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Il 23 ottobre prossimo il
dottor Rocco Maglietta
compirà il suo primo
anno alla guida dell’Azienda
Ospedaliera Regionale
San Carlo.

Un periodo
trascorso dapprima come
Commissario, poi in qualità
di direttore generale effettivo
del nosocomio potentino.
Dodici mesi rappresentano
un quantitativo di tempo
considerevole, certamente
utile a realizzare progetti
avveniristici e innovativi, o
più semplicemente un modo
per portare a conclusione
alcuni interventi iniziati dalla
direzione generale uscente.
Il direttore generale Rocco
Maglietta, affi ancato dal
direttore sanitario Antonio
Picerno, ha rilasciato ai
nostri taccuini un’intervista
fi ume in cui affronta, punto
dopo punto, criticità, progetti
in cantiere e obiettivi già
portati a compimento.


D: A breve ricade il primo
anniversario del suo
insediamento. Che
situazione ha trovato al suo
arrivo e quale bilancio si
sente di stilare fi no ad ora?


R: Sono particolarmente
felice di lavorare a servizio
dell’ospedale più grande
della Basilicata, di un
nosocomio che gode di grande
credibilità sia nell’ambito
della sanità lucana che
nazionale, e che al mio
arrivo ho trovato ben gestito.
Ovviamente sono arrivato
in un momento particolare
in cui si è verifi cato un
episodio complesso e non
controllabile.
Il nostro primo atto,
in qualità di direzione
generale, è sia quello di
tranquillizzare i pazienti
che quello di perdere il
meno possibile la credibilità
in ambito chirurgico.
Ci è toccato rallentare
provvisoriamente l’attività
della Cardiochirurgia,
rasserenare gli animi e
fronteggiare l’emergenza
di una serie di perdite,
alcune dovute a situazioni
giudiziarie altre scaturenti
dai motivi più disparati. La
scelta più facile sarebbe
stata quella di chiudere
i battenti, iniziare una
ricognizione generale e poi
riaprire le porte ai pazienti.
Noi, invece, abbiamo
preferito la via più tortuosa:
gestione delle emergenze e
riduzione delle attività sia
per questioni di appeal della
stessa struttura sia perché
un carico ridotto di lavoro
consente una maggiore
serenità nella conduzione.
Il nostro obiettivo, come si
può evincere, era ed è quello
di salvaguardare a tutti i
costi la Cardiochirurgia.
L’intera storia di questo
ospedale è legata al reparto
di Cardiochirurgia, molti
anni fa era uno dei pochi
nosocomi del Sud a giovarsi
di questo servizio. Per più di
trent’anni abbiamo campato
di rendita. Ecco, volevamo
non solo dare un senso alla
storia, ma anche al pregio
delle stesse attività elargite.
In un ospedale, anche
l’intervento più banale può
originare problemi di cui
la Cardiochirurgia, in un
modo o nell’altro, verrebbe
investita.


D: I progetti già ultimati?


R: Ce ne sono diversi. C’è
la piastra ambulatoriale
che è a buon punto,
abbiamo continuato
l’implementazione degli
interventi in robotica, anche
se attualmente li stiamo
razionalizzando, poiché
credo che giunti a questo
punto possiamo permetterci
di scegliere le attività
da trattare con questa
strumentazione. È vero che
la robotica dà dei grandi
risultati, ma comporta
altrettanti costi. Ovviamente
s’impone un contenimento
della spesa. Non vorrei,
però, che passasse il
messaggio “il costo prima
della salute”. Mi interessa,
da medico, l’aspetto etico
di questa tematica. Se
spreco oggi delle risorse,
vado a sottrarre domani un
benefi cio a un malato che ne
ha pieno diritto. La robotica,
dunque, verrà utilizzata con
appropriatezza e in raffronto
ad attività signifi cative.
Anche perché, in relazione ad
alcuni interventi chirurgici,
la laparoscopia può condurre
ai medesimi risultati, benché
a costi ridotti.


D: I progetti in cantiere?


R: Venendo ai progetti in
cantiere, avremo un nuovo
Pronto soccorso, chiamato
tecnicamente Trauma center,
cioè un’area dedicata alle
emergenze. Lì ci saranno
un grande spazio dedicato
all’accoglienza e circa
quarantotto posti letto utili
a sopperire le esigenze
dell’area di criticità
chirurgica e medica,
senza dimenticare le sale
operatorie e la piattaforma
destinata all’atterraggio
dell’eliambulanza .
Verrà cambiato l’assetto
del nosocomio anche
all’ingresso. Da un certo
orario in poi non ci saranno
più i ricoveri nei reparti,
al contrario gli ammalati
sosteranno nell’area critica
in cui i medici eseguiranno
un primo studio, prima
di allocare il paziente nel
reparto specifi co. Questo
progetto partirà a breve,
dopodiché verrà realizzato
appieno quando sarà pronta
la nuova palazzina (già
fi nanziata per 24milioni di
euro, ndr).


D: Da aprile è attivo anche lo
Sten.

 

R: Sì, il trasporto neonatale.
Sembra una piccola cosa,
eppure siamo riusciti a
inserire nelle ambulanze
del personale medico e
infermieristico di grande
competenza. Spesso parliamo
di bambini prematuri e, in
questo caso, l’esperienza è
tutto.
Partiremo a breve giro di vite
anche con il codice bianco
per la gestione dei malori
di bassa intensità. Questo
tipo di patologie verranno
trattate direttamente
dall’Asp in spazi dedicati.
Abbiamo ereditato e
concluderemo a breve
le procedure per l’Irel,
l’Istituto di ricerca
reumatologica lucana, che
posso defi nire il vero fi ore
all’occhiello di questo
ospedale, insieme al reparto
di Reumatologia. In futuro,
il reparto di Reumatologia
avrà una nuova allocazione,
su due piani e con laboratori
dedicati. L’amministrazione
regionale, a tal proposito,
ci ha mostrato il suo pieno
sostegno destinando quattro
milioni di euro in tre anni a
favore di tale attività.
A breve aprirà i battenti il
nuovo asilo nido, mancano
solamente gli ultimi lavori
per l’adeguamento esterno.
Insomma, un’altra soluzione
importante a sostegno delle
donne lavoratrici.


D: I “cantieri” sono anche
altri, però.


R: Certo. Il parcheggio
multipiano è quasi completo.
Avrà una capienza di 2200
posti auto.
Non bisogna dimenticare il
bunker della Radioterapia,
che sarà presente da noi
e a Matera. Attualmente è
possibile eseguire questo
tipo di terapia solamente
al Crob di Rionero. Faccio
un esempio, per alcune
patologie, come il cancro
della mammella, occorrono
trenta trattamenti di tre
minuti ciascuno. Capirà che
questo andirivieni non è il
massimo per un ammalato.
Stiamo ultimando i lavori per
il padiglione D. Al momento
ne stiamo valutando la
destinazione d’uso, anche
se incombe il trasferimento
dei reparti collocati nel
padiglione A, alla luce delle
diffi coltà strutturali dello
stesso.
A dicembre, con molta
probabilità, ultimeremo
i lavori della camera
mortuaria. Restituiremo
una migliore dignità ai
defunti. Ognuno avrà un
box singolo e sulla porta
d’accesso verranno indicate
le generalità del trapassato,
in modo da evitare ai parenti
un inutile nonché spiacevole
giro nelle altre stanze.


(continua sul prossimo
numero)