fierro

“Il caso Basilicata. La
diffi cile situazione
sociale ed economica
di una regione demografi
camente in forte calo e
destinata al permanente sottosviluppo”.


Tale documento,
elaborato e redatto dal Centro
studi di Scelta civica per l’Italia
di Basilicata, è stato oggetto
di un interessante incontro
svoltosi presso il Circolo culturale
Angilla Vecchia lo scorso
lunedì.
Il dibattito, animato dal professor
Gaetano Fierro, ha posto
in discussione la situazione
economica e socio-culturale
del Meridione d’Italia, avanzando
un allarmante parallelismo
tra il nostro Sud e il
disastroso quadro economico
della Grecia. Chi è messo meglio
fra i due? La Grecia, senza
ombra di dubbio.
Nelle pagine della medesima
relazione non manca, pertanto,
qualche polemica rivolta
alla classe dirigente di centro-
sinistra che, da sempre,
ha amministrato la Basilicata
impoverendola culturalmente,
demografi camente e fi nanziariamente.
Professor Fierro, come mai
sostiene che sussista un parallelismo
tra lo scenario
economico del Sud Italia e la
Grecia?
La Grecia dell’Italia si chiama
Mezzogiorno. I dati statistici
2014 della Svimez certifi
cano che il Sud d’Italia sta
peggio della Grecia.
Dal 2001 al 2013 il Sud è cresciuto
la metà della Grecia,
che più di tutti tra quelli in
crisi ha rischiato di dover dichiarare
bancarotta e di uscire
dall’euro.
Nel Sud, considerato l’enorme
fl usso migratorio, vivono ancora
venti milioni di abitanti.
Il 62% dei lavoratori ha un
salario inferiore ai 12.000,00
euro annui . Le nascite al Sud
sono ai minimi storici da 150
anni. Gli investimenti sono
crollati del 38%: una enormità
comprensibile anche per
chi non ha dimestichezza con
l’economia, ma sono persino
pochi rispetto al tonfo del
59%, registrato nella sola industria
manifatturiera.
La Grecia - come recita il
rapporto Svimez - sta addirittura
meglio del Mezzogiorno
d’Italia.
È sempre il rapporto Svimez
del 2014, al quale si fa cenno
nella suddetta relazione, a mostrare
una situazione paradossale
riguardo alle voci: tasso
di crescita e disoccupazione
giovanile.
Dal 2001 al 2014 il tasso di
crescita cumulato dalla Grecia,
a parità di potere di acquisto,
è stato pari a meno 1,7
%: la performance peggiore
dell’intera Eurozona, ma mai
quanto quella del Mezzogiorno
d’Italia : - 9,4 % contro il +
1,5 % del Centro Nord .
La voce occupazione è ancora
più angosciosa: i senza lavoro
tra i 15 ed i 34 anni nel Sud
d’Italia sono a livello di primato
europeo. Solo una donna
su cinque riesce a trovare lavoro
nel Mezzogiorno.
«Di fronte all’evidente rischio
di desertifi cazione industriale
e demografi ca nasce,
seguendo il teorema della Svimez,
la consapevolezza di un
Sud senza futuro e costretto al
sottosviluppo permanente.
Sempre a proposito di lavoro,
nel Sud d’Italia nel 2014
si sono persi altri 45.000,00
posti, arrivando a 5,8 milioni
di disoccupati. Come è aumentata
progressivamente la
povertà: dal 2011 al 2014 le
famiglie assolutamente povere
sono cresciute in Italia del
37,8 % al Sud e del 34,4% al
Centro Nord. È un quadro sociale
decisamente allarmante!
».
Riguardo alla nostra Regione?
La Basilicata certo non gode
di una sorte migliore. Ad ogni
modo, lo scompenso economico
e sociale che viene avvertito
in Basilicata mal si
concilia con lo stato positivo
delle risorse naturali ivi presenti
come l’acqua, il petrolio
e l’ambiente, che da sole potrebbero
essere la soluzione di
tanti problemi. Nonostante le
ingenti risorse fi nanziarie europee,
nazionali e territoriali,
aggiunte a quelle rinvenienti
dall’acqua e dal petrolio,
qualche cosa in Basilicata
non funziona in termini di corretta
gestione delle risorse
pubbliche, che sembrano volatilizzarsi
o disperdersi nei
tanti meandri dell’apparato
pubblico, sicuramente ineffi -
ciente, alla luce dei risultati
economici fi n qui conseguiti.
Perché parlare di un singolo
“Caso Basilicata” rispetto
alla sorte dell’intero Mezzogiorno?
Scelta civica per l’Italia di
Basilicata ritiene che esista
“un caso Basilicata”,un caso
da analizzare politicamente
perché le risulta inspiegabile
che la Regione, mentre fi nanziariamente
aumenta in termini
di entrate correnti, regredisce
socialmente toccando in
molti settori il livello di vita di
cinquant’anni fa, quando c’era
la miseria, la disoccupazione
e l’emigrazione.
Scelta civica per l’Italia di
Basilicata rileva, pertanto, da
un lato la persistente mancanza
di una seria visione dello
sviluppo socio - economico
territoriale, dall’altro trova
la conferma che a livello nazionale
manca la contezza
reale delle diffi coltà in cui
versa il Mezzogiorno, sempre
più lontano dal Centro Nord
e dall’Europa. Questo spiega
il comportamento del Governo
Renzi che, ultimamente,
senza colpo ferire, ha spostato
43 miliardi di euro dal
Sud al Centro Nord. Risorse
Fas che erano destinate dal
quadro strategico nazionale
2007 – 2013 alle politiche di
coesione territoriale: investimenti
indirizzati per l’85% nel
Mezzogiorno e per il 15 % nel
Centro Nord.
Quale tipo di soluzione propone
il Centro studi di Scelta
civica per l’Italia?
Bisogna abbandonare ogni
proposito di rivoluzione civile
del Mezzogiorno. Occorre,
piuttosto, mettere in discussione
la pesante situazione
sociale ed economica esistente,
costruendo di pari passo,
dal basso, un nuovo pensiero
collettivo che sia in grado di
colmare il vuoto esistente nella
progettualità del sistema
Italia, dove il Mezzogiorno, ad
oggi, non ha paternità. Scelta
civica per l’Italia di Basilicata
ripropone convintamente
la centralità del Mediterraneo,
ritenendo che costituisca
lo snodo naturale di nuove
relazioni economiche internazionali
in grado di creare nuovo
sviluppo e benessere nel
Mezzogiorno d’Italia. Il come
coordinare centro e periferia
del Paese impone che lo Stato
debba fare il regista, non
l’arbitro. Debba indicare la
strategia agli Enti territoriali,
chiamandoli a realizzare ciò
che si ritiene essenziale. Non
occorrono politiche speciali,
come pure l’istituzione del
Ministero del Mezzogiorno. Si
chiede, in conclusione, di mettere
il Mezzogiorno al centro
dello sviluppo del Paese, utilizzando
controlli di spesa più
severi, indirizzando le risorse
europee ai suoi necessari fi ni.