marcello ce l’aveva già. Eccome. Quante volte ci siamo visti a Roma, per questioni che aveva lui quando era assessore qui in Basilicata e io ero capo dipartimento al Ministero della Ricerca. Hai voglia!

 

D: Tocchiamo qualche argomento. Secondo lo Svimez, il Mezzogiorno, e la Basilicata in particolare, negli ultimi anni sono cresciuti la metà della Grecia.

 

R: Se lo dice lo Svimez… l’importante però è capire il contesto, che è nazionale ed europeo. La Basilicata, al di là di quello che dice lo Svimez, risulta in controtendenza rispetto a tutto il Sud. Comunque, non si può pensare che all’interno di un mondo circostante che è in recessione, la Basilicata sia la sola ad essere in controtendenza “totale”.

 

D: A proposito di controtendenza, i recenti dati sull’export dicono che la nostra regione ha un ruolo addirittura “trainante”.

 

R: Esatto. Sono stato recentemente a “Matera è Fiera”, dove ho visto la bellissima esperienza di “Casa Matera”, che sta andando a Londra. La Basilicata è piena di centri di eccellenza, di esperienze –anche amministrative- che al MIUR ci chiedono di ripetere a livello nazionale. Il problema è che noi –mi faccia parlare ormai da lucano- non riusciamo a fare squadra e queste esperienze positive le lasciamo isolate. Non riusciamo a metterle a sistema

 

D: Ciò è dovuto alla mentalità lucana?

 

R: E’ una mentalità italiana, che in Basilicata è molto accentuata. C’è campanilismo, ci sono tanti piccoli comuni in lotta fra loro… Dobbiamo superare queste cose, mettendoci a lavorare. Ad esempio, c’è il programma della “Scuola Digitale” a cui tengo e che è vastissimo. Molte cose possono e devono partire da lì.

 

D: C’è la faccenda più generale dell’ “Agenda Digitale”.

 

R: Guardi, lì i punti nodali sono scuola e industria. Con la scuola formiamo i lavoratori di domani, che devono essere “digitalizzati”, senza dimenticare ovviamente il linguismo. Per quanto riguarda le industrie, è molto bello dire “andiamo alle fiere”, ma quante piattaforme di e-commerce abbiamo? Occorre creare il sistema.
Sempre a Matera è Fiera è stato detto che “E’ importante indirizzare anche alle start up le dotazioni finanziarie destinate alla Regione”.
Ma ci sono. Col nuovo amministratore di Sviluppo Basilicata, Giampiero Maruggi, c’è un ottimo rapporto, perché lui è una persona molto fattiva, sa di cosa stiamo parlando e ha la voglia di andare avanti. A Matera abbiamo parlato degli “incubatori”, Giampiero ha detto che questi non sono dei “condomini” che uno affitta. Adesso dobbiamo lavorare insieme perché diventino degli strumenti per accompagnare le Start Up a crescere sul mercato.

 

D: Altro tema che è emerso: oggi il micro-credito permette alle aziende di avere una somma di 25.000 euro per andare avanti, ma ciò che manca è il supporto da parte dei grandi gruppi bancari.

 

R: Eh. L’impressione è che il settore bancario in questa regione potrebbe e dovrebbe essere molto più dinamico. Bisogna lavorarci, anche se i parametri di “Basilea 2” non facilitano la vita a nessuno. Sta di fatto che il nostro Fondo di Garanzia sugli investimenti non ha funzionato, forse perché il sistema bancario non ha accompagnato adeguatamente; mentre ha funzionato quello sul “circolante”, che invece alle banche fa comodo.

 

D: A Potenza c’è il problema del Centro Storico e degli esercizi commerciali che chiudono uno dietro l’altro. E’ stato chiesto l’intervento della Regione.

 

R: E’ un problema nazionale e direi europeo. Nessun piccolo commerciante può tener testa a un centro commerciale. Il commerciante, o si differenzia, o soccombe. Noi stiamo lavorando già da tempo –oltre alla nuova legge sull’artigianato, da noi approvata, ma attesa da tempo- sul testo unico del commercio. Avrei voluto già attivarlo, ma le risorse dei nostri uffici sono quelle che sono.

 

D: Troppi “fannulloni” in Regione?

 

R: Guardi, quello dei “fannulloni” purtroppo è un aspetto “fisiologico” di ogni grande struttura, pubblica o privata. Ho fatto per sei anni il responsabile del personale alla Commissione Europea e ne ho viste di cose. Ci sono alla Regione Basilicata, come in ogni dove, ma ci si può fare poco o nulla.

 

D: Perché sono “protetti”?

 

R: Non è per quello. Le norme sono complesse e a prova di “incastro”: una volta entrati, è difficile uscire. Dimostrare che uno è fannullone toccherebbe a me, e per fare questo mi toccherebbe assumere un altro per affiancarglielo.

 

D: E quanti leccaculi ha al suo seguito?

 

R: Non quanti me ne sarei aspettati. Forse perché sanno che sono “precario”. Per la serie: “Tanto se ne va…” (ride).

 

D: Se se ne andasse domani, cosa le spiacerebbe lasciare in sospeso?

 

R: Alcune cose. La nuova Agenzia che, per quanto riguarda il lavoro, mette assieme in un’unica realtà politiche attive, politiche passive e orientamento. E’ un’agenzia snella, “alla europea”, prevista nel Siap (“Sistema Integrato per l’apprendimento permanente ed il sostegno alle transizioni nella vita attiva” – ndr). Una svolta fondamentale, saremmo i primi in Italia a farlo: è un sistema che dà gli strumenti concreti per scegliere e trovare il lavoro, non un più una “formazione” fine a se stessa. Altra cosa: vorrei che la governance della “smart specialisation”, ovvero i vari “cluster” regionali, riuscisse a partire.

 

D: A proposito di sviluppo, Matera 2019 è un’occasione incredibile, ma molti potentini temono che possa essere una sorta di “mazzata definitiva” per il capoluogo di regione, che verrebbe tagliato fuori ed escluso dai benefici, presenti e futuri.

 

R: Io invece domanderei: e voi potentini cosa volete fare affinché questo non accada? Non è che qui c’è “Mamma Regione” che deve decidere per tutti. I Materani, per avere il “2019”, ci hanno messo del loro. La Giuria ha sentito che era l’espressione di una città, non di un’elite.

 

D: I potentini quindi stanno a dormire?

 

R: Non sto dicendo questo. Dico solo, che in questo settore, i materani si sono dati molto da fare. Detto questo, i potentini vanno sostenuti, ma direi che nell’ultima Finanziaria sono stati più che sufficientemente aiutati, no? La cosa davvero importante da evitare è che Matera 2019 diventi una cosa pugliese, anziché lucana.

 

D: …e se le dico “Petrolio”?

 

R: La linea della giunta Pittella è chiarissima.

 

D: Forse adesso, ma secondo alcuni Pittella ha avuto dei vistosi “tentennamenti” e dei ripensamenti…

 

R: Non direi. Da quando conosco Pittella, ha detto sempre le stesse identiche cose che dice adesso.

 

D: Sicuro che inizialmente il Governatore non ha esultato per delle “vittorie di Pirro”?

 

R: Secondo me no. Uno col Governo o rompe o va a negoziare, io sono per la negoziazione. Sullo Sblocca Italia, Marcello ha negoziato duro col Governo per ottenere dei cambiamenti, e non è stato facile. Il Presidente, sin dalla sua campagna elettorale, ha detto “no” alle trivelle in mare. Io ero con lui alla manifestazione di Policoro, ma i contestatori non lo hanno fatto parlare. Qualcuno mi spieghi la logica di tutto questo. Pitella ha sempre detto “Non un barile in più e non in mare”. In che altro modo lo deve dire?

 

D: Un difetto dell’assessore Liberali?

 

R: Volere subito i risultati.

 

D: Un libro che la rappresenta?

 

R: “Fiesta” e “Il vecchio e il mare” di Hemingway. Adoro il mare, ho una barca e faccio lo skipper.

 

D: La canzone?

 

R: “L’Italia che resiste” di Fiorella Mannoia.

 

D: Il film?

 

R: Non vado spesso al cinema.

 

D: Fra cent’anni cosa vede scritto sulla sua lapide?

 

R: “E’ stata una persona corretta e onesta”.

 

D: La domanda che non le ho fatto?

 

R: Sulla mia vita passata.

 

D: Mi racconti un episodio che l’ha segnata.

 

R: E’ un ricordo di quando lavoravo per una società a Cinisello Balsamo, in piena epoca di tensioni sociali e di Brigate Rosse. Ci furono moltissimi licenziamenti, e c’erano questi operai, anziani, che per tre mesi sostarono davanti all’ingresso con le lettere di licenziamento in mano. Tuttavia, quando entravo, ogni santo giorno mi dicevano “Buongiorno, ingegnere”. Questa cosa non la dimenticherò mai.